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RAI: MEGA CLASS ACTION PER 17 MILIONI DI ABBONATI

DOPO IL BLITZ DELLA GUARDIA DI FINANZA NEGLI UFFICI DELLA TV PUBBLICA, CODACONS E ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI LANCIANO UNA AZIONE RISARCITORIA

POSSIBILE COSTITUIRSI PARTE OFFESA NEL PROCEDIMENTO APERTO DALLA PROCURA SULLE SPESE DELL’AZIENDA

E INTANTO GUBITOSI E TARANTOLA RIFIUTANO DI ACQUISIRE DAL CODACONS IL DOSSIER SUGLI SPRECHI RAI. CRITICHE ANCHE VERSO I COMPONENTI DEL CDA DI AREA PD

 

La Guardia di Finanza ha effettuato nei giorni scorsi un blitz negli uffici della Rai a Roma, acquisendo carte e documentazione nell’ambito dell’inchiesta avviata di recente dalla magistratura capitolina.
Lo rende noto il Codacons, che sulle spese della tv pubblica ha presentato di recente un corposo dossier alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma, proponendo un incontro al DG Rai Luigi Gubitosi e al Presidente Anna Maria Tarantola proprio per sottoporre alla loro attenzione le spese folli dell’azienda. Richiesta rimasta finora lettera morta.
E dopo il blitz delle Fiamme Gialle Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi affilano le armi legali e lanciano una mega class action per far ottenere ai circa 17 milioni di abbonati Rai il risarcimento dei danni prodotti da una gestione economica “spavalda” dei soldi pubblici raccolti attraverso il canone: tutti coloro che hanno pagato il canone Rai negli ultimi 5 anni, possono presentare querela individuale e costituirsi parte offesa nel procedimento aperto dalla Procura di Roma, così da avviare l’iter per ottenere, qualora vi siano sviluppi dell’inchiesta e siano accertate irregolarità, il risarcimento dei danni subiti in qualità di soggetti offesi da reato (per una somma non inferiore a 552,5 euro ad abbonato, pari al canone pagato negli ultimi 5 anni).
Non c’è dubbio infatti che l’abbonato Rai risulta doppiamente danneggiato da una gestione errata dei fondi della tv pubblica – spiegano Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi – Se da un lato vi è un uso scriteriato se non un vero e proprio sperpero dei soldi dei cittadini, dall’altro vi è un peggioramento del servizio e della qualità dell’offerta televisiva, poiché le risorse vengono utilizzate in modo errato.
Per tale motivo tutti gli abbonati Rai possono scaricare il modulo pubblicato da oggi sul sito www.codacons.it (vedi link riportato a fine pagina) e ottenere l’assistenza (totalmente gratuita per chi destinerà il 5×1000 all’associazione) per presentare la denuncia/querela e costituirsi parte offesa.
Intanto il Codacons attacca duramente i membri del CdA Rai di area Pd (Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi) i quali, ingessati dai sindacati dei giornalisti, non solo non muovono un dito per combattere corruzione e sprechi, ma addirittura, vedi il caso di Colombo, attaccano ferocemente il partito che li ha nominati all’interno della Rai, senza però dimettersi dal proprio incarico. E pensare che anche a loro l’associazione si era rivolta, segnalando non solo i compensi esagerati elargiti ad alcuni personaggi televisivi (come Bobo Vieri o Gianni Rivera, questione su cui ora indaga la Corte dei Conti), ma anche l’iter assolutamente irregolare seguito per la nomina di Gubitosi, imposto dal premier Monti. Tutte questioni per le quali i due consiglieri hanno mostrato totale indifferenza.

CASO MARO': FAVOREVOLI O CONTRARI?

maro

Come saprete la vicenda dei due Maro’ sta tenendo banco in questo ultimo periodo dell’anno.

Abbiamo presentato un esposto alla Corte dei Conti (clicca qui per leggere l’articolo) e subito polemiche per “l’inutile Codacons” (clicca qui per leggere l’articolo a firma di Mario Giordano).

Allora Vi domando: voi cosa ne pensate?

Napolitano ha fatto bene a ricevere i due Marò ancora sotto indagine per la morte di due pescatori indiani?

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SCANDALO REGIONE LAZIO: ECCO IL TESTO DELLA DIFFIDA!

Mentre il Paese è piegato in ginocchio un’intera Regione “spende e spande”: vi chiedo di esprimere su questo blog quello che pensate e di leggere il testo della diffida già inoltrata per la rimozione di tutta la giunta!

ECCO IL TESTO DELLA DIFFIDA!

E già in precedenza la stessa Regione Lazio era stata oggetto di denuncia alla Corte dei Conti!

CLICCA QUI PER LEGGERE IL TESTO DEL PRECEDENTE ESPOSTO!

RAI: CONTRATTO GUBITOSI INCOSTITUZIONALE E CONTRARIO ALLO STATUTO DELL’AZIENDA

IL CODACONS SI PREPARA A DENUNCIA A CORTE DEI CONTI E PROCURA

Un contratto per il Dg Rai a tempo indeterminato e con un compenso di 650mila euro annui, sarebbe incostituzionale e contrario allo stesso statuto dell’azienda, e per tale motivo impugnabile dinanzi alle competenti autorità.
Lo afferma il Codacons, commentando il caso del contratto di Luigi Gubitosi all’attenzione del CdA.

“Un contratto di tale portata per il Dg Rai appare inaccettabile sotto due profili. Il primo – spiega il presidente Carlo Rienzi – è quello morale: in un periodo di crisi e di tagli come quello che sta vivendo il nostro paese, un compenso di 650mila euro all’anno appare come uno schiaffo ai cittadini costretti a sacrifici enormi. Per questo vogliamo sapere con precisione quanto percepirà Gubitosi per il suo incarico, tra retribuzione fissa e indennità. Il secondo aspetto è quello prettamente legale – prosegue Rienzi – E’ ammissibile assumere a tempo indeterminato un dirigente di un’azienda di Stato in assenza di concorso pubblico? Cosa farà Gubitosi una volta scaduto il CdA, dal momento che in base allo statuto Rai “Il mandato del Direttore Generale ha la stessa durata di quello del consiglio di amministrazione?”.

Il Codacons, qualora venga confermato il contratto di Gubitosi con le predette caratteristiche, inoltrerà una denuncia alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma, e presenterà motivi aggiunti al Tar del Lazio dove già pende un ricorso dell’associazione contro la nomina irrituale di Presidente e Dg Rai.

LASCIATE QUI IL VOSTRO COMMENTO!

RAI: IL CODACONS SI RIVOLGE ALLA CORTE DEI CONTI

 DRASTICO CALO DELLA RACCOLTA PUBBLICITARIA. -17,8% RISPETTO AL 2011

E ORA SI TEME IL PRECIPIZIO DOPO L’INCREDIBILE USCITA DEL PREMIER SULLE NOMINE CHE DELEGITTIMA LA RAI E I SUOI ORGANI. RICORSO AL TAR CONTRO DESIGNAZIONE TARANTOLA E GUBITOSI

Il Codacons ha inoltrato un esposto alla Corte dei Conti in merito al drastico calo della raccolta pubblicitaria della Rai. Secondo le rilevazioni Nielsen, infatti, relative al periodo gennaio–aprile 2012, a fronte di una flessione nazionale di pubblicità televisiva pari al -8,6% rispetto al 2011, la Rai riscontra addirittura una riduzione della raccolta del -17,8%!
Per il Codacons le responsabilità di tale grave situazione – di cui si attendono evoluzioni in questi giorni in cui si perfezionano i contratti dei pubblicitari per gli spazi sui canali Rai – che arreca un ingente danno all’azienda e ai teleutenti che la finanziano attraverso il canone, non vanno ricercate solo nella crisi economica in atto, ma vanno estese al comportamento del Governo. Se infatti il calo della raccolta pubblicitaria non verrà arginato nel breve periodo, sarà per l’opera di delegittimazione della Rai compiuta in questi giorni dal Premier Mario Monti, che di fatto nominando Presidente e Direttore Generale ha svuotato l’azienda e i suoi organi del loro ruolo naturale, con conseguente perdita di credibilità per la tv di Stato.
Si legge nell’esposto dell’associazione:
“la scelta del direttore generale Rai (art. 29 statuto RAI) non rientra certo tra i poteri del Governo ma del CDA e oltre a delegittimare il ruolo della RAI, rischia di portare come conseguenza a voci, indicazioni rumors che, come nella Borsa sono in grado di influenzare e causare oscillazioni nelle quotazioni, cosi potrebbero indurre gli investitori pubblicitari a non investire nell’acquisto di spazi pubblicitari sulla Rai televisione pubblica ritenuta delegittimata nel suo ruolo e nel suo potere contrattuale”.
Il Codacons ha dunque chiesto alla Corte dei Conti, ma anche alla Procura della Repubblica di Roma, di accertare se il comportamento del premier Mario Monti, relativamente all’individuazione di Presidente e DG Rai, possa rappresentare un danno per l’azienda e concretizzare eventuali illeciti, alla luce della possibile manipolazione o turbativa di mercato e dell’abuso di atti d’ufficio.
Intanto parte anche un ricorso al Tar da parte del Codacons e dell’Associazione Utenti Radiotelevisivi contro le designazioni di Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi alla carica di Presidente e Dg Rai (il cui testo integrale è consultabile al link sotto).
Nello specifico le incompatibilità riscontrate e indicate nel ricorso sono le seguenti:
“I due nominativi sono stati indicati con una procedura arbitraria, fortemente lesiva delle previsioni statutarie della RAI (artt. 21 e 29), e che hanno determinato un’invasione di competenza tale da arrecare un danno immediato alla RAI stessa e quindi agli utenti. La critica giornalistica, quindi, ha messo in luce non solo i vizi sopra contestati ma, anche, l’illegittimità nel merito della scelta: Infatti, quel che si evince con chiarezza è che la scelta è ricaduta su alcune persone strettamente legate al mondo bancario, prive di quella competenza professionale idonea a garantire la notoria indipendenza dei comportamenti imposta dall’art. 21 dello Statuto oltre che dalla Comunità Europea per le Autorithies. È lecito domandarsi come sia possibile che il CDA operi con autonomia di giudizio e di valutazione se le sue esperienze lavorative, e la preoccupante vicenda penale della dott.ssa Tarantola (indagata a Trani con l’’accusa di non aver sanzionato il gruppo Intesa Sanpaolo per la diffusione di prodotti finanziari derivati su cui si sono scottati le mani circa 200 imprenditori pugliesi, NDR) la sua univoca esperienza nel mondo bancario, oppure il percorso manageriale del dott. Gubitosi, i legami con il mondo politico più vicino alle Banche, possano veramente non incidere su scelte importanti in un settore, quello delle telecomunicazione, che forse più di molti altri può avere degli effetti pregiudizievoli sugli utenti, se non indipendentemente gestito”.

clicca qui per leggere il ricorso al tar!

AGRICOLTURA: ANCHE IL CODACONS SCENDE IN CAMPO CONTRO IL FALSO MADE IN ITALY

Giovedì 15 marzo – ore 9,30 Piazza Montecitorio, Roma

L’ASSOCIAZIONE DENUNCIA LA SOCIETA’ DELLO STATO “SIMEST” CHE FAVORISCE I FALSI PRODOTTI ITALIANI

Il Codacons parteciperà alla manifestazione nazionale indetta da Coldiretti per protestare contro il falso “Made in Italy”.
Giovedì 15 marzo i rappresentanti dell’associazione saranno al fianco degli agricoltori in Piazza Montecitorio a Roma, per denunciare la complicità dello Stato Italiano e le responsabilità delle nostre istituzioni nella produzione e diffusione di prodotti alimentari realizzati all’estero con soldi italiani sfruttando il valore evocativo del Made in Italy.
In occasione della protesta in piazza, il Codacons presenterà una denuncia alla Procura di Roma e alla Corte dei Conti contro lo Stato e la società SIMEST, che investe i soldi della collettività all’estero danneggiando il mercato agroalimentare italiano.

ACQUA ALL’ARSENICO: STORICA VITTORIA DEL CODACONS!

Clamorosa sentenza del TAR del Lazio condanna i ministeri a risarcire gli utenti dell’acqua di varie regioni (Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia, Umbria) con almeno 100 euro a cittadino. La sentenza apre una strada di incredibile valore, affermando che fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilità della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute. Ora questa strada sarà percorsa anche per chiedere i danni da inquinamento dell’aria e da degrado sia a Napoli che a Roma e nelle altre grandi città in cui la vivibilità è fortemente pregiudicata dal degrado ambientale.
“Si tratta di una vittoria importantissima – ha dichiarato il presidente del CODACONS Carlo Rienzi – perchè pone termine alla impunità di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli Ministri dell’Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all’Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l’erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti’.
Oltre 2000 i cittadini che avranno diritto al rimborso del danno di 100 euro a testa ma saranno decine di migliaia quelli che nel prossimo ricorso che partirà tra poche settimane chiederanno almeno 1.500 euro a testa. Nel prossimo ricorso al quale si può già aderire seguendo le istruzioni sul sito www.codacons.it , si agirà – come indica il TAR nella clamorosa sentenza – anche contro gli ATO di appartenenza per chiedere un ribasso immediato delle tariffe a la restituzione di quelle versate per avere in cambio acqua avvelenata.
Il TAR ha riaffermato che l’acqua fornita ai cittadini deve essere salubre e la tariffa legata proprio alla qualità di essa, da cui l’indicazione di agire contro le ATO che non potevano non tenere conto di questo dato nel determinare la tariffa.
Ma non solo. Il TAR ha anche affermato l’importantissimo principio – che porterà ora a decine di querele penali e denunce alle Procure della Repubblica – che nella vicenda sollevata dal CODACONS e dall’ASSOCIAZIONE UTENTI DEI SERVIZI PUBBLICI (la cui legittimazione viene sancita dal TAR sia per la tutela ambientale che consumerista ) sussiste un preciso:
“fatto illecito costituito dall’esposizione degli utenti del servizio idrico ricorrenti ad un fattore di rischio (l’amianto disciolto in acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall’Unione Europea), almeno in parte riconducibile, per entità e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione, determina un danno non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale, per l’aumento di probabilità di contrarre gravi infermità in futuro e per lo stress psico-fisico e l’alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario’.
E ancora – prosegue il TAR del Lazio (pres. EDUARDO PUGLIESE, Rel. RAFFAELLO SESTINI) – è certa la “pericolosità per la salute umana derivante da un’esposizione prolungata all’arsenico presente nell’acqua potabile, anche in quantità piccolissime, come risultante dalla ricerca condotta su oltre 11.700 persone in Bangladesh e pubblicato nell’edizione online della rivista scientifica The Lancet, che ha dimostrato che la presenza di arsenico in elevate concentrazioni nel sangue aumenta in modo significativo il rischio di tumori. Secondo le stime effettuate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, inoltre, in Bangladesh a partire dagli anni ’70 almeno 35 milioni di persone hanno bevuto acqua contaminata con piccolissime quantità di arsenico, e secondo lo studio Heals (Health Effects of Arsenic Longitudinal Study) coordinato da Habibul Ahsan dell’Università di Chicago, ciò è stato sufficiente a provocare il 21%) delle morti per tutte le cause e il 24% di quelle attribuite a malattie croniche (in prevalenza, tumori al fegato, cistifellea e pelle e malattie cardiovascolari)’.

LEGGI QUI LA STORICA SENTENZA DEL TAR DEL LAZIO DI ROMA

BISIGNANI E ASSUNZIONI CLIENTELARI IN RAI: LA GOCCIA CHE FA TRABOCCARE IL CALICE

IL CODACONS E L’ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI DICONO BASTA ALLE ASSUNZIONI, TUTTE CLIENTELARI, FATTE ALLA RAI PER INTERCESSIONE DI POLITICI, POTENTI DI TURNO E SINDACATI

IL CODACONS IMPUGNERA’ AL TAR TUTTE LE DELIBERE DI ASSUNZIONE NON TRASPARENTI A QUALSIASI LIVELLO

Sappiamo che la nuova d.g. della RAI Lorenza Lei vuole cambiare registro in tema di assunzioni e ne siamo felici: i 1700 precari che hanno “osato’ chiedere il riconoscimento dei loro diritti a un rapporto a tempo indeterminato saranno esaminati uno per uno dopo un incontro con i sindacati già fissato per il prossimo 27 giugno.
Ma il Codacons mette in guardia il D.G. perchè il sindacato non diventi l’ufficio di collocamento della RAI e faccia entrare solo chi a esso aggrada.
Le selezioni dovranno essere fatte in modo trasparente e controllabile e solo una commissione tecnica della D.G. stessa composta da un esponente della Corte dei Conti ma soprattutto degli utenti e fruitori del servizio pubblico – che esamini per ciascuno il lavoro fatto, le presenze effettive, l’apporto in termini di assiduità e competenza e l’introito realizzato dall’azienda per il loro lavoro – potrà garantire per la prima volta nella storia della RAI la trasparenza e che i valori aziendali vengano preservati senza una emorragia verso altre reti ed editori.
Oggi una diffida in tal senso è stata inviata al D.G Rai dal Codacons e dall’ Associazione Utenti Radiotelevisivi.
“Abbiamo inviato alcuni mesi fa alla RAI un elenco di giornalisti e funzionari che non lavorano ma prendono lo stipendio in RAI con uno spreco di milioni di euro negli anni – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Ma non ci risulta che costoro, a vantaggio della loro professionalità ma anche dell’erario, abbiano ripreso a lavorare nè che siano stati licenziati. Ora attendiamo le decisioni del DG e, se proseguirà questo andazzo suicida per l’azienda di cui purtroppo spesso i sindacati sono i primi complici silenziosi, inoltreremo esposti alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti e chiederemo i danni anche al rappresentante della Corte dei Conti che siede nella stessa RAI per il suo immobilismo’ .
Tra i casi più clamorosi di assunzioni clientelari ricordiamo gli scandali Raiopoli e Vallettopoli, la denuncia sull’incredibile elenco di “parenti eccellenti’ assunti alla Rai, fino ad arrivare alla recente inchiesta che vede coinvolto l’uomo d’affari Luigi Bisignani.

PRECARI SCOLASTICI: ALCUNE PRECISAZIONI

Le considerazioni che seguono nascono dall’esigenza, o, meglio, dall’urgenza di mettere a tacere tutte quelle voci che, in modo errato e pretestuoso, stanno dando già per “spacciate” le azioni legali che il Codacons sta proponendo a tutti i precari d’Italia per la loro stabilizzazione e ricostruzione di carriera.Il caos è nato dalla recente notizia dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Decreto Legge sullo Sviluppo, che conterrebbe la seguente disposizione: “Il comma 14-bis dell’articolo 4 della legge 3 maggio 1999, n. 124 si interpreta nel senso che i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente e Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario (ATA), in quanto necessari per garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo, NON POSSONO IN ALCUN CASO TRASFORMARSI IN RAPPORTI DI LAVORO A TEMPO INDETERMINATO, NÉ CONSENTIRE

LA MATURAZIONE DI ANZIANITÀ UTILE AI FINI RETRIBUTIVI PRIMA DELLA IMMISSIONE IN RUOLO, da attuarsi, sulla base delle graduatorie previste dalle disposizioni vigenti, esclusivamente su posti vacanti e disponibili, previa procedura autorizzatoria di cui all’articolo 39, comma 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modificazioni. All’articolo 10 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: “4-bis. Stante quanto stabilito dalle disposizioni di cui alla legge 3 maggio 1999, n. 124, sono altresì esclusi dall’applicazione del presente decreto i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente ed ATA, considerata la necessità di garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo anche in caso di assenza temporanea del personale docente ed ATA con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed anche determinato. In ogni caso non si applica l’articolo 5, comma 4-bis, del presente decreto.” (vedi art. 9, comma 19 schema decreto)”.Ebbene, ciò che ci preme di chiarire in primo luogo è che questa normativa, seppure entrasse in vigore, NON POTREBBE

MAI IMPEDIRE ALLE MIGLIAIA DI PRECARI CHE IN QUESTI MESI SI SONO ATTIVATI PER PROMUOVERE UN’AZIONE LEGALE, DI FAR VALERE I LORO DIRITTI!!!!
Dalla parte dei precari giocano infatti i seguenti fattori: 1. La normativa e la giurisprudenza comunitaria sono univoche nel tacciare come illegittima la prassi ormai invalsa nell’ambito dell’amministrazione scolastica pubblica di reiterare contratti di lavoro a tempo determinato.In questo senso militerebbe peraltro l’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, siglato nel 1999 -cui ha dato attuazione

la Direttiva comunitaria 1999/70/CE- che ha stabilito, alla clausola 5, che gli Stati membri dell’Unione Europea sono tenuti ad introdurre nelle rispettive legislazioni nazionali norme idonee a prevenire e a sanzionare l’abuso nella successione di contratti di lavoro a tempo determinato.
In merito,

la Corte di Giustizia ha più volte ribadito il seguente principio di diritto: “l’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato deve essere interpretato nel senso che, qualora l’ordinamento giuridico interno dello Stato membro interessato non preveda, nel settore considerato, altra misura effettiva per evitare e, nel caso, sanzionare l’utilizzazione abusiva di contratti a tempo determinato successivi, il detto accordo quadro osta all’applicazione di una normativa nazionale che vieta in maniera assoluta, nel solo settore pubblico, di trasformare in un contratto di lavoro a tempo indeterminato una successione di contratti a tempo determinato che, di fatto, hanno avuto il fine di soddisfare fabbisogni permanenti e durevoli del datore di lavoro e devono essere considerati abusivi. (cfr. Corte di Giustizia delle Comunità Europee -sentenza Adeneler del 4 luglio 2006).
In proposito, si tenga peraltro presente che le statuizioni della Corte di Giustizia Europea sono dotate di efficacia equiparata a quella degli atti normativi nazionali e, pertanto, un atto o un comportamento adottato in violazione delle stesse è a tutti gli effetti da considerarsi come illegittimo.Dunque, l’introduzione di una normativa interna in contrasto con questi principi farebbe scattare in capo al giudice nazionale, tenuto ad applicarlo, un OBBLIGO DI DISAPPLICAZIONE della stessa, in conformità con quanto è unanimemente sostenuto in tema di poteri del giudice nazionale in caso di conflitto tra la normativa interna e la normativa comunitaria.In merito, è infatti sufficiente richiamare quanto statuito dalla Corte di giustizia nella celebre sentenza “Simmenthal”: qualsiasi giudice nazionale, adito nell’ambito della sua competenza , ha l’obbligo di applicare integralmente il diritto comunitario e di tutelare i diritti che questo attribuisce ai singoli, disapplicando le disposizioni eventualmente contrastanti della legge interna , sia anteriore sia successiva alla norma comunitaria (Corte di Giustizia, 9 marzo 1978, c-106/77, amministrazione delle finanze dello stato contro spa Simmenthal).A ciò si aggiunga che, proprio in esecuzione della normativa comunitaria sopra richiamata, è stato emanato il D.Lgs. 368/2001 -oggi richiamato nello schema di decreto che potrebbe entrare in vigore, per negarne l’applicazione in favore dei precari della scuola- con cui si prevede che il termine del contratto puo’ essere, con il consenso del lavoratore, prorogato solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni, e in ogni caso per una sola volta e a condizione che la proroga sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisca alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto e’ stato stipulato a tempo determinato.  2. Decisiva sulla questione è inoltre la svolta della giurisprudenza italiana, la quale, ormai con una certa costanza, sta dichiarando illegittime le sequenze dei contratti a tempo determinato stipulati con l’Amministrazione, condannando al contempo la stessa a risarcire, nei limiti della prescrizione, il danno subito dai precari, individuato nella differenza tra quanto effettivamente percepito e quanto avrebbero dovuto percepire se fossero stati da subito assunti con contratto a tempo indeterminato (Vedi Tribunale di Alba, 8 novembre 2010, seguito dal Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, n. 17454 del 10 novembre 2010). Di particolare rilevanza è stata, poi, la sentenza del Tribunale di Siena – Sezione Lavoro-, che si è spinto a decretare la trasformazione automatica di un contratto di una docente che per ben sei volte era stata assunta a inizio anno e poi licenziata alla fine delle lezioni, da contratto a tempo determinato a contratto a tempo indeterminato. Tutto ciò, si noti bene, in coerenza con quanto già statuito dalla Cassazione, secondo cui: “Il contratto di lavoro subordinato è stipulato di regola a tempo indeterminato”. (Cassazione Sezione Lavoro n. 6328 del 16 marzo 2010). 3. E’ dunque di palese evidenza che l’introduzione di una normativa come quella che il Governo vorrebbe introdurre, oltre a porsi in contrasto con la normativa e la giurisprudenza comunitaria, finirebbe per vanificare il diritto del cittadino al lavoro riconosciuto dall’art. 4 della Costituzione e nuocerebbe all’effettività della tutela giurisdizionale che migliaia di precari italiani stanno cercando di ottenere.In sostanza, SE ENTRASSE IN VIGORE, QUESTA NORMATIVA, NON SOLO DOVREBBE ESSERE DISAPPLICATA PERCHE’ CONTRASTANTE CON IL DIRITTO COMUNITARIO, MA SAREBBE SENZ’ALTRO DICHIARATA INCOSTITUZIONALE perché in contrasto con:1.      l’art. 3 della Costituzione, comportando una disparità di trattamento tra i dipendenti pubblici e quelli privati del tutto irragionevole;2.      l’art. 4 della Costituzione, nella parte in cui dispone che: “

La Repubblica riconosce a TUTTI i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano EFFETTIVO questo diritto”;
3.      l’art. 11 della Costituzione che, legittimando le limitazioni di sovranità necessarie per dar vita a ordinamenti sovranazionali, quale è quello dell’Unione Europea, fa sì che l’ordinamento comunitario debba considerarsi direttamente vigente nei confronti di tutti i soggetti nazionali, senza che si possa invocare in senso contrario il diritto interno legislativo (al riguardo, si rinvia peraltro a quanto sopra evidenziato in merito all’obbligo del giudice nazionale di disapplicare la normativa interna configgente con il diritto comunitario);4.      l’art. 117, primo comma e 111 Cost., per violazione dell’obbligo internazionale assunto dall’Italia con la ratifica della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, il cui art. 6, nel volere il diritto di ogni persona al giusto processo, impone al potere legislativo di non intromettersi nell’amministrazione della giustizia al solo scopo di influire, come è invece avvenuto nel caso di specie, sulla decisione di una singola controversia o su un gruppo di esse (sul punto si veda la ord. 72/2010 della Corte dei Conti sezione centrale di appello, che ha sollevato questione sulla legittimità costituzionale della finanziaria 2007 relativamente al seguente profilo: “il legislatore, intervenendo con commi 774-776 della legge 29 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007), ha introdotto una normativa diversa ed opposta e retroattiva, rispetto alla interpretazione favorevole data dalla giurisprudenza negli anni della materia in argomento divenuta ormai “diritto vivente”, per contrasto, con l’art. 117 Cost.).5.      L’art. 24 della Costituzione, che riconosce e garantisce a tutti i cittadini il diritto di difesa e l’effettività della tutela giurisdizionale, entrambi palesemente violati in questo caso, ove si consideri che i precari che ancora non hanno promosso un’azione legale potrebbero vedersi “sconfitti in partenza” e i precari che l’hanno già avviata si vedrebbero invece crollare le loro chances di vittoria.

 Dunque, per tutte le ragioni che sono state appena illustrate, i ricorsi dei precari sono e rimangono più che fondati, ma soprattutto diventano ora uno strumento ancora più utile e necessario per contrastare l’uso che nel caso di specie è stato fatto del potere normativo, ove si consideri che questa volta il legislatore, anziché perseguire l’interesse generale, è stato spinto esclusivamente da motivi di mera opportunità economica.  

NUCLEARE: IL CODACONS PRESENTA UN ESPOSTO ALLA CORTE DEI CONTI

L’ITALIA COMPRA DALLA FRANCIA ENERGIA DI CUI NON HA AFFATTO BISOGNO

Il Codacons ha presentato un esposto alla Corte dei Conti, alla Procura della Repubblica di Roma e al Tribunale dei Ministri affinchè si apra una indagine sull’approvvigionamento di energia all’estero da parte dell’Italia.
In Italia – spiega l’associazione nell’esposto – la produzione di energia elettrica avviene in gran parte grazie all’utilizzo di fonti non rinnovabili (come il carbone, il petrolio e il gas naturale) e in misura minore con fonti rinnovabili (come lo sfruttamento dell’energia geotermica, dell’energia idroelettrica e dell’energia eolica); il restante fabbisogno viene coperto con l’acquisto di energia dall’estero, trasportata nel paese tramite l’utilizzo di elettrodotti.
Per quanto riguarda la potenza installata (ovvero la potenza massima erogabile dalle centrali), l’Italia è tecnicamente autosufficiente; le centrali esistenti a tutto il 2009 sono infatti in grado di erogare una potenza massima netta di circa 101 GW contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW (picco dell’estate 2007) nei periodi più caldi estivi. Secondo i dati 2009 tale potenza massima teorica non è quindi stata sfruttata interamente e la potenza media disponibile alla punta stimata è stata di 67 GW.
Vi è dunque una sovrabbondanza di impianti di produzione, già cresciuti del 28,8% fra il 2002 ed il 2008 – sostiene il Codacons nell’esposto – Ancor più paradossale è che a fronte della potenza installata l’Italia è fra i maggiori importatori al mondo di energia elettrica (secondi i dati dell’International Energy Agency, nel 2008 è stata seconda solo al Brasile), e proprio la Francia è tra i nostri maggiori fornitori: considerando la quantità complessiva consumata in un anno in Italia, l’energia proveniente dalla Francia s’aggira intorno al 5 per cento, per una spesa superiore al miliardo di euro.
Tale risultato sarebbe una conseguenza del “dumping nucleare’ praticato dalla Francia e permesso dal meccanismo di immissione dell’energia elettrica in rete, mediante la borsa dell’energia e a seguito della privatizzazione dell’ENEL, meccanismo che deve ritenersi anti-industriale e in ultima analisi antieconomico per il Paese. Il “dumping’, infatti, penalizza l’industria italiana, gettando fuori dal mercato gran parte della potenza installata dall’ENEL e inducendo un forzato declino industriale del Paese anche nel settore energetico.
Per tali motivi il Codacons ha chiesto alla Corte dei Conti, alla Procura e al Tribunale dei Ministri di accertare eventuali sprechi di denaro pubblico a danno nella collettività, ravvisabili nell’approvvigionamento di energia all’estero da parte dell’Italia, che alla luce dei dati descritti appare inutile e dispendioso.