Dal 2 maggio un’altra mazzata: e il governo che fa?


Altro che festa dei lavoratori. Dal 2 maggio per milioni di italiani rischia di arrivare la festa delle stangate. E questa volta si pagherà alla pompa, senza sconti, senza scuse.

A quel punto, infatti, finisce il taglio sulle accise e i prezzi sono già pronti a ripartire come missili. Il gasolio si prepara a volare a 2,30 euro al litro sulla rete ordinaria, 2,36 in autostrada. La benzina rischia di raggiungere i 2 euro, 1,98, e di superare i 2,03 in autostrada.

Tradotto: fare il pieno diventerà, ancora più di oggi, un lusso.

E sapete qual è la cosa più grave? Che rischiamo di diventare i più cari d’Europa sul diesel. Sì, più dei Paesi Bassi, che già oggi stanno sopra i 2,29 euro al litro. Noi pronti a superarli. Complimenti!

Il risultato è semplice, brutale, senza giri di parole: ogni pieno costerà circa 12 euro in più. Non una tantum, ma ogni volta che vi fermate al distributore. Fate due conti: pendolari, lavoratori, famiglie. È una tassa occulta che si mangia stipendi già ridotti all’osso.

E il conto totale? 15,6 milioni di euro al giorno in più bruciati dagli automobilisti. Al giorno. Una emorragia continua dalle tasche degli italiani verso le casse dello Stato e della filiera.

Qui non siamo davanti a un aumento qualsiasi. Qui siamo davanti all’ennesima prova che quando si tratta di carburanti il cittadino è lasciato solo. Si interviene quando l’emergenza esplode, poi si lascia scadere tutto e si torna al punto di prima, peggio di prima.

La verità è che così non si può andare avanti. Non si può chiedere agli italiani di reggere prezzi europei con stipendi italiani. Non si può continuare a usare i carburanti come bancomat.

Il governo deve intervenire subito. Non domani, non tra una settimana. Subito. Perché questa è una stangata annunciata: nessuno potrà dire di non averlo saputo. E qualcuno dovrà assumersene la responsabilità.

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