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CONCORSO AGENZIA DELLE ENTRATE: IL TAR ORDINA DI DEPOSITARE TUTTI I VERBALI RELATIVI ALLE PROCEDURE SELETTIVE

IL PROSSIMO 19 DICEMBRE I GIUDICI DECIDERANNO SE ANNULLARE LE PROVE NELLE VARIE SEDI 

 

 

La II sezione del Tar del Lazio (Pres. Tosti, Rel. Toschei), chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dal Codacons contro il concorso dell’Agenzia delle Entrate dello scorso 8 giugno, ha ordinato all’ente di depositare, entro il prossimo 20 novembre, tutti i verbali relativi alle procedure selettive svoltesi nelle varie sedi d’esame.Lo comunica l’associazione dei consumatori, che aveva presentato ricorso chiedendo l’annullamento delle prove, caratterizzate in quasi tutte le sedi da anomalie e irregolarità varie, denunciate dai candidati.

Il Tar – spiega il Codacons – ha deciso di fare chiarezza disponendo l’acquisizione dei documenti utili, al fine di capire come si siano realmente svolte le prove nelle diverse città. La decisione dei giudici è attesa per il prossimo 19 dicembre.

 

CONCORSO AGENZIA DELLE ENTRATE : ECCO LA DIFESA DELLA AGENZIA…COMMENTATE E REPLICATE. COMUNICHIAMO CHE E’ STATA FISSATA UDIENZA AL 17 OTTOBRE 2012 AL TAR DEL LAZIO DI ROMA SEZIONE SECONDA ORE 9,15

Come saprete domani si discuterà al Tar della legittimità del concorso dell’Agenzia delle Entrate: ho deciso così di pubblicare la memoria depositata in giudizio per sapere cosa ne pensate!

CLICCA QUI PER LEGGERE LA MEMORIA!

N.B.

ALL’UDIENZA DEL 12 SETTEMBRE U.S. E’ STATO DISPOSTO IL RINVIO PER DISCUTERE UNITAMENTE I DUE RICORSI DEPOSITATI E CONTRODEDURRE ALLA MEMORIA DELL’AVVOCATURA DELLO STATO!

Molti non hanno capito le ragioni del breve rinvio chiesto dal codacons anche se confesso doveva essere intutitivo…. quando l’avversario in un giudizio ti deposita tante argomentazioni a poche ore della decisione è assolutamente necessario replicare per iscritto e con calma se si vuole avere una chance di successo… ecco la ragione: ora potremo replicare e decidere quel ricorso insieme all’altro fatto per gli altri ricorrenti e replicare adeguatamente alla memoria della avvocatura dello stato saluti a tutti

CLICCATE QUI PER LEGGERE I RICORSI PRESENTATI

COMUNICHIAMO CHE E’ STATA FISSATA UDIENZA AL 17 OTTOBRE 2012 AL TAR DEL LAZIO DI ROMA SEZIONE SECONDA ORE 9,15

DOPO MIGLIAIA DI RICORSI DEI PRECARI PER IL RISARCIMENTO DEI DANNI, ORA IL CODACONS, CONTRO L’ASSURDA ESCLUSIONE DAL PROSSIMO MEGA CONCORSO, MOBILITA I GIOVANI E I DOCENTI CHE HANNO LAVORATO PER ANNI MA NON HANNO POTUTO ABILITARSI PER COLPA ESCLUSIVA DEL MIUR

IL CODACONS ORGANIZZA MEGA RICORSO AL TAR PER OLTRE 50.000 NON ABILITATI

PER ADERIRE ISTRUZIONI SUL SITO WWW.CODACONS.IT

Il Codacons e, con lui, migliaia di ricorrenti incassano pronunce favorevoli dei Tribunali italiani per il risarcimento dei danni in favore dei precari da anni non immessi in ruolo.
E prepara una mega azione collettiva contro l’assurda esclusione dal prossimo concorsone del Ministro Profumo di giovani e docenti che hanno lavorato per anni ma non hanno potuto abilitarsi per colpa esclusiva del Miur, che per oltre un decennio non ha indetto né concorsi né abilitazioni.
ANCHE LE DIRETTIVE EUROPEE PREVEDONO CHE UN ADEGUATO SERVIZIO SIA EQUIVALENTE ALL’ ABILITAZIONE ALL’INSEGNAMENTO.
Con il ricorso si chiederà l’annullamento del bando, limitatamente alla parte in cui non ammette anche i non abilitati al concorso e si chiederà quindi in via urgente e immediata al TAR del Lazio l’ ammissione con riserva dei ricorrenti alle prove concorsuali.
Il Codacons ricorda che per partecipare all’azione è necessario inviare la domanda di partecipazione al concorso appena uscirà sulla Gazzetta Ufficiale il bando, anche se non si è in possesso dei requisiti necessari.
Per aderire andare sul sito www.codacons.it e seguire la procedura di iscrizione, compilando il form all’indirizzo www.termilcons.net/index.php?pagina=page_publicForm&idForm=141&css=1&access=ok o inviando un sms anche vuoto al numero 3920702492 o chiamando il numero a pagamento 892007.
E il Codacons invita tutti i precari esclusi dal concorso a partecipare insieme ai consumatori alla giornata di mobilitazione e sciopero della spesa, che si terrà  il 19 settembre.

RAI: CONTRATTO GUBITOSI INCOSTITUZIONALE E CONTRARIO ALLO STATUTO DELL’AZIENDA

IL CODACONS SI PREPARA A DENUNCIA A CORTE DEI CONTI E PROCURA

Un contratto per il Dg Rai a tempo indeterminato e con un compenso di 650mila euro annui, sarebbe incostituzionale e contrario allo stesso statuto dell’azienda, e per tale motivo impugnabile dinanzi alle competenti autorità.
Lo afferma il Codacons, commentando il caso del contratto di Luigi Gubitosi all’attenzione del CdA.

“Un contratto di tale portata per il Dg Rai appare inaccettabile sotto due profili. Il primo – spiega il presidente Carlo Rienzi – è quello morale: in un periodo di crisi e di tagli come quello che sta vivendo il nostro paese, un compenso di 650mila euro all’anno appare come uno schiaffo ai cittadini costretti a sacrifici enormi. Per questo vogliamo sapere con precisione quanto percepirà Gubitosi per il suo incarico, tra retribuzione fissa e indennità. Il secondo aspetto è quello prettamente legale – prosegue Rienzi – E’ ammissibile assumere a tempo indeterminato un dirigente di un’azienda di Stato in assenza di concorso pubblico? Cosa farà Gubitosi una volta scaduto il CdA, dal momento che in base allo statuto Rai “Il mandato del Direttore Generale ha la stessa durata di quello del consiglio di amministrazione?”.

Il Codacons, qualora venga confermato il contratto di Gubitosi con le predette caratteristiche, inoltrerà una denuncia alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma, e presenterà motivi aggiunti al Tar del Lazio dove già pende un ricorso dell’associazione contro la nomina irrituale di Presidente e Dg Rai.

LASCIATE QUI IL VOSTRO COMMENTO!

IMU: IL CODACONS DEPOSITA RICORSO AL TAR DEL LAZIO. CHIESTO L’ANNULLAMENTO DELL’IMPOSTA

carlo-rienzi

INTANTO L’ASSOCIAZIONE LANCIA UN SERVIZIO TELEFONICO PER AIUTARE I CITTADINI A CALCOLARE L’IMPORTO DELL’IMU

Il Codacons lancia oggi in tutta Italia un innovativo servizio telefonico per aiutare i cittadini alle prese con l’IMU.

Chi deve calcolare l’importo dell’Imposta Municipale Unica  da versare allo Stato, potrà farlo velocemente con una semplice telefonata al numero 892.007 (info e costi su www.892007.it ), dove un apposito team di esperti comunicherà alla cornetta l’esatto importo da pagare.

In alternativa i cittadini possono ottenere gratuitamente il calcolo dell’Imu recandosi presso le sedi dei Caf Codacons aperte sul territorio.

Si tratta di una iniziativa nata per aiutare i cittadini alle prese con questo nuovo balzello – spiega il Presidente Carlo Rienzi – L’odiosa tassa introdotta dal Governo Monti sta creando infatti confusione e allarme tra i contribuenti italiani, che a pochi giorni dalla scadenza non sanno se rientrano tra coloro che devono pagarla e l’esatto importo da corrispondere allo Stato.

L’associazione, se da un lato ha deciso di aiutare i cittadini alle prese con l’Imu, dall’altro ha notificato proprio oggi un ricorso al Tar del Lazio in cui si chiede di bloccare i provvedimenti che hanno introdotto l’imposta in questione, partendo dalle delibere comunali di tre città: Roma, Catanzaro e Napoli.

Nel ricorso si contesta innanzitutto come l’Imu, che è una “tassa di scopo”, sia stata decisa contro la legge e senza la previa individuazione delle precise opere pubbliche che l’imposta dovrebbe andare a finanziare, in palese violazione della normativa vigente. Il Codacons contesta poi il fatto che l’Imu vada a colpire, senza alcuna distinzione, ogni possessore di immobile, senza tenere conto della reale “capacità contributiva”, spesso decisamente bassa come nel caso di soggetti titolari di pensione e/o precari. Violato anche l’art. 47 della Costituzione Italiana, dal momento che l’imposta non solo costituisce un deterrente per l’accesso al risparmio popolare ma lo impedisce del tutto per coloro che sono proprietari di beni immobili.

“I provvedimenti impugnati – scrive il Codacons nel ricorso – devono ritenersi del tutto illegittimi in quanto lesivi dei primari principi costituzionali di imparzialità e di buon andamento dell’attività e dell’organizzazione amministrativa, laddove impedisce di fatto “l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione “. Sia a livello statale che locale i provvedimenti ledono gravemente i diritti primari dell’individuo, che nella maggior parte dei casi si vedranno costretti a vendere i propri beni, magari alle Banche, che nonostante siano proprietarie di immobili prestigiosi sono esenti dal pagamento dell’IMU! Per quanto esposto appare evidente come l’IMU debba considerarsi un illegittimo prelievo coattivo, per la ragione che non considera la “capacità contributiva” del cittadino”.

SANITA’: TAR, MINISTERO RIESAMINI ORDINANZA PROTESI PIP

IL CODACONS: DEVONO ESSERE LE DONNE E NON I MEDICI A DECIDERE SULLA RIMOZIONE DELLE PROTESIE INTANTO GIA’ 180 DONNE HANNO PRESENTATO QUERELA PER LESIONI GRAVISSIME CONTRO IL COSTRUTTORE E HANNO CHIESTO TRAMITE IL CODACONS 1,8 MILIONI DI EURO DI RISARCIMENTO 

Il Codacons accoglie con soddisfazione la decisione del Tar del Lazio (Presidente Italo Riggio, Rel. Giulia Ferrari) che, in merito al ricorso sulle protesi Pip promosso dall’associazione, ha ordinato al Ministero della Salute di rivedere entro 20 giorni il provvedimento con il quale ha fissato limiti all’espianto e al reimpianto.
Il Tar con una clamorosa ordinanza ha confermato in pieno la nostra tesi, secondo la quale devono essere le donne che hanno subito l’impianto delle protesi, e non i medici, a decidere sulla rimozione delle stesse, anche in assenza di danni fisici o di una precisa indicazione medica – spiega il Presidente Carlo Rienzi – La paura e lo stato psicologico di angoscia determinato dallo scandalo che ha coinvolto le protesi Pip, sono elementi sufficienti a giustificare l’espianto e il reimpianto a totale carico del SSN”.

Il Tar con l’ordinanza di oggi ha ritenuto necessario “che il Ministero della Salute riveda il provvedimento impugnato valutando la possibilità di estendere i principi nello stesso fissati, in relazione all’espianto e al reimpianto, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, delle protesi P.i.p., alle donne che lo richiedano, inserendo in coda alla liste di attesa le istanti che non abbiano una prescrizione medica che ha attestato la necessità della sotituzione“.

Non solo: i Giudici hanno anche considerato che “l’infiammazione che tali protesi provocano e anche solo il timore dei danni alla salute che a lungo periodo le stesse protesi possono ingenerare giustificano l’intervento del sistema sanitario nazionale“.

Queste invece le linee guida cha abbiamo contestao e sono sospese “in assenza di segni clinici diagnostici, qualora la persona portatrice presenti una persistente preoccupazione relativa alla rottura delle protesi o alle conseguenze della rottura della stessa ed il medico ritenga la preoccupazione ragionevole, anche in considerazione del tempo trascorso dall’impianto,  il medico può proporre l’espianto, ove reputi che gli effetti del medesimo possano essere significativi per il benessere psichico della persona“.

L’associazione ricorda come già 180 delle 4.000 donne che in Italia hanno subito l’impianto al seno, hanno presentato attraverso il Codacons querela per lesioni gravissime contro l’azienda produttrice, chiedendo inoltre un indennizzo pari a 1,8 milioni di euro nei confronti del Ministero della Salute e di quello per lo Sviluppo Economico in relazione agli omessi controlli.

Tutte le pazienti che hanno subito impianti al seno con protesi Pip, possono ancora aderire all’azione risarcitoria del Codacons seguendo le istruzioni riportate sul sito www.codacons.it

CLICCA QUI PER LEGGERE IL TESTO DELL’ORDINANZA!

ACQUA ALL’ARSENICO: STORICA VITTORIA DEL CODACONS!

Clamorosa sentenza del TAR del Lazio condanna i ministeri a risarcire gli utenti dell’acqua di varie regioni (Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia, Umbria) con almeno 100 euro a cittadino. La sentenza apre una strada di incredibile valore, affermando che fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilità della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute. Ora questa strada sarà percorsa anche per chiedere i danni da inquinamento dell’aria e da degrado sia a Napoli che a Roma e nelle altre grandi città in cui la vivibilità è fortemente pregiudicata dal degrado ambientale.
“Si tratta di una vittoria importantissima – ha dichiarato il presidente del CODACONS Carlo Rienzi – perchè pone termine alla impunità di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli Ministri dell’Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all’Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l’erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti’.
Oltre 2000 i cittadini che avranno diritto al rimborso del danno di 100 euro a testa ma saranno decine di migliaia quelli che nel prossimo ricorso che partirà tra poche settimane chiederanno almeno 1.500 euro a testa. Nel prossimo ricorso al quale si può già aderire seguendo le istruzioni sul sito www.codacons.it , si agirà – come indica il TAR nella clamorosa sentenza – anche contro gli ATO di appartenenza per chiedere un ribasso immediato delle tariffe a la restituzione di quelle versate per avere in cambio acqua avvelenata.
Il TAR ha riaffermato che l’acqua fornita ai cittadini deve essere salubre e la tariffa legata proprio alla qualità di essa, da cui l’indicazione di agire contro le ATO che non potevano non tenere conto di questo dato nel determinare la tariffa.
Ma non solo. Il TAR ha anche affermato l’importantissimo principio – che porterà ora a decine di querele penali e denunce alle Procure della Repubblica – che nella vicenda sollevata dal CODACONS e dall’ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI PUBBLICI (la cui legittimazione viene sancita dal TAR sia per la tutela ambientale che consumerista ) sussiste un preciso:
“fatto illecito costituito dall’esposizione degli utenti del servizio idrico ricorrenti ad un fattore di rischio (l’amianto disciolto in acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall’Unione Europea), almeno in parte riconducibile, per entità e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione, determina un danno non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale, per l’aumento di probabilità di contrarre gravi infermità in futuro e per lo stress psico-fisico e l’alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario’.
E ancora – prosegue il TAR del Lazio (pres. EDUARDO PUGLIESE, Rel. RAFFAELLO SESTINI) – è certa la “pericolosità per la salute umana derivante da un’esposizione prolungata all’arsenico presente nell’acqua potabile, anche in quantità piccolissime, come risultante dalla ricerca condotta su oltre 11.700 persone in Bangladesh e pubblicato nell’edizione online della rivista scientifica The Lancet, che ha dimostrato che la presenza di arsenico in elevate concentrazioni nel sangue aumenta in modo significativo il rischio di tumori. Secondo le stime effettuate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, inoltre, in Bangladesh a partire dagli anni ’70 almeno 35 milioni di persone hanno bevuto acqua contaminata con piccolissime quantità di arsenico, e secondo lo studio Heals (Health Effects of Arsenic Longitudinal Study) coordinato da Habibul Ahsan dell’Università di Chicago, ciò è stato sufficiente a provocare il 21%) delle morti per tutte le cause e il 24% di quelle attribuite a malattie croniche (in prevalenza, tumori al fegato, cistifellea e pelle e malattie cardiovascolari)’.

