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IL PREMIO AMICO DEL CONSUMATORE NEL PROGRAMMA “RISONANZE” DELLA FESTA DEL CINEMA!

Festival_Internazionale_del_Film_di_Roma

Cari Amici,

oggi solo poche righe per annunciarvi che il Premio Amico del Consumatore 2017 – il riconoscimento che viene assegnato dall’Associazione ogni anno alle personalità del mondo civile, politico, imprenditoriale e dello spettacolo che più si sono distinte nel campo della difesa degli utenti – è stato inserito nel programma “Risonanze” della Festa del Cinema di Roma!

premio amico consumatore risonanze

Quest’anno parleremo di spreco alimentare: ci vediamo il 3 novembre 2017 presso il locale Spazio Tiziano Sottoesopra, in viale Tiziano 66/68!

A presto,

CR

F-35, L’AEREO CHE SVUOTA LE CASSE PUBBLICHE

f-35

Trump, prima ancora di insediarsi, era stato chiaro: il programma F-35 è “fuori controllo”, e per questo “miliardi di dollari sulle spese militari e altre forniture possono e saranno risparmiati”. Detto, fatto: il neo-presidente ha ottenuto dalla Lockheed Martin uno sconto del 7,3% sull’acquisto della prossima tranche di F-35, 90 velivoli per un risparmio di oltre 700 milioni di dollari.

f-35

Ma che cos’è questo F-35, e cosa c’entra l’Italia?

L’AEREO PIÙ PAZZO DEL MONDO”

Partiamo dalle basi. L’F-35 è un aereo da combattimento di fabbricazione americana. Il programma JSF (Joint Strike Fighter) venne creato per sostituire molti velivoli “mantenendo i costi di sviluppo, produzione e operativi bassi”. Peccato che in molti denunciano le mancanze, i difetti e la vera e propria esplosione dei costi del programma. Già, i costi: che non sono proprio “bassi”, a quanto pare..

COSTI

La questione è proprio questa: quanto costa un F-35? Mistero. L’indeterminatezza di costi e tempistiche è una delle principali caratteristiche del programma, in barba alla trasparenza nei confronti del cittadino/contribuente.

Partiamo dai dati certi: l’Italia ha già speso per il programma JSF F-35 oltre 3,6 miliardi di euro, di cui almeno 1,3 miliardi per l’acquisto dei primi otto esemplari (al costo medio di 150 milioni l’uno) e per gli acconti relativi ad ulteriori sette velivoli. Alla fine, secondo diverse stime, il programma (che prevede l’acquisto di 90 aerei) dovrebbe costarci una somma intorno ai 14 miliardi. Soldi delle casse pubbliche, ovvio, sottratti ad altre (più urgenti) destinazioni.

costi f35

Costi enormi. Ma, dicono i critici, le spese verranno più che compensate dai nuovi posti di lavoro nel nostro Paese. Sicuri? La realtà è molto diversa. Tutti quelli che favoleggiavano “10.000, e più, lavoratori occupati” sono scomparsi dalla vista. Il ritorno occupazionale attuale “è di circa 1200 persone”. Per il futuro si vedrà (ma non pare roseo).

PROBLEMI SU PROBLEMI

Ok, l’aereo costa. Ma almeno funziona? No: l’F-35, a quanto pare, non costa solo tantissimo. E’ anche pieno di problemi: basta leggere le decine di rapporti che confermano anomalie e guasti tecnici. Come l’ultimo, firmato da Michael Gilmore – direttore uscente del dipartimento test del Pentagono – ancora più allarmante dei precedenti: i problemi tecnici degli F-35 aumentano invece che diminuire. Oggi se ne contano ben 276: sembra quasi che abbiano un legame direttamente proporzionale con l’esplosione dei costi. Più problemi ha l’aereo, più costa..

NO AGLI F-35. ANZI, SI

C’è stato un tempo in cui andava di moda attaccare l’F-35. Portava voti. 2012, Matteo Renzi, allora sindaco di Firenze: “Continuo a non capire perché buttar via così tanto sulle spese militari, a partire dalla dozzina di miliardi necessari a comprare i nuovi F-35. Anche basta, dai”.

Eppure, non mi risulta che nel corso del tempo il programma sia stato tagliato. Come mai? Nel frattempo Renzi ha fatto per un bel po’ il Presidente del Consiglio. Avrebbe potuto trovare il tempo, no?

E IL PARLAMENTO? NON CONTA

Di tagliare gli acquisti di questi costosissimi gingilli da guerra qualcuno parlò, in effetti. E non era una voce qualunque: la Camera dei Deputati votò nel 2014 una mozione di maggioranza che impegnava formalmente il governo a “dimezzare” il budget originario del programma F-35.

Boom. Una decisione del Parlamento sovrano chiara, inconfutabile: come faranno a ignorarla, ci si chiedeva? La risposta l’ha portata il tempo: l’hanno ignorata, semplicemente. La mozione non ha infatti sortito alcun effetto pratico. Il Governo (Renzi ieri, Gentiloni oggi, domani chissà) si è limitato ad una semplice dilazione delle acquisizioni senza abbassare il numero di velivoli da acquistare. Passata la marea, poi, dietrofront: Dall’analisi dei documenti di bilancio successivi la prova definitiva: il budget è addirittura cresciuto da 13 a 14 miliardi complessivi.

MA A COSA SERVE L’F-35?

Facciamo rispondere la stessa Ministra Pinotti, in diretta a “Le invasioni barbariche” (marzo 2014):

Di fatto… I cacciabombardieri servono perché… A parte che se tu hai delle truppe, dove c’è necessità di avere una difesa aerea, però potrebbe succedere che qualcuno decide di sparare un missile magari e potrebbe decidere. Ormai ci sono dei missili che possono arrivare a distanze estreme… Potrebbero decidere di volere, con quello, distruggere o… Ehm… Ovviamente creare. Oggi purtroppo le armi sono micidiali”.

PROPOSTE ALTERNATIVE

Cosa potremmo comprare, al posto degli F-35? Gli autori della campagna “Taglia le ali alle armi” hanno studiato il caso. Secondo loro, risparmiando sul costo di 1 cacciabombardiere (129 milioni di euro), ci guadagneremmo:

  • 387 asili nido con 11.610 famiglie beneficiarie e circa 3.500 nuovi posti di lavoro

  • 21 treni per i pendolari con 12.600 posti a sedere

  • 32.250 borse di studio per gli studenti universitari

  • 258 scuole italiane messe in sicurezza (rispetto norme antincendio, antisismiche, idoneità statica)

  • 18.428 ragazzi e ragazze in servizio civile

  • 17.200 lavoratori precari coperti da indennità di disoccupazione

  • 14.742 famiglie con disabili e anziani non autosufficienti aiutate con servizi di assistenza

Che ne dite, ne varrebbe la pena?

CR

 

IL MILIONE DI EURO ALLA LOTTERIA SPAGNOLA? UNA TRUFFA

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Complimenti! Hai vinto un milione di euro alla lotteria spagnola”.

Adesso: già è impossibile difficile vincere qualcosa giocando (e chi si occupa di gioco d’azzardo conosce bene le possibilità), ma la “lotteria spagnola” è davvero poco credibile!

La questione però è che, credibile o meno, chi tenta la carta della truffa scommette sulla “legge dei grandi numeri”: prima o poi qualcuno (distratto, ingenuo, credulone) ci cascherà.
Ecco perché dobbiamo stare attenti all’ennesimo allarme relativo a un SMS truffa, che sta circolando sui cellulari di centinaia di utenti per annunciare una fantomatica, e improvvisa, vincita milionaria!

L’allarme arriva direttamente dalla Polizia di Stato: si tratta chiaramente di un raggiro per sfilare un po’ di soldi a chiunque dovesse abboccare. Il meccanismo è molto comune: all’interno del messaggio c’è un link che rimanda a un sito truffaldino. L’utente – per incassare la supposta “vincita” – deve effettuare l’accesso e poi indicare dati personali ed estremi di banca e conto corrente.

