I proventi delle multe contribuiscono davvero alla sicurezza stradale?


Ma i fondi derivanti dalle multe che, per legge, devono essere destinati alla manutenzione delle strade, vengono davvero impiegati così?

Noi del Codacons ci siamo fatti questa domanda valutando – come tutti i cittadini – lo stato disastroso della pavimentazione stradale. Leggendo di record di infortuni e mortalità sulle strade. Scorrendo ogni giorno la disastrosa cronaca di una battaglia campale.

L’INDAGINE

Così è nata l’idea di approfondire. Quell’idea è diventata un dossier, che abbiamo presentato alla Procura della Repubblica di Roma e ora, tramite il pm Antonia Giammaria, un’indagine per il reato di falso con verifiche approfondite alla Guardia di Finanza. Nel documento che abbiamo presentato, infatti, ci sono una serie di dati circa i fondi impegnati dai municipi per i lavori di manutenzione stradale. Questi, tuttavia, sarebbero stati eseguiti solo in parte, rafforzando il sospetto che i proventi delle multe stradali siano stati destinati a voci di spesa che nulla hanno a che vedere con la sicurezza delle strade.
L’art. 208 del Codice della Strada stabilisce in modo preciso come i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie debbano essere destinati “a interventi di sostituzione, di ammodernamento, di potenziamento, di messa a norma e di manutenzione della segnaletica delle strade di proprietà dell’ente”. Negli ultimi anni, tuttavia, il Comune di Roma avrebbe effettivamente speso per tali opere meno di quanto impegnato in bilancio: 108 milioni nel 2016 contro i 348 milioni impegnati; 155 milioni nel 2017 contro i 355 impegnati.

SPESE BIZZARRE

Dalle carte depositate in Procura, infatti, emergerebbe come i proventi delle contravvenzioni stradali, seppur impegnati in bilancio per lavori di manutenzione delle strade, siano stati utilizzati per finanziare spese quantomeno “bizzarre”: l’acquisto di stracci, detersivi, mobilio, addirittura armi e munizioni. Senza parlare di bonus e indennità in favore dei vigili urbani della capitale, versati non si sa in base a quale criterio e per quali meriti specifici.

Insomma: il sospetto è che, pur di fronte all’evidente urgenza di lavori di manutenzione, i soldi siano finiti – almeno in parte – altrove. Che siano stati usati come “toppa”, dimenticando le toppe davvero importanti: quelle necessarie a tappare almeno una parte delle migliaia di buche disseminate per la Città Eterna.

LA VOCE DI GRAZIELLA

Graziella, la mamma di Elena Aubry, motociclista 25enne morta in via Ostiense, probabilmente per la solita maledetta buca in strada, concorda:

“Sono sconcertata che invece di chiudere quelle maledettissime buche, usino i soldi per cibo e scrivanie. Ho sempre sostenuto che questi fondi debbono andare per la sicurezza stradale. Ma non bisogna inventarsi nulla: c’è la legge che lo dice. Penso però che andrebbe fatta una verifica non solo a Roma ma in tutta Italia”.

Anche per sua figlia, per lei e per le tantissime vittime di questo sfacelo è doveroso fare chiarezza.

Saranno la Procura, e la Corte dei Conti, a dirci finalmente la verità. Almeno per stavolta.

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