Carburanti alle stelle, ma il governo mette un’altra pezza

Meloni Giorgetti

Altro che sconto sulle accise. In poco più di due mesi un pieno di gasolio è aumentato di oltre 14 euro. E solo nell’ultimo mese, nonostante il taglio delle accise, sono partiti altri 4,5 euro.

I nuovi dati parlano chiaro. Rispetto all’8 agosto il diesel sulla rete ordinaria è rincarato di 9 centesimi al litro, che su un pieno da 50 litri fanno 4,5 euro in più. In autostrada l’aumento è stato di 8,6 centesimi.

Se torniamo al 1° luglio il conto diventa ancora più pesante: +28,5 centesimi al litro, cioè 14,25 euro in più a pieno. In autostrada siamo a +27,1 centesimi, 13,5 euro in più ogni volta che si riempie il serbatoio.

E la benzina? Stessa storia. In un mese è salita di 7,2 centesimi al litro sulla rete ordinaria, 3,6 euro a pieno. Rispetto a luglio siamo a +25,2 centesimi al litro e +12,6 euro per un pieno. In autostrada l’aumento arriva a 12,35 euro.

Numeri che rendono quasi ridicolo continuare a presentare come soluzione lo sconto di 17 centesimi sulle accise del solo gasolio, destinato a scadere il 10 settembre. Ovvero.. domani. Ma tanto i rialzi continui si sono già mangiati lo sconto e milioni di automobilisti a benzina non ne hanno visto nemmeno un centesimo.

E adesso, con la scadenza alle porte, si ragiona ancora una volta su una proroga di una quindicina di giorni, per poi passare a un sistema di aiuti selettivi trimestrali (sigh!) per ottobre, novembre e dicembre.

Insomma, si continua a mettere una pezza dopo l’altra mentre il prezzo dei carburanti corre. Che prospettiva, ragazzi: prima quindici giorni, poi tre mesi, poi si vedrà. E soprattutto si torna all’idea dei sostegni selettivi, quando il caro carburanti non guarda l’Isee: alla pompa il prezzo è lo stesso per tutti e gli aumenti dei trasporti finiscono sui prezzi pagati da tutti.

Il carburante, infatti, non lo paghiamo soltanto quando andiamo al distributore. Lo paghiamo nei prodotti che viaggiano su gomma, nella spesa, nei servizi, in tutto ciò che incorpora costi di trasporto. Se diesel e benzina continuano a salire a questo ritmo, la stangata passa dalla pompa agli scaffali.

Qui non servono elemosine, bonus per pochi o proroghe di qualche giorno. Serve un intervento serio sulle accise e un meccanismo automatico che scatti quando i prezzi dei carburanti impazziscono.

E i soldi si possono trovare. Si prendano dagli extraprofitti di chi in questi anni ha guadagnato cifre enormi tra petrolio, banche, assicurazioni e finanza, anziché continuare a presentare il conto sempre agli stessi.

Perché l’automobilista italiano, tra tasse e rincari, ha già dato. Ora basta.

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