Ovviamente, NON FATELO! 😱

Chi ha seguito le indicazioni dei truffatori si è ritrovato una serie di brutte sorprese: centinaia di euro in meno, dati personali trafugati (da sconosciuti). Senza contare che, ovviamente, di vincite milionarie e simili non c’è traccia.

Usiamo il buon senso, e non ingoiamo il rospo: segnalate sempre questi raggiri alla Polizia 🚨. Ne va della nostra sicurezza.

CR

SE IL MERCATO LIBERO VI PIACE COSÌ TANTO, TENETEVELO

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Ma come mai gli italiani non vogliono proprio saperne di passare al mercato libero dell’energia? Dal decreto Bersani, che aprì alla concorrenza il settore nel lontanissimo 1999, è passato ormai un ventennio. Sono cambiati ministri, papi e idoli calcistici. Eppure, nonostante tutto, gli italiani – testardi come muli – non hanno cambiato idea: ancora oggi soltanto una famiglia su tre ha deciso di sottoscrivere un nuovo contratto e di passare al libero mercato.

Com’è possibile che i cittadini abbiano preferito il vecchio, rigido, a detta di tutti superato regime di “maggior tutela” (con costi fissati trimestralmente dall’Autority dell’energia elettrica) al provvidenziale, moderno e conveniente mercato “libero” (che suona anche meglio)?

I COSTI.

L’arcano non è poi così arcano, almeno per chi vuole valutare seriamente i fatti. Sarà, per esempio, perché il mercato tutelato conviene. Altroché, i dati sono impossibili da smentire: i clienti che sono stati convinti a passare al mercato libero spendono di più.

Quanto? Il 16,7% (elettricità) e il 7,9% (gas) in più rispetto a quelli rimasti nel mercato tutelato. Nota bene: ad ammetterlo è la stessa Autorità per l’energia, non le associazioni dei consumatori. Italiani retrogradi? Macché.

I SERVIZI AGGIUNTIVI.

Se le cose stanno così, la domanda è d’obbligo: com’è possibile che la libera concorrenza abbia portato prezzi del servizio più alti? Gli alfieri del “mercato libero” non promettevano proprio il contrario? Un ruolo cruciale è svolto dai servizi aggiuntivi: come ammette l’Autorità, infatti, “le offerte sono spesso caratterizzate dalla presenza di ulteriori servizi collegati alla fornitura e non presenti nei regimi di tutela“.

Un meccanismo che gli utenti della telefonia, purtroppo, conoscono bene.

I PROBLEMI.

Fosse solo questione di costi. I problemi, per gli utenti passati nel mercato libero, non finiscono mai: contratti attivati senza il consenso dell’utente (e, in generale, all’interno di un sistema di vendita che spesso sfiora la truffa), fatturazione di consumi vecchi di decenni, conguagli da arresto cardiaco. Un dato? Solo nel 2016, lo sportello per i consumatori ha ricevuto quasi 45mila reclami. E a giugno 2016 l’Antitrust ha sanzionato per quasi 15 milioni di euro i cinque big dell’energia Acea, Edison, Eni, Enel Energia ed Enel Servizio Elettrico, proprio per questi motivi.

LA FINE.

I cittadini, insomma, preferiscono la “maggior tutela”. Ma si tratta di un particolare. Sarà il Governo a decidere, a proposito del disegno di legge concorrenza: il dal 1° luglio 2018 scatterebbe/scatterà (sempre che si decidano nel frattempo) l’obbligo per tutti gli utenti di abbandonare il mercato tutelato e sottoscrivere un contratto sul libero mercato. A sostegno di questo passaggio raccontano la solita storia: le tariffe caleranno con l’aumento della concorrenza. Peccato, perché non è vero: le nuove norme avranno effetti negativi per le famiglie e per le imprese, e determineranno aggravi dei costi energetici a loro carico. Tanto che lo stesso Governo è pieno di dubbi (“Vogliamo evitare che il superamento del mercato tutelato comporti un aumento delle bollette” – allora è vero!). Il rischio infatti è che gli operatori si facciano concorrenza solo sui clienti che spendono di più, mentre per gli altri non ci sia niente da fare.

La solita storia, insomma: ma gli italiani l’hanno capita benissimo.

A presto,

CR

LA TRUFFA DEL BANCOMAT

bancomat

L’allarme-truffa della settimana si riferisce a un grande classico: il furto al bancomat. A quanto pare, infatti, negli ultimi giorni sono diverse le segnalazioni riferite a questo vero e proprio reato “evergreen”: le vittime hanno raccontato ai poliziotti un meccanismo standard, che farebbe pensare a criminali specializzati capaci di utilizzare la stessa tecnica per portare a termine più “colpi”. Occhio, quindi.

LA TRUFFA. La strategia dei criminali è piuttosto particolare: la truffa non riguarda gli sportelli esterni, come accade di solito, ma quelli allestiti all’interno delle banche. Ecco come funziona: tutti noi per aprire la porta automatica dell’area bancomat interna dobbiamo strisciare la carta nell’apposito apparecchio, mentre per uscire basta premere un bottone. I malviventi invece alterano questa nostra abitudine, facendo trovare un secondo apparecchio per introdurre la tessera anche in uscita.

Ovviamente i criminali scommettono sulla nostra distrazione: per sventare il loro piano basta ricordare che, per uscire, c’è un pulsante dedicato. Ma quei pochi che introducono la carta anche per uscire dall’area bancomat sono fregati: l’apparecchio non restituisce infatti la carta originale, ma un’altra carta scaduta. Per essere sicuri che il malcapitato non se ne accorga, alcuni complici dei criminali si fanno trovare all’esterno e cominciano a mettere fretta alla vittima.

Nel tentativo di liberare lo sportello il prima possibile, ecco che si finisce per scambiare la carta fasulla per quella autentica, e il gioco è fatto. Il prezioso bancomat è finito nelle mani sbagliate.

L’ALLARME. Un dubbio rimane: come fanno i malviventi a rubare anche il codice PIN? La polizia sta indagando su questo punto, che rimane oscuro: in ogni caso l’invito è quello di allertare immediatamente il 113 quando si nota che per uscire dall’istituto di credito bisogna inserire la tessera in un apparecchio dedicato. Stiamo attenti, e tuteliamo i nostri risparmi.

CR

FOTO DEL CONTATORE VIA WHATSAPP? NO, GRAZIE

whatsapp danger

Altro giro, altra truffa.

L’attenzione è d’obbligo (circolano di continuo allarmi, veri o presunti, legati a WhatsApp: e per questo vanno presi con le molle) ma in questo caso ci sono conferme autorevoli (qui e qui) e quindi è giusto dare spazio alla notizia.

Il meccanismo, anche stavolta, è semplice: un messaggio su WhatsApp invita l’utente a inviare una foto del proprio contatore del gas per rimediare a una mancanza di lettura dei consumi.

Come di consueto, l’assurdità della richiesta (solo Italgas offre effettivamente un servizio del genere, ma in questo caso l’utente può effettuare da sé la lettura del contatore) dovrebbe metterci in allarme: una grande azienda di distribuzione non chiederebbe certamente la lettura tramite WhatsApp. Il buon senso, insomma, è già una difesa.

Altra incongruenza: il numero da cui partono questi messaggi non corrisponde a quello di nessun operatore energetico. Basta una rapida ricerca sul web per accertarlo. E la ragione è chiara: non sono gli operatori del settore energia a inviare il messaggio!

Il messaggio, infatti, serve ad altro. A cosa, esattamente? Nessuno può dirlo con certezza.

Magari per effettuare una serie di operazioni illecite validate dai dati del contatore del gas (che corrispondono a contratti stipulati con le compagnie vere e proprie). O magari per accaparrarsi una buona quantità di numeri telefonici: la risposta degli utenti fungerebbe da “conferma” che lo stesso numero sia utilizzato, dopo essere stato (probabilmente) generato a caso dai truffatori.

