Category Archives: Trasporti

CAOS TAXI: MA CHI PENSA AI CITTADINI?

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Riassunto di una settimana di ordinaria follia romana: un emendamento della senatrice Linda Lanzillotta (Pd) approvato nel decreto «Milleproroghe» all’esame della Commissione Affari costituzionali del Senato sospende(va?) il ritorno in garage dopo aver portato il cliente a destinazione per i noleggiatori con conducente (NCC).

Fino a questo momento, infatti, la legge imponeva un ritorno obbligatorio nelle rimesse al termine del servizio: un principio assurdo, macchinoso ed evidentemente anacronistico, frutto di una serie di regole introdotte nel corso degli anni (il famoso «articolo 29 comma 1-quater») e cariche di obblighi che rappresentano vere e proprie “distorsioni concorrenziali” a danno dei noleggiatori.


1. Il servizio di noleggio con conducente si rivolge all’utenza specifica che avanza, presso la rimessa, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio.

2. Lo stazionamento dei mezzi deve avvenire all’interno delle rimesse o presso i pontili di attracco.

3. La sede del vettore e la rimessa devono essere situate, esclusivamente, nel territorio del comune che ha rilasciato l’autorizzazione”.


L’emendamento della senatrice sospendeva appunto questi assurdi obblighi, rimandando la questione fino al 31 dicembre per dare tempo al Governo di intervenire e riordinare (finalmente) una normativa ferma a una vita fa.

Fin qui i fatti. Quello che è successo dopo è cronaca pura: uno sciopero selvaggio e illegale, città bloccate, minacce verbali (e non solo), tirapugni, la presenza inquietante di figuri appartenenti a Forza Nuova, disagi e problemi di ogni tipo per la cittadinanza.

Al termine di questo spettacolo triste, di cui avremmo fatto volentieri a meno, ecco il dietrofront del Governo – che puntualmente si è impegnato a mettere mano alla questione, placando così gli animi dei tassisti (almeno per ora).

Tutto bene, quindi? No, niente affatto. Ecco perché.

LE DISTORSIONI DELLA CONCORRENZA. I tassisti parlano di “concorrenza sleale” da parte degli NCC, il “Noleggio con conducente”. Sui problei di concorrenza hanno ragione, ma non nel senso che credono. In passato, infatti, Antitrust e Autorità di regolazione dei Trasporti avevano contestato le norme che i tassisti vorrebbero fossero applicate, rilevando “distorsioni concorrenziali”.. A danno degli NCC!

Le Autorità, quindi, invitavano l’esecutivo a prevedere la cancellazione delle distorsioni concorrenziali introdotte nel 2008 (criticate anche dallo stesso ministero dei Trasporti). Proprio quelle che ancora una volta, oggi, i tassisti vogliono difendere.


Al fine di rimuovere tale distorsione è necessario abolire gli elementi di discriminazione competitiva tra taxi e Ncc in una prospettiva di piena sostituibilità dei due servizi… Anche in considerazione delle nuove possibilità offerte dall’innovazione tecnologica che ha determinato l’affermarsi di nuove piattaforme online che, agevolando la comunicazione tra offerta e domanda di mobilità, consentono un miglioramento delle modalità di offerta del servizio di trasporto di passeggeri non di linea, in termini sia di qualità che di prezzi”.


LA LEGGE, QUESTA SCONOSCIUTA. Quando un’Autorità parla di “distorsioni concorrenziali” il discorso dovrebbe essere già abbastanza chiaro. Ma lo è ancora di più alla luce del fatto che lo sciopero è stato portato avanti nella piena illegalità, come riconosciuto dal Garante degli Scioperi.


L’authority “ha scritto alle organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative eccependo la violazione della legge sull’esercizio del diritto di sciopero, con riferimento al mancato rispetto dell’obbligo del preavviso di 10 giorni, della mancata predeterminazione della durata dell’astensione e del mancato rispetto della garanzia delle prestazioni indispensabili”.


Non c’è altro da aggiungere, se non che le leggi che regolano lo sciopero sono state scritte per tutelare i diritti dei cittadini. Come i tassisti chiedono garanzie e regole a sostegno della legalità del settore, allo stesso modo devono garantire legalità anche quando manifestano, al pari di tutte le altre categorie professionali.

