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E noi paghiamo!

Cari amici,

il 2016 è iniziato subito con una cattiva notizia per noi consumatori.

Chi, in questi primi giorni dell’anno, ha dovuto prendere il treno – per lavoro o per piacere – si sarà accorto dei prezzi rialzati anche su tutti i Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca. Il prezzo base di un biglietto per un treno ad alta velocità è aumentato in media del 2,7%. Vi faccio alcuni esempi: un Milano-Roma che con tariffa base partiva da 86 euro, è passato ora a 89 euro, il Napoli-Roma da 43 a 44 euro mentre il Napoli-Milano è aumentato di 4 euro da 95 a 99 euro. Gli aumenti decisi da Ferrovie non riguardano né gli abbonamenti né le tariffe economy e super economy, ma la “fascia di prezzi più alta e flessibile”. E, sempre a detta di Ferrovie, con i ritocchi di oggi i prezzi continuano a essere inferiori a quelli di 5 anni fa ma “con servizi più moderni, capillari e veloci”. Davvero?!

Quel che è certo è che a costare di più non sono soltanto i biglietti dei treni ad alta velcoità. Dal primo dell’anno, infatti, sei tratte autostradali, dopo il via libera del ministero dei Trasporti, hanno aumentato i pedaggi. Le tratte più costose sono la Pedemontana Lombarda (+1%), la Satap tronco A4 (Torino-Milano +6,5%) e la tangenziale esterna di Milano (+2,10%).

Infine, come se non bastasse, è aumentata di 2,5 euro anche l’addizionale comunale sui biglietti aerei, che porta l’odioso balzello a 9 euro a passeggero, 10 se si parte da Ciampino o Fiumicino.

Insomma tra autostrade, treni ed aerei, una vera e propria stangata si abbatterà sugli italiani, al punto che le famiglie nel corso del 2016 spenderanno complessivamente oltre 1,4 miliardi di euro in più solo per la voce trasporti!

Ma c’è di più. Altre voci del bilancio familiare aumenteranno, con un maggior costo di 551 euro per ogni famiglia. Tra le voci di spesa che saliranno di più ci sono quelle per l’istruzione (+79 euro per ogni nucleo familiare), le tariffe dell’acqua e dei rifiuti (+137 euro), i ristoranti (+26 euro) i servizi bancari (+18 euro) e le bollette di luce e gas (+12 euro). A pesare di più sul bilancio saranno i generi alimentari, che costeranno in media 189 euro in più a famiglia.

E noi? Paghiamo!

A presto,

Carlo

Oro nero

Cari amici,

in questi giorni – lo avrete sicuramente sentito – il prezzo del petrolio è sceso vertiginosamente, trascinando a fondo anche le principali borse europee. E sapete perché? Venerdì scorso i vertici dell’Opec – Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio – hanno deciso di non tagliare la produzione di greggio, come invece hanno fatto più volte in passato. Così il barile è scivolato sui mercati, scendendo ai minimi da sei anni a questa parte: il Brent del Mare del Nord a 40 dollari al barile e il Wti americano sotto i 38.

Insomma, attualmente si produce più carburante di quanto ne chieda il mercato, nonostante la crisi e la diffusione degli idrocarburi non convenzionali. Ed ecco spiegato il calo dei prezzi.

Un crollo così non si vedeva davvero dal 2009, ma per noi consumatori italiani non è cambiato nulla. Il costo della benzina è, infatti, sempre lo stesso. Anzi, l’Italia è addirittura ai vertici della classifica dell’Unione europea per i prezzi di benzina e gasolio. Con una media di 1,340 euro per un litro di gasolio, l’Italia si piazza al secondo posto della classifica Ue dove il diesel costa di più. Peggio di noi c’è solo il Regno Unito con 1,543 euro al litro.

Un litro di benzina, invece, costa il 20% in più rispetto alla media Ue: con 1,475 euro al litro, infatti, la Penisola si trova in quarta posizione dietro a Paesi Bassi (1,545 euro/litro), Regno Unito (1,502 euro/litro) e Danimarca (1,499 euro litro), dove tuttavia il reddito medio è assai più alto.

Vi starete chiedendo perché. Beh, la risposta purtroppo è semplice: troppe tasse! Chi l’avrebbe detto? In Italia le cause di un prezzo così alto sono le accise e soprattutto l’IVA. Le prime gravano sul prezzo finale per 0,728 euro, più dell’intero prezzo industriale, mentre l’IVA al 22% per 0,293 euro.

Per chi non lo sapesse, ogni volta che fate il pieno alla vostra auto lo scontrino è lievitato da tasse “misteriose” che ci trasciniamo da oltre 70 anni e che lo Stato continua a farci pagare, come il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935, la ricostruzione del post disastro del Vajont del 1963 o del terremoto dell’Irpinia del 1980.

A far lievitare i prezzi ci sono, però, anche i costi della distribuzione: da noi incidono per 0,142 euro su ogni litro di benzina e per 0,143 euro su ogni litro di diesel, molto più che in Germania (0,129 euro per la benzina e 0,127 per il diesel) e in Francia (0,109 euro per la benzina e 0,088 euro per il diesel).

Persino l’Austria, che dal punto di vista geografico non è certo favorita nell’approvvigionamento di idrocarburi, può vantare valori più bassi di quelli italiani: rispettivamente 0,117 euro per la benzina e 0,131 euro per il diesel.

Insomma, il prezzo del petrolio cala ma fare benzina è sempre e comunque un salasso.

Giusto per fare un esempio, in coincidenza del ponte dell’Immacolata si è registrata una vera e propria stangata da 30 milioni di euro solo per i rifornimenti di carburante.

Va bene che, di questi tempi, l’auto può essere considerata un “bene di lusso” ma perché dobbiamo essere costretti a spese folli per poterci concedere qualche giorno di vacanza?

A presto,

Carlo

Quando la casa diventa un lusso…

Cari amici,

qualche giorno fa, durante l’audizione in Parlamento sulla Legge di Stabilità, l’Istat ha consegnato una relazione in cui affronta il dolente capitolo sulla “casa”. Il quadro che emerge è a dir poco sconfortante.

Secondo l’Istituto, sono circa 3 milioni le famiglie italiane in difficoltà nel sostenere le spese dell’abitazione e che, almeno una volta nel 2014, non sono riuscite a pagare il mutuo, l’affitto o le bollette. Parliamo del 11,7 % del totale delle famiglie italiane, mica bruscolini!

Andando nel dettaglio, secondo l’Istat il 10,2% delle famiglie si è trovata in ritardo con i pagamenti delle bollette per le utenze domestiche. Mentre tra le famiglie in affitto, il 16,9% si è trovata in arretrato con il pagamento. Infine, il 6,3% delle famiglie con il mutuo da pagare non è riuscito a saldare in tempo la rata.

Come mai questi ritardi? La risposta, purtroppo, è semplice: la crisi economica degli ultimi anni ha impoverito talmente tanto le famiglie italiane che avere una casa, in affitto o di proprietà, costa troppo ed è diventato quasi un lusso.

Il condominio, il riscaldamento, il gas, l’acqua, l’elettricità, la manutenzione ordinaria e l’affitto o la rata del mutuo costituiscono una delle voci principali del bilancio familiare. E, solo nel 2014, l’esborso medio di una famiglia per queste spese è stato di 357 euro mensili, a fronte di un reddito netto di 2.460 euro, con un incidenza del 14,5%. Insomma, in parole povere, un salasso!

Per noi del Codacons i dati diffusi dall’Istat non rappresentano certo un fulmine a ciel sereno, anzi non fanno che confermare l‘allarme morosità che avevamo lanciato nel 2014, proprio in relazione al pagamento delle bollette, dell’affitto o delle rate dei mutui. A pagarne maggiormente le conseguenze sono poi i nuclei a basso reddito e le famiglie numerose che, ancora oggi, versano in condizioni economiche disastrose, che faticano ad arrivare a fine mese, figuriamoci a saldare tutte le fatture!

La Legge di Stabilità rappresenta, da questo punto di vista, un’occasione che il governo non può lasciarsi sfuggire: come confermato dai dati Istat, è necessario introdurre agevolazioni speciali, come forti rateizzazioni, sconti e misure di sostegno in favore di tutte queste famiglie in difficoltà!

A presto,

Carlo

Emissioni auto, la storia continua

Cari amici,

dopo lo scandalo “dieselgate” e il clamore che ne è seguito, tutti ci aspettavamo, o meglio speravamo, che si arrivasse ad un giro di vite sulle emissioni delle auto e sui test per verificarle. A Bruxelles, invece, i governi Ue hanno incredibilmente approvato una decisione tecnica sui motori che autorizza le case automobilistiche ad inquinare a tutto spiano.

Riepilogo brevemente la vicenda per chi non la conoscesse.

Nel lontano 2007 – ben 8 anni fa – la Commissione europea aveva proposto al Comitato tecnico Ue sui veicoli a motore (Tmcv) di rendere la norma Euro 6 effettiva per l’omologazione dei nuovi veicoli a partire dal settembre 2017, effettuando i test su strada in condizioni di guida reali, piuttosto che in laboratorio: come ha dimostrato il caso Volkswagen, questi test sono tutt’altro che affidabili. La proposta prevedeva, inoltre, due anni di tempo alle case automobilistiche per adeguarsi e la possibilità di sforare del 60% il limite di 80mg/Km per le emissioni degli ossidi di azoto. Il rispetto del limite sarebbe diventato tassativo a partire dal settembre 2019.

L’accordo approvato ieri dagli Stati membri prevede, invece, una soglia di tolleranza ben più alta, circa il 110%, e scala tutto di due anni: il limite di 80 mg/Km per i Nox per l’omologazione dei nuovi modelli potrà essere verificato nei test su strada in condizioni reali solo dal settembre 2019 (invece che 2017) e il limite di tolleranza potrà essere superato fino al primo gennaio 2021.

Come a dire: se le aziende sono costrette a barare per rispettare gli obblighi, la flessibilità è la soluzione. Sembra proprio che il Comitato tecnico abbia voluto favorire in tutti i modi le case produttrici. E, dopo lo scandalo Volkswagen che ha avuto il merito di rivelare quei trucchetti usati da tutti e da sempre, sembra incredibile che si vedano aumentati i limiti di tolleranza. Le emissioni di ossido di azoto sono, infatti, estremamente dannose per la nostra salute; possono causare enfisemi, bronchiti, problemi cardiocircolatori, asma. Per questo, la tolleranza accordata dalla Commissione Europea è inaccettabile!

A presto,

Carlo

Le promesse di Renzi e l’abuso della credulità popolare

Da settimane siamo investiti da una marea di abusi della credulità popolare. Il Premier Renzi che promette di trovare 90 miliardi in pochi mesi usando la tecnica ormai consolidata di Papa Bergoglio: strette di mano, buon appetito e buon pranzo! Accorti comunicati stampa del suo efficientissimo ufficio stampa quando telefona al convento e trova la segreteria telefonica… escono ambedue per strada senza cravatta (e papalina) e senza scorta, ecc.

Fermo restando che mentre il Papa può ben farlo avendo sempre, senza spese, la possibilità di guadagnare adepti e consenso, Renzi non dovrebbe, perché non ha i fondi per ottenere lo stesso risultato (pochi miliardi raschiati senza mettere mano alla totale eliminazione degli sprechi non serviranno proprio a niente) .

Ma quelli che più ci fanno irritare sono i c.d. imprenditori illuminati che continuano a pontificare cavolate immani per farsi belli. Un plauso particolare a Maurizio Crozza che, finalmente, è stato capace di spiegare al mondo attraverso la sua trasmissione chi è veramente Farinetti (Eataly), uno che mentre predica il bene del paese, vende scatole di pelati con etichette illegali e insegna ai giovani la “furbizia”!! “Ma si limiti a vendere prosciutti”, ha giustamente detto Crozza, che solo per questo noi candideremo al “Premio Amico del consumatore” 2014.

E il mecenate Diego Della Valle che, dopo aver avuto in “regalo” il Colosseo per venti anni prorogabili da una certa dott.ssa Moretti che ha firmato il contratto per la Soprintendenza a suo favore, ha dichiarato sostanzialmente al Giudice penale che non lo aveva letto prima… di firmarlo, e continua a predicare che fa il bene del Paese. Non solo. Per far tacere i cittadini li cita in giudizio per 36 milioni di euro sentendosi diffamato.

E che dire di Cucinelli che continua a regalare aumenti di stipendio ai suoi dipendenti facendo invidia a chi, ingenuamente, pensa che una nicchia di mercato (per di più all’estero) di pullover da 3000 euro ciascuno sia una situazione riproducibile anche per altre imprese? Siamo stufi davvero! Vogliamo di nuovo le Madonne che piangono come a Civitavecchia e le bambine che vedono la santa apparire: questa è vera sana pulita credulità popolare.

E vogliamo da Renzi non più strette di mano e promesse ma un immediato chiaro decalogo per la nomina degli alti burocrati di Stato che si accinge a sfornare (Poste, Eni, Enel, ecc. ecc.). E se proprio non pensa di nominare me (l’unico di cui mi fido) allora ecco i requisiti che pretendiamo in chi occupa poltrone di rilievo:

Competenze: Devono essere comprovate le competenze tramite c.v. adeguati e non trascurate le capacità relazionali e le precedenti posizioni di coordinamento di vertici aziendali.

Età: Si devono escludere tra i vertici (Presidente, AD, DG) persone che non abbiano almeno cinque anni di attività lavorativa prima dell’età pensionabile. Chi supera tale limite di età può rientrare tra i consiglieri che non possono avere più di un incarico, cosi come per i sindaci del collegio.

Genere: ricordiamo l’impegno preso dal Presidente del Consiglio dopo la composizione del Governo: “Ci sarà la presenza del 50 per cento di donne ai vertici delle grandi Aziende di Stato.

Numero mandati: Non si possono superare i tre.

Carichi pendenti: Nessun componente deve avete carichi pendenti.

Tratto da: http://www.huffingtonpost.it/carlo-rienzi/le-promesse-di-renzi-e-labuso-della-credulita-popolare_b_5075802.html

TASSE LOCALI: RIDATECI I SOLDI! NEL TUO COMUNE LE IMPOSTE LOCALI SONO AUMENTATE E I SERVIZI SONO PEGGIORATI? SEGNALALO A CARLO RIENZI!

Le imposte locali sono in costante aumento nel nostro paese: in base agli ultimi drammatici dati in 15 anni, dal 1996 al 2011, le entrate tributarie degli enti locali (Regioni, Province e Comuni), sono aumentate del 114,4%. Tradotto in soldoni, vuol dire che i cittadini hanno pagato 102 miliardi di euro in più a titolo di imposte locali.

Negli ultimi 12 mesi le tariffe locali sono cresciute in media del 4,9%, nello specifico: +5,3% il trasporto urbano e +9,3% i collegamenti extra-urbani; acqua potabile +6,7%, rifiuti urbani +4.7%, taxi +5,2%, treni regionali +3,8%.

E’ di oggi inoltre la notizia che quasi 2.000 comuni italiani hanno deciso di aumentare le aliquote dell’addizionale Irpef: ulteriori soldi che usciranno dalle tasche delle famiglie per finire in quelle dei comuni.

Ma a tali maggiori sacrifici richiesti ai cittadini, corrisponde un miglioramento del servizio offerto da Regioni, Province e Comuni? I soldi raccolti dagli enti locali, infatti, dovrebbero tornare agli utenti sottoforma di servizi resi (trasporti, acqua, raccolta rifiuti, ecc.). Tuttavia, il grado di soddisfazione degli italiani è in costante calo.

Per tale motivo abbiamo deciso di lanciare questa iniziativa: segnala su questo blog il peggioramento dei servizi nel tuo comune di residenza (trasporti insufficienti, acqua non potabile, treni regionali sovraffollati, immondizia non raccolta, ecc.) e il Codacons valuterà le azioni legali da intraprendere contri i Comuni per far restituire ai cittadini le maggiori somme pagate a fronte di servizi inadeguati o in costante peggioramento.

SANITA’ NEL LAZIO : NO A NUOVI TAGLI!! SI PREPARA RICORSO AL TAR CONTRO I PROVVEDIMENTI DEL COMMISSARIO BONDI

Anche noi del Codacons ci associamo al grido d’allarme lanciato da 40 associazioni e sigle sindacale del comparto sanitario contro i tagli alla sanità pubblica e privata del Lazio, che rischiano di portare al collasso l’intero settore.

La sanità pubblica e privata della regione ha infatti già subito ripetuti tagli, che hanno avuto pesanti ripercussioni sul servizio reso agli utenti.

Pensate alle lunghe liste d’attesa, all’aumento dei costi di assistenza per i malati, alla generale riduzione della qualità del servizio offerto.

Ulteriori tagli peserebbero come un macigno su un settore che appare già allo stremo. E, a pagarne le spese, saremo sempre noi cittadini.

Abbiamo così deciso di ricorrere al Tar del Lazio contro qualsiasi provvedimento del Commissario regionale Enrico Bondi che dovesse andare nella direzione di una riduzione del servizio sanitario.

I sindacati e le associazioni di categoria possono agire assieme al Codacons per impugnare i tagli e chiederne l’annullamento, aderendo al ricorso al Tar dell’associazione.

