CRISTO SI È FERMATO AD ANDRIAPosted by On


Cari amici,

sono giorni di profonda tritezza per il disastro ferroviario avvenuto in Puglia, tra Andria e Corato. Siamo sconvolti e, allo stesso tempo, frastornati dallo sciame di notizie che più che chiarire, aumentano quel polverone già confuso di domande: “perché è successo?”, “di chi è la responsabilità?”, “si poteva intervenire prima?”. Una simile tragedia si poteva evitare, eccome! Ora si va alla caccia matta e disperatissima del colpevole, come se ce ne fosse solo uno!
Potremmo continuare all’infinito col giochetto del puntare il dito al primo sospettato. C’è chi dice che i responsabili siano i capostazione della Ferrotranviaria che erano in servizio quel giorno, chi chiama in causa i loro collaboratori, chi scarica tutte le colpe all’uomo che ha alzato la paletta verde (il capostazione di Andria), ignaro che un altro treno proveniente da Corato stesse arrivando proprio in quel tragico momento.
La verità – termine tanto terribile quanto impegnativo – è che non esiste un colpevole, ma c’è una responsabilità collettiva: dal Governo agli enti locali. Storia di una parabola discendente che ha origini remote. Sappiamo tutti, da anni, che il trasporto ferroviario del sud Italia “vanta” record da terzo mondo, con treni che viaggiano ancora a binario unico, dove la sicurezza è affidata al fattore umano, perché ancora sprovvisti dei sofisticati sistemi automatici in grado di evitare incidenti. Il secondo binario sulla tratta doveva essere realizzato già dal 2015: una data già clamorosamente tardiva.
“Cristo si è fermato a Eboli”? No, si è fermato ad Andria quel terribile 12 luglio. E le vittime pesano su uno Stato che si rivela “garantista” solo per una fetta d’Italia, quella giudicata più redditizia e perciò più “degna” di investimenti, dove viaggiano i treni ad altà velocità e i viaggiatori non lamentano mai alcun ritardo, dove tutto appare preciso e funzionale.
Evidentemente oltre ai vagoni anche il nostro Paese è diviso in classi e scompartimenti. Ci sono, in realtà, due Italie: una ad alta velocità e una a binario unico, ma a perdere sono entrambe.

A presto,
CR

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