Per non ledere, come accaduto nel corso di queste lunghe giornate, i diritti dei cittadini.

L’ACCORDO. L‘accordo siglato tra il Ministro dei Trasporti Graziano Delrio e le sigle sindacali dei tassisti rischia peraltro di essere annullato. Il Codacons ha deciso infatti di impugnare l’intesa, presentando una denuncia all’Autorità Anticorruzione e alla Procura della Repubblica di Roma.

Scrive l’Associazione:

L’intesa raggiunta ieri non si è basata infatti sulla libera volontà delle singole parti, ma è stata determinata dalla violenza e dalle devastazioni messe in atto dai tassisti, che di fatto hanno messo il Governo sotto ricatto. Per tale motivo l’accordo firmato dal Ministero potrebbe essere annullato, soprattutto se la magistratura, come nostra richiesta, aprirà indagini per il reato di violenza e minaccia a corpo politico e amministrativo”.

IL RIORDINO DELLA NORMATIVA. Ciò detto, è evidente che il legislatore deve intervenire. La riorganizzazione del settore, attesa invano da più di 8 anni (ma in realtà, ritocchini a parte, dal lontano 1992) è ormai necessaria. Il mondo è cambiato, ma per la legge sui trasporti siamo ancora fermi a mezzo secolo fa.

Ce la faranno i nostri eroi? Ho i miei dubbi.

C’è il rischio, serio, che neanche i cambiamenti in atto in tutto il resto del mondo convincano i nostri governanti a intervenire, per timore di scatenare un altro caos o per totale incapacità.

I costi, come al solito, ricadranno sugli utenti, sui consumatori, sui cittadini: le consuete vittime sacrificali di ogni tentativo di mantenere lo status quo.

A presto,

CR

 

AL SUD, IL FUTURO ERA IERI

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Cari Amici,

ormai tutto si dimentica in fretta. I ricordi intollerabili sono i primi di cui ci liberiamo, mentre giornali e TV voltano subito pagina.

Tornare su fatti tragici di mesi o anni precedenti costa spesso una certa fatica. Ma conviene farlo, almeno stavolta.

I fatti, in questo caso, sono noti a tutti. Parliamo dello scontro frontale tra due convogli della Ferrotramviaria che il 12 luglio scorso, sulla tratta ferroviaria Corato-Andria. Una vicenda di portata nazionale, ma che è stata rapidamente relegata nelle cronache locali, come i furti di galline e le liti di condominio.

Peccato, però, che quell’incidente abbia provocato 23 morti e 50 feriti. Studenti, pendolari, anziani. Persone comuni che molto probabilmente un’automobile non potevano proprio permettersela, e che quindi erano “costretti” ad affidarsi alle linee ferroviarie meridionali.

Negli ultimi giorni la Procura di Trani ha rilevato l’ovvio: ovvero, che è talmente obsoleto da non essere più riconosciuto neanche come sistema di sicurezza il ‘blocco telefonico’ a cui era affidata la sicurezza sulla tratta ferroviaria Corato-Andria. A pensarci, è roba da Far West: i due capistazione che dialogano con i colleghi delle stazioni più vicine – tramite fonogrammi – per avvisarli della presenza di un treno in marcia verso di loro. E richiamare epoche dimenticate non è una esagerazione: sulla tratta a binario semplice in questione, il sistema di consenso telefonico era in uso da oltre sessant’anni (!), senza alcuna modifica e nessun aggiornamento.

Altro che slogan e promesse: giù al Sud, il futuro era ieri.

Non c’è nulla di cui stupirsi, se 8 euro su 10 per l’ammodernamento ferroviario vengono spesi da Roma in su, gli investimenti ferroviari al Sud sono scesi del 20% in più rispetto alla media nazionale, addirittura un capoluogo (Matera, peraltro capitale europea della cultura) rimane tagliata fuori dalla linea ferroviaria perché mancano 20 km di binari che dovevano essere pronti nel 1986.

È tutto perfettamente logico, da questo punto di vista. Anche il fatto che in Puglia i treni debbano procedere a 50 all’ora su 11 linee a rischio sicurezza; mentre al Nord, l’alta velocità permette ai treni di sfrecciare verso Lione e il Centro Europa.

Non è un caso, ma una scelta. Conviene farsene una ragione, o raddoppiare gli sforzi per contrastarla.

