Da oggi comprare online costa di più

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Da oggi acquistare online da Paesi extra-UE diventa più costoso. Entra infatti in vigore la nuova tassa europea sulle spedizioni di valore inferiore ai 150 euro, che mette fine a una franchigia doganale in vigore dal 1992. Una misura che viene presentata come uno strumento per rafforzare i controlli e garantire una concorrenza più equa, ma che ha un obiettivo ben preciso: frenare l’enorme flusso di merci a basso costo provenienti dalla Cina.

I numeri parlano chiaro. Nell’ultimo anno sono entrati in Europa 5,9 miliardi di pacchi di importo inferiore ai 150 euro, spedizioni in arrivo da Paesi terzi che fino ad oggi non erano soggetti al dazio: è qui che si concentra la vera partita. Da un lato Bruxelles punta a riequilibrare la competizione con le imprese europee, che denunciano da anni la concorrenza di prodotti realizzati con standard ambientali e del lavoro meno rigorosi; dall’altro cerca di limitare un modello di commercio che ha cambiato radicalmente il mercato europeo. Una scelta che risponde soprattutto a logiche economiche e industriali. Il problema è che, ancora una volta, il primo a pagare rischia di essere il consumatore. Tanto per cambiare..

Il nuovo tributo è fissato in 3 euro, ma non viene applicato all’intera spedizione. Si paga per ciascuna categoria merceologica contenuta nel pacco. Se un ordine comprende una maglietta, un giocattolo e un prodotto cosmetico, il contributo sale a 9 euro. E non basta: essendo un dazio, entra nella base imponibile dell’IVA. In pratica, sulla nuova tassa si paga anche l’imposta.

La Commissione europea sostiene che il contributo non sia destinato ai consumatori. Formalmente è vero. Ma è difficile immaginare che piattaforme e venditori decidano di assorbire integralmente questo costo senza trasferirlo, almeno in parte, sul prezzo finale degli acquisti. Noi italiani lo sappiamo bene: accade sempre così. Secondo i nostri calcoli, considerando gli attuali volumi dell’e-commerce, l’impatto complessivo potrebbe arrivare a 17,7 miliardi di euro l’anno per i cittadini europei. Mica bruscolini: e, come se non bastasse, in Italia dal 1° ottobre entrerà in vigore anche il contributo nazionale da 2 euro..

La sensazione è che l’Unione europea abbia scelto di combattere una battaglia commerciale con la Cina utilizzando lo strumento più semplice: aumentare il costo delle importazioni. Una strategia di guerra commerciale che difficilmente produrrà effetti immediati sulle grandi piattaforme asiatiche. Chi, invece, vedrà subito il conto sarà – una volta di più – chi acquista online..

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