Italia sotto sfrattoPosted by On

Cari Amici,

in Italia il tema degli sfratti resta perpetuamente sullo sfondo: a volte ne troviamo traccia sui giornali – qua e là – ma sempre incidentalmente, come per caso. Poi, puntualmente, sparisce dagli schermi e non se ne sente più parlare fino al blocco successivo, o alla successiva proroga. Per questo ne voglio parlare io, che nutro un genuino, duraturo interesse per le questioni che gli altri vogliono ignorare, o tacere.Per questo è importante parlarne.

Non voglio ricorrere alle solite, misere “mezze misure” all’italiana: i dati sui provvedimenti di sfratto emessi nel 2014 rappresentano a tutti gli effetti una vergogna nazionale. I numeri forniti dalla Uil ci dicono che nel 2014 gli sfratti sono aumentati rispetto all’anno precedente, con una crescita del +5%. Un dato rotondo, ma che – da solo – non restituisce la portata del problema: i meri dati, da soli, non spiegano mai un bel nulla.

Quel +5%, ma più ancora la sofferenza sociale delle categorie – e quindi delle persone in carne e ossa – coinvolte, significa che sulla questione dell’emergenza abitativa il Governo Renzi e l’ex Ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi hanno saputo fare peggio dei loro predecessori (e non era facile). Quel +5% certifica che migliaia di famiglie, dopo la mini-proroga agli sfratti scaduta lo scorso 28 giugno, rischiano infatti, letteralmente, di finire in mezzo a una strada.

Noi lo denunciamo da mesi, ma le istituzioni – come ormai d’abitudine – hanno ignorato tutte le grida d’allarme, compresa la nostra. Il tema dell’emergenza alloggiativa nel nostro Paese è semplicemente assente dal dibattito politico, che invece s’affanna intorno a questioni di carattere burocratico che non interessano a nessuno, o s’accapiglia intorno ai dettami di Confindustria, che ormai pontifica anche sulle leggi (vedi class action) da approvare.

L’unico riscontro, e niente affatto rassicurante, lo abbiamo avuto da Confedilizia, secondo cui “solo” 2000 famiglie disagiate saranno coinvolte dal problema dopo la scadenza del 28 giugno (!).

La questione, va da sé, è invece cruciale, come sono sicuro che ognuno di voi sappia già, e senza bisogno di costose consulenze. Mi piacerebbe sapere come il Ministro Delrio intenda affrontare l’emergenza casa, dal momento che l’allarme riguarda famiglie bisognose che non possono essere abbandonate al loro destino. Servirebbe un piano di recupero e risanamento urbano, o almeno la rinascita di una pur minima politica abitativa in Italia. Ma tant’è, temo che resterò deluso – con buona pace di chi si ritroverà senza un tetto sulla testa – anche stavolta.

A presto,

Carlo

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