A presto,

CR

 

LO SCIOPERO DEL VENERDÌ

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Cari Amici,

 

è accaduto di nuovo. I cittadini, ormai, non ne tengono neanche conto. L’ennesimo sciopero dei trasporti è piovuto su una Città Eterna ingolfata, abituata, come rassegnata a un rituale che subisce e non capisce da troppo tempo.

Già, perché se chiedete ai romani per quale motivo si sciopera, nessuno saprà rispondere.

I disagi, come sempre, sono stati immensi. In una città che ha difficoltà a gestire l’ordinario (giunta Raggi, se ci sei batti un colpo), basta poco per scatenare l’emergenza. Se poi sommiamo il maltempo, che – come nel Medioevo – è tornato a essere un flagello per persone e cose, il risultato è scontato: traffico in tilt, cittadini infuriati, città bloccata.

Facciamo due conti. Nel 2016 i trasporti hanno fermato i convogli 10 volte, 11 dopodomani. In pratica si protesta una volta al mese, per le più varie cause. Nessuno contesta – ovviamente – il diritto dei lavoratori a esprimere un dissenso anche radicale, rispetto alle scelte delle aziende per cui ogni mattina devono svolgere un servizio (“Qui c’è gente che da due mesi non prende lo stipendio”, ha spiegato Micaela Quintavalle). Ma le modalità, quelle sì, possiamo discuterle: le rivendicazioni delle sigle sindacali possono anche essere legittime, ma non si rendono conto che così facendo i cittadini diventano nemici, mentre potrebbero essere preziosi alleati. Il livello di frustrazione è altissimo, e la collocazione puntuale al venerdì (nonostante le spiegazioni siano diverse) alimenta infatti molti cattivi pensieri.

E’ il momento di pensare a forme diverse di protesta: lo sciopero «di cittadinanza» prevede ad esempio la possibilità di viaggiare gratis sui mezzi durante la protesta. Limitando l’attuazione degli scioperi nei trasporti esclusivamente alle biglietterie e ai controllori dei titoli di viaggio, e disattivando anche i nuovi tornelli anti-evasione, si consentirebbe al cittadino di utilizzare gratis i servizi, così da arrecare un danno economico solo al datore di lavoro (ciò che parrebbe essere l’obiettivo principale degli scioperi) evitando al tempo stesso di utilizzare i cittadini come “ostaggio” al fine di ottenere miglioramenti contrattuali o di altro tipo.

Una proposta nuova? Neanche per idea. Ne parlavo già nel 2008. Sarà ora, di prenderla in considerazione?

A presto,

CR

 

ALLACCIATE LE CINTURE!

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Cari amici,

vorrei sfatassimo uno dei luoghi comuni più dannosi perché in gioco è la nostra stessa vita: le cinture posteriori in auto sono obbligatorie! Non basta soffermarsi sulla loro sicurezza o raccomandarne l’utilizzo, come molti credono.
D’altronde i sondaggi parlano chiaro: nel nostro Paese un quinto degli automobilisti rinuncia a utilizzare regolarmente il dispositivo, soprattutto in città. E la situazione peggiora sui sedili posteriori, dove la percentuale supera il 50%.
L’articolo 172 del Codice della Strada parla chiaro: “il conducente e i passeggeri dei veicoli muniti di cintura di sicurezza hanno l’obbligo di utilizzarle in qualsiasi situazione di marcia”.
Una norma che vale per una serie di veicoli: per conducenti e passeggeri di autovetture, autoveicoli destinati al trasporto di cose, autobus e anche quadricicli leggeri dotati di carrozzeria chiusa (ad esempio le minicar), a bordo di taxi e di vetture adibite a noleggio con conducente.
A rigor di logica, se sono obblogatorie le cinture anteriori, perché non dovrebbero esserlo anche quelle posteriori? Esistono per caso passeggeri di serie A e passeggeri di serie B?
Niente da fare, gli italiani non vogliono che saperne di cinture allacciate quando occupano i sedili posteriori – non caso, l’infrazione più gettonata – già è tanto se utilizzano quelle anteriori!
Eppure, gli inquietanti dati Aci Istat del 2014 spingerebbero a rispettare le regole: in area urbana si registra oltre il 75% degli incidenti che causa il 44,5% dei morti e il 71,8%. dei feriti. Parliamo di 1.505 vittime e 180mila feriti sulle strade delle nostre città nel solo 2014, e non di qualche caso sporadico!
Oltre ad essere una questione di buon senso – ne va della nostra stessa vita e di quella degli altri, ricordiamolo! – una simile infrazione non fa bene neanche alle tasche.
Le multe in caso di cinture slacciate e senza sistemi di ritenuta per bambini va da 80 a 323 euro, alle quali si aggiunge la detrazione di 5 punti dalla patente. Avviene, invece, la sospensione della patente da quindici giorni a due mesi se il conducente trasgredisce alle regole sopra menzionate per almeno due volte in due anni.
Ovviamente del mancato uso delle cinture da parte del minore – non solo i bambini, quindi – ne risponde il conducente.
Addentrandoci poi in un ambito più specifico, la sicurezza dei più piccoli, i bambini di statura non superiore a 1,50 m, quando viaggiano negli autoveicoli per il trasporto di persone in servizio pubblico di piazza o negli autoveicoli adibiti al noleggio con conducente, possono non essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta per bambini, a condizione però che non stiano seduti davanti e siano accompagnati da almeno un passeggero di età non inferiore ad anni sedici.
Altra raccomandazione: i bambini non possono essere trasportati utilizzando un seggiolino di sicurezza rivolto all’indietro su un sedile passeggeri protetto da airbag frontale, a meno che l’airbag non venga disattivato.
Come in buona parte del sistema normativo, esistono le eccezioni. Sono esenti dall’obbligo delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini, le forze di polizia, la polizia municipale e provinciale, le forze armate, gli addetti ai servizi antincendio e sanitari in caso di intervento di emergenza, gli istruttori di guida, gli addetti ai servizi di vigilanza privati che effettuano scorte, i conducenti dei veicoli per la raccolta e il trasporto dei rifiuti in servizio nei centri abitati.
Presentando l’adeguata certificazione medica, rientrano nell’esenzione anche le persone affette da patologie particolari, o che abbiano condizioni fisiche che costituiscono controindicazioni specifica all’uso delle cinture, le donne in stato di gravidanza in condizioni di rischio particolari conseguenti all’uso delle cinture.
A meno che non apparteniate alle ultime categorie citate, direi che è il caso di allacciare le cinture! O vogliamo ingenuamente e incautamente continuare a credere che non servano?

A presto,

CR

TRENI AL RALLENTATORE

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Cari amici,

prima che la tragedia di Andria cada nel dimenticatoio, come tutte le tragedie italiane, vorrei parlarvi dell’intollerabile condizione dei trasporti in Italia. A compiangere le vittime siamo tutti bravi, a fare a gara di “provvederemo” pure, ma quando si tratta di stringere i denti per affrontare problemi complessi, chi si è visto si è visto.
Da anni conosciamo lo stato di arretratezza e manutenzione quasi assente che affligge parecchie reti ferroviarie, da anni i politicanti fanno orecchie da mercante. Per questo vorrei brevemente ricordare a chi ha poca memoria cosa avviene, sopratutto nella parte bassa dello stivale. La performance peggiore se la aggiudica la tratta Roma-Pescara, dove i treni arrancano a una “velocità” (si fa per dire) media di 60 chilometri orari. Al secondo posto compare la Taranto-Reggio, meno lenta, ma giusto di poco: parliamo di 66 chilometri all’ora!
La situazione cambia se ci spostiamo nella zona settentrionale della penisola, da Milano a Venezia il viaggio in treno dura 2 ore e 35 minuti. Con un percorso pressocché uguale in termini di km la Roma-Campobasso impiega, invece, un’ora in più (3 ore e 24 minuti).
Trovo persino noioso fare un paragone tra Nord e Sud, perché emerge il solito irriducibile, eterno divario. Non riesco più a tollerare la politica degli investimenti degli ultimi anni che ha privilegiato alcune tratte, come la Roma-Milano – la più veloce con una media di 216 km/h – e la Milano-Bologna, dimenticandosi di un’altra porzione (una fetta bella grande) del Paese.
Pochi giorni dopo l’incidente ferroviario in Puglia, Graziano Delrio si è difeso dalle innumerevoli accuse che gli sono piovute addosso. Fra queste, quella di non aver investito nel Sud. Il Ministro dei Trasporti – figura tanto evanescente quanto insignificante negli ultimi tempi – ha replicato che nei contratti di programma 2015 (già approvati) 9 miliardi sono destinati alle infrastrutture ferroviarie, di questi 4,5 miliardi su tecnologie e sicurezza e miglioramento delle tratte regionali. Mentre altri 9 miliardi sono previsti sul contratto di programma 2016 in corso di approvazione.
Come al solito, si attaccano ai numeri come gli ubriachi ai pali. Se i finanziamenti non mancano, perché allora nel Centro-Sud i tempi di percorrenza di poco superano quelli di un carro trainato da buoi? E perché i passeggeri lamentano ancora così tanti disagi, salendo su vetture che ricordano quelle che vedevamo nei film di John Wayne?
I conti non tornano, e l’ultimo drammatico incidente ha fatto riemergere in modo più sconcertante una situazione che si protrae da decenni. Mi auguro solo che l’episodio non venga riposto nel registro nero dell’oblio: una tendenza tutta italiana, alla quale l’attuale Governo non fa eccezione.

