Sapete che cosa mi fa arrabbiare? Il rito del caffè rovinato. Macinato vecchio, macchina sporca, tazzina bollente come se bruciasse la lingua. Nel nostro Paese il caffè al bar non è un di più: è parte della nostra identità. E quando quella identità viene maneggiata con superficialità, perdiamo tutti.
Per questo sono davvero contento del decalogo del buon espresso: dieci regole semplici, chiare, non negoziabili. Le elenco una per una, perché vorrei che entrassero nella testa di tutti, baristi e consumatori.
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Il caffè si macina al momento. Non cinque ore prima, non con la polvere lasciata lì a ossidarsi.
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Si usano miscele di qualità. Non robaccia da supermercato, ma chicchi scelti, tostati come si deve.
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La macchina dev’essere pulita. Se i filtri grondano residui del giorno prima, il risultato sarà imbevibile.
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Flush prima di ogni erogazione. Un getto d’acqua per ripulire e stabilizzare la temperatura: ci vuole mezzo secondo, non è un sacrificio.
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La dose dev’essere quella giusta. Né troppo poca né troppa: l’espresso ha le sue misure, e non si baratta.
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La tazzina va scaldata. Non ghiacciata, non ustionante: tiepida, al punto giusto.
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La crema deve essere compatta. Né bionda slavata, né nera bruciata: uniforme, densa, profumata.
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Il flusso dev’essere regolare. Non uno schizzo veloce né un fiume che non finisce mai: pochi secondi ben dosati.
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Il caffè va servito con cura. Niente gocce, niente piattini sporchi, niente tazzine scheggiate.
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Rispetto per il cliente. Non è una formalità: l’espresso è un rito sociale, e va trattato come tale.
Ecco il punto: queste non sono fisime da fanatici, sono le basi. Sono la differenza tra un espresso degno e un bicchierino di brodaglia amara.
Difendere la qualità del nostro caffè significa difendere un pezzo della nostra cultura. Non è solo gusto: è orgoglio, è identità, è serietà. Per questo dico: baristi, fate vostro questo decalogo. Clienti, pretendete che venga rispettato. Non abbassiamo l’asticella: il caffè è troppo importante per ridurlo a un sorso qualsiasi.
Alla prossima tazzina. E che sia degna!