LEGGI QUI LA STORICA SENTENZA DEL TAR DEL LAZIO DI ROMA

FERROVIE: AUMENTI OCCULTI DELLE TARIFFE DEL 9,9%!!

IL CODACONS DENUNCIA: CON L’ARRIVO DEI NUOVI LIVELLI SUI FRECCIAROSSA, DIMINUITI I POSTI IN SECONDA CLASSE

ESPOSTO AD ANTITRUST E MINISTERO DELL’ECONOMIA E RICORSO AL TAR DEL LAZIO

Nessuno se ne è accorto, ma le tariffe dei treni Frecciarossa sono aumentate in modo occulto del 9,9%. Lo denuncia il Codacons, che sul rincaro “mascherato’ ha presentato un esposto-diffida a Trenitalia e al Ministero dell’economia.
Come noto, nei giorni scorsi le Ferrovie dello Stato hanno presentato la nuova flotta di Frecciarossa, all’interno dei quali scompaiono le famose “classi’ per far posto a 4 differenti livelli di servizio: Executive, Business, Premium e Standard, i cui biglietti hanno ovviamente un prezzo diversificato.
I nuovi treni avranno 573 posti così ridistribuiti: STANDARD 272 posti, PREMIUM 134 posti, BUSINESS 159 posti , EXECUTIVE 8 posti.
Stando al sito di Trenitalia, la vecchia flotta di Frecciarossa disponeva invece di 603 posti per treno: PRIMA CLASSE 195 posti, SECONDA CLASSE: 408 posti.
Considerando che il livello “standard’ corrisponde alla classica “seconda classe’, i posti per tale categoria di viaggio sui nuovi Frecciarossa sono diminuiti del 33%, passando da 408 a 272. Con la conseguenza – spiega il Codacons – che il passeggero che deve prendere un treno e trova i posti di livello standard esauriti, è costretto ad acquistare biglietti della classe superiore (la premium o la business), e pagare una tariffa maggiore.
Prendendo infatti ad esempio la tratta Roma-Milano, il confronto tra le vecchie prima e seconda classe e i nuovi 4 livelli è il seguente:

STANDARD 86 euro
PREMIUM fino a 100 euro
BUSINESS fino a 116 euro
EXECUTIVE 200 euro

PRIMA CLASSE 116 euro
SECONDA CLASSE: 91 euro

E’ evidente, quindi, che chi non troverà posto sulla standard – ipotesi assai probabile visto il ridotto numero di poltrone – dovrà acquistare un biglietto per il livello premium, rischiando di spendere fino a 9 euro in più (+9,9%), con picchi del +27,4% qualora si passi ad un posto in business.
“Riteniamo questo un aumento occulto delle tariffe ferroviarie, perchè se si riducono i posti in classe economica per ogni treno, si costringono gli utenti a viaggiare in classi o livelli superiori, con conseguente rincaro di spesa. Per tale motivo – spiega il Presidente Carlo Rienzi – abbiamo presentato un esposto-diffida al Ministero dell’Economia, a Ferrovie e a Trenitalia, diffidandoli dal non applicare ingiustificati aumenti tariffari a danno degli utenti’. L’associazione annuncia infine un ricorso all’Antitrust e al Tar del Lazio finalizzati a bloccare i rincari occulti decisi dalle FS.

