La corsa della benzina non si ferma. In appena due mesi il prezzo medio sulla rete ordinaria è aumentato del 12% al self, mentre in autostrada dal primo luglio il rincaro ha raggiunto l’11%.
Una escalation senza freni che riporta i prezzi su livelli che non si vedevano dalla grande crisi energetica del 2022. In autostrada la benzina al self ha infatti superato i 2,1 euro al litro, soglia raggiunta in Italia soltanto in due occasioni nel marzo 2022, quando il prezzo medio della verde arrivò prima a 2,184 euro e poi a 2,137 euro al litro.
Di fronte a questi numeri è evidente che l’emergenza carburanti non riguarda più soltanto il gasolio. Milioni di automobilisti che viaggiano a benzina stanno subendo rincari pesantissimi e non possono essere lasciati fuori dagli interventi del governo.
Gli sconti sul diesel – quindi – non bastano. Servono misure urgenti e generalizzate, capaci di calmierare realmente i prezzi alla pompa e fermare una crescita che, attraverso trasporti e distribuzione, rischia di scaricarsi anche sul costo di beni e servizi.
E c’è un aspetto che Giorgia Meloni farebbe bene a non sottovalutare: lasciare che le famiglie italiane si impoveriscano pagando sempre di più per carburanti, spesa e necessità quotidiane è una scelta che inevitabilmente presenterà il conto anche nelle urne.
Gli automobilisti non dimenticano quanto spendono ogni settimana per fare il pieno. E quando milioni di cittadini vedono ridursi il proprio potere d’acquisto mentre aspettano risposte che non arrivano, il contraccolpo elettorale diventa inevitabile.
Il mio consiglio alla presidente del Consiglio è quindi molto semplice: intervenga ora, prima che a pagare il prezzo dell’immobilismo siano prima le famiglie e poi il governo stesso..




