Armi di distrazione di masse


Non volevo, e non voglio, perdere tempo a commentare le tante assurdità che il tempo che viviamo ci impone di commentare. Non volevo, e non vorrei, ma sono costretto a farlo anche solo per salvezza personale, dato il tenore – assordante, totalizzante, assoluto – della grancassa mediatica che circonda la vicenda.

Già, la vicenda: perché il mondo intero, a quanto pare almeno scorrendo i giornali italiani, è assorto in attesa di capire come si evolverà la fine della love story tra un (ex) calciatore e una (attuale) cantante, genitori e teoricamente responsabili nei confronti dei figli ma attualmente impegnati in altra, ben poco nobile attività (una fitta sequenza di quei dispettucci rabbiosi che al termine di certe relazioni si verificano, come naturale contrappunto della passione appena trascorsa).

Shakira&Piqué, Piqué&Shakira, d’altro non si parla che della premiata (esplosa) coppia: e in questo circo, cui noi tutti siamo costretti controvoglia, si infilano anche le aziende consapevoli che tanta attenzione mediatica vale fior di quattrini. Multinazionali cui della questione in sé non interessa un fico secco ma che intendono monetizzare, semplicemente monetizzare la concentrazione di notizie che si è venuta a creare.

Anche queste, in qualche modo, sono fake news: non nel senso che siano false – per carità, è fattualmente vero che i due si siano lasciati e blablabla – ma nel senso che non si tratta affatto di non-notizie. Sono cose che capitano di continuo, normalissime e comunissime – come se gli umani non vivessero relazioni concluse e dolorosi arrivederci, come se il globo non fosse pieno di storie finite e di nuove pagine – che però in un caso su mille vengono artificialmente elevate al rango di notizie. Basta raccontarle come tali a schermi unificati, ripetere e ripetere le stesse cose a pieni polmoni: et-voilà, il gioco è fatto.

La mia impressione è che si tratti di armi di distrazione di masse, non solo più di massa: Paesi interi – in questo caso l’Italia e la Spagna, e non solo loro – si ritrovano inondati di queste sotto-notizie al limite dello spam. Gli influencer delle nostre latitudini, già di per sé alla frutta, in confronto fanno tenerezza: il volume di interazioni che questi colossi internazionali possono mobilitare è immenso, infinito, neanche lontanamente paragonabile a quello dei nostri “campioni” locali.

Il vero problema, però, è rappresentato dalle questioni che queste notizie cancellano: le vere notizie, quelle che finiscono soppiantate da questa coltre di vacuità, leggerezze e cronache rosa assortite. Dalle nostre parti, in ordine: la (spinosa) faccenda dell’invio delle armi all’Ucraina, il dramma dell’inflazione che da noi registra gli aumenti più alti d’Europa, il caro-benzina e l’inquietante ombra della speculazione. Tutte emergenze assolute, temi davvero a cuore ai cittadini e contro cui ci stiamo battendo attivamente, ma che finiscono sullo sfondo rispetto alle questioni di cuore che da mattina a sera ci vengono rifilate. Puf, sparite, oggi dietro Shakira&Piqué, Piqué&Shakira. Domani chissà.

Davvero, viene da chiedersi che idea abbiano di noi i signori dell’informazione: se non ci considerino per caso alla stregua di eterni bambini, da solluccherare con pillole di zucchero digitali per impedirgli di pensare. Diceva uno che di comunicazione se ne intende, tanti anni fa: “Il pubblico italiano non è fatto solo di intellettuali, la media è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco… È a loro che devo parlare”.

Ormai è chiaro: i “ragazzi di seconda media che nemmeno siedono al primo banco” siamo noi, tutti.

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