Greta, (poche) luci e (molte) ombre


Non è un mistero che il cambiamento climatico sia un problema reale e particolarmente al centro delle attenzioni mediatiche, specie nell’ultimo periodo.

La Griffith University ha divulgato una ricerca su “Nature Climate Change”, confermando i dati sempre più preoccupanti sul cambiamento climatico e i suoi effetti globali nel corso dei prossimi anni. Responsabili tutti di un’emergenza innegabile e assolutamente prioritaria, di fronte alla quale è indispensabile mettere in campo tutte le misure necessarie a stretto giro e con la massima efficacia.

Di per sé Greta sta portando avanti un’operazione di concentrazione mediatica su un problema effettivo, che in un modo o nell’altro va risolto: da questo punto di vista la traversata atlantica, come tutte le sue mobilitazioni, funziona. Questa nuova forma di lotta contro i cambiamenti climatici rappresenta, in questo senso, un’azione positiva per sensibilizzare i cittadini di fronte al crescente rischio del surriscaldamento globale.

E però, rovesciandola, si scopre che c’è un altro lato della medaglia. Non contesto l’idea che si cela dietro alle proteste della giovane svedese e posso anche apprezzare il modo in cui riesce a incanalare l’interesse sul fenomeno, ma nella realtà il problema va affrontato diversamente, con politiche adeguate da parte dei governi e una riduzione delle emissioni da parte del singolo (in modo semplice e facilmente attuabile). Si tratta di rinunciare a poco per avere un beneficio più grande, per tutti: altrimenti non andremo da nessuna parte. Non sono certo la maggioranza quelli che possono vantare una barca a vela come quella del Principato, Malizia II, per le proprie giornate di mare: non è questa, quindi, la strada da seguire.

Per i cittadini medi una simile strategia per ridurre le emissioni diventa infatti impraticabile. È per questo motivo che noi del Codacons ribadiamo che gli effetti del cambiamento climatico potranno essere contrastati solo attraverso il combinato disposto di politiche ecologiche adeguate e piccoli gesti quotidiani.

Senza necessariamente imbarcarsi su un vascello da 4 milioni di euro, il singolo cittadino può dare il suo contributo. Non certo ricorrendo a esose operazioni mediatiche, ininfluenti dal punto di vista ambientale, come quella di Greta. Non certo contando sul contributo di danarosi principi monegaschi, come accaduto stavolta. Dobbiamo polarizzare le nostre personali risorse per poter dare un apporto, che benché minimo sarà considerato essenziale, modificando alcune delle abitudini dannose per l’ambiente (e quindi per noi) e che ormai siamo abituati a considerare “norma”.

I cittadini comuni devono scendere in campo in prima persona, utilizzando armi molto più efficaci e capillari: contribuendo al corretto smaltimento dei rifiuti, limitando l’utilizzo dell’automobile, ricorrendo ai mezzi pubblici per gli spostamenti quotidiani, evitando un eccessivo consumo d’acqua, scegliendo prodotti ricavati da materiali riciclati e riducendo il consumo di contenitori in plastica. È fattibile e richiede un minimo sforzo. Sicuramente sarà più efficace questo, nel concreto, che la traversata una tantum di un personaggio mediaticamente santificato come Greta.

Pur riconoscendo la funzione di input positivo delle azioni della sedicenne ecologista, quindi, noi continuiamo a denunciare l’inaccettabile incongruenza tra realtà e propaganda, tra le doverose misure da adottare a livello collettivo e le estemporanee iniziative “ecologiste” che poco o nulla giovano alla causa ambientale – escluso il valore simbolico e pubblicitario che queste, come stavolta, possono avere. Riusciremo a garantirci un futuro senza affidarci a terzi? Io continuo a credere di sì.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *