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UN GOVERNO CHE PIACE PER LE COSE CHE FA.. MENO PER QUELLE CHE ANNUNCIA!

di maio salvini

Un primo giudizio dei cittadini apartitici sul nuovo Governo è sicuramente positivo per alcune cose fatte concretamente. Lasciamo da parte gli effetti del mutamento delle regole sui contratti a termine che si potranno vedere solo quando le imprese (e la Confindustria minaccia come al solito fuoco e fiamme mentre dovrebbe supportare riforme per rapporti di lavoro meno precari) nei fatti avranno fatto realizzare le previsioni di meno occupati o più occupati, ossia tra un anno almeno. Al momento chi – come chi scrive- ha fatto 2000 cause di risarcimento contro  lo Stato per i plurimi rapporti a termine illegali secondo l’Europa vincendole tutte, non può che esprimere un giudizio positivo: meno contratti precari=meno danni per lo Stato, più serietà delle imprese, più sicurezza dei lavoratori e maggiore felicità di vita.   Ma il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo è davvero un esempio enorme di coraggio: porta una diminuzione degli introiti da gioco patologico , limita l’avvicinamento all’azzardo dei giovani, e priva l’erario di un  sacco di milioni di euro di entrate !!! chi lo avrebbe mai detto? Complimenti a Di Maio Salvini e Conte, un vero atto di coraggio civile senza precedenti nella nostra politica. Ora però occhio al rispetto della legge: già il rinvio di un anno per i contratti truffaldini delle squadre di calcio non è stato un bel vedere, ma ancora oggi si assiste sulle TV a spot di casinò e slot pubblicitari vietati…..

Ci piace meno il Governo che annuncia…..perchè ci ricorda i precedenti Governi: i Berlusconi a Portaporta e i Renzi da Fazio…..parole parole parole!…dice la canzone…..così se la flat tax Tria dice che non è cosa…BASTA ANNUNCIARLA…se il reddito di cittadinanza sarebbe solo il cambiamento di nome  degli 80 euro renziani….BASTA INGANNARE I PIU’ BISOGNOSI…..Ma altrettanto non ci piacciono anche annunci come quello di ieri e oggi sull’annullamento (non facile e privo di costi) del contratto agli indiani per ILVA – finalizzato , ben venga, a fargli mollare qualcosa di più – o sulla revoca della concessione ad Autostrade dopo il tragico inammissibile crollo del ponte Morandi. Come può pensare il Governo di dare in pasto agli sprovveduti una revoca che richiede procedure rigorose e basate su precise responsabilità dimostrate non pensando ai costi per lo Stato di una revoca frettolosa e non fondata , e ancor più ai costi già provocati in 24 ore di insider trading ai milioni di piccoli azionisti che si sono visti volare di mano il valore delle azioni possedute, e comprate con i risparmi di una vita, solo per consentire ai nostri premier di farsi belli, scansare da se stessi i giudizi negativi, ei far contenta l’opinione pubblica giustamente indignata e alla ricerca di un colpevole?? Allora più fatti e meno annunci….e i colori giallo e verde ci piaceranno sempre più.

FESTA GRANDE TRA LE LOBBY DEGLI SPECULATORI ! IL CODACONS FORSE A SETTEMBRE CHIUDE….

chiuso

Ci giunge notizia di grandi festeggiamenti fatti tra i gestori di gioco d’azzardo, i fornitori di servizi telefonici, le compagnie aeree incuranti dei diritti dei passeggeri,  i banchieri speculatori…. Ma anche molti Sindaci poco capaci, molti direttori generali di ministeri, presidenti di enti pubblici e tante altre espressioni del potere italiano che non guarda mai agli interessi della gente: la notizia che il CODACONS a settembre sarà costretto a chiudere per bancarotta , oltre migliaia di commoventi mail di solidarietà, ha suscitato la gioia di tantissimi adusi al sopruso e alla sopraffazione contro i più deboli.

Sarà una coincidenza….. Ma proprio quando un Ministro si è scagliato contro l’ultima vittoria della associazione, la sentenza del TAR che ha ribadito il divieto di circolazione dei mezzi pesanti la domenica, trovandosi a fianco la Confindustria e altre trenta associazioni di imprenditori trainati dai trasportatori di “cilena” memoria, l’Agenzia delle entrate ha inasprito la “caccia” alla ONLUS CODACONS rea di non avere pagato la tassa per inoltrare nei Tribunali italiani i ricorsi e le citazioni contro i potenti e in difesa dei deboli. Ma allora il CODACONS evade le tasse? Macchè: la legge sulle ONLUS prevede che gli “atti” delle ONLUS sono gratuiti e senza oneri….. Ma – udite udite! – non gli atti dei giudizi nei Tribunali…. Ossia se un farabutto perseguita un poveraccio per bollette non dovute, se non riesci a ottenere giustizia prima del processo, ti devi arrendere, perché poi avere Giustizia – dovendo la ONLUS che ti tutela andare in Tribunale e pagare il “contributo unificato” (la odiosa tassa sul processo) – quella strada ti costerebbe più che non ingoiare il rospo e pagare in silenzio la bolletta truffaldina!!! Così le centinaia di azioni fatte nell’ultimo anno a tutela dei più deboli si dovranno ora bloccare e – avendo la agenzia di riscossione delle tasse pignorato centinaia di migliaia di euro della associazione riducendola in bancarotta – la nostra Italia perderà (con la chiusura di oltre 500 sportelli CODACONS in tutto il Paese)  un altro raro pezzo di Giustizia e solidarietà sociale….. Il vice del Ministro Tria Glauco Zaccardi ha fatto sperare, in un recente incontro con chi scrive, un emendamento di chiarimento alla legge di Bilancio…. Ma negli ultimi giorni si fa negare al telefono…. Brutto segno.

Speriamo sia solo per le troppe gatte da pelare per trovare i fondi per il contratto di Governo e non per portare una bottiglia di spumante alla FESTA DELLE LOBBIES!!!  

STESSA SPIAGGIA, STESSO FIUME

castel sant'angelo

Il Tevere è il fiume che attraverso Roma, ma purtroppo non rappresenta una parte viva e pulsante della città a differenza di molte città europee, per questo per la prossima estate ci sarà un progetto che riguarderà un’area di diecimila metri quadrati vicina a a Ponte Marconi con una spiaggia e campi sportivi”.

Una cosa è certa, cari amici: alla prima cittadina della Capitale non manca certo la fantasia. Anche se, va detto per completezza, quella di Virginia Raggi non è un’idea del tutto originale: già Bertolaso, ai tempi della candidatura, butto lì una cosa del genere. Disse allora l’ex direttore della Protezione Civile: “Se sistemiamo bene tutti i depuratori e si fa una gestione delle fogne migliore di quell’attuale, il Tevere può diventare balneabile. Cinque anni di mandato ci vogliono tutti, ma a fine mandato, prima di salutare, farò il bagno nel fiume, come Mister Okay” (per chi non sapesse chi è “Mister OK”, qui c’è una spiegazione esaustiva).

E ancora prima, scavando, si trovano altre suggestioni marittime per il fiume dei romani: era il 1956 quando il regista Dino Risi girava le scene di Poveri ma belli, in cui due amici lavorano in uno stabilimento balneare proprio sul Tevere.

Ora: la nostalgia è uno stato d’animo nobile, e fantasticare è meraviglioso. Ma la realtà, vogliamo vedere qual è?


Ecco, in sintesi la realtà è questa: nessuna spiaggia potrà essere realizzata senza autorizzazione dell’Asl e delle autorità competenti, che dovranno eseguire approfondite verifiche sulle acque del Tevere. Questo perché il fiume capitolino è stato più volte al centro di denunce legate al forte inquinamento delle sue acque, notoriamente caratterizzate dalla presenza di topi, sporcizia e rifiuti vari. Se tali condizioni persistono/persisteranno, realizzare una spiaggia in riva al Tevere rappresenterebbe un rischio per la salute dei cittadini che si ritroverebbero a stretto contatto con agenti inquinanti, e nessun permesso potrebbe essere rilasciato dal Comune in questo senso.


Bello sognare. E bello immaginare una spiaggia in piena Roma, aperta a tutti, colorata e vivace. Io ci sto, purché la realizzazione del tutto sia condizionata alla totale assenza di pericoli per la salute pubblica.

Perché, diceva qualcuno, l’unica maniera per realizzare i propri sogni è svegliarsi.

A presto,

CR

IL PREMIO AMICO DEL CONSUMATORE NEL PROGRAMMA “RISONANZE” DELLA FESTA DEL CINEMA!

Festival_Internazionale_del_Film_di_Roma

Cari Amici,

oggi solo poche righe per annunciarvi che il Premio Amico del Consumatore 2017 – il riconoscimento che viene assegnato dall’Associazione ogni anno alle personalità del mondo civile, politico, imprenditoriale e dello spettacolo che più si sono distinte nel campo della difesa degli utenti – è stato inserito nel programma “Risonanze” della Festa del Cinema di Roma!

premio amico consumatore risonanze

Quest’anno parleremo di spreco alimentare: ci vediamo il 3 novembre 2017 presso il locale Spazio Tiziano Sottoesopra, in viale Tiziano 66/68!

A presto,

CR

F-35, L’AEREO CHE SVUOTA LE CASSE PUBBLICHE

f-35

Trump, prima ancora di insediarsi, era stato chiaro: il programma F-35 è “fuori controllo”, e per questo “miliardi di dollari sulle spese militari e altre forniture possono e saranno risparmiati”. Detto, fatto: il neo-presidente ha ottenuto dalla Lockheed Martin uno sconto del 7,3% sull’acquisto della prossima tranche di F-35, 90 velivoli per un risparmio di oltre 700 milioni di dollari.

f-35

Ma che cos’è questo F-35, e cosa c’entra l’Italia?

L’AEREO PIÙ PAZZO DEL MONDO”

Partiamo dalle basi. L’F-35 è un aereo da combattimento di fabbricazione americana. Il programma JSF (Joint Strike Fighter) venne creato per sostituire molti velivoli “mantenendo i costi di sviluppo, produzione e operativi bassi”. Peccato che in molti denunciano le mancanze, i difetti e la vera e propria esplosione dei costi del programma. Già, i costi: che non sono proprio “bassi”, a quanto pare..

COSTI

La questione è proprio questa: quanto costa un F-35? Mistero. L’indeterminatezza di costi e tempistiche è una delle principali caratteristiche del programma, in barba alla trasparenza nei confronti del cittadino/contribuente.

Partiamo dai dati certi: l’Italia ha già speso per il programma JSF F-35 oltre 3,6 miliardi di euro, di cui almeno 1,3 miliardi per l’acquisto dei primi otto esemplari (al costo medio di 150 milioni l’uno) e per gli acconti relativi ad ulteriori sette velivoli. Alla fine, secondo diverse stime, il programma (che prevede l’acquisto di 90 aerei) dovrebbe costarci una somma intorno ai 14 miliardi. Soldi delle casse pubbliche, ovvio, sottratti ad altre (più urgenti) destinazioni.

costi f35

Costi enormi. Ma, dicono i critici, le spese verranno più che compensate dai nuovi posti di lavoro nel nostro Paese. Sicuri? La realtà è molto diversa. Tutti quelli che favoleggiavano “10.000, e più, lavoratori occupati” sono scomparsi dalla vista. Il ritorno occupazionale attuale “è di circa 1200 persone”. Per il futuro si vedrà (ma non pare roseo).

PROBLEMI SU PROBLEMI

Ok, l’aereo costa. Ma almeno funziona? No: l’F-35, a quanto pare, non costa solo tantissimo. E’ anche pieno di problemi: basta leggere le decine di rapporti che confermano anomalie e guasti tecnici. Come l’ultimo, firmato da Michael Gilmore – direttore uscente del dipartimento test del Pentagono – ancora più allarmante dei precedenti: i problemi tecnici degli F-35 aumentano invece che diminuire. Oggi se ne contano ben 276: sembra quasi che abbiano un legame direttamente proporzionale con l’esplosione dei costi. Più problemi ha l’aereo, più costa..

NO AGLI F-35. ANZI, SI

C’è stato un tempo in cui andava di moda attaccare l’F-35. Portava voti. 2012, Matteo Renzi, allora sindaco di Firenze: “Continuo a non capire perché buttar via così tanto sulle spese militari, a partire dalla dozzina di miliardi necessari a comprare i nuovi F-35. Anche basta, dai”.

Eppure, non mi risulta che nel corso del tempo il programma sia stato tagliato. Come mai? Nel frattempo Renzi ha fatto per un bel po’ il Presidente del Consiglio. Avrebbe potuto trovare il tempo, no?

E IL PARLAMENTO? NON CONTA

Di tagliare gli acquisti di questi costosissimi gingilli da guerra qualcuno parlò, in effetti. E non era una voce qualunque: la Camera dei Deputati votò nel 2014 una mozione di maggioranza che impegnava formalmente il governo a “dimezzare” il budget originario del programma F-35.

Boom. Una decisione del Parlamento sovrano chiara, inconfutabile: come faranno a ignorarla, ci si chiedeva? La risposta l’ha portata il tempo: l’hanno ignorata, semplicemente. La mozione non ha infatti sortito alcun effetto pratico. Il Governo (Renzi ieri, Gentiloni oggi, domani chissà) si è limitato ad una semplice dilazione delle acquisizioni senza abbassare il numero di velivoli da acquistare. Passata la marea, poi, dietrofront: Dall’analisi dei documenti di bilancio successivi la prova definitiva: il budget è addirittura cresciuto da 13 a 14 miliardi complessivi.

MA A COSA SERVE L’F-35?

Facciamo rispondere la stessa Ministra Pinotti, in diretta a “Le invasioni barbariche” (marzo 2014):

Di fatto… I cacciabombardieri servono perché… A parte che se tu hai delle truppe, dove c’è necessità di avere una difesa aerea, però potrebbe succedere che qualcuno decide di sparare un missile magari e potrebbe decidere. Ormai ci sono dei missili che possono arrivare a distanze estreme… Potrebbero decidere di volere, con quello, distruggere o… Ehm… Ovviamente creare. Oggi purtroppo le armi sono micidiali”.

PROPOSTE ALTERNATIVE

Cosa potremmo comprare, al posto degli F-35? Gli autori della campagna “Taglia le ali alle armi” hanno studiato il caso. Secondo loro, risparmiando sul costo di 1 cacciabombardiere (129 milioni di euro), ci guadagneremmo:

  • 387 asili nido con 11.610 famiglie beneficiarie e circa 3.500 nuovi posti di lavoro

  • 21 treni per i pendolari con 12.600 posti a sedere

  • 32.250 borse di studio per gli studenti universitari

  • 258 scuole italiane messe in sicurezza (rispetto norme antincendio, antisismiche, idoneità statica)

  • 18.428 ragazzi e ragazze in servizio civile

  • 17.200 lavoratori precari coperti da indennità di disoccupazione

  • 14.742 famiglie con disabili e anziani non autosufficienti aiutate con servizi di assistenza

Che ne dite, ne varrebbe la pena?

CR

 

IL MILIONE DI EURO ALLA LOTTERIA SPAGNOLA? UNA TRUFFA

sirena 2

Complimenti! Hai vinto un milione di euro alla lotteria spagnola”.

Adesso: già è impossibile difficile vincere qualcosa giocando (e chi si occupa di gioco d’azzardo conosce bene le possibilità), ma la “lotteria spagnola” è davvero poco credibile!

La questione però è che, credibile o meno, chi tenta la carta della truffa scommette sulla “legge dei grandi numeri”: prima o poi qualcuno (distratto, ingenuo, credulone) ci cascherà.
Ecco perché dobbiamo stare attenti all’ennesimo allarme relativo a un SMS truffa, che sta circolando sui cellulari di centinaia di utenti per annunciare una fantomatica, e improvvisa, vincita milionaria!

L’allarme arriva direttamente dalla Polizia di Stato: si tratta chiaramente di un raggiro per sfilare un po’ di soldi a chiunque dovesse abboccare. Il meccanismo è molto comune: all’interno del messaggio c’è un link che rimanda a un sito truffaldino. L’utente – per incassare la supposta “vincita” – deve effettuare l’accesso e poi indicare dati personali ed estremi di banca e conto corrente.

