Category Archives: Sanità e Salute

CONTRO IL DECRETO SUI VACCINI

vaccino

Il decreto sui vaccini è stato approvato dal Consiglio dei Ministri.

In sintesi: chi non è in regola con il certificato vaccinale non potrà essere iscritto dai genitori all’asilo nido e alla scuola materna. L’obbligatorietà riguarda anche le scuole elementari, ma in questo caso la violazione della norma prevede sanzioni e non il divieto di iscriversi alla scuola dell’obbligo. Rafforzate le sanzioni, compresa la sospensione della potestà genitoriale. Niente invece sulla vaccino-vigilanza, sui dati delle reazioni avverse, sugli obblighi di informazione alle famiglie.

CONTRO IL DECRETO

Non ne abbiamo fatto mistero: per noi, questo decreto è palesemente incostituzionale, e siamo convinti che – oltre al merito – anche il metodo sia sbagliato.

Si potevano coinvolgere le famiglie in un percorso di consapevolezza e piena informazione, ma si è scelta la strada dell’obbligatorietà. Si poteva avviare una straordinaria campagna informativa, mettendo a disposizione della cittadinanza tutti i dati e i riferimenti necessari per prendere decisioni consapevoli, e si è preferito imporre. Si potevano ascoltare le voci critiche dei tanti che non “combattono” i vaccini in sé, ma che giudicano criticamente le politiche vaccinali finora adottate.

Invece, niente. Volevano usare il pugno di ferro e l’hanno fatto.

Eppure, la decisione del Governo presenta diversi profili problematici. La trasformazione delle vaccinazioni facoltative in obbligatorie costringerà a sottoporre i bambini ad una dose massiccia di vaccini, senza alcuna possibilità di una diagnostica prevaccinale. Ai rischi connessi ai trattamenti sanitari coattivi si aggiunge anche un pesante conflitto col diritto all’istruzione. Resta poi l’impossibilità di ricorrere ai vaccini in forma singola e l’indisponibilità sul mercato dell’antidifterico se non abbinato ad altri vaccini.

Tutti problemi a cui si è scelto di non porre soluzione.

QUALI REAZIONI AVVERSE?

Tanto per dirne una, ai genitori coinvolti piacerebbe conoscere i dati sulle reazioni avverse alle vaccinazioni infantili. È anzi uno dei primi dati che tendono a cercare. Peccato che al momento aleggi il mistero su questi dati: fino al 2013, infatti, l’Agenzia del farmaco pubblicava il “Rapporto sulla sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia” (un documento che ogni anno analizzava le segnalazioni di reazioni avverse registrate per tipologia di vaccino).
Dopo il 2013 misteriosamente di tale rapporto annuale non si ha più traccia. Eppure si tratta di un documento fondamentale: e allora, visto che l’idea è quella di applicare la vaccinazione di massa dei bambini, aumentando da 4 a 12 i vaccini obbligatori, non è il caso di fare chiarezza? È diritto delle famiglie avere una informazione completa e trasparente, punto e basta.

LE PROTESTE

Sarà per questo, sarà per i punti “dolenti” del decreto, ma in ogni caso il Codacons è stato letteralmente sommerso dalle proteste dei genitori. Qualcuno ha addirittura aperto una petizione che sta crescendo a vista d’occhio. Mi fa sorridere pensare che il principale risultato di questo decreto è stato diametralmente opposto rispetto ai desideri di chi l’ha scritto: ha scatenato un fenomeno sociale inaudito e inatteso, cui stanno partecipando in tantissimi. Un fiume umano, una straordinaria dimostrazione di partecipazione: altro che i quattro “analfabeti funzionali” di cui blatera qualcuno, o gli “stregoni” che denuncia qualcun altro.


Sono migliaia le richieste d’aiuto giunte da parte di persone normalissime, o di famiglie come tutte le altre. Questa cascata ci ha travolto (sono giorni che i nostri canali comunicativi sono in tilt!) e testimonia l’importanza di questa vicenda per tutti i nostri connazionali. Ci sono genitori che stanno pensando di trasferirsi all’estero contro l’imposizione sui vaccini, e tante persone che – pur senza avere figli – hanno deciso di scriverci perché non tollerano il principio del decreto. Già, capita anche questo: e capita che in molti non accettino l’idea di radiare un medico dall’Ordine per aver messo la propria firma su una lettera che esprimeva perplessità sulle vaccinazioni.

DARIO MIEDICO

Dopo Gava, è capitato ancora. “Fuori due”. Un provvedimento abnorme si è abbattuto su Dario Miedico, radiato dall’Ordine dei medici di Milano.
Dico solo una cosa: la battaglia avviata nel nostro paese contro la libertà di pensiero è aberrante ed estremamente pericolosa. I medici vengono intimoriti attraverso lo strumento della radiazione dall’albo e non possono più esprimere opinioni sulle vaccinazioni. Così, si mette il bavaglio a una discussione serena – e finalmente trasparente – sull’argomento. Così si fa il contrario di quello che servirebbe.

E ORA?


Ancora una volta ribadisco che non discuto affatto i vaccini. Ma la scelta del Governo e il metodo seguito sono illegittimi sotto tutti i punti di vista, e violano non solo la Costituzione, ma anche le norme comunitarie in materia. Per questo impugneremo il decreto Lorenzin per ottenerne l’annullamento dinanzi la Corte Costituzionale e, se non basterà, ci rivolgeremo a Strasburgo.

Questa battaglia di civiltà comincia adesso.

CR

SUI VACCINI BASTA UN PO’ DI CHIAREZZA

vaccino

Il dibattito sui vaccini coinvolge l’opinione pubblica al completo, anche se – purtroppo – non si riesce a evitare l’eterna tendenza italiana alla lotta tra fazioni. Le ultime novità procedono in due direzioni diametralmente opposte: a ognuno il giudizio.

LA PROCURA INDAGA. Da una parte c’è la Procura della Repubblica di Torino, che ha formalmente aperto un’inchiesta sui vaccini commercializzati in Italia. La decisione della magistratura fa seguito ad un esposto che avevamo inviato nelle scorse settimane: abbiamo chiestodi fare chiarezza sull’esavalente (l’obbligo di legge per i neonati riguarda difterite, tetano, poliomelite, epatite b, ma nella dose standard disponibile in Italia ci sono gli antigeni – “raccomandati” – per altre due malattie infettive) e sugli effetti della combinazione di queste 6 vaccinazioni per la salute umana.

Dietro” l’esavalente, infatti, c’è una situazione paradossale: dal momento che non è reperibile nel nostro Paese il vaccino contro la difterite, le famiglie vengono “costrette” – di fatto – a ricorrere a 6 vaccinazioni se vogliono rispettare la Legge e sottoporre i propri figli alle 4 obbligatorie. E le ragioni della scomparsa dell’antidifterico, direte voi? Chissà. A oggi è reperibile solo combinato ad altri vaccini. Da solo no.

Neanche a dirlo, questa assurdità comporta uno spreco di soldi pubblici: 114 milioni di euro annui, che finiscono nelle tasche delle (solite) case farmaceutiche. Ecco qual è la ragione del nostro intervento: non lavoriamo certo per minare la credibilità dei vaccini o contestare l’importanza delle vaccinazioni, che riteniamo indispensabili, ma perché pretendiamo massima chiarezza – specie sulla combinazione di più vaccini, sulle conseguenza per la salute umana e sugli interessi economici che si celano dietro l’esavalente.

GLI INTERESSI ECONOMICI. Già, il punto è anche questo. Fin dagli anni ’80 i vaccini in Italia sono stati terreno fertile per intrallazzi illeciti di tutti i tipi. Non parliamo di opinioni, ma di fatti: tanto per dire, una condanna in Cassazione per l’allora Ministro della Sanità De Lorenzo e l’allora responsabile del settore farmaceutico del ministero Duilio Poggiolini, colpevoli di aver intascato una tangente da 600 milioni di lire per unificare due vaccinazioni.

de lorenzo

Anche solo per questo motivo – cristallizzato in una sentenza definitiva – vale la pena di andare fino in fondo. Come intende fare il Pm di Torino Vincenzo Pacileo, che infatti ha aperto un’indagine (al momento senza ipotesi di reato) con accertamenti specifici dei Nas e apposite perizie. Proprio perché la trasparenza è nell’interesse di tutti.


OBBLIGO A SCUOLA. L’altra direzione la segue il Governo, che pensa di risolvere il problema del calo delle coperture vaccinali con metodi coercitivi. I vaccini sono ormai un argomento elettorale, e il “pugno duro” non è scelto a caso. La logica è chiara: non solo chi non intende vaccinarsi, ma anche chiunque osi porre qualche dubbio sull’argomento, dev’essere “convinto”, se necessario con la forza.

Il che, purtroppo, è sbagliato. Non solo per ragioni di buon senso (in questo modo si alimenta un circuito infinito, rafforzando i sospetti dei cosiddetti “antivax”, contro cui serviranno altre leggi coercitive, e così via all’infinito), ma proprio per lo stesso cruciale principio di cui parlavamo prima: il rispetto della Legge.

Impedire l’accesso di bambini e ragazzi ad asili e scuole è assolutamente illegale, perché viola un diritto costituzionale fondamentale come quello dell’istruzione.

Il dibattito, quindi, potrebbe finire qui. Altrimenti la Legge non conta più: allora sì che si creano i veri problemi.

CR

SCHISCETTA-GATE

bambini cibo

Tutto è cominciato (si fa per dire) ormai un anno fa. Così titolavano i giornali, intorno alla fine di giugno del 2016:

leggo titolo

L’elenco delle segnalazioni sulla qualità dei cibi distribuiti all’interno delle mense scolastiche italiane si era ingrossato a dismisura. A leggerlo, è impossibile reprimere il disgusto: riso “che sa di colla”, improbabili frittate “dal fondo verde”, yogurt dal sapore “strano”, pane “di marmo” o con la muffa, animaletti (?) nell’insalata.