La stessa adesione possono fornirla anche i singoli cittadini fruitori del servizio sanitario, al fine di bloccare provvedimento che ledono il loro diritto alla salute.

E’ possibile già da oggi fornire una preadesione al ricorso indicando su questo blog la propria volontà di partecipare all’azione (in perfetto anonimato: verrete ricontattati inserendo valido indirizzo di posta elettronica al momento dell’inserimento del vostro commento).

BANCHE: PARTE L’AZIONE RISARCITORIA DEL CODACONS IN FAVORE DEI RISPARMIATORI UNIPOL E FONDIARIA-SAI

unipolfonsai

POSSIBILE COSTITUIRSI PARTE OFFESA E CHIEDERE LA RESTITUZIONE DEI SOLDI PERSI

 

Parte l’azione risarcitoria del Codacons in favore di tutti quei risparmiatori, azionisti e assicurati Unipol e/o Fondiaria Sai che hanno perso i propri soldi.

Come noto, infatti, a causa dell’intermediazione delle banche per la compravendita delle azioni in sede di aumento di capitale Unipol e Fondiaria-Sai, migliaia di cittadini italiani hanno perduto decine di migliaia di euro.

Operazioni avvenute sulla base di offering circular non ancora approvate dalla Consob e che celavano la reale consistenza del debito.

Per questo gli investimenti possono essere annullati e/o risolti per grave inadempimento della banca ed in ogni caso per vizio nella formazione della volonta’ di sottoscrizione degli aumenti di capitale ed acquisto azioni ed obbligazioni..

Tutti i risparmiatori e gli assicurati coinvolti hanno oggi una possibilita’ di recuperare le somme investite: iscrivendosi all’azione lanciata dal Codacons, infatti, riceveranno una valutazione legale gratuita, che si conclude con un giudizio sulla fattibilita’ dell’azione contro la banca, e un modulo personalizzato per sporgere querela presso le Procure di Torino e Milano, che indagano per falso in bilancio, aggiotaggio e ostacolo all’attivita’ di vigilanza, e costituirsi parte offesa nei procedimenti aperti.

Se sara’ dimostrata la fondatezza di tali accuse, i responsabili saranno tenuti a risarcire coloro che hanno sottoscritto l’aumento di capitale subendo l’andamento anomalo del titolo.

Il Codacons invita tutti gli interessati ad aderire all’iniziativa e chiedere la restituzione dei soldi persi, compilando il questionario presente sul sito www.codacons.it; nel caso di rinvio a giudizio sara’ possibile costituirsi parte civile, vedendo finalmente riconosciuti i propri diritti.

VACANZE: I DATI DEFINITIVI DELLE LAMENTELE

 WIND JET: RECORD NEGATIVO PER GLI AEREI, IN TESTA ALLE PROTESTEIL CODACONS RICORDA COME ESERCITARE I PROPRI DIRITTI

Le ferie stanno ormai finendo. Come ogni anno il Codacons stila la statistica sulle vacanze andate male degli italiani.
Complessivamente sono pervenute 11.000 segnalazioni circa, lo stesso numero dello scorso anno. Considerato, però, che meno italiani sono andati in vacanza, si tratta di un peggioramento della situazione. Secondo stime dell’associazione, infatti, questa estate sono partiti per le ferie 2,5 milioni in meno di italiani rispetto al 2011. Ad incidere negativamente sul dato c’è sicuramente la vicenda di Wind Jet che ha fatto balzare la voce trasporti, con il 32%, al primo posto delle segnalazioni giunte al Codacons, un livello record mai raggiunto, anche se non tutte le proteste erano specificatamente relative a vacanze ma riguardavano anche semplici spostamenti.
Scende rispetto al 2011, pur restando al secondo posto, la voce pacchetto turistico che si attesta al 22%. La riduzione, però, è da attribuire ad un aumento degli italiani che, per risparmiare, hanno optato per vacanze fai da te rispetto a quelle organizzate dai tour operator. Al terzo posto gli alberghi, stabili al 19%. All’interno di questa voce, sono gli scarafaggi gli animali più segnalati nelle proteste dei consumatori, seguiti da mosche (nei piatti, nei buffet, sugli affettati …) e ragni. Al quarto posto le promesse non mantenute dei tour operator con il 14%, anche queste in calo per il minor numero di pacchetti turistici venduti.

Migliora nettamente, invece, passando dal 6 al 4%, la voce bagagli, che dal 2009 ad oggi ha registrato un continuo e costante progresso, grazie all’attivazione di nuovi impianti di smistamento automatico dei bagagli nei principali aeroporti italiani.

