Fontana di Trevi: far pagare non è la soluzione

Fontana di Trevi

Un ticket da due euro per accedere alla Fontana di Trevi. È questa l’ipotesi che dovrebbe entrare in vigore dal 7 gennaio per i turisti, mentre l’accesso resterebbe gratuito per i romani. Secondo quanto riportato dalla stampa, la misura porterebbe nelle casse comunali circa 20 milioni di euro l’anno. Una cifra che viene usata per giustificare una scelta che, a mio avviso, resta sbagliata nel metodo e pericolosa nel principio.

Non sono contrario alle regole, sono contrario alla monetizzazione dei monumenti. Roma non può diventare una città a pagamento, dove per avvicinarsi a una fontana pubblica serve il portafoglio. Oggi sono due euro, domani saranno cinque, dopodomani toccherà a un’altra piazza o a un altro monumento. Sarebbe cioè un precedente grave, capace di aprire la strada a una trasformazione inaccettabile dello spazio pubblico.

Il problema esiste ed è sotto gli occhi di tutti. La Fontana di Trevi, capolavoro tardo-barocco di Nicola Salvi e fontana più grande di Roma, ha registrato solo nei primi sei mesi dell’anno oltre 5 milioni e 300mila visitatori, più di quanti ne abbia avuti il Pantheon in tutto il 2024. Numeri che spiegano perché servano misure di tutela serie, ma che non giustificano l’introduzione di un ticket.

Anche perché una parte della soluzione è già in atto. Da circa un anno l’accesso è in parte contingentato, con un limite massimo di 400 persone contemporaneamente nell’area. Da gennaio si parla di un’organizzazione con due corsie separate, una per i romani e una per i turisti, con pagamento anche tramite carta di credito. Tutto ciò che riguarda la gestione dei flussi e il controllo degli accessi va nella direzione giusta. Il balzello, invece, no.

Abbiamo già visto troppe volte come finiscono queste operazioni. La tassa di soggiorno insegna che i soldi raccolti non sempre vengono utilizzati per migliorare i servizi o il decoro urbano, ma spesso servono solo a coprire buchi di bilancio. Per questo è legittimo dubitare che anche questa volta le risorse promesse vengano davvero reinvestite a beneficio dei visitatori e della città.

Non a caso, dalle stesse fonti del Campidoglio arriva una parziale retromarcia, parlando di una semplice ipotesi di lavoro su cui l’amministrazione sta ragionando, senza date né decisioni definitive. Guarda caso, appena uscita la notizia, e incassata la reazione di tanti, l’ipotesi è stata forse accantonata.. Ora è giusto che il confronto resti aperto, ma un fatto è certo: chiunque deve poter godere gratuitamente delle bellezze di Roma.

 

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