Fare benzina ormai costa come uscire a cena. Con una differenza sostanziale: alla cena puoi rinunciare, all’auto (spesso e volentieri) no.
Ed è proprio questo il punto che continua a sfuggire quando si parla dei prezzi dei carburanti in Italia. Dietro le percentuali e le classifiche europee c’è una realtà molto semplice: milioni di famiglie stanno spendendo sempre di più soltanto per andare a lavorare, accompagnare i figli a scuola o fare la spesa.
Gli ultimi dati raccontano una storia che gli italiani conoscono già benissimo ogni volta che si fermano alla pompa. Negli ultimi dieci anni il prezzo del gasolio nel nostro Paese è aumentato del 75,5%, mentre la benzina costa il 38% in più rispetto al 2016, al netto degli sconti temporanei sulle accise introdotti dal governo per fronteggiare l’emergenza in Medio Oriente.
Da settimane si continua a raccontare che l’Italia sarebbe tra i Paesi europei dove i carburanti sono aumentati meno. Ma è una fotografia falsata dagli sconti fiscali temporanei. Basta togliere gli interventi sulle accise e il quadro cambia radicalmente: in pratica, il pieno sembra meno pesante solo perché lo Stato (cioè: noi) sta coprendo una parte del rincaro con misure provvisorie. Una toppa che, alla fine della fiera, non risolve nulla.
In concreto:oggi per un pieno di gasolio gli italiani spendono circa 36 euro in più rispetto a dieci anni fa, cifra che salirebbe fino a quasi 50 euro senza il taglio delle accise. Per la benzina la maggiore spesa supera i 24 euro a rifornimento. Soldi che evaporano mese dopo mese dai bilanci familiari, sottratti ai consumi che darebbero fiato alla nostra economia.
E mentre in altri Paesi, come Malta, il governo mantiene un controllo diretto sui prezzi evitando impennate incontrollate, in Italia si continua a intervenire solo in emergenza, con sconti a tempo destinati prima o poi a sparire. Il risultato è palese (almeno, per chi vuol vedere): stipendi praticamente fermi e costi della mobilità sempre più alti.
Per chi vive nelle grandi città forse esistono alternative. Ma per milioni di italiani che abitano nelle periferie, nei piccoli centri o nelle aree mal collegate, no. Lì l’auto non è un lusso: è una necessità quotidiana. E ogni aumento dei carburanti diventa una tassa occulta sulla vita normale.
C’è poi un altro aspetto che pesa sulle famiglie: quando aumenta il costo del carburante, aumentano anche i trasporti, la logistica e quindi i prezzi di moltissimi prodotti. Alla fine il conto arriva ovunque, dal supermercato alle bollette.
E noi italiani conosciamo bene anche un altro meccanismo ormai diventato insopportabile: la famosa “doppia velocità”. Quando il petrolio sale, benzina e diesel aumentano immediatamente. Quando il petrolio scende, invece, i prezzi alla pompa restano incredibilmente alti per settimane.
Da dieci anni il copione è sempre lo stesso. Cambiano le crisi, cambiano i governi, ma alla fine il risultato non cambia mai: il pieno costa sempre di più, mentre il potere d’acquisto continua a crollare. Andrà avanti all’infinito, questo girone dantesco? Chissà..