In questo caso, il meccanismo mirerebbe solo a ottenere una risposta, quindi: proprio quella che dobbiamo evitare di inviargli!

#Famolostadio?

stadio roma

Roma, si sa, è una città strana. In tutto e per tutto. Mentre le polemiche sulla Raggi infuriano, il debito raggiunge livelli record, gli scandali si susseguono al ritmo di uno al giorno, improvvisamente la priorità di tutti è diventata il nuovo stadio dell’AS Roma.

Per carità, diceva qualcuno che “il calcio è l’arte di comprimere la storia universale in 90 minuti”, ma stavolta ci siamo superati; mesi di chiacchiericcio sono stati messi da parte in un batter d’occhio, e la questione dello stadio è diventata l’unica davvero importante: dall’allenatore della squadra giallorossa all’ultimo dei tifosi, ognuno ha detto la propria al riguardo, nella completa inconsapevolezza degli aspetti tecnici.

Non c’è niente di male, e ci manca solo, a sognare un nuovo impianto: anche perché l’Olimpico è “nato male”, è scomodo e condanna gli spettatori a immaginare azioni, contrasti e tiri che si svolgono al limite del campo visivo. Ma il modo in cui questa città dibatte la realizzazione di nuovi impianti sportivi mi lascia davvero perplesso.

Facciamo un passo indietro: nessuno lo ricorda, ma se #Famolostadio senza preoccuparci del resto, Roma rimane con altri due strutture di cui non si sa cosa fare. Il Flaminio è completamente abbandonato ormai da anni, e per una complicata storia di vincoli architettonici (ma soprattutto di soldi da investire) nessuno (o quasi) vuole sentirne parlare; per l’Olimpico abbiamo speso fiumi di denaro meno di trent’anni fa, e a breve rischia di ospitare solo gli incontri della Lazio (ogni due settimane) oltre a qualche isolata gara di rugby o atletica.


Nessuno lo ricorda, ma se #Famolostadio senza preoccuparci del resto, Roma rimane con altri due strutture di cui non si sa cosa fare. Il Flaminio è completamente abbandonato ormai da anni, e per una complicata storia di vincoli architettonici (ma soprattutto di soldi da investire) nessuno (o quasi) vuole sentirne parlare; per l’Olimpico abbiamo speso fiumi di denaro meno di trent’anni fa.


Anche solo per questo, servirebbe un ragionamento di prospettiva: proprio quello che, da noi, risulta più difficile. Non basta solo dare il “via libera” – o meno – allo stadio della Roma, ma bisogna riflettere sui destini degli altri impianti della Capitale, tutelando i beni pubblici e gli interessi dei cittadini. Pensare al futuro, senza fermarsi ai bisogni di oggi: un compito impossibile per il nostro Paese, che continua a vivere di fiammate, fuochi di paglia e fuochi fatui.

Peccato che non si parli con raziocinio, e che la discussione rimanga bloccata su un piano irrazionale e umorale. Ma d’altra parte c’entra il calcio, e il calcio è fatto di passionalità viscerali che a Roma non riusciamo proprio a limitare. “Famo lo stadio” diventa allora il manifesto di una preghiera diffusa, diventa una crociata collettiva, diventa un tam-tam istadio roma 2nsistito e inarrestabile. Chissenefrega delle regole urbanistiche, dei vincoli ambientali, dell’interesse della collettività, sembrano invocare molti tra gli interessati, che magari pensano più alla lotta scudetto che al resto. E d’altra parte, se anche Totti scende in campo direttamente – “vogliamo il nostro Colosseo moderno” – il movimento d’opinione è assicurato. Tanto che la sindaca Raggi, in crisi di consenso, si è subito affrettata a rispondergli, proponendo al capitano della squadra un incontro (?) ufficiale.

