Adesso il Grande Fratello va fermato

Grande Fratello

L’autosospensione di Alfonso Signorini dalla conduzione del Grande Fratello non basta. È una risposta parziale, tardiva e soprattutto insufficiente a garantire la tutela degli utenti e dell’interesse pubblico. Una presa d’atto minimale delle istanze che, come Codacons, abbiamo avanzato con chiarezza e determinazione.

Abbiamo chiesto – e continuiamo a chiedere – la sospensione cautelativa non solo del conduttore, ma dell’intera messa in onda della nuova edizione del programma. Perché quando emergono segnalazioni gravi, circostanziate e di forte risonanza pubblica, non è credibile pensare che basti fermare una persona lasciando intatto il meccanismo che quelle criticità potrebbe aver generate.

Per questo abbiamo trasmesso un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, oltre a una formale diffida a Mediaset. Abbiamo chiesto l’apertura di istruttorie e l’inibizione di eventuali condotte illecite, ritenendo che possano configurarsi pratiche commerciali scorrette e violazioni dei principi di trasparenza, correttezza e buona fede contrattuale sanciti dal Codice del Consumo e dalla normativa di settore.

Non solo. Nei giorni scorsi abbiamo investito anche la Procura della Repubblica di Milano, affinché vengano accertati eventuali profili di rilevanza penale. Perché qui non è in discussione un semplice caso mediatico, ma il corretto funzionamento di un sistema che coinvolge aspiranti partecipanti, pubblico, mercato pubblicitario e un servizio televisivo di enorme impatto sociale.

Negli atti depositati si fa riferimento all’ipotizzata esistenza di condotte irregolari idonee a incidere sull’uguaglianza di trattamento nei casting. In particolare, si parla di contatti diretti e personali tra il conduttore e alcuni candidati, di comunicazioni ambigue e allusive, rese possibili dalla posizione di potere e dal ruolo apicale rivestito all’interno del programma. Se tali circostanze – quelle, insomma, al centro delle rivelazioni di Fabrizio Corona – fossero confermate, saremmo di fronte a una lesione evidente del principio di parità di trattamento, oltre che a una violazione dei canoni di correttezza e trasparenza che devono governare i rapporti contrattuali e l’intero settore audiovisivo.

Per questo lo ribadisco con forza: non basta un passo di lato del conduttore. Serve uno stop vero, immediato, dell’intero programma, fino al completo chiarimento dei fatti e alla verifica della regolarità delle procedure di selezione. La tutela degli utenti, degli aspiranti concorrenti e dell’interesse pubblico viene prima di qualsiasi palinsesto. E quando c’è anche solo il dubbio che non tutti partano dallo stesso punto, il gioco va fermato. Subito.

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