A presto,
CR

CRISTO SI È FERMATO AD ANDRIA

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Cari amici,

sono giorni di profonda tritezza per il disastro ferroviario avvenuto in Puglia, tra Andria e Corato. Siamo sconvolti e, allo stesso tempo, frastornati dallo sciame di notizie che più che chiarire, aumentano quel polverone già confuso di domande: “perché è successo?”, “di chi è la responsabilità?”, “si poteva intervenire prima?”. Una simile tragedia si poteva evitare, eccome! Ora si va alla caccia matta e disperatissima del colpevole, come se ce ne fosse solo uno!
Potremmo continuare all’infinito col giochetto del puntare il dito al primo sospettato. C’è chi dice che i responsabili siano i capostazione della Ferrotranviaria che erano in servizio quel giorno, chi chiama in causa i loro collaboratori, chi scarica tutte le colpe all’uomo che ha alzato la paletta verde (il capostazione di Andria), ignaro che un altro treno proveniente da Corato stesse arrivando proprio in quel tragico momento.
La verità – termine tanto terribile quanto impegnativo – è che non esiste un colpevole, ma c’è una responsabilità collettiva: dal Governo agli enti locali. Storia di una parabola discendente che ha origini remote. Sappiamo tutti, da anni, che il trasporto ferroviario del sud Italia “vanta” record da terzo mondo, con treni che viaggiano ancora a binario unico, dove la sicurezza è affidata al fattore umano, perché ancora sprovvisti dei sofisticati sistemi automatici in grado di evitare incidenti. Il secondo binario sulla tratta doveva essere realizzato già dal 2015: una data già clamorosamente tardiva.
“Cristo si è fermato a Eboli”? No, si è fermato ad Andria quel terribile 12 luglio. E le vittime pesano su uno Stato che si rivela “garantista” solo per una fetta d’Italia, quella giudicata più redditizia e perciò più “degna” di investimenti, dove viaggiano i treni ad altà velocità e i viaggiatori non lamentano mai alcun ritardo, dove tutto appare preciso e funzionale.
Evidentemente oltre ai vagoni anche il nostro Paese è diviso in classi e scompartimenti. Ci sono, in realtà, due Italie: una ad alta velocità e una a binario unico, ma a perdere sono entrambe.

A presto,
CR

FATE IL CAMBIO STAGIONE ANCHE DEGLI PNEUMATICI!