In questo marasma – cui purtroppo siamo abituati – bisogna riportare un minimo di lucidità, un barlume di consapevolezza e misura. Lo stadio può essere fatto solo se il progetto rispetterà rigidamente le regole urbanistiche e se apporterà vantaggi alla collettività, senza danni per l’ambiente. Altrimenti, con tutto il rispetto per Totti, Spalletti, l’AS Roma e i suoi tifosi, no.

Se non siamo d’accordo neanche su questo, non ha più senso chiamarci comunità.

A presto,

CR

CR

DALLA PARTE DEI CITTADINI

rienzi consulta

Oggi siamo intervenuti alla Consulta nel corso della delicata discussione sull’Italicum.

Le motivazioni che ci hanno spinto sono sostanzialmente tre, e per trasparenza mi sembra doveroso condividerle con voi:

  • nello specifico il Codacons ha chiesto alla Consulta l’abolizione del premio di maggioranza: questo, infatti, configura una lesione dei diritti dei cittadini e non garantisce una corretta rappresentanza alla Camera né adeguate garanzie per le minoranze;

  • in secondo luogo, abbiamo chiesto ai giudici della Corte di dare un forte monito al legislatore, affinché le leggi elettorali siano approvate con maggioranze qualificate come per le leggi costituzionali: non si può consentire a chi raggiunge una volta la maggioranza di cambiare la legge elettorale a suo piacimento, rendendo il proprio potere intoccabile ed eterno;

  • infine, abbiamo chiesto alla Consulta di bloccare le manovre politiche in atto da tempo tendenti a far conseguire la pensione agli eletti rinviando il voto e lasciando così in vita un Parlamento eletto con un sistema illegittimo.

La parte principale dell’intervento è stata rappresentata da un accorato appello che abbiamo rivolto alla Corte Costituzionale affinché lasci in vita una legge elettorale che consenta di andare subito al voto. Nell’intervento odierno abbiamo spiegato ai giudici le ragioni dei cittadini, che non si fidano del Parlamento e non vogliono che la questione torni di nuovo nelle mani dello stesso Parlamento che ben poteva elaborare una legge elettorale mesi fa e non l’ha fatto, perché punta a prorogare la legislatura, così da consentire agli eletti di conseguire la pensione.

La Corte non può lasciare l’Italia senza una legge elettorale anche perché interferirebbe pesantemente nei poteri del Presidente della Repubblica: questi infatti non potrebbe sciogliere le Camere in assenza di una legge vigente e applicabile, con uno stravolgimento dei poteri costituzionali dei vari organi e un blocco del Paese del tutto abnorme ed ingiustificato.

Questo è quanto abbiamo sostenuto, oggi, di fronte ai giudici costituzionali. È per questo motivo che ci siamo presentati, e ne è valsa la pena anche considerando la prevedibile esclusione del Codacons (vista la costante giurisprudenza della Corte secondo cui solo chi è stato parte del giudizio può presentarsi al procedimento): il punto di vista dei cittadini è sacrosanto, e va difeso in ogni circostanza. Costi quel che costi.

CANONE RAI, IL 31 GENNAIO SI AVVICINA!

STOP-CANONE

È bene sapere come muoversi quando si parla di Canone TV. Questo non solo per evitare brutte sorprese, ma anche per evitare esborsi non dovuti.

Un Canone di 90 €

Per l’anno 2017, infatti, l’importo del canone di abbonamento alla televisione per uso privato è stato ridotto a euro 90 e la riscossione avverrà da gennaio ad ottobre sempre passando per la bolletta elettrica. Le rate, dunque, dovrebbero variare da 9 euro (per le bollette mensili) a 18 euro (per quelle bimestrali): eppure, non tutti sono tenuti a pagare questa tassa.

I cittadini che non sono in possesso di un apparecchio televisivo hanno infatti tempo fino al 31 gennaio 2017 per comunicarlo all’Agenzia delle Entrate, presentando il modello di dichiarazione sostitutiva disponibile online.

Perché la dichiarazione sostitutiva?

La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto, da quest’anno, la presunzione di detenzione dell’apparecchio TV nel caso in cui esista un’utenza elettrica nel luogo in cui una persona abbia la propria residenza anagrafica e ha previsto che, per i titolari di una utenza elettrica di tipo residenziale, il pagamento del canone TV per uso privato avvenga mediante addebito sulla bolletta elettrica, in 10 rate mensili, da gennaio a ottobre di ogni anno.
Per superare questa presunzione ed evitare quindi l’addebito in fattura, i cittadini che non possiedono l’apparecchio televisivo devono presentare una dichiarazione sostitutiva all’Agenzia delle Entrate, con cui dichiarano che in nessuna delle abitazioni per le quali il dichiarante è titolare di un’utenza elettrica è detenuto un apparecchio TV (da parte del dichiarante stesso o di altro componente della famiglia anagrafica).

Dove trovare il modello di dichiarazione sostitutiva?

Il modello di dichiarazione sostitutiva è disponibile sui siti internet dell’Agenzia delle Entrate, www.agenziaentrate.it e della Rai www.canone.rai.it e va presentato direttamente dal contribuente o dall’erede tramite un’applicazione web, disponibile sul sito internet delle Entrate, utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel rilasciate dall’Agenzia, oppure tramite gli intermediari abilitati (Caf e professionisti). Nei casi in cui non sia possibile l’invio telematico, è prevista la presentazione del modello, insieme a un valido documento di riconoscimento, tramite servizio postale in plico raccomandato senza busta all’indirizzo:

Agenzia delle Entrate Ufficio di Torino 1, S.A.T. – Sportello abbonamenti tv – Casella Postale 22 – 10121 Torino.

La dichiarazione sostitutiva può essere firmata digitalmente e presentata anche tramite posta elettronica certificata all’indirizzo cp22.sat@postacertificata.rai.it.

Il modello di non detenzione ha validità annuale, e quindi va presentato ogni anno se ne ricorrono i presupposti.

Le truffe

Attenzione ai siti contraffatti che chiedono dati e soldi: la dichiarazione di non detenzione si invia online solo tramite i servizi delle Entrate ed è gratuita!

 

PRODOTTI TIPICI DALLE ZONE COLPITE DAL TERREMOTO

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Era doveroso farlo, e lo abbiamo fatto.

Le aziende enogastronomiche del centro Italia messe in ginocchio dall’ondata sismica che ha devastato il territorio, sono infatti sbarcate a Roma per promuovere le produzioni locali e far conoscere a cittadini e turisti le eccellenze tipiche delle zone terremotate.
E’ servito uno sforzo organizzativo notevole, ma ne è valsa la pena. L’iniziativa, promossa dal Codacons e organizzata da Coldiretti con il sostengo di Telepass e della Camera di commercio di Roma, vede impegnate oltre 80 aziende del centro-Italia ospitate presso lo splendido spazio del Cortile del Vignola di Piazza Navona (ingresso adiacente lo Stadio di Domiziano). Qui verranno esposti ai cittadini e ai tanti turisti in questi giorni presenti nella capitale le numerose eccellenze enogastronomiche tipiche dei territori colpiti dal sisma, offrendo così un sostegno concreto a tanti piccoli imprenditori danneggiati dal terremoto.

Per tutti i cittadini della Capitale, per i turisti e i visitatori della Città Eterna, diventa quindi possibile offrire un sostegno diretto alle realtà agricole della zona.
L’esposizione, partita il 15 dicembre, proseguirà fino all’8 gennaio; i visitatori potranno inoltre ottenere agevolazioni per visitare l’adiacente area archeologica dello Stadio di Domiziano. Inoltre, abbiamo deciso di regalare una consulenza legale gratuita a tutti i cittadini che al mercato di Piazza Navona acquisteranno prodotti delle aziende colpite dal terremoto.

In questo modo vogliamo contribuire a sensibilizzare i romani e offrire un aiuto ulteriore a tutti i coltivatori e allevatori di Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo.

CR