Category Archives: Varie

LA TRUFFA DEL BANCOMAT

bancomat

L’allarme-truffa della settimana si riferisce a un grande classico: il furto al bancomat. A quanto pare, infatti, negli ultimi giorni sono diverse le segnalazioni riferite a questo vero e proprio reato “evergreen”: le vittime hanno raccontato ai poliziotti un meccanismo standard, che farebbe pensare a criminali specializzati capaci di utilizzare la stessa tecnica per portare a termine più “colpi”. Occhio, quindi.

LA TRUFFA. La strategia dei criminali è piuttosto particolare: la truffa non riguarda gli sportelli esterni, come accade di solito, ma quelli allestiti all’interno delle banche. Ecco come funziona: tutti noi per aprire la porta automatica dell’area bancomat interna dobbiamo strisciare la carta nell’apposito apparecchio, mentre per uscire basta premere un bottone. I malviventi invece alterano questa nostra abitudine, facendo trovare un secondo apparecchio per introdurre la tessera anche in uscita.

Ovviamente i criminali scommettono sulla nostra distrazione: per sventare il loro piano basta ricordare che, per uscire, c’è un pulsante dedicato. Ma quei pochi che introducono la carta anche per uscire dall’area bancomat sono fregati: l’apparecchio non restituisce infatti la carta originale, ma un’altra carta scaduta. Per essere sicuri che il malcapitato non se ne accorga, alcuni complici dei criminali si fanno trovare all’esterno e cominciano a mettere fretta alla vittima.

Nel tentativo di liberare lo sportello il prima possibile, ecco che si finisce per scambiare la carta fasulla per quella autentica, e il gioco è fatto. Il prezioso bancomat è finito nelle mani sbagliate.

L’ALLARME. Un dubbio rimane: come fanno i malviventi a rubare anche il codice PIN? La polizia sta indagando su questo punto, che rimane oscuro: in ogni caso l’invito è quello di allertare immediatamente il 113 quando si nota che per uscire dall’istituto di credito bisogna inserire la tessera in un apparecchio dedicato. Stiamo attenti, e tuteliamo i nostri risparmi.

CR

FOTO DEL CONTATORE VIA WHATSAPP? NO, GRAZIE

whatsapp danger

Altro giro, altra truffa.

L’attenzione è d’obbligo (circolano di continuo allarmi, veri o presunti, legati a WhatsApp: e per questo vanno presi con le molle) ma in questo caso ci sono conferme autorevoli (qui e qui) e quindi è giusto dare spazio alla notizia.

Il meccanismo, anche stavolta, è semplice: un messaggio su WhatsApp invita l’utente a inviare una foto del proprio contatore del gas per rimediare a una mancanza di lettura dei consumi.

Come di consueto, l’assurdità della richiesta (solo Italgas offre effettivamente un servizio del genere, ma in questo caso l’utente può effettuare da sé la lettura del contatore) dovrebbe metterci in allarme: una grande azienda di distribuzione non chiederebbe certamente la lettura tramite WhatsApp. Il buon senso, insomma, è già una difesa.

Altra incongruenza: il numero da cui partono questi messaggi non corrisponde a quello di nessun operatore energetico. Basta una rapida ricerca sul web per accertarlo. E la ragione è chiara: non sono gli operatori del settore energia a inviare il messaggio!

Il messaggio, infatti, serve ad altro. A cosa, esattamente? Nessuno può dirlo con certezza.

Magari per effettuare una serie di operazioni illecite validate dai dati del contatore del gas (che corrispondono a contratti stipulati con le compagnie vere e proprie). O magari per accaparrarsi una buona quantità di numeri telefonici: la risposta degli utenti fungerebbe da “conferma” che lo stesso numero sia utilizzato, dopo essere stato (probabilmente) generato a caso dai truffatori.

In questo caso, il meccanismo mirerebbe solo a ottenere una risposta, quindi: proprio quella che dobbiamo evitare di inviargli!

#Famolostadio?

stadio roma

Roma, si sa, è una città strana. In tutto e per tutto. Mentre le polemiche sulla Raggi infuriano, il debito raggiunge livelli record, gli scandali si susseguono al ritmo di uno al giorno, improvvisamente la priorità di tutti è diventata il nuovo stadio dell’AS Roma.

Per carità, diceva qualcuno che “il calcio è l’arte di comprimere la storia universale in 90 minuti”, ma stavolta ci siamo superati; mesi di chiacchiericcio sono stati messi da parte in un batter d’occhio, e la questione dello stadio è diventata l’unica davvero importante: dall’allenatore della squadra giallorossa all’ultimo dei tifosi, ognuno ha detto la propria al riguardo, nella completa inconsapevolezza degli aspetti tecnici.

Non c’è niente di male, e ci manca solo, a sognare un nuovo impianto: anche perché l’Olimpico è “nato male”, è scomodo e condanna gli spettatori a immaginare azioni, contrasti e tiri che si svolgono al limite del campo visivo. Ma il modo in cui questa città dibatte la realizzazione di nuovi impianti sportivi mi lascia davvero perplesso.

Facciamo un passo indietro: nessuno lo ricorda, ma se #Famolostadio senza preoccuparci del resto, Roma rimane con altri due strutture di cui non si sa cosa fare. Il Flaminio è completamente abbandonato ormai da anni, e per una complicata storia di vincoli architettonici (ma soprattutto di soldi da investire) nessuno (o quasi) vuole sentirne parlare; per l’Olimpico abbiamo speso fiumi di denaro meno di trent’anni fa, e a breve rischia di ospitare solo gli incontri della Lazio (ogni due settimane) oltre a qualche isolata gara di rugby o atletica.


Nessuno lo ricorda, ma se #Famolostadio senza preoccuparci del resto, Roma rimane con altri due strutture di cui non si sa cosa fare. Il Flaminio è completamente abbandonato ormai da anni, e per una complicata storia di vincoli architettonici (ma soprattutto di soldi da investire) nessuno (o quasi) vuole sentirne parlare; per l’Olimpico abbiamo speso fiumi di denaro meno di trent’anni fa.


Anche solo per questo, servirebbe un ragionamento di prospettiva: proprio quello che, da noi, risulta più difficile. Non basta solo dare il “via libera” – o meno – allo stadio della Roma, ma bisogna riflettere sui destini degli altri impianti della Capitale, tutelando i beni pubblici e gli interessi dei cittadini. Pensare al futuro, senza fermarsi ai bisogni di oggi: un compito impossibile per il nostro Paese, che continua a vivere di fiammate, fuochi di paglia e fuochi fatui.

Peccato che non si parli con raziocinio, e che la discussione rimanga bloccata su un piano irrazionale e umorale. Ma d’altra parte c’entra il calcio, e il calcio è fatto di passionalità viscerali che a Roma non riusciamo proprio a limitare. “Famo lo stadio” diventa allora il manifesto di una preghiera diffusa, diventa una crociata collettiva, diventa un tam-tam istadio roma 2nsistito e inarrestabile. Chissenefrega delle regole urbanistiche, dei vincoli ambientali, dell’interesse della collettività, sembrano invocare molti tra gli interessati, che magari pensano più alla lotta scudetto che al resto. E d’altra parte, se anche Totti scende in campo direttamente – “vogliamo il nostro Colosseo moderno” – il movimento d’opinione è assicurato. Tanto che la sindaca Raggi, in crisi di consenso, si è subito affrettata a rispondergli, proponendo al capitano della squadra un incontro (?) ufficiale.

In questo marasma – cui purtroppo siamo abituati – bisogna riportare un minimo di lucidità, un barlume di consapevolezza e misura. Lo stadio può essere fatto solo se il progetto rispetterà rigidamente le regole urbanistiche e se apporterà vantaggi alla collettività, senza danni per l’ambiente. Altrimenti, con tutto il rispetto per Totti, Spalletti, l’AS Roma e i suoi tifosi, no.

Se non siamo d’accordo neanche su questo, non ha più senso chiamarci comunità.

A presto,

CR

CR

DALLA PARTE DEI CITTADINI

rienzi consulta

Oggi siamo intervenuti alla Consulta nel corso della delicata discussione sull’Italicum.

Le motivazioni che ci hanno spinto sono sostanzialmente tre, e per trasparenza mi sembra doveroso condividerle con voi:

  • nello specifico il Codacons ha chiesto alla Consulta l’abolizione del premio di maggioranza: questo, infatti, configura una lesione dei diritti dei cittadini e non garantisce una corretta rappresentanza alla Camera né adeguate garanzie per le minoranze;

  • in secondo luogo, abbiamo chiesto ai giudici della Corte di dare un forte monito al legislatore, affinché le leggi elettorali siano approvate con maggioranze qualificate come per le leggi costituzionali: non si può consentire a chi raggiunge una volta la maggioranza di cambiare la legge elettorale a suo piacimento, rendendo il proprio potere intoccabile ed eterno;

  • infine, abbiamo chiesto alla Consulta di bloccare le manovre politiche in atto da tempo tendenti a far conseguire la pensione agli eletti rinviando il voto e lasciando così in vita un Parlamento eletto con un sistema illegittimo.

La parte principale dell’intervento è stata rappresentata da un accorato appello che abbiamo rivolto alla Corte Costituzionale affinché lasci in vita una legge elettorale che consenta di andare subito al voto. Nell’intervento odierno abbiamo spiegato ai giudici le ragioni dei cittadini, che non si fidano del Parlamento e non vogliono che la questione torni di nuovo nelle mani dello stesso Parlamento che ben poteva elaborare una legge elettorale mesi fa e non l’ha fatto, perché punta a prorogare la legislatura, così da consentire agli eletti di conseguire la pensione.

La Corte non può lasciare l’Italia senza una legge elettorale anche perché interferirebbe pesantemente nei poteri del Presidente della Repubblica: questi infatti non potrebbe sciogliere le Camere in assenza di una legge vigente e applicabile, con uno stravolgimento dei poteri costituzionali dei vari organi e un blocco del Paese del tutto abnorme ed ingiustificato.

Questo è quanto abbiamo sostenuto, oggi, di fronte ai giudici costituzionali. È per questo motivo che ci siamo presentati, e ne è valsa la pena anche considerando la prevedibile esclusione del Codacons (vista la costante giurisprudenza della Corte secondo cui solo chi è stato parte del giudizio può presentarsi al procedimento): il punto di vista dei cittadini è sacrosanto, e va difeso in ogni circostanza. Costi quel che costi.

CANONE RAI, IL 31 GENNAIO SI AVVICINA!

STOP-CANONE

È bene sapere come muoversi quando si parla di Canone TV. Questo non solo per evitare brutte sorprese, ma anche per evitare esborsi non dovuti.

Un Canone di 90 €

Per l’anno 2017, infatti, l’importo del canone di abbonamento alla televisione per uso privato è stato ridotto a euro 90 e la riscossione avverrà da gennaio ad ottobre sempre passando per la bolletta elettrica. Le rate, dunque, dovrebbero variare da 9 euro (per le bollette mensili) a 18 euro (per quelle bimestrali): eppure, non tutti sono tenuti a pagare questa tassa.

I cittadini che non sono in possesso di un apparecchio televisivo hanno infatti tempo fino al 31 gennaio 2017 per comunicarlo all’Agenzia delle Entrate, presentando il modello di dichiarazione sostitutiva disponibile online.

Perché la dichiarazione sostitutiva?

La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto, da quest’anno, la presunzione di detenzione dell’apparecchio TV nel caso in cui esista un’utenza elettrica nel luogo in cui una persona abbia la propria residenza anagrafica e ha previsto che, per i titolari di una utenza elettrica di tipo residenziale, il pagamento del canone TV per uso privato avvenga mediante addebito sulla bolletta elettrica, in 10 rate mensili, da gennaio a ottobre di ogni anno.
Per superare questa presunzione ed evitare quindi l’addebito in fattura, i cittadini che non possiedono l’apparecchio televisivo devono presentare una dichiarazione sostitutiva all’Agenzia delle Entrate, con cui dichiarano che in nessuna delle abitazioni per le quali il dichiarante è titolare di un’utenza elettrica è detenuto un apparecchio TV (da parte del dichiarante stesso o di altro componente della famiglia anagrafica).

Dove trovare il modello di dichiarazione sostitutiva?

Il modello di dichiarazione sostitutiva è disponibile sui siti internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it e della Rai www.canone.rai.it e va presentato direttamente dal contribuente o dall’erede tramite un’applicazione web, disponibile sul sito internet delle Entrate, utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel rilasciate dall’Agenzia, oppure tramite gli intermediari abilitati (Caf e professionisti). Nei casi in cui non sia possibile l’invio telematico, è prevista la presentazione del modello, insieme a un valido documento di riconoscimento, tramite servizio postale in plico raccomandato senza busta all’indirizzo:

Agenzia delle Entrate Ufficio di Torino 1, S.A.T. – Sportello abbonamenti tv – Casella Postale 22 – 10121 Torino.

La dichiarazione sostitutiva può essere firmata digitalmente e presentata anche tramite posta elettronica certificata all’indirizzo cp22.sat@postacertificata.rai.it.

Il modello di non detenzione ha validità annuale, e quindi va presentato ogni anno se ne ricorrono i presupposti.

Le truffe

Attenzione ai siti contraffatti che chiedono dati e soldi: la dichiarazione di non detenzione si invia online solo tramite i servizi delle Entrate ed è gratuita!

 

PRODOTTI TIPICI DALLE ZONE COLPITE DAL TERREMOTO

mercato-coldiretti-1

Era doveroso farlo, e lo abbiamo fatto.

Le aziende enogastronomiche del centro Italia messe in ginocchio dall’ondata sismica che ha devastato il territorio, sono infatti sbarcate a Roma per promuovere le produzioni locali e far conoscere a cittadini e turisti le eccellenze tipiche delle zone terremotate.
E’ servito uno sforzo organizzativo notevole, ma ne è valsa la pena. L’iniziativa, promossa dal Codacons e organizzata da Coldiretti con il sostengo di Telepass e della Camera di commercio di Roma, vede impegnate oltre 80 aziende del centro-Italia ospitate presso lo splendido spazio del Cortile del Vignola di Piazza Navona (ingresso adiacente lo Stadio di Domiziano). Qui verranno esposti ai cittadini e ai tanti turisti in questi giorni presenti nella capitale le numerose eccellenze enogastronomiche tipiche dei territori colpiti dal sisma, offrendo così un sostegno concreto a tanti piccoli imprenditori danneggiati dal terremoto.

Per tutti i cittadini della Capitale, per i turisti e i visitatori della Città Eterna, diventa quindi possibile offrire un sostegno diretto alle realtà agricole della zona.
L’esposizione, partita il 15 dicembre, proseguirà fino all’8 gennaio; i visitatori potranno inoltre ottenere agevolazioni per visitare l’adiacente area archeologica dello Stadio di Domiziano. Inoltre, abbiamo deciso di regalare una consulenza legale gratuita a tutti i cittadini che al mercato di Piazza Navona acquisteranno prodotti delle aziende colpite dal terremoto.

In questo modo vogliamo contribuire a sensibilizzare i romani e offrire un aiuto ulteriore a tutti i coltivatori e allevatori di Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo.

CR

#ORANOITALICUM

referendum

Era inevitabile che andasse così. E non è servita neanche chissà quale attenta analisi sociologica per scoprire perché. Ce lo ha spiegato direttamente l’Istat, solo qualche ora dopo il voto che ha sancito il NO al referendum costituzionale che avrebbe dovuto approvare la Renzi-Boschi. Oltre una persona su quattro a rischio povertà o esclusione, percentuale da incubo che raddoppia al Sud: è questo il macigno che affossa un esecutivo che comunque ha commesso molti errori di suo, anche nella gestione di questa prova elettorale.

Il referendum, per fortuna, è andato. Noi, d’altra parte, avevamo scelto la trasparenza: invece di nascondere la posizione del Codacons abbiamo deciso di presentarla pubblicamente. In assenza di una riforma elettorale capace di garantire le minoranze, ci siamo schierati per il NO: anche se, ovviamente, non lo abbiamo fatto per una posizione politica o antigovernativa.

Ci siamo limitati ad analizzare i fatti e le novità apportate dalle modifiche alla Costituzione, e alcuni aspetti ci sono apparsi decisamente critici, in presenza dell’attuale legge elettorale: la possibilità (per il Presidente del Consiglio e il suo partito) di nominare i componenti degli organi di garanzia, quelli che devono tutelare anche le minoranze, ci sono sembrati un rischio troppo grave. In particolare le nomine di organi quali Presidente della Repubblica, ma anche autorità indipendenti come Agcom, Antitrust, Consob e Autorità per l’energia elettrica ed il gas, non possono essere espressione esclusiva del partito che vince le elezioni. Questo fatto, di sicuro, non può non avere ripercussioni sui compiti propri di tali organismi, che come noto devono garantire imparzialità ai cittadini e totale indipendenza dai partiti.
Solo una modifica della legge elettorale prima del voto del 4 dicembre ci avrebbe convinto a votare “SI” al referendum. Ma, come è noto, questo non è accaduto.

Adesso, quindi, si entra in una nuova fase. Come previsto, anche Beppe Grillo (che fino a ieri faceva fuoco e fiamme) sembra attratto dalla deriva autoritaria insita nell’Italicum e spinge per andare subito al voto. Io ritengo invece che la legge elettorale debba essere urgentemente modificata attraverso l’abolizione (o la sostanziale riduzione) del premio di maggioranza, che configura una lesione dei diritti dei cittadini e non gli garantisce una corretta rappresentanza.

Per questo motivo il Codacons interverrà nel giudizio dinanzi la Consulta chiedendo alla Corte di dare indicazioni perché la futura norma sia approvata con legge costituzionale, così che non possa essere modificata da una maggioranza politica di governo. Forse, in questo modo, eviteremo di ritrovarci fra un paio d’anni a dire di nuovo la stessa cosa: non sarà il caso di cambiare la legge elettorale?

CR

IN ITALIA DI LAVORO SI MUORE

mannequin

È con un certo fastidio che le testate giornalistiche e il circo dell’informazione al gran completo si sono dovuti occupare del gravissimo incidente che è costato la vita a 3 operai del porto di Messina. Il “tema” del momento è il referendum, e questa tragedia gli ha scombinato i piani. A ogni modo, l’hanno fatto con la consueta superficialità: gli slogan sono sempre gli stessi (“dramma dimenticato”, “tragedia silenziosa”), e così le ricette (“fare di più”). Insomma, lo scenario è maturo per tornare allegramente a fregarci del fatto che in Italia, nell’anno 2016, si continua a morire per il pane (più che negli altri Paesi europei, peraltro).

I marittimi impegnati all’interno di una cisterna della nave “Sansovino” della Siremar, infatti, squarciano un muro di gomma: in genere, le vittime sul lavoro non fanno notizia, a meno che non succeda qualcosa di talmente atroce (come il rogo che tolse la vita a 7 operai della Thyssen-Krupp) da richiamare una certa copertura mediatica.

In generale, però, la verità – a volerla vedere – è sotto gli occhi di tutti: le “morti bianche” (espressione tremenda, ma che almeno rappresenta la natura “invisibile” di queste tragedie) non interessano. I notiziari si affannano a non parlarne, e l’irrilevanza del fenomeno sul piano televisivo riflette il generale atteggiamento della classe dirigente nei confronti di una mattanza inaccettabile, persino offensiva per un Paese civile e minimamente sviluppato. A dimostrazione di quanto detto, qualche anno fa si conteggiò il minutaggio riservato a queste notizie nei TG di prima serata. Risultato: di incidenti e morti sul lavoro si parla per lo 0,1% (zero-virgola-uno!) del totale. Zero, o giù di lì.

E pensare che quelli citati sono solo i dati ufficiali. Il fatto che i morti sul lavoro, in Italia, siano molti di più di quelli denunciati rappresenta il classico segreto di pulcinella: lo sanno tutti, ma non lo dice nessuno. Anzi, quasi nessuno: per l’Osservatorio Indipendente di Bologna, i morti sarebbero più del doppio di quelli segnalati.

Per tutti questi motivi la tragedia di Messina merita un’attenzione diversa. Abbiamo già chiesto di verificare in particolare l’attività di Comune ed enti locali, dell’Inail e dell’Ispettorato del Lavoro relativamente a controlli, verifiche e rispetto delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro.

È ora di fare luce su questa strage; senza voltarci dall’altra parte per paura di vedere.

A presto,

CR

LA BANDA DEL BUCO

frigorifero-abbandonato

Cari Amici,

è notizia recente: la sindaca di Roma Virginia Raggi ha adombrato che dietro il caso dei frigoriferi abbandonati in strada si celi una precisa volontà politica.

Sinceramente, questa interpretazione mi ha lasciato basito. Va bene che il clima politico è teso, il referendum si avvicina e la nuova giunta ha fatto finora parlare di sè più per l’inazione di questi primi mesi che per provvedimenti concreti e apprezzati dai cittadini. Ma mentre ci si gingilla tra funivie e annunci vari, l’affaire frigoriferi rappresenta un’altra tappa dell’agonia della città. Io credo che la Raggi, piuttosto che seguire il filone complottista (che non porta alcun beneficio a Roma e ai cittadini) farebbe bene ad attivarsi per migliore le condizioni della città, così come aveva promesso in campagna elettorale. Si risparmierebbe, in questo modo, anche il fiume di ironie diffuse sul web (il #frigogate) e che in questi giorni l’ha sommersa senza pietà. Finora infatti abbiamo visto solo approssimazione e disinformazione, come sul caso della raccolta rifiuti ingombranti, sospesa da giugno, e se si continuerà su questa strada, saremo costretti a chiedere al Ministro Alfano di commissariare il Comune di Roma, per evidente incapacità dell’amministrazione a gestire la città.

Purtroppo, come sempre accade, credo proprio che per il #frigogate la soluzione più semplice sia quella giusta. Il mistero, insomma, non mi sembra affatto misterioso. Altro che “disegno più grande” dietro l’epidemia di elettrodomestici abbandonati per le strade: è troppo complicato pensare che la responsabilità spetti alla completa empasse che caratterizza la raccolta dei rifiuti ingombranti, che da mesi a Roma è stata sospesa senza alcuna motivazione sensata?

L’unica strada possibile, per opporsi a questo sfacelo, è l’ironia. E allora, dopo la congiura dei frigoriferi, temiamo sia in circolazione nella capitale anche la “banda del buco”, composta da ignoti che ogni notte realizzano buche sull’asfalto stradale solo per far danno al sindaco. Le buche d’altra parte ci sono, si moltiplicano, e resistono a tutti i tentativi di eliminarle.

Non è “strano”, che continuino a sabotare il traffico romano?

A presto,

CR

 

 

TERMOSIFONI, ATTENTI AGLI OBBLIGHI

TERMOSIFONE CON TERMOSTATO (Silvano Del Puppo, MILANO - 2009-09-15) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Cari amici,

ora che è arrivato l’autunno e la bella stagione sembra un ricordo lontano, tornano anche il problema dei riscaldamenti. Problema, si, perché oltre all’innegabile utiltà dei termosifoni, bisogna prestare attenzione ai consumi, ai controlli necessari e a tutta una serie di norme alle quali attenersi. Quest’anno, ad esempio, gli appartamenti con un impianto di riscaldamento centralizzato hanno l’obbligo di installare su ogni termosifone le valvole termostatiche e i contabilizzatori di calore.
C’è tempo fino al 31 dicembre 2016; dopo quella data il rischio è di beccarsi una multa salata che può variare dai 500 ai 2500 euro.
Con un apposito decreto, che risale a due anni fa (DL 102/2014), l’Italia ha seguito le direttive europee riguardo l’efficienza energetica, da raggiungere rendendo il consumatore più responsabile. Per mezzo della contabilizzazione individuale, ora l’utente può, infatti, gestire direttamente i propri consumi, pur vivendo in una casa ad impianto centralizzato. Niente più orari fissi stabiliti dall’assemblea condominiale! Si cambia registro, o meglio, fascia oraria, decidendo non solo quando, ma anche in quale stanza accendere i termosifoni.
Certo, maggior più sicurezza e meno fregature non annullano affatto alcune spese. Non dimentichiamo che buona parte degli edifici italiani hanno impianti di riscaldamento a distribuzione verticale (con un sistema di tubature alla base dell’edificio dal quale partono colonnine verticali lungo i vari piani), con una contabilizzazione indiretta. Cosa vuol dire? Che in queste case ogni singolo termosifone avrà bisogno della valvola termostatica per regolare la temperatura e del contabilizzatore per registrare i consumi.
Per la loro installazione il costo si aggira attorno ai 100 euro. Ci sono anche tecinici che erogano il servizio a 70 euro, ma attenzione: manodopera e prodotti potrebbero essere scadenti!
Ancor più sconsigliabile è il ricorso alle proprie mani, la tecnica “fai-da-te”: nulla di più sbagliato! Ci sono una serie di operazioni da seguire prima dell’introduzione della valvole nei radiatori, che è meglio affidare a un esperto.
Ultima precauzione: meglio posizionare la valvola sul livello 2 che sul livello 3, si avrà una temperatura al di sotto dei 20°, che riscalda adeguatamente la casa, senza morir di caldo e – il che non fa male alla tasca – senza sprecare.
Detto ciò, buon inizio autunno a tutti!

A presto,
CR