GLI OPERAI NON VOTANO NE’ A DESTRA NE’ A SINISTRA…MA PER ABBASSARE I PREZZI!

Oggi ho letto un interessante articolo su “Il Venerdì di Repubblica” intitolato: “La vera sorpresa? Gli operai che votano a sinistra”, nel quale Michele Serra, prendendo spunto dalle considerazioni di due elettori, osserva come, a ben vedere, la tendenza al voto “verso destra” della classe operaia, dipenda dal fatto che la sinistra non sia più “la principale casa politica dei salariati, il referente quasi naturale dei loro interessi e della loro identità”, ancora rilevando come “la destra agisce e lavora sulle cose come sono, la sinistra esiste solo quando riesce a dare l’impressione di poterle cambiare, le cose”.

Ebbene, in realtà, dal mio punto di vista, gli operai non votano né per la destra né, tantomeno, per la sinistra.

Molto più semplicemente l’operaio, che fatica ad arrivare a fine mese o, addirittura, alla terza settimana, vuole solo una cosa:

LA DIMINUZIONE DEI PREZZI!

Da quando siamo entrati in Europa è stato un continuo rialzo, senza che vi sia mai stato un reale controllo, o tanto meno un adeguamento dei salari.

E allora ecco perché ho deciso di accettare la candidatura alla carica di consigliere nelle prossime elezioni provinciali di Bologna nel collegio Bolognina con la lista “Basta soprusi fai valere i tuoi diritti CO.DA.CONS”.

Perché il ribasso dei prezzi è una delle mie battaglie che porto avanti da ANNI e proprio una delle classi sociali da sempre più svantaggiate, soprattutto per quel che riguarda il rapporto monte salari-aumento prezzi e costo della vita, merita tutta l’attenzione di cui ha bisogno.

E proprio domani sarò al mercato della Bolognina, tra di voi, per “protestare” contro il vergognoso depauperamento di una classe alla quale, davvero, l’unica cosa che sono riusciti ad abbassare, purtroppo, sono solo le…mutande!!!

Ditemi cosa ne pensate su questo blog, e, mi raccomando, domani mattina venite anche voi alla Bolognina: più siamo e più velocemente riusciremo a cambiare le cose, insieme!!!

6 Commenti

  • LA SOLUZIONE ALLA RIDUZIONE DRASTICA DEI PREZZI, A MIO AVVISO, è FACILISSIMA, SEMBREREBBE L’UOVO DI COLOMBO, ECCOLA: Emanare un provvedimento legislativo, ma dubito ke possa farsi con Berlusconi, in cui si dica chiaro e tondo” Le spese per l’informazione pubblicitaria dei proddotti che sicommercializzano non vanno caricate sul prodotto ma DEVONO essere pagate con l’utile dell’Impresa ovvero il PROFITTO del proprietario dei prodotti. Cosi cesserà la ga ra aki fa lo spot più costoso caricando i costi sul prodotto e non prelevandoli dai loro utili. Che ve ne pare? Grazie, Gaetano La Manna

  • Gli operai possono solo fare “voto” di povertà, come S.Francesco!!! Se aspettano che i nostri politici facciano i loro interessi stanno freschi!!! La politica fa gli interessi di chi la paga e non di chi la vota!!! (x Gaetano:buona idea ,cosi LA PIANTANO DI FARCI PAGARE tutta quella spazzatura cartacea e mediatica che ci propinano!!! NE HABBIAMO PIENE LE TASCHE E LE CASSETTE DELLE POSTE!!!

  • a proposito di prezzi, o meglio di potere d’acquisto dei lavoratori, vi segnalo la campagna on line di blog.buonopasto.it contro l’eccessiva tassazione dei buoni pasto in Italia. L’iniziativa è promossa da Day, una delle principali aziende del settore, ma non ha fini commerciali e si rivolge agli utenti di qualunque tipo di buono.

    BUONI PASTO DA 5 EURO? NON CI STIAMO PIù.
    Portiamo il valore dei buoni pasto a livelli europei. Lascia anche tu un commento su blog.buonopasto.it.

    Perché in Italia un buono pasto medio, intorno ai 5 euro, non basta per un vero pranzo? Perché il valore del buono esente da tasse e contributi, stabilito per legge, è fermo a 5,29 euro dal 1997. In dodici anni, il caro vita si è mangiato la pausa pranzo degli Italiani. Nel resto d’Europa, il valore defiscalizzato del buono è ben più alto: 9 euro in Spagna, 7 euro in Francia di, 6,70 euro in Portogallo.

    Il buono pasto scarso è un problema per tutti: dipendenti, aziende e ristoratori, soprattutto in tempo di crisi. Ma può essere risolto solo aggiornando la normativa fiscale. Per questo nasce la campagna on line “Buoni da 5 euro? Non ci stiamo più.”. Tutti gli utenti sono invitati pubblicare un commento su blog.buonopasto.it (http://blog.buonopasto.it/2009/03/27/buoni-pasto-a-5-euro-non-ci-stiamo-piu/) per chiedere un buono pasto di livello europeo.
    Oltre che sul blog, la campagna è attiva anche su Facebook. Qui si è già formato spontaneamente il gruppo “Adeguare i buoni pasto agli standard europei” che in pochi giorni ha raggiunto già centinaia di iscritti, mentre su blog.buonopasto.it si leggono decine di commenti. Questo è solo l’inizio: più attivamente parteciperà il “popolo del web”, più spazio avranno le sue richieste.

  • So di persone,che spesso non li utilizzano,i buoni pasto e li danno a quei ristoranti,che li accetttano o sono stati scelti dall’azienda,e in cambio non ti danno,neanche un caffè gratis,o un bicchiere d’acqua,anche se stai morendo di sete,in un momento della giornata.Invece di darli ai gestori generosi.Mah!!!

  • Forse sto dall’altra parte, essendo un commerciante, ma in tanti anni ho sempre cercato di applicare prezzi onesti e giusti, come prima di me faceva mio padre. Ora però il fisco, attraverso gli studi di settore, dice che non è vero e mi chiede ciò che non ho guadagnato, conteggiandomi ricarichi sui prodotti del 42%.
    Ecco che dovrò adeguare le vendite con le nuove maggiorazioni per non cadere nuovamente nella mannaia degli studi di settore.
    Allora chiedo chi è che fa innalzare i prezzi?
    Se tengo i prezzi bassi sono un evasore, se li tengo alti sono un ladro! A voi un commento.

  • anch’io sono un commerciante e confermo quello che dici! ma non capisco come mai danno addosso a noi commercianti,razza in via d’estinzione,e mai prendono in considerazione che la grande distribuzione ha oramai il monopolio sull’Italica spesa,80/90% istat. Sono loro che fanno il prezzo noi gli andiamo dietro,anzi se guardiamo alla qualità siamo pure più economici!

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