CLICCA QUI PER VEDERE LA GRIGLIA RIEPILOGATIVA!

Il Codacons ricorda a chi ha acquistato un pacchetto turistico come esercitare i propri diritti in caso di vacanza rovinata:

·         I consumatori devono richiedere, ai sensi dell’art. 49 del Codice del Turismo (Decreto Legislativo 23 maggio 2011, n. 79), il risarcimento dei danni subìti inviando all’organizzatore del viaggio una raccomandata a.r. entro e non oltre 10 giorni lavorativi dal rientro. Non c’è bisogno di quantificare subito il danno. In ogni caso l’invio della raccomandata o il reclamo in loco non sono obbligatori ai fini dell’ottenimento di un risarcimento del danno. Infatti, secondo una recente sentenza della Cassazione, sono “previsioni a favore del consumatore, lontane dallo stabilire oneri e decadenze a carico dello stesso. Il reclamo in loco è volto a consentite di porre rimedio alle inadempienze; il reclamo con raccomandata è facoltativo: è volto alla denuncia degli inadempimenti al fine di favorire la soluzione della controversia in via stragiudiziale“.

·         Meglio se la raccomandata la fate scrivere direttamente dal Codacons, visto che spesso alle lettere del singolo consumatore i tour operator non rispondono o lo fanno con una lettera standard uguale per tutti in cui si respinge la richiesta di rimborso, in modo da scoraggiare il consumatore nella sua giusta pretesa.

·         Conservate tutta la documentazione del torto subito (molto utili le fotografie ed i filmini fatti, scontrini per spese varie).

·         Non buttate il catalogo: vale per dimostrare le promesse non mantenute.

·         Non rinunciate all’azione legale! E’ sempre possibile rivolgersi ad un giudice chiedendo il risarcimento del danno subito, sia patrimoniale (il rimborso dei costi sostenuti per servizi non resi), sia morale, il cosiddetto “danno da vacanza-rovinata”, sancito dall’art. 47 del Codice del Turismo e correlato al tempo  di vacanza inutilmente trascorso e all’irripetibilità dell’occasione perduta.

·         Se non si ottiene soddisfazione o per consigli potete fissare un appuntamento con le nostre sedi legali, telefonando all’ 892 007.

SEGNALATE QUI I VOSTRI CASI DI VACANZA ROVINATA!

 

ESTATE 2012, SI AVVICINANO ALTRE “STANGATE”. LASCIATE QUI LA VOSTRA SEGNALAZIONE!

AUMENTANO I PREZZI DI LETTINI, OMBRELLONI E COSTUMI DA BAGNO

UNA GIORNATA AL MARE COSTERA’ MEDIAMENTE IL 15% IN PIU’ RISPETTO ALLO SCORSO ANNO

Una raffica di rincari si abbatterà sulle vacanze estive degli italiani. Lo afferma il Codacons, che ha elaborato le prime previsioni relative a prezzi e tariffe di beni e servizi legati alle villeggiature dei cittadini. Aumenterà tutto o quasi, dall’affitto di ombrelloni, lettini e cabine ai prezzi dei beni classici delle vacanze, come costumi da bagno e creme solari. La colpa dei rincari – spiega l’associazione – è da attribuire in primo luogo al caro-benzina, che produce maggiori costi in tutti i settori i quali, alla fine della fiera, vengono scaricati sui consumatori finali. Ma ad incidere è anche la maggiore pressione fiscale – dall’aumento dell’Iva alle nuove tasse – che determina un inevitabile incremento di spese, prezzi e tariffe.

Una giornata al mare, comprensiva di spostamenti in automobile, affitto di lettino e ombrellone e consumazioni alimentari, costerà quest’anno mediamente il 15% in più rispetto al 2011 – spiega il Presidente Carlo Rienzi si v. link: http://www.codacons.it/articoli/estate_2012_stangata_si_abbattera_sulle_vacanze_degli_italiani__248341.html – Basti pensare che allo stato attuale solo per la benzina occorre spendere oggi il 20% in più rispetto allo scorso anno. Non andrà meglio a chi deciderà di trascorrere le vacanze all’estero: per mete come Maldive o Messico si potrà arrivare a pagare fino a 50 euro in più a passeggero solo per l’incidenza dei carburanti”.

Lasciate qui le vostre esperienze e segnalazioni!