Da anni assistiamo allo stesso copione: i prezzi di carburanti ed energia salgono, i profitti dei grandi operatori crescono e il governo.. prende tempo. Si discute, si promettono interventi, si annunciano soluzioni. Poi, quando arriva il momento di trovare davvero le risorse per proteggere famiglie e piccole imprese, tutto si ferma.
La polemica di queste ore sugli extraprofitti ne è l’ennesima dimostrazione. Il responsabile Energia di Forza Italia, Luca Squeri, ha definito un «facile slogan» la richiesta di tassare gli extraprofitti per contrastare il caro-carburanti.
Ma siamo sicuri che sia davvero così?
Gli extraprofitti non sono un’invenzione. Sono guadagni aggiuntivi rispetto alla normale redditività, favoriti da circostanze eccezionali o da condizioni di mercato particolarmente vantaggiose. E negli ultimi anni abbiamo visto grandi aziende dell’energia e dei carburanti, e non solo, registrare profitti enormi proprio mentre famiglie e piccole imprese venivano travolte dall’aumento di benzina, diesel, luce e gas.
Il punto, allora, è molto semplice: se qualcuno guadagna molto di più durante una crisi che impoverisce milioni di cittadini, è davvero scandaloso chiedersi se una parte di quella ricchezza possa essere utilizzata per aiutare chi quella crisi la sta pagando?
Gli extraprofitti sono nei bilanci, sono un fatto certo, e non albergano certo nella fantasia di qualche associazione dei consumatori. Eppure nessun governo ha avuto fino in fondo il coraggio di affrontare il problema. Nemmeno quello di Giorgia Meloni.
Sulle accise abbiamo ascoltato promesse. Sugli extraprofitti abbiamo visto annunci, retromarce e interventi insufficienti. Sulla riduzione dei costi dell’energia si continua a discutere. Alla fine, però, davanti alla pompa di benzina o quando arriva una bolletta, il cittadino continua a pagare.
C’è poi un’altra questione che non può essere ignorata.
Se eventuali speculazioni o comportamenti anticoncorrenziali devono essere individuati e contrastati dalle autorità competenti, come sostiene Squeri, allora benissimo: facciamolo davvero.
Servono controlli serrati sull’intera filiera dei carburanti e soprattutto sulla formazione dei prezzi. Bisogna capire quanto degli aumenti che vediamo alla pompa dipenda effettivamente dalle quotazioni internazionali del petrolio, quanto dalla raffinazione, quanto dalla logistica, quanto dalle tasse e quanto finisca invece nei margini dei diversi operatori.
Perché gli automobilisti hanno il diritto di sapere dove finiscono i loro soldi.
E se dai controlli e dai bilanci emerge che determinati grandi operatori hanno realizzato extraprofitti grazie a condizioni eccezionali di mercato, il Governo deve avere il coraggio di studiare un meccanismo serio per reperire una parte di quelle risorse e utilizzarle per ridurre il peso di carburanti, energia e caro-vita sulle famiglie e sulle piccole imprese.
Non significa demonizzare chi fa impresa e nemmeno pretendere che qualcuno lavori senza guadagnare. Significa semplicemente stabilire un principio: nelle emergenze il conto non può finire sempre dalla stessa parte del tavolo.
Per anni abbiamo chiesto sacrifici ai cittadini. Adesso sarebbe il momento di guardare anche a chi, da quelle stesse crisi, ha ottenuto guadagni straordinari.
Il governo smetta quindi di rinviare la questione e abbia il coraggio di affrontarla. Perché mentre la politica discute se gli extraprofitti siano o meno uno slogan, gli italiani continuano a pagare prezzi record per spostarsi, riscaldarsi e accendere la luce.
E questa, purtroppo, non è propaganda. È il conto che arriva ogni giorno nelle case degli italiani.




