Nelle città italiane c’è gente che dorme per strada. Lo vediamo tutti. Ogni giorno. Ogni notte. Eppure facciamo finta di niente.
Non è solo un problema delle istituzioni. È molto peggio: è indifferenza. Una società che passa oltre, che abbassa lo sguardo, che si abitua a vedere esseri umani ridotti a ostacoli sul marciapiede. Una società che tollera tutto, purché non disturbi: tanto, se dormono per strada sarà soprattutto colpa loro, no?
Con il freddo che avanza, questa indifferenza diventa ancora più indecente. Uomini e donne dormono all’aperto mentre il resto della città continua a funzionare, ordinata, distratta, perfettamente a suo agio nel fingere che non sia affar suo. Non è degrado urbano: è anestesia morale.
Provo rabbia e disgusto davanti a questo disinteresse collettivo. Perché non serve voltarsi dall’altra parte in modo esplicito: basta normalizzare. Basta pensare “non si può fare nulla”. Basta accettare che qualcuno resti fuori da tutto, purché lontano dagli occhi.
Certo, le istituzioni hanno responsabilità enormi. Ma senza una società complice, pigra e indifferente, questo scandalo non sarebbe possibile. I nostri paesi, le nostre città, riflettono quello che siamo diventati: amministrazioni che rincorrono il consenso e cittadini che non vogliono essere disturbati.
Nel frattempo, chi è in strada continua a pagare il prezzo più alto. Freddo, malattie, isolamento totale. E noi continuiamo a chiamarla emergenza, come se fosse una sorpresa. Non lo è: dell’inverno si sa con un anno d’anticipo. È una scelta quotidiana, reiterata, condivisa.
Noi del Codacons vigiliamo e denunciamo, come sempre. Ma una cosa va detta con chiarezza, anche se non piacerà: una società che si abitua a lasciare persone al gelo è una società che ha già perso qualcosa di essenziale.
Il problema non sono loro. Siamo noi.




