Booking sotto indagine: hotel “migliori” o sponsorizzati?

Booking.com

Diciamolo senza giri di parole: se per anni abbiamo scelto pensando di vedere “i migliori”, e invece stavamo guardando “i più convenienti per la piattaforma”, allora il problema è enorme.

Un passo indietro per riepilogare l’accaduto: l’Antitrust ha acceso i riflettori su Booking.com e sui suoi programmi “Partner Preferiti” e “Partner Preferiti Plus”. Il sospetto è semplice: alcune strutture verrebbero messe in evidenza non perché davvero migliori per qualità o prezzo, ma perché riconoscono commissioni più alte.

Noi quando prenotiamo pensiamo di fare una scelta intelligente. Pensiamo: “questo è in alto tra i risultati, quindi sarà il migliore”. Ma se quella posizione è pagata, allora cambia tutto.

Perché significa che potremmo aver speso di più convinti di fare l’affare giusto. Significa che il sistema che dovrebbe aiutarci a scegliere in realtà orienta le nostre decisioni in base a logiche commerciali che non vediamo.

Non a caso sono scattate anche ispezioni in Italia, con la Guardia di Finanza al fianco dell’Autorità. Non è un dettaglio.

La difesa della società? Tutto regolare, programmi facoltativi, equilibrio tra partner e clienti. La solita linea. Ma la domanda resta lì, ed è molto concreta: quando vediamo una struttura consigliata, stiamo guardando qualità o stiamo guardando chi paga di più?

Noi una cosa la sappiamo: oggi circa il 70% delle prenotazioni passa da queste piattaforme. E Booking.com da sola pesa per una fetta enorme del mercato. Tradotto: quello che vediamo lì sopra condiziona davvero le nostre scelte, i nostri soldi, le nostre vacanze.

E allora la regola deve essere una sola: trasparenza totale.

Se è pubblicità, deve essere scritto chiaramente. Se è una classifica, deve essere basata su criteri veri, non su quanto paga una struttura.

Perché qui non stiamo parlando di dettagli tecnici. Stiamo parlando di fiducia. E quando quella si rompe, non è facile rimetterla insieme..

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