E ora vediamo cosa si inventa il governo..


Mentre aspettiamo l’esito del Consiglio dei ministri e scopriamo quale nuova misura verrà messa sul tavolo contro il caro-carburanti, possiamo almeno partire da una certezza: fare il pieno ci costa sempre di più. E i numeri non hanno bisogno di riunioni a Palazzo Chigi per essere interpretati.

Dal 4 luglio a oggi la benzina è aumentata del 10,8% e il gasolio del 12,5% sulla rete stradale nazionale. Tradotto in soldi veri: su un pieno da 50 litri oggi spendiamo 9,85 euro in più per la benzina e 11,90 euro in più per il diesel.

Il confronto del Codacons sui dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit è impietoso.

Il 4 luglio la benzina self costava mediamente 1,820 euro al litro, il gasolio 1,899 euro. Oggi siamo rispettivamente a 2,017 e 2,137 euro al litro. Significa +19,7 centesimi per la verde e addirittura +23,8 centesimi per il diesel.

E in autostrada va ancora peggio.

La benzina è passata da 1,907 a 2,092 euro al litro, con un rincaro di 18,5 centesimi (+9,7%). Il gasolio da 1,978 a 2,208 euro, ossia 23 centesimi in più (+11,6%). Su 50 litri fanno 9,25 euro in più per la benzina e 11,50 euro per il gasolio.

Tutto questo è successo in meno di due mesi.

E mentre i prezzi corrono, aspettiamo di capire cosa si inventerà stavolta il Governo. Un’altra proroga? Un bonus? Una social card destinata soltanto a qualcuno? Finora abbiamo visto soprattutto interventi temporanei, misure che durano poco e che non affrontano il problema alla radice.

Uno strumento, in realtà, esiste già: le accise mobili, che consentono, a determinate condizioni, di utilizzare le maggiori entrate Iva generate dall’aumento dei carburanti per ridurre la componente fiscale. Ma non basta.

A questo meccanismo ne va affiancato un altro: quando i prezzi esplodono e contemporaneamente grandi aziende registrano extraprofitti o margini eccezionali, una parte di quelle risorse deve tornare ai cittadini e servire ad abbattere i prezzi alla pompa.

A contribuire dovrebbero essere innanzitutto i grandi gruppi petroliferi ed energetici e, quando esistono effettivi extraprofitti, anche altri comparti ad altissima redditività, come banche e assicurazioni.

Perché una cosa deve essere chiara: il caro-carburanti non è un problema che riguarda soltanto chi ha un Isee basso.

Colpisce chiunque utilizzi un’automobile, penalizza pesantemente il ceto medio e, attraverso l’aumento dei costi di trasporto e distribuzione, finisce inevitabilmente nei prezzi dei beni che compriamo tutti i giorni.

Per questo trovo profondamente sbagliata l’idea di rispondere all’emergenza con aiuti destinati soltanto ad alcune fasce di reddito. Non servono elemosine selettive: serve abbassare il prezzo dei carburanti per tutti.

Ora aspettiamo il verdetto del Consiglio dei ministri. Vediamo cosa si inventano. Sperando, per una volta, ci stupiscano: basta che non si ripresenti l’ennesima misura-tampone destinata a durare qualche giorno mentre alla pompa continuiamo a pagare un conto salato come non mai..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *