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NON SMETTEREMO DI LOTTARE!

carlo-rienzi

Cari amici,

all’indomani delle elezioni amministrative per l’elezione del nuovo sindaco e dei consiglieri comunali, non posso non nascondere una certa amarezza. La nostra lista CodaconsxRoma ha raggiunto solo lo 0,21%. Speravamo di più, ma sapevamo che il silenzio dei media ci sarebbe costato caro: resta comunque un risultato al di sotto delle nostre aspettative, pur prendendo gli stessi voti dell’Italia dei Valori.
Ci tengo comunque a ringraziare tutti coloro che hanno deciso d’imbarcarsi assieme a me in questa avventura: i candidati e i 2700 romani che, venuti a conoscenza della nostra candidatura – certo, non grazie all’informazione! – ci hanno sostenuto.
Abbiamo perso – è chiaro – ma il nostro progetto resta invariato. Ci impegneremo – oggi più di ieri – a controllare l’operato del (nuovo) Comune, a prescindere da chi sarà il vincitore. D’altronde, in oltre 30 anni di attività, ci siamo sempre distinti per essere una voce fuori dal coro, scomodi a chi – per interesse personale o di casta – ha remato contro gli interessi dei cittadini, perseguendo solo il proprio!
La vittoria (momentanea) dei 5 Stelle evidenzia un cambio di rotta: i romani hanno bocciato i vecchi partiti, delusi dalla costante disonestà e corruzione, sperando nella lealtà del nuovo movimento. Non so quanto questa fiducia risulterà ben riposta. Voglio solo ricordare che Roberto Fico, Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai ha accettato l’illegalità palese dei media, favorendo la propria fazione (il gruppo pentastellato) e, quindi, se stesso. Se questa sono i semi, non voglio immaginare quali saranno i frutti!
In ogni caso, non mi va di contestare la scelta degli elettori, per i quali, in quanto cittadini e consumatori, continueremo a lottare. Hanno scelto, e le loro scelte sono sovrane.

Ad maiora, semper.

A presto,
CR

Caso Affittopoli, to be continued…

Cari amici,

meno di due settimane fa il commissario tecnico, Francesco Paolo Tronca, ha consegnato al Tribunale di Piazzale Clodio e alla Corte dei Conti il dossier relativo allo scandalo “affittopoli”. Cosa c’è nel suo interno? Una lista – tutt’altro che breve – di funzionari pubblici (una cinquantina in tutto) che hanno amministrato (male!) gli immobili del Campidoglio. Non si tratta di cifre modeste, ma di quasi 60.000 beni di proprietà, di cui 19.000 affittati a meno di 100 euro al mese.affittopoli
Illegalità costate care alle casse del Comune, che ha perso circa 100 milioni di euro all’anno.
Furioso il commissario Tronca che ha puntato il dito contro la burocrazia capitolina per aver permesso “a tanti cittadini senza titolo, o abusando dei titoli in essere, di approfittare indebitamente dei beni della collettività per anni”.
Altrettanto furioso sono io, e già da qualche mese assieme al Codacons sono passato alle vie legali, presentando una causa di risarcimento nei confronti dei funzionari e dirigenti comunali coinvolti nello scandalo ‘affittopoli’, per i danni economici arrecati ai romani e alla città.
Ovviamente tra i responsabili rientra anche chi ha occupato abusivamente gli immobili del Comune e non ha mai pagato gli affitti; ma lo è ancor di più chi aveva il compito di vigilare e operare affinché ciò non accadesse. E, invece, ha preferito chiudere gli occhi, serrare la bocca e tapparsi le orecchie davanti ad una illegalità evidente.
Intanto, al pubblico ministero Corrado Fasanelli, fin dall’inizio a capo della maxi-indagine, toccherà fare chiarezza sulla gestione del patrimonio immobiliare capitolino. Parallelamente il pm Alberto Galanti lavora su una lista di 57 locali e terreni, sempre di proprietà del Comune, occupati abusivamente. Si tratta di spazi e locali pubblici che erano stati assegnati, dal comune, provvisoriamente e con finalità sociali (aree verdi, semplici locali trasformati in pizzerie, bar, ristoranti o club privati), ma in seguito occupati abusivamente. Chi, in origine, aveva ottenuto l’autorizzazione, si è poi insediato definitivamente, andando oltre il breve periodo di concessione e – cosa ancor più grave – mettendo in piedi attività con finalità di lucro.
Vedremo come andrà a finire la caccia ai colpevoli. Una cosa mi sento di promettervela: non molleremo l’osso tanto facilmente!

A presto,
CR

E alla fine arriva “Arfio”!

Cari Amici,

era nell’aria, e oggi è stato confermato: Forza Italia vira su Alfio Marchini, l’imprenditore che non ricorda i capolinea della metro. Marchini – cosa mai vista, o quasi – subentra in corsa, come in una partita di calcio, quando mancano pochi minuti al termine e l’allenatore è disperato.

Così si risolve, almeno così assicurano, lo psicodramma che ha agitato le notti del centro-destra italiano a solo poche settimane dal voto. Bertolaso, screditato dal suo stesso partito, si siederà “in panchina”: è lui l’agnello sacrificale sull’altare della “tenuta” del partito di Berlusconi.

Ebbene, qual è il problema? Questo: che proprio “Arfio” – come lo chiamano i romani, abituati a soprannomi e nomignoli – ha puntato tutta la comunicazione della sua campagna elettoraleelezioni-roma-2016-alfio-marchini-manifesto sull’estraneità all’apparato. “Liberi dai partiti“, lo slogan della sua lista, andava bene forse per un outsider: ma di sicuro diventa controproducente, e un po’ imbarazzante, se ci si apparenta con un “partitone” come quello dei forzisti, imbottito di uomini di palazzo, strutturato come una macchina elettorale, da 20 anni e più al centro delle vicende politiche italiane.

Servirà il bianchetto, su quei manifesti: o, meglio, sarebbe il caso di rimuoverli al più presto. Questo è quello che abbiamo chiesto noi del Codacons, perchè gli elettori devono essere correttamente informati sui contenuti di una campagna elettorale cruciale per la città di Roma. Una campagna cui stiamo partecipando anche noi di RienzixRoma, nella convinzione di garantire un’adeguata rappresentanza ai cittadini comuni, a tutti quelli che vogliano fare una scelta – stavolta sì – di rottura con l’immobile panorama politico del nostro Paese.

E però, oltre a questo, al simpatico “Arfio” non posso risparmiare un consiglio amichevole: la prossima volta si ricordi di andare piano con le promesse, le assicurazioni, le certezze. Se le cose cambiano – e in politica cambiano – possono trasformarsi in lacci, boomerang, debolezze. Come nella vita, anche in campagna elettorale è meglio evitare di promettere cose che non si possono mantenere.

A presto,

CR

Una giornata dedicata a voi consumatori

Cari amici,

sapete che giorno è oggi? Oggi è la Giornata Europea del Consumatore, arrivata ormai alla sua 18° edizione. Proprio in queste ore al Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) di Bruxelles si sta parlando di come favorire i consumatori e le piccole imprese con una legislazione più semplice (lo slogan di quest’anno, infatti, è “Better regulation”).
In effetti, norme poco chiare svantaggiano inevitabilmente anche i consumatori più navigati, figuriamoci quelli ignari dei propri diritti! quando, invece servirebbero leggi più intelligenti. Da più di 30 anni con l’associazione che io stesso ho fondato, lotto per tutela dei consumatori. Ogni giorno nelle nostre sedi arrivano in media più di 80 persone per fare reclami. E ogni giorno accogliamo le loro proteste, trasformandole in azioni legali.
Ammetto che alcuni passi in avanti sono stati fatti negli ultimi anni. In Italia, ad esempio, la semplificazione normativa è stata messa in atto a vari livelli, tra il primo e il secondo intervento “Taglia leggi” del 2008, quando sono state eliminate 36.000 norme. Mancano però alcune basi fondamentali: leggi più intelligenti, una politica consumeristica più attenta e una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
In questa giornata voglio riconfermare il mio impegno e ribadirvi che non mi stancherò mai di agire in vostra difesa.

A presto,
CR

Candidarmi o non candidarmi, questo è il problema!

Cari Amici,

mi ritaglio qualche minuto per scrivere sul mio blog dopo che, ormai da qualche giorno, non faccio altro che parlare di elezioni, di Roma, di programmi, di problemi. Il Codacons, infatti, mi ha chiesto ufficialmente di accettare la candidatura a sindaco di Roma, come espressione dell’Associazione e sulla base di un innovativo programma per “salvare” la città. Un’Associazione che si candida, come ente collettivo, è una novità assoluta nel nostro (disastrato e immobile) panorama politico.

E io? Ormai da giorni blog rienzimi barcameno, rispondo alle domande dei cronisti, degli addetti ai lavori, degli amici e degli sconosciuti, ma resto prigioniero di questo dilemma. Che fare? Chi mi conosce lo sa, il Codacons rappresenta una parte importante della mia vita: come faccio, mi dice il cuore, a dirgli di no? E poi, però: Roma è una città allo sbando, è una metropoli caotica, per molti versi abbandonata a sé stessa, di fatto ingovernabile (o quasi). Piena di questioni irrisolte, di potentati, città-trappola, che illude e consuma.. Candidarmi, mi dico, accettare l’eventualità (anche solo teorica) di amministrarla, rasenterebbe la follia: Carlo, ragiona..!

Insomma, l’avrete capito: se mi candido o no, in tutta onestà, non lo so ancora. Di sicuro l’impegno contro il degrado della città, ma anche contro il degrado di chi l’ha amministrata, il Codacons ce lo mette: noi lanciamo una base di proposte immediate per la Capitale, e se qualcuno tra i candidati (ma qualcuno conosce i loro programmi?) vorrà raccoglierla, tanto meglio. Partendo da una base concreta: basta con le promesse, gli “armiamoci e partite”, le velleità ciclopiche e i fatti nulli. Ma basta da tutte e due le parti: basta alle parole (al vento) sparse dai candidati, basta alle parole (al vento) tollerate dai cittadini. Chi ha veramente a cuore Roma sa che la Città Eterna va governata contro gli egoismi e i privilegi (e questo lo dicono tutti) ma da qualsiasi parte questi provengano. Se necessario “contro” la cultura del cittadino stesso, se questa – come capita: pensate a chi getta i mozziconi di sigaretta a terra, con il cestino a un metro! – la danneggia.

A breve, comunque deciderò se candidarmi a Roma, qui dove “tutto l’immaginabile può essere sognato, ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura”.

Appena lo capirò, io per primo, sarete i primi a saperlo.

A presto,

CR

Strade pericolose

Cari amici,

qualche giorno fa l’ennesimo incidente stradale ha sconvolto Roma: un ragazzo è stato travolto da un autobus Atac, dopo essere stato balzato dal proprio scooter – forse da un furgone che si sarebbe dato alla fuga – ed è morto sul colpo. Il medico che ha prestato i primi soccorsi ha parlato di una scena “difficile da dimenticare” che possiamo soltanto provare ad immaginare.

Il dramma è che Simone V. è l’ennesimo centauro che muore sulle nostre strade.

Basta sfogliare le pagine di cronaca – anche solo degli ultimi 6 mesi – per rendersene conto.

Proprio ieri, infatti, Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri hanno pubblicato una nota in cui si legge che: “Nel 2015 i centauri deceduti in incidente sono stati 471, ben 81 in più dell’anno precedente, con un aumento percentuale di quasi il 21%”.

Se, quindi, nel corso del 2014 l’Istat aveva evidenziato una riduzione del numero delle vittime sulle strade – con appena 20 deceduti in meno rispetto al 2013 – i dati diffusi da Polizia e Carabinieri registrano una triste e preoccupante inversione di tendenza. Gli incidenti mortali sono, infatti, aumentati del 2,5%, passando da 1587 a 1627 così come il numero delle vittime, 22 in più rispetto al 2014.

I mesi più neri da questo punto di vista, oltre a gennaio e dicembre, sono stati quelli del trimestre estivo – luglio, agosto e settembre – “con un incremento dei deceduti del 13,5% rispetto allo stesso periodo del 2014 (66 morti in più)”.

Gli orari in cui si verificano più incidenti mortali sono quelli notturni: nel corso del 2015, dalle 22 alle 6, si sono stati rilevati 443 incidenti mortali (62 più del 2014) con 483 vittime (56 in più di due anni fa), con un aumento percentuale, rispettivamente, del 16,3% e del 13,1%.

Ma, i dati più allarmanti riguardano proprio i motociclisti: nel 2015 ne sono morti 471, ben 81 in più rispetto al 2014, con un aumento percentuale di quasi il 21%.

Erano 15 anni che il numero delle vittime di incidenti stradali diminuiva ad ogni rilevazione ma, per noi del Codacons questi dati non rappresentano certo una novità.

Abbiamo denunciato più volte la pericolosità della “cattive abitudini” alla guida, lanciando anche una apposita campagna di sensibilizzazione – visibile sul canale Youtube dell’Associazione – insieme ad Autostrade per l’Italia. Eppure la prima settimana del 2016, solo a Roma e provincia, si è conclusa già con tre morti e una decina di feriti gravi in incidenti. Una strage che sembra non conoscere tregua.

Cosa si può fare? Un valido ed importante aiuto viene senz’altro dall’approvazione del reato di omicidio stradale, ma la differenza possiamo farla solo noi automobilisti, guidando con prudenza e facendo attenzione, molta attenzione alla strada!

A presto,

Carlo

La crisi della casa

Cari amici,

è proprio vero: in Italia la povertà sta vincendo. L’ennesima conferma di quanto già denunciato in passato, anche da noi del Codacons, viene dall’ultima indagine Istat sulla condizione delle persone che vivono in povertà estrema. In Italia esiste un vero e proprio esercito silenzioso di senza tetto. Secondo l’Istat sono oltre 50.770 le persone senza fissa dimora che, nei mesi di novembre e dicembre 2014, hanno utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna nei 158 Comuni in cui è stata condotta l’indagine. Il dato è, purtroppo, in aumento rispetto al 2011: all’epoca i senza tetto erano “solo” 47.648. Parliamo del 2,43 per mille della popolazione regolarmente iscritta presso i Comuni considerati dall’indagine, valore in aumento rispetto a tre anni prima, quando era il 2,31 per mille.

Nell’indagine Istat si legge che “si tratta per lo più di uomini (85,7%), stranieri (58,2%), con meno di 54 anni (75,8%), anche se, a seguito della diminuzione degli under 34 stranieri, l’età media è leggermente aumentata (da 42,1 a 44,0), o con basso titolo di studio: solo un terzo raggiunge almeno il diploma di scuola media superiore”. Anche la durata del periodo in cui si rimane nella condizione di “senza dimora” è aumentata rispetto al 2011: diminuiscono, dal 28,5% al 17,4%, quanti sono senza dimora da meno di tre mesi, mentre aumentano le quote di chi lo è da più di due anni (dal 27,4% al 41,1%) e di chi lo è da oltre 4 anni (dal 16% sale al 21,4%).

E quando si fanno statistiche – specie sulla povertà – il divario tra nord e sud non manca mai: tra le persone senza dimora la quota che si registra nelle regioni del Nord-ovest (38%) è del tutto simile a quella stimata nel 2011, così come quella del Centro (23,7%) e delle Isole (9,2%); nel Nord-est si osserva invece una diminuzione (dal 19,7% al 18%) che si contrappone all’aumento nel Sud (dall’8,7% all’11,1%).

Ma le cattive notizie, come si suol dire, non vengono mai da sole: la Coldiretti, proprio in occasione della diffusione dei dati Istat, ha ricordato – forse c’era proprio bisogno di farlo – che sono oltre 6 milioni le persone in Italia che non hanno denaro a sufficienza neanche per alimentarsi adeguatamente ed hanno quindi bisogno di aiuto per mangiare. E anche in questo caso il Sud registra il primato più triste: il 17,3% delle famiglie monoreddito non riesce a permettersi un pasto adeguato ogni due giorni.

Assurdo se pensiamo che ogni italiano ha buttato nel bidone della spazzatura durante l’anno ben 76 chili di prodotti alimentari, più che sufficienti a garantire cibo adeguato per tutti i cittadini.

Beh, io non riesco neanche ad immaginare cosa significa non poter mangiare per due giorni o non avere un tetto sopra la testa per quattro anni! E non riesco a capacitarmi di come si possa fare a vivere così, sempre che questa possa chiamarsi vita. L’unica cosa che so è che in Italia la povertà non può e non deve vincere e i mezzi per impedirlo ci sono, basta solo saperli utilizzare!

A presto,

Carlo

Oro nero

Cari amici,

in questi giorni – lo avrete sicuramente sentito – il prezzo del petrolio è sceso vertiginosamente, trascinando a fondo anche le principali borse europee. E sapete perché? Venerdì scorso i vertici dell’Opec – Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio – hanno deciso di non tagliare la produzione di greggio, come invece hanno fatto più volte in passato. Così il barile è scivolato sui mercati, scendendo ai minimi da sei anni a questa parte: il Brent del Mare del Nord a 40 dollari al barile e il Wti americano sotto i 38.

Insomma, attualmente si produce più carburante di quanto ne chieda il mercato, nonostante la crisi e la diffusione degli idrocarburi non convenzionali. Ed ecco spiegato il calo dei prezzi.

Un crollo così non si vedeva davvero dal 2009, ma per noi consumatori italiani non è cambiato nulla. Il costo della benzina è, infatti, sempre lo stesso. Anzi, l’Italia è addirittura ai vertici della classifica dell’Unione europea per i prezzi di benzina e gasolio. Con una media di 1,340 euro per un litro di gasolio, l’Italia si piazza al secondo posto della classifica Ue dove il diesel costa di più. Peggio di noi c’è solo il Regno Unito con 1,543 euro al litro.

Un litro di benzina, invece, costa il 20% in più rispetto alla media Ue: con 1,475 euro al litro, infatti, la Penisola si trova in quarta posizione dietro a Paesi Bassi (1,545 euro/litro), Regno Unito (1,502 euro/litro) e Danimarca (1,499 euro litro), dove tuttavia il reddito medio è assai più alto.

Vi starete chiedendo perché. Beh, la risposta purtroppo è semplice: troppe tasse! Chi l’avrebbe detto? In Italia le cause di un prezzo così alto sono le accise e soprattutto l’IVA. Le prime gravano sul prezzo finale per 0,728 euro, più dell’intero prezzo industriale, mentre l’IVA al 22% per 0,293 euro.

Per chi non lo sapesse, ogni volta che fate il pieno alla vostra auto lo scontrino è lievitato da tasse “misteriose” che ci trasciniamo da oltre 70 anni e che lo Stato continua a farci pagare, come il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935, la ricostruzione del post disastro del Vajont del 1963 o del terremoto dell’Irpinia del 1980.

A far lievitare i prezzi ci sono, però, anche i costi della distribuzione: da noi incidono per 0,142 euro su ogni litro di benzina e per 0,143 euro su ogni litro di diesel, molto più che in Germania (0,129 euro per la benzina e 0,127 per il diesel) e in Francia (0,109 euro per la benzina e 0,088 euro per il diesel).

Persino l’Austria, che dal punto di vista geografico non è certo favorita nell’approvvigionamento di idrocarburi, può vantare valori più bassi di quelli italiani: rispettivamente 0,117 euro per la benzina e 0,131 euro per il diesel.

Insomma, il prezzo del petrolio cala ma fare benzina è sempre e comunque un salasso.

Giusto per fare un esempio, in coincidenza del ponte dell’Immacolata si è registrata una vera e propria stangata da 30 milioni di euro solo per i rifornimenti di carburante.

Va bene che, di questi tempi, l’auto può essere considerata un “bene di lusso” ma perché dobbiamo essere costretti a spese folli per poterci concedere qualche giorno di vacanza?

A presto,

Carlo

Taranto soffoca!

Cari amici,

doveva iniziare oggi il maxi-processo “Ambiente Svenduto”, sul presunto disastro ambientale causato dall’Ilva di Taranto. Il più grande processo in tema ambientale, con 47 imputati e oltre mille parti civili, è, invece, tutto da rifare: un banale errore materiale fa tornare indietro l’intero procedimento all’udienza preliminare. Poco prima del rinvio a giudizio, i magistrati della Procura si sono accorti che nel verbale dell’udienza preliminare, il 23 luglio scorso, non era stato indicato il nome del difensore d’ufficio per 10 imputati i cui legali erano assenti quel giorno. Sembra assurdo, ma è così!

Una svista che costerà però diversi mesi ai tempi del processo, nel contesto di un sistema giudiziario che di certo non brilla per celerità. Una sciocchezza che per il Codice di Procedura penale è una insanabile compromissione del diritto di difesa, un motivo di nullità tale da far crollare un intero processo. Si torna, dunque, all’udienza del gup che ha preceduto quella culminata nel rinvio a giudizio di 44 persone fisiche (tra vertici Ilva, politici, imprenditori e funzionari ministeriali e regionali) e tre società, con accuse che vanno dall’avvelenamento delle acque all’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, dalla concussione all’omissione di cautele sui luoghi di lavoro, omissione che avrebbe causato, tra le altre cose, ben due morti bianche. La palla passa ora al gup che dovrà, così, fissare una nuova udienza preliminare.

E nell’attesa dei tempi della giustizia Taranto letteralmente soffoca!

La Asl di Taranto ha inviato al sindaco Ippazio Stefano una relazione, sulla base delle rilevazioni Arpa, in cui si legge che: “la popolazione della città di Taranto, e in particolare quella parte che risiede nei quartieri limitrofi alla zona industriale, rappresenta un gruppo ad alto rischio per lo sviluppo di patologie correlate all’inalazione di polveri sottili, perciò necessita di maggior tutela rispetto alla popolazione generale”.

Sebbene negli ultimi anni – almeno così dicono – si sia registrata una riduzione della concentrazione di polveri sottili e benzo(a)pirene, attribuiti all’attività dell’ Ilva, per decenni i cittadini hanno respirato elevate concentrazioni di inquinanti ambientali, che non possono non aver avuto un ruolo in termini di salute pubblica, e i cui effetti potrebbero manifestarsi negli anni a venire! Inoltre, dice la Asl, le emissioni sono “sotto controllo” ma se il vento tira da nord ovest, ovvero dove si trovano le ciminiere dell’Ilva, a Taranto scatta l’allarme per la salute di soggetti già a rischio, come cardiopatici, asmatici, anziani e bambini.

Insomma, la situazione è tragica. Le emissioni saranno anche diminuite, ma da due settimane Taranto è sotto-vento e proprio venerdì è scattata l’allerta 3:

ovvero – per stare alle parole contenute nella relazione ufficiale della Asl – quella per cui è consigliato a «tutta la popolazione di programmare eventuali attività sportive all´aperto nelle ore in cui i livelli di inquinamento sonoinferiori,ovvero fra le ore 12 e le 18». Fascia oraria – questa delle 6 ore – in cui si possono aprire le finestre.

Ma che vita è questa?

A presto,

Carlo