Finisce lo sconto sulle accise: ora sono guai


Il 10 settembre finisce lo sconto sulle accise del gasolio. E tra una manciata di ore rischiamo di ritrovarci con una nuova mazzata alla pompa, mentre il governo ci spiega che per trovare una soluzione potrebbero servire altri 25 giorni.

Venticinque giorni. Con benzina e diesel che aumentano praticamente ogni giorno.

L’ultima proroga decisa dal governo è stata, diciamolo chiaramente, un’elemosina: 17 centesimi di sconto sul gasolio e appena pochi giorni di ossigeno, fino al 10 settembre. Peraltro lasciando completamente fuori la benzina.

E quindi fuori circa 17 milioni di automobilisti che hanno un’auto a benzina e che stanno pagando alla pompa rincari sempre più pesanti.

Quello che mi preoccupa adesso è molto semplice: che succede dopo il 10 settembre?

Al momento non c’è una nuova proroga sul tavolo. Anzi, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha spiegato che gli uffici stanno lavorando agli aiuti «mirati» e che 25 giorni potrebbero essere sufficienti per trovare una soluzione. Ci sono da verificare coperture, compatibilità e rapporti tecnici con l’Unione Europea.

Benissimo. Ma nel frattempo chi paga? Perché il benzinaio non aspetta 25 giorni. Il pieno non aspetta Bruxelles, gli uffici ministeriali o il prossimo decreto.

Dal momento della scadenza dello sconto, se non arriverà un nuovo intervento, quei 17 centesimi sul gasolio torneranno a pesare sul prezzo, andando ad aggiungersi a listini che sono già fuori controllo. La benzina in autostrada ha raggiunto 2,134 euro al litro al self, tornando su livelli che in Italia avevamo visto soltanto durante la terribile crisi dei carburanti del marzo 2022. E il diesel non sta certo meglio. Rispetto al primo luglio, nonostante lo sconto fiscale, il gasolio costa 27,3 centesimi al litro in più. Significa 13,65 euro in più per un pieno da 50 litri. La benzina nello stesso periodo è aumentata di 24 centesimi al litro: altri 12 euro a pieno. E stiamo ancora parlando della situazione prima della scadenza dello sconto sul diesel. Figuriamoci dopo..

C’è poi una cosa che continuo a ripetere: il caro-carburanti non riguarda soltanto chi va al distributore.  In Italia gran parte delle merci viaggia su gomma. Se aumenta il diesel aumentano i costi di trasporto. Se aumentano i costi di trasporto, qualcuno quei soldi li deve mettere. Indovinate chi? Noi.

Li ritroviamo sulla spesa, sui prodotti, sui servizi, sui prezzi al dettaglio. E alla fine il carburante diventa benzina – è proprio il caso di dirlo – sul fuoco dell’inflazione. Per questo trovo assurdo continuare a ragionare di piccoli bonus, aiutini selettivi, soglie Isee e categorie da scegliere col bilancino. Il caro-benzina non chiede l’Isee prima di colpire.

Nell’immediato bisogna ridurre seriamente le accise, sia sul gasolio sia sulla benzina. Ma soprattutto bisogna smetterla di affrontare ogni emergenza come se fosse la prima volta.

Da tempo proponiamo una soluzione molto semplice: un meccanismo automatico che intervenga quando i prezzi dei carburanti superano determinate soglie, finanziato attraverso un prelievo sugli extraprofitti dei settori che, proprio nelle fasi di crisi, registrano gli utili più elevati.

Parliamo dei grandi gruppi del petrolio, delle banche, delle assicurazioni e della finanza.

Quando famiglie e imprese vengono massacrate dai rincari e contemporaneamente alcuni grandi operatori accumulano profitti straordinari, una parte di quelle risorse deve tornare automaticamente alla collettività per abbassare il costo dei carburanti.

Non è normale che ogni volta si debba aspettare un decreto, una riunione, una copertura da trovare, una proroga di cinque giorni e poi un’altra ancora.

Il sistema deve scattare da solo. I prezzi salgono oltre una determinata soglia? Si attiva il prelievo sugli extraprofitti e si utilizzano quelle risorse per alleggerire immediatamente accise e costo alla pompa. Questo significa trasformare una misura emergenziale in un paracadute permanente contro le speculazioni e le impennate dei prezzi.

Lo faranno? Ma certo che no: come continuo a ripetere, però, di questo passo i risultati li vedremo più avanti, alle prossime elezioni. Gli italiani, a volte, hanno la memoria lunga..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *