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PRODOTTI TIPICI DALLE ZONE COLPITE DAL TERREMOTO

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Era doveroso farlo, e lo abbiamo fatto.

Le aziende enogastronomiche del centro Italia messe in ginocchio dall’ondata sismica che ha devastato il territorio, sono infatti sbarcate a Roma per promuovere le produzioni locali e far conoscere a cittadini e turisti le eccellenze tipiche delle zone terremotate.
E’ servito uno sforzo organizzativo notevole, ma ne è valsa la pena. L’iniziativa, promossa dal Codacons e organizzata da Coldiretti con il sostengo di Telepass e della Camera di commercio di Roma, vede impegnate oltre 80 aziende del centro-Italia ospitate presso lo splendido spazio del Cortile del Vignola di Piazza Navona (ingresso adiacente lo Stadio di Domiziano). Qui verranno esposti ai cittadini e ai tanti turisti in questi giorni presenti nella capitale le numerose eccellenze enogastronomiche tipiche dei territori colpiti dal sisma, offrendo così un sostegno concreto a tanti piccoli imprenditori danneggiati dal terremoto.

Per tutti i cittadini della Capitale, per i turisti e i visitatori della Città Eterna, diventa quindi possibile offrire un sostegno diretto alle realtà agricole della zona.
L’esposizione, partita il 15 dicembre, proseguirà fino all’8 gennaio; i visitatori potranno inoltre ottenere agevolazioni per visitare l’adiacente area archeologica dello Stadio di Domiziano. Inoltre, abbiamo deciso di regalare una consulenza legale gratuita a tutti i cittadini che al mercato di Piazza Navona acquisteranno prodotti delle aziende colpite dal terremoto.

In questo modo vogliamo contribuire a sensibilizzare i romani e offrire un aiuto ulteriore a tutti i coltivatori e allevatori di Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo.

CR

#ORANOITALICUM

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Era inevitabile che andasse così. E non è servita neanche chissà quale attenta analisi sociologica per scoprire perché. Ce lo ha spiegato direttamente l’Istat, solo qualche ora dopo il voto che ha sancito il NO al referendum costituzionale che avrebbe dovuto approvare la Renzi-Boschi. Oltre una persona su quattro a rischio povertà o esclusione, percentuale da incubo che raddoppia al Sud: è questo il macigno che affossa un esecutivo che comunque ha commesso molti errori di suo, anche nella gestione di questa prova elettorale.

Il referendum, per fortuna, è andato. Noi, d’altra parte, avevamo scelto la trasparenza: invece di nascondere la posizione del Codacons abbiamo deciso di presentarla pubblicamente. In assenza di una riforma elettorale capace di garantire le minoranze, ci siamo schierati per il NO: anche se, ovviamente, non lo abbiamo fatto per una posizione politica o antigovernativa.

Ci siamo limitati ad analizzare i fatti e le novità apportate dalle modifiche alla Costituzione, e alcuni aspetti ci sono apparsi decisamente critici, in presenza dell’attuale legge elettorale: la possibilità (per il Presidente del Consiglio e il suo partito) di nominare i componenti degli organi di garanzia, quelli che devono tutelare anche le minoranze, ci sono sembrati un rischio troppo grave. In particolare le nomine di organi quali Presidente della Repubblica, ma anche autorità indipendenti come Agcom, Antitrust, Consob e Autorità per l’energia elettrica ed il gas, non possono essere espressione esclusiva del partito che vince le elezioni. Questo fatto, di sicuro, non può non avere ripercussioni sui compiti propri di tali organismi, che come noto devono garantire imparzialità ai cittadini e totale indipendenza dai partiti.
Solo una modifica della legge elettorale prima del voto del 4 dicembre ci avrebbe convinto a votare “SI” al referendum. Ma, come è noto, questo non è accaduto.

Adesso, quindi, si entra in una nuova fase. Come previsto, anche Beppe Grillo (che fino a ieri faceva fuoco e fiamme) sembra attratto dalla deriva autoritaria insita nell’Italicum e spinge per andare subito al voto. Io ritengo invece che la legge elettorale debba essere urgentemente modificata attraverso l’abolizione (o la sostanziale riduzione) del premio di maggioranza, che configura una lesione dei diritti dei cittadini e non gli garantisce una corretta rappresentanza.

Per questo motivo il Codacons interverrà nel giudizio dinanzi la Consulta chiedendo alla Corte di dare indicazioni perché la futura norma sia approvata con legge costituzionale, così che non possa essere modificata da una maggioranza politica di governo. Forse, in questo modo, eviteremo di ritrovarci fra un paio d’anni a dire di nuovo la stessa cosa: non sarà il caso di cambiare la legge elettorale?

CR

IN ITALIA DI LAVORO SI MUORE

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È con un certo fastidio che le testate giornalistiche e il circo dell’informazione al gran completo si sono dovuti occupare del gravissimo incidente che è costato la vita a 3 operai del porto di Messina. Il “tema” del momento è il referendum, e questa tragedia gli ha scombinato i piani. A ogni modo, l’hanno fatto con la consueta superficialità: gli slogan sono sempre gli stessi (“dramma dimenticato”, “tragedia silenziosa”), e così le ricette (“fare di più”). Insomma, lo scenario è maturo per tornare allegramente a fregarci del fatto che in Italia, nell’anno 2016, si continua a morire per il pane (più che negli altri Paesi europei, peraltro).

I marittimi impegnati all’interno di una cisterna della nave “Sansovino” della Siremar, infatti, squarciano un muro di gomma: in genere, le vittime sul lavoro non fanno notizia, a meno che non succeda qualcosa di talmente atroce (come il rogo che tolse la vita a 7 operai della Thyssen-Krupp) da richiamare una certa copertura mediatica.

In generale, però, la verità – a volerla vedere – è sotto gli occhi di tutti: le “morti bianche” (espressione tremenda, ma che almeno rappresenta la natura “invisibile” di queste tragedie) non interessano. I notiziari si affannano a non parlarne, e l’irrilevanza del fenomeno sul piano televisivo riflette il generale atteggiamento della classe dirigente nei confronti di una mattanza inaccettabile, persino offensiva per un Paese civile e minimamente sviluppato. A dimostrazione di quanto detto, qualche anno fa si conteggiò il minutaggio riservato a queste notizie nei TG di prima serata. Risultato: di incidenti e morti sul lavoro si parla per lo 0,1% (zero-virgola-uno!) del totale. Zero, o giù di lì.

E pensare che quelli citati sono solo i dati ufficiali. Il fatto che i morti sul lavoro, in Italia, siano molti di più di quelli denunciati rappresenta il classico segreto di pulcinella: lo sanno tutti, ma non lo dice nessuno. Anzi, quasi nessuno: per l’Osservatorio Indipendente di Bologna, i morti sarebbero più del doppio di quelli segnalati.

Per tutti questi motivi la tragedia di Messina merita un’attenzione diversa. Abbiamo già chiesto di verificare in particolare l’attività di Comune ed enti locali, dell’Inail e dell’Ispettorato del Lavoro relativamente a controlli, verifiche e rispetto delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro.

È ora di fare luce su questa strage; senza voltarci dall’altra parte per paura di vedere.

A presto,

CR

LA BANDA DEL BUCO

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Cari Amici,

è notizia recente: la sindaca di Roma Virginia Raggi ha adombrato che dietro il caso dei frigoriferi abbandonati in strada si celi una precisa volontà politica.

Sinceramente, questa interpretazione mi ha lasciato basito. Va bene che il clima politico è teso, il referendum si avvicina e la nuova giunta ha fatto finora parlare di sè più per l’inazione di questi primi mesi che per provvedimenti concreti e apprezzati dai cittadini. Ma mentre ci si gingilla tra funivie e annunci vari, l’affaire frigoriferi rappresenta un’altra tappa dell’agonia della città. Io credo che la Raggi, piuttosto che seguire il filone complottista (che non porta alcun beneficio a Roma e ai cittadini) farebbe bene ad attivarsi per migliore le condizioni della città, così come aveva promesso in campagna elettorale. Si risparmierebbe, in questo modo, anche il fiume di ironie diffuse sul web (il #frigogate) e che in questi giorni l’ha sommersa senza pietà. Finora infatti abbiamo visto solo approssimazione e disinformazione, come sul caso della raccolta rifiuti ingombranti, sospesa da giugno, e se si continuerà su questa strada, saremo costretti a chiedere al Ministro Alfano di commissariare il Comune di Roma, per evidente incapacità dell’amministrazione a gestire la città.

Purtroppo, come sempre accade, credo proprio che per il #frigogate la soluzione più semplice sia quella giusta. Il mistero, insomma, non mi sembra affatto misterioso. Altro che “disegno più grande” dietro l’epidemia di elettrodomestici abbandonati per le strade: è troppo complicato pensare che la responsabilità spetti alla completa empasse che caratterizza la raccolta dei rifiuti ingombranti, che da mesi a Roma è stata sospesa senza alcuna motivazione sensata?

L’unica strada possibile, per opporsi a questo sfacelo, è l’ironia. E allora, dopo la congiura dei frigoriferi, temiamo sia in circolazione nella capitale anche la “banda del buco”, composta da ignoti che ogni notte realizzano buche sull’asfalto stradale solo per far danno al sindaco. Le buche d’altra parte ci sono, si moltiplicano, e resistono a tutti i tentativi di eliminarle.

Non è “strano”, che continuino a sabotare il traffico romano?

A presto,

CR

 

 

TERMOSIFONI, ATTENTI AGLI OBBLIGHI

TERMOSIFONE CON TERMOSTATO (Silvano Del Puppo, MILANO - 2009-09-15) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Cari amici,

ora che è arrivato l’autunno e la bella stagione sembra un ricordo lontano, tornano anche il problema dei riscaldamenti. Problema, si, perché oltre all’innegabile utiltà dei termosifoni, bisogna prestare attenzione ai consumi, ai controlli necessari e a tutta una serie di norme alle quali attenersi. Quest’anno, ad esempio, gli appartamenti con un impianto di riscaldamento centralizzato hanno l’obbligo di installare su ogni termosifone le valvole termostatiche e i contabilizzatori di calore.
C’è tempo fino al 31 dicembre 2016; dopo quella data il rischio è di beccarsi una multa salata che può variare dai 500 ai 2500 euro.
Con un apposito decreto, che risale a due anni fa (DL 102/2014), l’Italia ha seguito le direttive europee riguardo l’efficienza energetica, da raggiungere rendendo il consumatore più responsabile. Per mezzo della contabilizzazione individuale, ora l’utente può, infatti, gestire direttamente i propri consumi, pur vivendo in una casa ad impianto centralizzato. Niente più orari fissi stabiliti dall’assemblea condominiale! Si cambia registro, o meglio, fascia oraria, decidendo non solo quando, ma anche in quale stanza accendere i termosifoni.
Certo, maggior più sicurezza e meno fregature non annullano affatto alcune spese. Non dimentichiamo che buona parte degli edifici italiani hanno impianti di riscaldamento a distribuzione verticale (con un sistema di tubature alla base dell’edificio dal quale partono colonnine verticali lungo i vari piani), con una contabilizzazione indiretta. Cosa vuol dire? Che in queste case ogni singolo termosifone avrà bisogno della valvola termostatica per regolare la temperatura e del contabilizzatore per registrare i consumi.
Per la loro installazione il costo si aggira attorno ai 100 euro. Ci sono anche tecinici che erogano il servizio a 70 euro, ma attenzione: manodopera e prodotti potrebbero essere scadenti!
Ancor più sconsigliabile è il ricorso alle proprie mani, la tecnica “fai-da-te”: nulla di più sbagliato! Ci sono una serie di operazioni da seguire prima dell’introduzione della valvole nei radiatori, che è meglio affidare a un esperto.
Ultima precauzione: meglio posizionare la valvola sul livello 2 che sul livello 3, si avrà una temperatura al di sotto dei 20°, che riscalda adeguatamente la casa, senza morir di caldo e – il che non fa male alla tasca – senza sprecare.
Detto ciò, buon inizio autunno a tutti!

A presto,
CR

RISPUNTA IL PROGETTO DEL PONTE SULLO STRETTO. SIAMO IMPAZZITI?

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Cari amici,

non ho mai creduto nella reincarnazione, ma dopo aver sentito parlare (per l’ennesima volta) del Ponte sullo Stretto non ho avuto più dubbi. Già, il nostro caro premier ha pensato bene di ridar vita a un progetto morto e sepolto, con tanto di promesse piene di enfasi.
A Renzi piace fare il megalomane, tuffandosi in iniziative ambiziose. Peccato che a sganciare i soldi siamo sempre noi cittadini!
Sei corsie, due binari, con riduzione dei tempi di percorrenza di un’ora o un’ora e mezza: ecco la sfida del nuovo millennio! E intanto, rimangono in “cantiere” altre prestigiosissime opere, rappresentative della sofisticata arte del “non finito”. Mi riferisco alle oltre 860 infrastrutture incomplete, che gettano una luce tetra sul panorama che le circonda, a testimonianza di una pessima gestione e di un ancor più inquietante utilizzo di finanze pubbliche.
Dovremmo credere ancora nel sogno visionario di un Ponte che colleghi la Calabria alla Sicilia, due Regioni bisognose di ben altri interventi?
Ma non è solo questo il punto. Mi chiedo: il Presidente del Consiglio nei suoi slanci utopici dove intenderà mai prendere i soldi, quando mancano ancora all’appello 1,4 miliardi di euro per completare i lavori delle opere incompiute?
Passano gli anni, ma non cambia il repertorio: ogni qualvolta tira una brutta aria – e per Renzi si avvicina l’ora X del referendum costituzionale – ritorna lo slogan stra-abusato anche dai precedenti governi.
Che avrà poi di attraente questo Ponte sullo Stretto? Gli oltre “100 mila posti di lavoro” ai quale allude il premier? Ma se solo la sua progettazione ha fatto già perdere agli italiani 4 miliardi di euro!
Non aspetteremo le prossime puntate di una serie che fin dall’inizio si è rivelata un flop. Anziché costruire nuovi ponti di cemento, chiediamo al Governo di prestare orecchio alle reali necessità del Paese, del Sud in particolare.

A presto,
CR

TRUFFE ONLINE, PRESTATECI OCCHIO!

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Cari amici,

il mondo dei social è una realtà inarrestabile, dalle indiscutibili potenzialità, ma anche irto di insidie. Per questo voglio mettervi in guardia su alcuni pericoli che, se riconosciuti, possono essere facilmente scansati.
Partiamo dalla più recente: su Facebook circola da un po’ di tempo un messaggio del tipo: “Sei tu in questo video? Vergognati”. Un messaggio che incuriosisce chi lo legge, tanto più perché inviato apparentemente da un amico.
Non cliccate sul link! Se lo fate, invierete involontariamente a tutti i vostri contatti lo stesso messaggio. E rimuovetelo immediatamente dalla vostra bacheca, avverndo il contatto (mittente ignaro del messaggio) che il suo account è compromesso.
Vi consiglio anche di modificare le impostazioni – qualora non lo abbiate già fatto – del controllo tag. Impostate su sì la voce ‘Vuoi controllare i post in cui ti taggano gli amici prima che vengano visualizzati sul tuo diario?’ e su ‘vuoi controllare i tag aggiunti dalle persone ai tuoi post prima che siano visibili su Facebook?’.
Passiamo ora alle truffe su Whatsapp. Qui la questione si fa un po’ più problematica: circolano falsi messaggi di aggiornamento, un clone di whatsapp, dove si chiede di rinnovare il servizio di messaggistica istantanea per non vederlo disattivato, quando, invece, è un espediente per rubare dati e soldi altrui. Niente di più finto: WhatsApp è totalmente gratuito e gli aggiornamenti partono in automatico!
Anche qui: niente ‘clic’ e cancellazione immediata del messaggio. Se poi per sbaglio si è pigiato qualcosa, contattare il gestore telefonico per sapere se sono stati attivati servizi a pagamento non richiesti e, in caso, per chiederne la disattivazione immediata.
Sempre su Whatsapp girano messaggi sulle nuove emoticon, con tanto di link al seguito. Vale la medesima regola: eliminate tutto, anche perché se volete le simpatiche faccine, basta seguire le pagine web della chat autentica, andando alla voce “faq”.
Tra gli inganni più frequenti non potevano certo mancare mail e sms. Ultimamente c’è una richiesta di pagamento di una bolletta telefonica (circa 250 euro) inviata da una società storica e, pertanto, considerata attendibile. Non cliccate sul rettangolino rosso, dove compare la dicitura: “area clienti business”.
In questo, come in altri casi, ogni qualvolta ricevete richieste di pagamento via mail da parte di uffici tradizionali, contattateli prima di fare qualsiasi cosa, o rivolgetevi alla Polizia Postale, chiedendo spiegazioni.
Purtroppo stare online ha il suo prezzo: la sicurezza, che non è purtroppo assoluta. Lo abbiamo visto con Yahoo: nel 2014 più di 500 milioni di account sono stati violati. L’unica sospiro di sollievo è stato scoprire che almeno non siano usciti allo scoperto dati bancari. Lo stesso però non si è potuto dire per nomi, indirizzi mail, numeri di telefono, date di compleanno, password e domande di sicurezza, tutte informazioni private comunque compromesse.
Occhio alle truffe, quindi. Basta un po’ più di attenzione per evitare di essere irrimediabilmente imbrogliati.

A presto,
CR

FERTILITY DAY? FERTILITY FLOP!

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Cari amici,

da giorni circola un’ondata di malcontento mista a ripugnanza per gli incommentabili opuscoli sul Fertility day. Innanzitutto, già il nome dato alla giornata è di cattivo gusto. Le tematiche potranno pur essere interessanti e utili, sta di fatto che quando si parla di età ideale di concepimento e dei problemi di infertilità femminile o maschile, bisogna saperlo fare con un certo tatto, altrimenti meglio abbandonare l’impresa!
Quanto successo con le due campagne pubblicitarie, portate avanti dal Ministero della Salute, ha dell’osceno e del surreale!
Non bastava la prima brochure dove al titolo (aggressivo e irriverente): “La bellezza non ha età. La fertilità si!” si accompagna l’immagine sessista di una donna giovanissima che regge una clessidra. Ce ne voleva un’altra (in sotituzione della precedente, ricordiamolo!) dove stavolta compaiono due schiere di giovani: un gruppetto sorridente e in salute (tutti bianchi), in alto e un gruppetto (tra i quali alcuni di colore) colto in comportamenti dannosi alla salute, in basso.
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio! Dal messaggio irrispettoso della prima campagna, dove il geniale sottotesto è: “sbrigatevi, fanciulle e fanciulline, altrimenti un figlio ve lo sognate!”, la cara Lorenzin ha cercato di raddrizzare il tiro con una pubblicità razzista che sembra risalire all’epoca di Abramo Lincoln! Il risultato? Lo conosciamo tutti: censurata anche la seconda proposta!
E qui viene il bello, perché non è solo la mancanza di professionalità e l’offesa arrecata a chi non può rimanere incinta a far rabbia. A mandarmi su di giri è che per fare questa pagliacciata hanno impiegato i nostri soldi, sprecando preziose risorse che potevano essere destinate ad altri scopi. In un momento, tra l’altro, in cui si parla di tagli alla sanità da introdurre nella prossima manovra.
Continui pure il Governo, a braccetto con il Ministero della Salute, a usare indebitamente i fondi pubblici. Non credano però stavolta di farla franca, non quando a rimetterci sono le casse statali alimentate da noi cittadini!

A presto,
CR

OLIMPIADI A ROMA? SOLO A CERTE CONDIZIONI!

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Cari amici,

vorrei tornare ancora una volta sulla questione “Olimpiadi a Roma”. Potrà suonarvi strano quanto sto per dire, ma devo precisare il mio pensiero: se le Olimpiadi si devono fare, devono essere garantite alcune condizioni! E voglio spiegarvi bene come sono arrivato a dirlo.
Tutto è partito da un sondaggio: abbiamo chiesto ai romani se fossero d’accordo o meno che la capitale ospitasse i giochi olimpici del 2024. Inaspettatamente – anche per il sottoscritto – l’85% ha espresso il suo consenso.
Un “si ai giochi” così convinto non può rimanere inascoltato, specie se proviene da una buona fetta della popolazione romana.
Ritornare sulle proprie posizioni non significa però porsi in un atteggiamento passivo o, peggio ancora, lassista in nome del quieto vivere. Al contrario, mi e ci costringe a rimboccarci le maniche, affinché le Olimpiadi siano davvero “cosa buona e giusta”.
Senza troppi preamboli, passiamo dunque alle nostre proposte: 1) le perdite economiche della capitale legate ai giochi dovranno essere a carico degli sponsor; 2) serve una “legge olimpica”, approvata ad hoc dal Parlamento che preveda una joint-venture tra le federazioni sportive e i marchi commerciali; 3) urge un piano di “adozione” di 15 periferie romane con il quale imprese e Coni si mettano all’opera per creare servizi, strutture ricettive, spazi verdi e una rete di trasporti efficienti in quelle zone della capitale particolarmente degradate. Se proprio vogliamo le Olimpiadi, che portino ad una reale riqualificazione urbana. Roma non è solo il Colosseo!
“Si alle Olimpiadi, purché si rispettino alcune fondamentali condizioni” è il nostro motto!
Ognuno di questi punti deve essere rigidamente rispettato e realizzato nel giro di 24 mesi, con procedure agevolate e sotto il rigido controllo dell’Anac. In caso contrario, bisogna passare alle maniere forti, cioè, pesanti sanzioni, proporzionali ai bilanci degli sponsor, in caso di ritardi e inadempienze.
Abbiamo da poco presentato una formale richiesta al sindaco Virginia Raggi, affinché convochi una conferenza dei servizi con CONI, la Presidenza del Consiglio, Confindustria, Confcommercio e federazioni sportive. L’obiettivo è quello di giungere ad un accordo tra le parti, per varare un piano che eviti rischi economici per Roma – già sull’orlo del collasso – o ulteriori danni a cittadini pesantemente vessati.
Siete tutti invitati domani, giovedì 22 settembre, in Campidoglio. Alle 12 presenteremo il nostro progetto e oltre agli invitati (il sindaco Raggi, il presidente Coni, Giovanni Malagò, il Prefetto di Roma, il Presidente del Consiglio, Confindustria e Confcommercio) gradiremmo la vostra presenza per discutere, insieme. Conta la vostra opinione, contano le vostre richieste e contano le vostre idee.

A presto,
CR

IL “DOPO” DIESELGATE

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Cari amici,

è passato un anno dallo scandalo che ha coinvolto la celebre casa automobilistica tedesca, la Volkswagen. Dopo quanto accaduto tutti ci aspetteremmo maggiori controlli sulle emissioni. Mi spiace deludervi: il lupo può anche perdere il pelo, ma non il vizio! Stando all’ultimo rapporto di Transport&Environment, che ha esaminato le informazioni di 230 modelli, provenienti dalle investigazioni di Francia, Germania, Gran Bretagna e da una banca dati indipendente (EQUA Index), le case automobilistiche continuano beatamente a falsare i test di laboratorio sulle emissioni. E non barano neanche di poco: perché a volte le differenze risultano enormi rispetto ai dati su consumi e inquinamento delle vetture in condizioni di guida reale.
Il podio della disonestà – stando ai dati riportati da questa istituzione – se lo aggiudicano Renault e Fiat. Per lo standard Euro 5, oltre alla Renault ci sono anche Land Rover, Hyundai, Opel/Vauxhall e Nissan. Per quanto riguarda i veicoli Euro 6, in pole position troviamo la Fiat, davanti a Renault, e poi l’Opel/Vauxhall, la Hyundai e la Mercedes.
Sta’ a vedere che quelle più pulite risultano le auto del gruppo Volkswagen? In un certo senso, è proprio così, perché tra le vetture Euro 6, che comunque emettono circa il doppio degli ossidi di azoto consentiti dallo standard comunitario, quelle meno inquinanti sono firmate Volkswagen!
Entrando nel dettaglio: come è possibile raggirare i controlli? Il rapporto spiega che le aziende automobilistiche attivano i sistemi di trattamento degli scarichi solo prima dei test, per poi disattivarli quando le auto sono in strada. Una bella furbata, davvero! Peccato che a pagarne i danni siamo sempre noi poveri automobilisti, che magari abbiamo comprato da poco una macchina, neanche poi conveniente in termini di costi, illudendoci di essere anche ecosostenibili. E soprattutto i cittadini, costretti a respirare l’irrespirabile.

Ma chi se ne importa; è il mercato, bellezza. O no?

A presto,

CR