COME EVITARE DI SPRECARE CIBO


Cari amici,


vorrei evitarvi la solita ramanzina sul cibo, ma non posso non spendere almeno qualche parola sull’argomento. Parto col darvi qualche dato: dal 1974 a oggi lo spreco alimentare nel mondo è aumentato del 50%. In Italia non siamo messi meglio: nel giro di un anno, il cibo “buttato” avrebbe potuto soddisfare il fabbisogno alimentare di tre quarti della popolazione italiana. Un anno di spreco alimentare in Italia, infatti, sfamerebbe più di 44 milioni di persone.
Vogliamo continuare a sottovalutare il problema? Non credo ci convenga (e non solo per il portafoglio).

Come togliersi il vizio di gettare nella pattumiera alimenti il più delle volte nemmeno aperti? Credo che non sempre sia una questione di cattive abitudini o – peggio ancora – di mancato rispetto per il cibo.
Un errore molto comune, ad esempio, è la confusione che si fa tra scadenza e termine minimo di conservazione. Per molti sono etichette interscambiabili, per cui la data del termine minimo diventa automaticamente quella di scadenza, con il risulato che il prodotto in questione viene automaticamente buttato.
E, invece, con la dicitura: “da consumarsi preferibilmente entro” si indica la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione. Mentre la data di scadenza (“da consumarsi entro”) è la data entro la quale il prodotto va necessariamente consumato. Controllare e rispettare la modalità di conservazione evita processi di degradazione del prodotto, specie nella stagione calda.
Basta un po’ di buon senso: controllare le stelle del proprio frigo. Durante l’estate il termostato deve essere spostato su una temperatura più fredda. Evitate di aprire e chiudere il frigo di frequente, il rischio è di fare salire troppo la temperatura, finendo per scongelare i cibi.
A proposito di cibi congelati, quando andate a fare la spesa comprateli per ultimi. Mentre una volta tornati a casa, riponeteli in frigo per primi. Coerentemente a questa logica vale il detto: “prima dentro prima fuori”, cioè, consumare innanzitutto i prodotti – come carne o pesce – che sono stati riposti per primi in frigorifero.

Passiamo ora ai prodotti da conservare a temperatura ambiente (pasta, biscotti): vietata qualsiasi esposizione al sole! Il cibo non prende la tintarella, per cui meglio non riporli in zone ad alte temperature.

E, una volta aperti i prodotti, metteteli in un contenitore chiuso.
Infine, quando volete comprare della frutta o della verdure, “evitate gli estremi”, devono avere il giusto grado di maturazione.
Questi, in sintesi, gli accorgimenti generali validi per ognuno.
Vorrei, però, anche rivolgermi alle mense scolastiche, ai ristoranti, a tutti quei punti di ristoro dove il cibo viene spesso buttato, nonostante sia in buono stato. Ci sono onlus e associazioni che della cultura degli scarti (alimentari) hanno fatto la loro mission. Un esempio virtuoso, Equoevento, che recupera e dona – nell’arco della stessa giornata – le eccedenze alimentari a enti caritatevoli, case famiglia, poveri e bisognosi.
Liberarsi dalla logica dello spreco a tutti i costi è un’azione di che rispetta il fondamentale principio di sostenibilità, dove “da potenziale rifiuto il cibo in eccesso diventa importante risorsa”.

Se proprio dobbiamo gettarlo, perché non donarlo?

A presto,

CR

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