Ciclicamente – specie quando si avvicina la campagna elettorale – il canone Rai sembra sul punto di essere ridotto. E ogni anno, puntualmente, il taglio rimane impigliato tra annunci, proposte e coperture da trovare.
Ora ci riproviamo. O, meglio, ci riprovano. Un emendamento alla riforma della RAI in discussione al Senato apre infatti alla possibilità di ridurre il canone, oggi pari a 90 euro l’anno. Una misura che considero sacrosanta: qualsiasi riduzione di questa tassa rappresenterebbe un risparmio concreto per milioni di famiglie.
Il problema è che, ancora una volta, siamo nel campo delle possibilità. Il taglio sarebbe infatti compensato attraverso fondi pubblici ancora da reperire.
E così la storia rischia di ripetersi.
Il canone televisivo genera introiti per circa 1,9 miliardi di euro ogni anno e dal 2016 viene addebitato direttamente nella bolletta elettrica sulla base della presunzione di possesso di un televisore per chi dispone di un’utenza domestica residente.
Non stiamo parlando, quindi, di spiccioli. Una riduzione da 90 a 70 euro, come quella già applicata nel 2024, significherebbe lasciare nelle tasche delle famiglie italiane circa 430 milioni di euro all’anno.
Una cifra importante, soprattutto in una fase in cui le famiglie devono fare i conti con aumenti che colpiscono praticamente ogni voce di spesa.
Per questo ben venga il taglio del canone RAI. Anzi, sarebbe ora! Ma dopo anni di proposte, annunci di riduzioni e perfino ipotesi di abolizione, prima di festeggiare aspetterei di vedere quei 20 euro effettivamente sottratti dal conto degli italiani.
Perché sul canone abbiamo imparato una cosa: il taglio viene annunciato molto più facilmente di quanto venga realizzato..




