Cara Giorgia, così le bollette non scendono

Giorgia Meloni

Ne avevo parlato qualche giorno fa, e purtroppo ci avevo azzeccato. Hanno approvato il decreto bollette, con il solito corredo di dichiarazioni trionfali: “vale oltre 5 miliardi”, ha infatti subito esultato la Premier.

Poi uno va a leggere le carte e scopre che la sostanza è sempre quella: un po’ di bonus qui, qualche misura lasciata alla buona volontà delle aziende energetiche, e via andare.

Il bonus per le famiglie in difficoltà? Ci ritroviamo un’altra volta a dover dire: per carità, meglio di niente. Ma è un pannicello caldo. Non è così che si sistema un problema che da anni sta strozzando famiglie e imprese. È come mettere una pezza su una diga che perde da tutte le parti. Intanto l’acqua passa, e passa pure forte.

E il famoso contributo delle aziende? Volontario. Cioè se vogliono. Ma vi pare normale che su una questione che pesa miliardi sulle tasche degli italiani si lasci tutto alla “sensibilità” di chi quei miliardi li incassa? Siamo seri: qua pare di stare alle comiche.

La verità è che da anni i governi, tutti, di qualunque colore, si sono lavati le mani della questione. Si è preferito navigare a vista, rincorrere l’emergenza del momento, distribuire bonus temporanei e rimandare il nodo vero: la struttura dei prezzi e la montagna di tasse che grava sulle bollette. Una componente fiscale che vale in media il 30% della spesa energetica. Trenta per cento. E lì nessuno affonda il coltello.

Nel frattempo, quante attività hanno chiuso? Quante aziende hanno ridotto personale, rinunciato a investire, stretto i denti fino a non farcela più? Quante famiglie hanno tagliato su tutto per pagare luce e gas? Questa è la realtà, altro che slogan.

E adesso ci raccontano che con questo decreto si risolve. No: si prende tempo. Si prova a tamponare. Si spera che i prezzi scendano da soli, o che qualcosa accada altrove (leggi: guerra in Ucraina). Ma non c’è quella scelta netta, strutturale, che servirebbe per abbattere davvero le tariffe e dare ossigeno al Paese.

Io lo dico chiaro, senza troppi giri di parole: così non si va da nessuna parte. Si continua a spostare il problema più avanti, mentre la gente paga. E paga salato.

Poi, certo, arriveranno le elezioni. E lì si vedrà che effetto fanno anni di bollette fuori controllo e interventi mezzi e mezzi. Perché i conti, alla fine, non si fanno solo con il gestore del gas. Si fanno pure davanti alla scheda elettorale.

Capito, cara Giorgia?

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