Oggi qual è la scusa per non abbassare i prezzi dei carburanti?


Ieri erano le quotazioni sui mercati internazionali. Oggi qual è la scusa?

Per settimane ci siamo sentiti ripetere che i prezzi dei carburanti erano sostenuti dalla guerra, dalle tensioni internazionali e dall’impennata delle quotazioni del greggio. Oggi, però, il quadro è cambiato: il Brent è tornato sotto i livelli precedenti al conflitto e, da inizio giugno, ha perso oltre il 24% del suo valore. Praticamente è crollato: ma alla pompa benzina e gasolio sono scesi solo di pochi punti percentuali. L’ombra della speculazione, ormai, è sulla bocca di tutti.

Le spiegazioni le conosciamo: ci sono i tempi tecnici, le scorte acquistate a prezzi più alti, i costi della filiera, la componente fiscale. Tutto vero. Ma queste ragioni non possono trasformarsi nell’ennesimo alibi per giustificare ribassi che arrivano sempre con il contagocce, mentre gli aumenti sembrano trovare la strada della pompa in tempi record.

Ogni centesimo in più al litro pesa sulle tasche di milioni di italiani. Per chi usa l’auto tutti i giorni per lavorare, accompagnare i figli o semplicemente spostarsi, fare rifornimento continua a rappresentare una spesa sempre più difficile da sostenere.

È vero, il petrolio non è l’unico fattore che determina il prezzo dei carburanti. Ma lo squilibrio è sotto gli occhi di tutti: quando il greggio sale, benzina e gasolio aumentano nel giro di poche ore; quando invece il petrolio crolla, i ribassi diventano improvvisamente lenti, timidi e insufficienti.

Stare a guardare sarebbe imperdonabile. Se questa situazione dovesse protrarsi anche nei prossimi giorni, depositeremo un esposto alle Procure della Repubblica e all’Autorità Antitrust, chiedendo di accertare l’eventuale esistenza di fenomeni speculativi a danno degli automobilisti. Perché chi usa l’auto ogni giorno non può continuare a pagare il prezzo di un mercato che sembra funzionare sempre e solo in una direzione.

Chi vuol intendere intenda: le famiglie hanno già pagato abbastanza. Adesso è il momento di capire chi continua a incassare ciò che gli automobilisti avrebbero dovuto risparmiare..

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