No ai bonus sui carburanti: servono misure per tutti

extraprofitti

Il caro-carburanti non può diventare una questione di Isee. Se benzina e gasolio aumentano, aumentano per tutti: per chi ha un reddito basso, per il ceto medio, per chi usa l’auto ogni giorno per lavorare e per milioni di famiglie che non hanno alternative reali negli spostamenti.

Per questo non condivido l’ipotesi, confermata dal governo per le misure che dovrebbero entrare in vigore dopo il 5 settembre, di ricorrere a bonus, social card o altri sostegni selettivi sulla base del reddito.

Sarebbe un errore trasformare un’emergenza che riguarda la generalità degli automobilisti in una misura di assistenza sociale. E soprattutto non si risolverebbe il problema alla radice: i prezzi esposti alla pompa rimarrebbero esattamente gli stessi.

Il rischio è inoltre quello di lasciare ancora una volta completamente scoperto il ceto medio, troppo “ricco” per accedere agli aiuti ma non abbastanza da poter assorbire senza conseguenze continui aumenti del costo degli spostamenti.

La strada deve essere un’altra: servono meccanismi automatici e generalizzati, capaci di intervenire direttamente sul prezzo dei carburanti.

Uno strumento esiste già ed è quello delle accise mobili, che consente, in presenza di determinate condizioni, di utilizzare le maggiori entrate Iva prodotte dagli aumenti dei carburanti per ridurre la componente fiscale che grava su benzina e gasolio.

Ma a questo meccanismo ne andrebbe affiancato un secondo: destinare una quota degli extraprofitti e dei maggiori margini realizzati dalle grandi aziende al finanziamento di interventi per abbassare il costo dei carburanti.

Le risorse dovrebbero arrivare innanzitutto dai grandi operatori del settore petrolifero ed energetico e, laddove siano effettivamente presenti extraprofitti, anche da altri comparti ad alta redditività, come banche e assicurazioni.

Il principio, a mio avviso, deve essere semplice: quando un aumento eccezionale dei prezzi genera maggiori entrate per lo Stato e maggiori profitti per alcuni grandi operatori, una parte di quelle risorse deve tornare automaticamente ai cittadini.

Non attraverso bonus una tantum destinati soltanto a qualcuno, ma attraverso una riduzione del costo alla pompa che valga per tutti.

Lo faranno mai? Certo che no. E allora, prepariamoci al peggio..

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