TBC AL GEMELLI: SULL’ESECUZIONE DELL’ORDINE DI FARE I TEST ANCHE AI BIMBI NATI NEL 2010, DEVE DECIDERE LO STESSO CONSIGLIO DI STATO

IL TAR SI SPOGLIA DELLA COMPETENZA E RIMETTE TUTTO NELLE MANI DEL CDS

Con l’ordinanza emessa ieri, il Tar del Lazio si spoglia della competenza sul caso della tbc al Gemelli, e rimette la questione nelle mani del Consiglio di Stato.
I giudici amministrativi – spiega il Codacons – hanno stabilito che sull’esecuzione dell’ordine del Consiglio di Stato di eseguire i test anche sui bimbi nati nel 2010, deve essere lo stesso CdS a decidere, escludendo quindi la competenza del Tar in materia.
Ancora una volta – spiega il Codacons – dobbiamo constatare la diffusione di notizie false, che hanno l’effetto di confondere le famiglie e rappresentare un potenziale danno per i bambini coinvolti. Con l’ordinanza di ieri del Tar, infatti, la richiesta del Codacons sui controlli ai bambini nati al Gemelli nel 2010 non è stata affatto respinta, ma semplicemente è stata dichiarata l’incompetenza del Tribunale Amministrativo, come si evince chiaramente dalla lettura integrale della decisione.
Intanto il Codacons continua a denunciare la Regione Lazio, colpevole di non ottemperare l’ordine del giudice, contribuendo così ad accrescere la sofferenza di quelle famiglie cui non si consente di effettuare gratuitamente i test sui propri figli.

 ECCO IL TESTO DELL’ORDINANZA!

N. 09215/2011 REG.PROV.COLL.N. 08863/2011 REG.RIC.            REPUBBLICA ITALIANAIl Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio(Sezione Terza Quater)ha pronunciato la presenteORDINANZAsul ricorso numero di registro generale 8863 del 2011, proposto dal Codacons e dall’Art. 32 Associazione Italiana Diritti Malato Aidma Onlus, rappresentato e difeso dagli avv.ti Carlo Rienzi, Gino Giuliano, Marco Ramadori, Valentina Colarusso, Alessia Stabile, con domicilio eletto presso l’Ufficio Legale Nazionale del Codacons in Roma, v.le Mazzini, 73,  

contro la Regione Lazio, rappresentata e difesa dall’avv. Giuseppe Allocca, con domicilio eletto presso il proprio ufficio legale in Roma, via Marcantonio Colonna, 27;
il Ministero della Salute, rappresentato e difeso dall’Avvocatura, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;
nei confronti diVincenzo Vullo, Mario Giuseppe Alma, Pietro Borgia, Enrico Girardi, Giuseppe Ippolito, Leonardo Palombi, Amelia Vitagliano, tutti non costituiti in giudizio; e con l’intervento diad opponendum:
l’Università Cattolica Sacro Cuore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Federico Tedeschini, Fabrizio Abbate e Michele Damiani e con questi elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. Tedeschini, largo Messico n. 7,
Costantino Romagnoli, rappresentato e difeso dagli avv.ti Franco Gaetano Scoca e David Morganti, con domicilio eletto presso l’avv. Franco Gaetano Scoca in Roma, via G. Paisiello, 55;
per l’esecuzionedell’ordinanza cautelare n. 3539/11 del Tar Lazio, sez. III quater 