Ovviamente, NON FATELO! 😱

Chi ha seguito le indicazioni dei truffatori si è ritrovato una serie di brutte sorprese: centinaia di euro in meno, dati personali trafugati (da sconosciuti). Senza contare che, ovviamente, di vincite milionarie e simili non c’è traccia.

Usiamo il buon senso, e non ingoiamo il rospo: segnalate sempre questi raggiri alla Polizia 🚨. Ne va della nostra sicurezza.

CR

SE IL MERCATO LIBERO VI PIACE COSÌ TANTO, TENETEVELO

energia 2

Ma come mai gli italiani non vogliono proprio saperne di passare al mercato libero dell’energia? Dal decreto Bersani, che aprì alla concorrenza il settore nel lontanissimo 1999, è passato ormai un ventennio. Sono cambiati ministri, papi e idoli calcistici. Eppure, nonostante tutto, gli italiani – testardi come muli – non hanno cambiato idea: ancora oggi soltanto una famiglia su tre ha deciso di sottoscrivere un nuovo contratto e di passare al libero mercato.

Com’è possibile che i cittadini abbiano preferito il vecchio, rigido, a detta di tutti superato regime di “maggior tutela” (con costi fissati trimestralmente dall’Autority dell’energia elettrica) al provvidenziale, moderno e conveniente mercato “libero” (che suona anche meglio)?

I COSTI.

L’arcano non è poi così arcano, almeno per chi vuole valutare seriamente i fatti. Sarà, per esempio, perché il mercato tutelato conviene. Altroché, i dati sono impossibili da smentire: i clienti che sono stati convinti a passare al mercato libero spendono di più.

Quanto? Il 16,7% (elettricità) e il 7,9% (gas) in più rispetto a quelli rimasti nel mercato tutelato. Nota bene: ad ammetterlo è la stessa Autorità per l’energia, non le associazioni dei consumatori. Italiani retrogradi? Macché.

I SERVIZI AGGIUNTIVI.

Se le cose stanno così, la domanda è d’obbligo: com’è possibile che la libera concorrenza abbia portato prezzi del servizio più alti? Gli alfieri del “mercato libero” non promettevano proprio il contrario? Un ruolo cruciale è svolto dai servizi aggiuntivi: come ammette l’Autorità, infatti, “le offerte sono spesso caratterizzate dalla presenza di ulteriori servizi collegati alla fornitura e non presenti nei regimi di tutela“.

Un meccanismo che gli utenti della telefonia, purtroppo, conoscono bene.

I PROBLEMI.

Fosse solo questione di costi. I problemi, per gli utenti passati nel mercato libero, non finiscono mai: contratti attivati senza il consenso dell’utente (e, in generale, all’interno di un sistema di vendita che spesso sfiora la truffa), fatturazione di consumi vecchi di decenni, conguagli da arresto cardiaco. Un dato? Solo nel 2016, lo sportello per i consumatori ha ricevuto quasi 45mila reclami. E a giugno 2016 l’Antitrust ha sanzionato per quasi 15 milioni di euro i cinque big dell’energia Acea, Edison, Eni, Enel Energia ed Enel Servizio Elettrico, proprio per questi motivi.

LA FINE.

I cittadini, insomma, preferiscono la “maggior tutela”. Ma si tratta di un particolare. Sarà il Governo a decidere, a proposito del disegno di legge concorrenza: il dal 1° luglio 2018 scatterebbe/scatterà (sempre che si decidano nel frattempo) l’obbligo per tutti gli utenti di abbandonare il mercato tutelato e sottoscrivere un contratto sul libero mercato. A sostegno di questo passaggio raccontano la solita storia: le tariffe caleranno con l’aumento della concorrenza. Peccato, perché non è vero: le nuove norme avranno effetti negativi per le famiglie e per le imprese, e determineranno aggravi dei costi energetici a loro carico. Tanto che lo stesso Governo è pieno di dubbi (“Vogliamo evitare che il superamento del mercato tutelato comporti un aumento delle bollette” – allora è vero!). Il rischio infatti è che gli operatori si facciano concorrenza solo sui clienti che spendono di più, mentre per gli altri non ci sia niente da fare.

La solita storia, insomma: ma gli italiani l’hanno capita benissimo.

A presto,

CR

LA TRUFFA DEL BANCOMAT

bancomat

L’allarme-truffa della settimana si riferisce a un grande classico: il furto al bancomat. A quanto pare, infatti, negli ultimi giorni sono diverse le segnalazioni riferite a questo vero e proprio reato “evergreen”: le vittime hanno raccontato ai poliziotti un meccanismo standard, che farebbe pensare a criminali specializzati capaci di utilizzare la stessa tecnica per portare a termine più “colpi”. Occhio, quindi.

LA TRUFFA. La strategia dei criminali è piuttosto particolare: la truffa non riguarda gli sportelli esterni, come accade di solito, ma quelli allestiti all’interno delle banche. Ecco come funziona: tutti noi per aprire la porta automatica dell’area bancomat interna dobbiamo strisciare la carta nell’apposito apparecchio, mentre per uscire basta premere un bottone. I malviventi invece alterano questa nostra abitudine, facendo trovare un secondo apparecchio per introdurre la tessera anche in uscita.

Ovviamente i criminali scommettono sulla nostra distrazione: per sventare il loro piano basta ricordare che, per uscire, c’è un pulsante dedicato. Ma quei pochi che introducono la carta anche per uscire dall’area bancomat sono fregati: l’apparecchio non restituisce infatti la carta originale, ma un’altra carta scaduta. Per essere sicuri che il malcapitato non se ne accorga, alcuni complici dei criminali si fanno trovare all’esterno e cominciano a mettere fretta alla vittima.

Nel tentativo di liberare lo sportello il prima possibile, ecco che si finisce per scambiare la carta fasulla per quella autentica, e il gioco è fatto. Il prezioso bancomat è finito nelle mani sbagliate.

L’ALLARME. Un dubbio rimane: come fanno i malviventi a rubare anche il codice PIN? La polizia sta indagando su questo punto, che rimane oscuro: in ogni caso l’invito è quello di allertare immediatamente il 113 quando si nota che per uscire dall’istituto di credito bisogna inserire la tessera in un apparecchio dedicato. Stiamo attenti, e tuteliamo i nostri risparmi.

CR

FOTO DEL CONTATORE VIA WHATSAPP? NO, GRAZIE

whatsapp danger

Altro giro, altra truffa.

L’attenzione è d’obbligo (circolano di continuo allarmi, veri o presunti, legati a WhatsApp: e per questo vanno presi con le molle) ma in questo caso ci sono conferme autorevoli (qui e qui) e quindi è giusto dare spazio alla notizia.

Il meccanismo, anche stavolta, è semplice: un messaggio su WhatsApp invita l’utente a inviare una foto del proprio contatore del gas per rimediare a una mancanza di lettura dei consumi.

Come di consueto, l’assurdità della richiesta (solo Italgas offre effettivamente un servizio del genere, ma in questo caso l’utente può effettuare da sé la lettura del contatore) dovrebbe metterci in allarme: una grande azienda di distribuzione non chiederebbe certamente la lettura tramite WhatsApp. Il buon senso, insomma, è già una difesa.

Altra incongruenza: il numero da cui partono questi messaggi non corrisponde a quello di nessun operatore energetico. Basta una rapida ricerca sul web per accertarlo. E la ragione è chiara: non sono gli operatori del settore energia a inviare il messaggio!

Il messaggio, infatti, serve ad altro. A cosa, esattamente? Nessuno può dirlo con certezza.

Magari per effettuare una serie di operazioni illecite validate dai dati del contatore del gas (che corrispondono a contratti stipulati con le compagnie vere e proprie). O magari per accaparrarsi una buona quantità di numeri telefonici: la risposta degli utenti fungerebbe da “conferma” che lo stesso numero sia utilizzato, dopo essere stato (probabilmente) generato a caso dai truffatori.

In questo caso, il meccanismo mirerebbe solo a ottenere una risposta, quindi: proprio quella che dobbiamo evitare di inviargli!

#Famolostadio?

stadio roma

Roma, si sa, è una città strana. In tutto e per tutto. Mentre le polemiche sulla Raggi infuriano, il debito raggiunge livelli record, gli scandali si susseguono al ritmo di uno al giorno, improvvisamente la priorità di tutti è diventata il nuovo stadio dell’AS Roma.

Per carità, diceva qualcuno che “il calcio è l’arte di comprimere la storia universale in 90 minuti”, ma stavolta ci siamo superati; mesi di chiacchiericcio sono stati messi da parte in un batter d’occhio, e la questione dello stadio è diventata l’unica davvero importante: dall’allenatore della squadra giallorossa all’ultimo dei tifosi, ognuno ha detto la propria al riguardo, nella completa inconsapevolezza degli aspetti tecnici.

Non c’è niente di male, e ci manca solo, a sognare un nuovo impianto: anche perché l’Olimpico è “nato male”, è scomodo e condanna gli spettatori a immaginare azioni, contrasti e tiri che si svolgono al limite del campo visivo. Ma il modo in cui questa città dibatte la realizzazione di nuovi impianti sportivi mi lascia davvero perplesso.

Facciamo un passo indietro: nessuno lo ricorda, ma se #Famolostadio senza preoccuparci del resto, Roma rimane con altri due strutture di cui non si sa cosa fare. Il Flaminio è completamente abbandonato ormai da anni, e per una complicata storia di vincoli architettonici (ma soprattutto di soldi da investire) nessuno (o quasi) vuole sentirne parlare; per l’Olimpico abbiamo speso fiumi di denaro meno di trent’anni fa, e a breve rischia di ospitare solo gli incontri della Lazio (ogni due settimane) oltre a qualche isolata gara di rugby o atletica.


Nessuno lo ricorda, ma se #Famolostadio senza preoccuparci del resto, Roma rimane con altri due strutture di cui non si sa cosa fare. Il Flaminio è completamente abbandonato ormai da anni, e per una complicata storia di vincoli architettonici (ma soprattutto di soldi da investire) nessuno (o quasi) vuole sentirne parlare; per l’Olimpico abbiamo speso fiumi di denaro meno di trent’anni fa.


Anche solo per questo, servirebbe un ragionamento di prospettiva: proprio quello che, da noi, risulta più difficile. Non basta solo dare il “via libera” – o meno – allo stadio della Roma, ma bisogna riflettere sui destini degli altri impianti della Capitale, tutelando i beni pubblici e gli interessi dei cittadini. Pensare al futuro, senza fermarsi ai bisogni di oggi: un compito impossibile per il nostro Paese, che continua a vivere di fiammate, fuochi di paglia e fuochi fatui.

Peccato che non si parli con raziocinio, e che la discussione rimanga bloccata su un piano irrazionale e umorale. Ma d’altra parte c’entra il calcio, e il calcio è fatto di passionalità viscerali che a Roma non riusciamo proprio a limitare. “Famo lo stadio” diventa allora il manifesto di una preghiera diffusa, diventa una crociata collettiva, diventa un tam-tam istadio roma 2nsistito e inarrestabile. Chissenefrega delle regole urbanistiche, dei vincoli ambientali, dell’interesse della collettività, sembrano invocare molti tra gli interessati, che magari pensano più alla lotta scudetto che al resto. E d’altra parte, se anche Totti scende in campo direttamente – “vogliamo il nostro Colosseo moderno” – il movimento d’opinione è assicurato. Tanto che la sindaca Raggi, in crisi di consenso, si è subito affrettata a rispondergli, proponendo al capitano della squadra un incontro (?) ufficiale.

In questo marasma – cui purtroppo siamo abituati – bisogna riportare un minimo di lucidità, un barlume di consapevolezza e misura. Lo stadio può essere fatto solo se il progetto rispetterà rigidamente le regole urbanistiche e se apporterà vantaggi alla collettività, senza danni per l’ambiente. Altrimenti, con tutto il rispetto per Totti, Spalletti, l’AS Roma e i suoi tifosi, no.

Se non siamo d’accordo neanche su questo, non ha più senso chiamarci comunità.

A presto,

CR

CR