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Cari amici,

l’estate è ufficialmente iniziata e prima di mettervi su strada per raggiungere il posto dove trascorrere le vacanze, vi invito a cambiare i vostri pneumatici. “Strano suggerimento”, penserete. Non tutti lo sanno, ma le gomme invernali riducono le prestazioni della macchina durante i mesi estivi. Non solo, aumentano il consumo di carburante e diminuiscono la durata degli pneumatici. Uno spreco moltiplicato al cubo (neanche al quadrato!).
Detto ciò, passerei alla spiegazione tecnica. La mescola degli pneumatici invernali può essere utilizzata con temperature inferiori ai 70 gradi centigradi. A quelle temperature lo pneumatico assicura, come direbbe un bravo meccanico: “buone performance”. Anche il battistrada è progettato per assicurare una buona tenuta di strada su fondo scivoloso o innevato; non si può dire lo stesso, invece, per le strade asciutte. In estate le elevate temperature rendono il fondo stradale incadnescente e, di conseguenza, rovinano il battistrada. Se gli pneumatici non vengono cambiati, trascorso un anno, dovrete probabilmente cambiarli perché usurati.
L’altro grave problema è poi il consumo di carburante. Ad esempio, a una velocità di 80 km/h e a una temperatura di 120 gradi le gomme invernali impiegano molto più tempo per fermarsi.
Arriviamo, infine, al codice normativo. Va da sé che, in base a tutto quel che abbiamo detto finora, mantenere gli pneumatici invernali per il periodo estivo mette a rischio la sicurezza stradale. Il Codice delle strade (purtroppo) non prevede il cambio delle gomme invernali e il montaggio di quelle estive, tuttavia prestate attenzione al codice di velocità dei vostri pneumatici! In inverno, infatti, è consentito utilizzare pneumatici con codici di velocità inferiori rispetto a quelli stabiliti dalla carta di circolazione. Se dal 15 maggio, al contrario, circolate con gomme con un codice di velocità inferiore a quelle estive, rischiate una sanzione di 419 euro, accompagnata dal ritiro della carta di circolazione con l’obbligo di “visita e prova”. Un bel regalo, vero? Meglio non rischiare, fate il cambio stagione anche dei vostri pneumatici.

A presto,

CR

Salviamo i ciclisti!

Cari Amici,

è notizia di oggi: in via delle Mura francesi nella zona di Ciampino, un anziano di 81 anni che circolava in bici è stato investito da una automobile e ora versa in gravi condizioni al policlinico di Tor Vergata. Purtroppo, episodi del genere non sono per nulla rari: meno di due mesi fa – tanto per fare un esempio, pescando a caso nell’interminabile casistica che la cronaca racconta solo in parte – tre ciclisti furono investiti sulla Via Aurelia e uno di loro morì. Secondo gli ultimi dati, quasi 300 ciclisti all’anno pagano con la vita la scelta della bicicletta. Si tratta, ormai è chiaro, di un classico tema da campagna elettorale: argomento carissimo ai candidati (prima delle elezioni) e poi, nei fatti, dimenticato (quando si amminiFoto-rienzi-piste-ciclabilistra).

Tragedie come questa rimandano, inevitabilmente, a un discorso più ampio sulla mobilità “sostenibile” e sulle ciclabili. La verità è sotto gli occhi di tutti: anche nel corso di questa campagna elettorale le promesse ai ciclisti si sprecano, le visioni futuribili pure, ma si di soluzioni realizzabili, concrete, neanche l’ombra. Tutti progettano, annunciano, sognano, perchè tanto prima non costa nulla. Bene (o meglio, male). Io – da candidato sindaco – una cosa di buon senso ci tengo a dirla: a Roma bisogna innanzitutto avere cura delle piste ciclabili che esistono, ma sono abbandonate, degradate e ormai pericolose. Tanto che, qualche settimana fa, Biciroma denunciava che “si pedala meglio in Amazzonia”, visto che da noi siamo costretti a farlo tra erbacce e cespugli che nessuno si ricorda di tagliare. Nella Città Eterna, da questo punto di vista, siamo lontani anni luce dalle altre capitali europee: lì la bicicletta non è solo un mezzo chic, che conviene citare nei comizi perchè fa tanto “green”, ma una reale alternativa per i tragitti quotidiani dei cittadini, una soluzione economica e salutare anche per il percorso casa-lavoro, una presenza ormai abituale all’interno delle “mura”, dove spesso e volentieri rimpiazza la macchina. Ben vengano tutti i Grab del mondo, ma l’importante – prima di tutto! – è mantenere in condizioni efficienti i tratti già costruiti, senza costringere i ciclisti a utilizzare la carreggiata stradale, con un inevitabile incremento dei rischi a loro danno. Altrimenti, purtroppo, Roma resterà una città pericolosa per tutti loro.

A presto,

CR

Bus a pezzi!