Visti il ricorso e i relativi allegati;Viste le memorie difensive;Visti tutti gli atti della causa;Visti gli atti di costituzione in giudizio di Regione Lazio e di Ministero della Salute;Visti gli interventi ad opponendum dell’Università Cattolica Sacro Cuore e del sig. Costantino Romagnoli;Relatore nella camera di consiglio del giorno 23 novembre 2011 il cons. Giulia Ferrari e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; 

Considerato che con il ricorso in esame è chiesta “l’esecuzione dell’ordinanza n. 3539 del 28 settembre 2011 del Tar Lazio”;Considerato che nelle more del giudizio sono intervenute le ordinanze del Consiglio di Stato nn. 4984/11 e 4985/11, che hanno “modificato” (come chiarisce la stessa ricorrente a pag 6 della memoria del 21 novembre 2011) la decisione cautelare del giudice di primo grado;Considerato che a tali ordinanze cautelari del giudice di appello parte ricorrente ha fatto riferimento solo nella memoria del 21 novembre 2011, non notificata;Considerato dunque che il ricorso è finalizzato all’ottemperanza della decisione di questa sezione, superata comunque dalla pronuncia del giudice di appello;Ritenuto che a prescindere dall’evidenziato rilievo assorbente può aggiungersi che il giudice dell’ottemperanza di un’ordinanza cautelare del giudice di appello, anche della fase cautelare, in caso di modifica (fosse anche nella sola motivazione) della decisione di primo grado è il Consiglio di Stato;Considerato che la necessità che l’ottemperanza dell’ordinanza cautelare del giudice di appello, che modifica in tutto o in parte (e anche se nella sola motivazione) l’ordinanza cautelare di primo grado, sia chiesta allo stesso giudice di appello è testimoniata proprio dalla discussione che si è svolta nell’odierna camera di consiglio, per molta parte dedicata dalle parti all’esatta “interpretazione” da dare alla pronuncia cautelare del Consiglio di Stato;Ritenuto pertanto che non sussistono i presupposti previsti per l’accoglimento del ricorso per l’ottemperanza.P.Q.M.Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Quater)Respinge la suindicata domanda ottemperanza.Compensa tra le parti in causa le spese della presente fase di giudizio.Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 novembre 2011 con l’intervento dei magistrati:Italo Riggio, PresidenteMaria Luisa De Leoni, ConsigliereGiulia Ferrari, Consigliere, Estensore

 

 

 

   

 

L’ESTENSORE  

IL PRESIDENTE
   

 

   

 

   

 

 

DEPOSITATA IN SEGRETERIAIl 24/11/2011IL SEGRETARIO(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

SALUTE: IL CODACONS A SOSTEGNIO DEL MINISTERO DELLA SALUTE CONTRO LA VENDITA DELLA FENDIMETRAZINA

L’ASSOCIAZIONE INTERVIENE AL TAR DEL LAZIO

Il Codacons è intervenuto oggi al Tar del Lazio a sostegno del Ministero della Salute, per la vicenda del farmaco Fendimetrazina, finito nell’occhio del ciclone dopo alcune morti sospette di pazienti che ne facevano uso.
La Fendimetrazina è un noto farmaco dimagrante con azione anoressizzante, vale a dire in grado di diminuire l’appetito agendo sui centri nervosi della fame. Il Ministero della Salute, con il D.M. 2 agosto 2011, ha vietato la fabbricazione, l’importazione e il commercio, anche attraverso la vendita via internet, di tale farmaco, ed ha fatto divieto ai farmacisti di eseguire preparazioni magistrali contenenti Fendimetrazina.
A difesa del provvedimento del Ministero, il Codacons è intervenuto oggi al Tar del Lazio, chiedendo di rigettare il ricorso presentato da alcuni farmacisti e di confermare la legittimità del decreto ministeriale.
Per l’associazione, infatti, le troppe morti legate all’utilizzo della Fendimetrazina e la necessità di tutelare la salute dei cittadini, impongono misure drastiche come quella decisa dal Ministero, e gli interessi economici dei privati non possono mai venire prima della salute degli utenti.