I prezzi dei carburanti continuano a salire senza sosta, per quella che è ormai un’emergenza di portata storica, ma guai a disturbare il governo: i tecnici stanno ancora “studiando” il taglio delle accise..
Da circa una settimana si sta valutando l’ipotesi di applicare il meccanismo delle accise mobili, cioè la riduzione della tassazione sui carburanti quando i prezzi alla pompa superano determinate soglie. Un’analisi evidentemente complessa, visto che i giorni passano e una decisione ancora non arriva.
Nel frattempo, però, i listini corrono. Secondo i dati regionali pubblicati dal Mimit, il prezzo medio del gasolio al self continua ad aumentare in tutta Italia e si avvicina ormai stabilmente ai 2,1 euro al litro. I livelli più alti si registrano in Friuli Venezia Giulia (2,061 euro/litro), Sicilia (2,053 euro), Valle d’Aosta (2,050 euro) e Calabria (2,040 euro), mentre a Bolzano un litro di diesel raggiunge una media di 2,072 euro.
Anche la benzina non resta ferma. I picchi più elevati arrivano a 1,863 euro al litro a Bolzano, 1,844 euro in Calabria e 1,843 euro in Basilicata, con valori molto simili anche in Sicilia e Valle d’Aosta.
Numeri che parlano da soli e che raccontano una realtà semplice: fare rifornimento costa sempre di più. E mentre gli automobilisti fanno i conti con il caro-pieno, al Ministero si continua a studiare la questione.
La domanda allora viene spontanea: di quanto tempo hanno ancora bisogno i tecnici per decidere se intervenire o no sulle accise? Di quanto tempo ha bisogno Giorgia Meloni?
Perché ogni giorno di ritardo pesa, eccome se pesa. I rincari dei carburanti si trasferiscono rapidamente sui costi di trasporto e sulla logistica, con il risultato di alimentare nuovi aumenti sui prezzi dei prodotti al dettaglio, a partire dai generi alimentari.
Insomma, mentre il governo riflette, il conto cresce. E cresce velocemente. A pagarlo sono portafogli indeboliti dall’inflazione della guerra in Ucraina, dal Covid, dagli stipendi stagnanti..
Nel frattempo gli italiani fanno ciò che fanno sempre in queste situazioni: pagano. Pagano alla pompa oggi e pagheranno domani sugli scaffali dei supermercati.
Ma chi pagherà, alle elezioni, o al referendum, per questo sfacelo quotidiano?