Cari amici,

la scorsa notte a Roma un autobus della linea 23 è finito fuori strada su via Tiburtina, provocando gravi ferite al conducente e due contusi tra i passeggeri. Mentre una settimana fa un autobus della linea 30 aveva perso il portellone in via Cristoforo Colombo.
Dopo episodi così gravi non posso più tacere: la qualità dei trasporti pubblici nella capitale (dalla quale dipende la sicurezza dei passeggeri) è pessima.

Foto LaPresse 01-06-2013 Roma Cronaca Via Tor de`schiavi, incidente mortale, anziana donna travolta da autobus.

Bus che perdono pezzi, portelloni che improvvisamente si staccano, tram che si scontrano, treni che deragliano (ricorderete il recente caso del trenino Termini-Centocelle) sono ormai all’ordine del giorno. La situazione appare così penosa che finiremo per meravigliarci del contrario, se qualcosa di spiacevole non accade!
La stessa Atac ha ammesso di disporre di un parco mezzi di età molto avanzata rispetto ai competitor italiani ed europei. L’età media dei bus supererebbe i 10 anni, quella dei tram andrebbe oltre 32, quella dei treni della metro A di 11 anni per arrivare agli oltre 18 dei treni della linea B. A questo si aggiunge il rapporto complesso con i fornitori, dovuto a sofferenze economico-finanziarie, che costringe l’Atac a tenere fermi in deposito numerosi bus. E non parliamo di cifre da niente: ogni giorno oltre 700 tra bus e tram risultano i mezzi che non partono.
Al di là dei cedimenti strutturali c’è l’eterno problema delle buche stradali!
Troppe buche presenti sulle strade della capitale sottopongono i mezzi a sollecitazioni insopportabili. Per questo ho chiesto più volte all’amministrazione comunale di provvedere a deviazioni di percorso per quelle linee bus Atac che attraversano strade costellate da voragini pericolose. Così come ho chiesto insistentemente di fare accertamenti e indagini sullo stato di “salute” dei mezzi pubblici. Siamo stanchi dei continui disagi. La sicurezza dei cittadini e dei conducenti non può essere una questione – come troppo spesso accade in questa città – da rinviare a data da destinarsi.

A presto,

CR

Ferrovie locali nel mirino del malaffare

Cari amici,

l’Italia sembra il Paese del far West, almeno quando parliamo di ferrovie locali. I problemi sono sempre gli stessi: cattiva gestione, spese assurde, truffe di vario genere. Come in un giro virtuale, vediamo cosa accade da Nord a Sud.
In Lombardia l’ex presidente della società Ferrovie Nord Milano, Norberto Achille avrebbe speso illecitamente 430 mila euro in rimborsi, bollette di cellulari, pay tv e scommesse sportive. Bella la vita quando c’è papà che paga! Già, perchè i benefit aziendali di cui godeva sarebbero stati utilizzati anche per assecondare più di un capriccio dei figli.
Ma scendiamo un po’ più giù. In Puglia il Governo le linee Apulo Lucane hanno ereditato letreni appulo toscane tratte locali delle Ferrovie Calabro-Lucane risalenti all’inizio del Novecento per il trasporto di merci e persone lungo la Campania, la Basilicata, la Puglia e la Calabria. A quanto pare, dall’inizio dello scorso secolo non è cambiato granché, visto che esistono ancora treni a diesel e binari a scartamento ridotto.
Ci sono, poi, le Ferrovie del Sud Est, che oltre al debito di 311 milioni di euro, sonofinite al centro di diverse inchieste per aver sperperato milioni di fondi pubblici in acquisto di vecchie carrozze e in spese assurde per consulenze inutili.
Nel 2006 l’azienda ha pensato bene di comprare in Germania 25 carrozze usate a 37.500 euro l’una per poi rivenderle a 280 mila euro ciascuna alla Varsa. Quest’ultima dopo averle ristrutturate le ha spedite sulle linee pugliesi per 900mila euro l’una. Dopo una montagna di spese folli, si scopre che le caratteristiche tecniche di molte carrozze non sono adeguate alle linee delle Sud Est. Morale della favola: dal 2009 i mezzi sono rimasti fermi.
Eppure, si tratta di ferrovie che intascano milioni di euro all’anno e contano migliaia di pendolari. Tra tangenti e pessima gestione che affossano società con una vasta utenza pubblica, mi verrebbe da dire: altro che prendere il treno, facciamo prima ad andare a piedi!

A presto,
CR