Energia e bollette: la pazienza è finita

Bollette

Adesso la pazienza è finita davvero. Meglio dirlo chiaro e tondo: sul prossimo decreto bollette non accetteremo l’ennesima misura-tampone, buona solo per qualche titolo della stampa amica. Ci aspettiamo interventi che incidano sul prezzo finale, concretamente: non le (solite) operazioni cosmetiche.

L’energia in Italia continua a costare troppo. I confronti europei parlano chiaro e, mentre altrove si interviene sui meccanismi di formazione del prezzo, da noi si procede a colpi di bonus e proroghe. Intanto, con l’inverno tornano i rialzi, tornano le giustificazioni legate alla domanda di gas, tornano le solite dinamiche speculative. E tornano bollette (ancora) più pesanti.

Non è più accettabile che ogni stagione fredda diventi una corsa al rialzo. Non è normale che famiglie e imprese debbano convivere con un costo dell’energia imprevedibile e strutturalmente elevato. Se il sistema non funziona, va corretto alla radice: formazione del prezzo, oneri in bolletta, regole del mercato. Non basta distribuire ristori temporanei che durano lo spazio di qualche mese e poi svaniscono, lasciando tutto com’era.

I bonus una tantum non rappresentano una strategia energetica. Diciamolo chiaro e tondo: sono una pezza. E le pezze, quando il problema è strutturale, non tengono mai.

Qui non parliamo di teoria, di cose astratte. Parliamo di soldi veri che escono ogni mese dai conti correnti senza possibilità di scelta. Parliamo di famiglie che riducono i consumi per necessità, non – come vorrebbe qualcuno, che trova pure il coraggio di esultare – per virtù ecologica. Parliamo di attività commerciali che lavorano con margini erosi dal costo dell’energia e di imprese che rinviano investimenti perché non riescono a pianificare.

Se il decreto non porterà a una riduzione stabile delle tariffe, saremo di fronte all’ennesimo rinvio. E ogni rinvio ha un costo: un costo che, ancora una volta, ricade su chi paga. E chi paga, da anni, siamo sempre noi.

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