I FURBETTI DELLE MENSE.

I furbetti delle mense, democraticamente distribuiti da un capo all’altro della penisola, adottavano trucchi più o meno ricorrenti: cibi scaduti o congelati spacciati per freschi, alimenti normalissimi presentati come biologici, pietanze comunitarie rietichettate alla bell’e meglio come “made in Italy” e Dop. Tanto, chi se ne accorge?

L’alimentazione nelle scuole nascondeva quindi una vera e propria galleria degli orrori. Un caso su tutti: in una mensa scolastica del Cuneese, sospeso dal Nas di Alessandria per gravi carenze igienico-sanitarie e strutturali, si contavano muffe alle pareti, esfoliazioni di intonaci nella cucina, piani di lavoro sporchi. Il “potenziale rischio per la salute dei minori”, in un ambiente così, diventa quasi una certezza.

IRREGOLARE UNA MENSA SU 4.

Di fronte a questo sfacelo, il Ministero della Salute era intervenuto, disponendo verifiche a campione dei Nas. Esito, ovviamente, disastroso: su 2.678 controlli eseguiti, 670 strutture risultavano non conformi. Una su quattro. Numeri clamorosi, e ovviamente inaccettabili per un Paese civile (ma lo siamo ancora?).

E OGGI?

La questione è scottante, perché riguarda la salute dei più piccoli. Anche per questo ci saremmo aspettati provvedimenti immediati, e invece niente: le linee guida nazionali erano “in arrivo” nell’ottobre 2016, prima – come al solito – della caduta del Governo con relativo stop. Ora la ministra Fedeli ci assicura che ci sta lavorando, e noi lo speriamo: ma a oggi, siamo ancora bloccati.

Anche per questo l’iniziativa è passata ai genitori, che – di fronte alla giungla di prezzi delle mense italiane, e alla qualità altalenante (quando va bene) dei servizi – hanno deciso di fare da sé. Sono serviti i tribunali, ma alla fine la battaglia avviata dal “Comitato Caro Mensa” di Torino è stata premiata: peccato che, in cambio, ai bambini che portano la “schiscetta” sia stata negata l’acqua in caraffa.

PANINO LIBERO.

Per me, c’è poco da discutere: i bambini devono potersi portare da casa il pranzo, senza dover necessariamente mangiare il cibo propinato dalle mense scolastiche. A maggior ragione se, come emerso, è di qualità clamorosamente bassa.

Adesso, però, è necessario che il Ministero dell’istruzione dia disposizioni precise a tutte le scuole italiane affinché sia possibile esercitare liberamente questa possibilità. Chiediamo che venga messo a disposizione una spazio apposito dove i bambini possano consumare il cibo portato da casa, o che non vengano esclusi dalla mensa comune solo perché hanno il “loro” cibo (il che ricorda molto una misura punitiva..).

Questo, infatti, è quello che è accaduto a Milano.

«Una mamma, Marilù Santoiemma, anche portavoce dei genitori delle commissioni mensa, comunica la rinuncia al servizio di refezione della società comunale Milano Ristorazione e manda la figlia a scuola con la schiscetta nello zaino: “Tonno di Sicilia, pomodoro bio del mio orto e pane integrale”, dice soddisfatta. E racconta che cosa succede a scuola: “Il primo giorno la bimba entra in mensa, il secondo la mandano in un’aula con la bidella, il terzo la preside la porta in mensa ma in un tavolo separato. Poi interviene il Comune e niente più refettorio”.

E LE MENSE?

Ciò detto, non si può accettare che i prezzi delle mense scolastiche, e i servizi erogati, siano così variabili da Aosta a Palermo: serve una linea comune. Dagli oltre 128 euro mensili di Livorno e Ferrara ai 45 euro di Roma e ai 32 di Barletta, stando ai costi rilevati da Cittadinanzattiva, la differenza è davvero troppa. Senza contare gabelle, tasse e oboli, che variano da istituto a istituto, da scuola a scuola, magari a distanza di un centinaio di metri.

Qualcuno propone di rendere la mensa un servizio universale, come il cibo negli ospedali: se ne può discutere, se può servire a mettere ordine nel caos attuale.

Un caos che, va ricordato, si ripercuote sulla salute dei più piccoli.

A presto,

CR

IN ITALIA DI LAVORO SI MUORE

mannequin

È con un certo fastidio che le testate giornalistiche e il circo dell’informazione al gran completo si sono dovuti occupare del gravissimo incidente che è costato la vita a 3 operai del porto di Messina. Il “tema” del momento è il referendum, e questa tragedia gli ha scombinato i piani. A ogni modo, l’hanno fatto con la consueta superficialità: gli slogan sono sempre gli stessi (“dramma dimenticato”, “tragedia silenziosa”), e così le ricette (“fare di più”). Insomma, lo scenario è maturo per tornare allegramente a fregarci del fatto che in Italia, nell’anno 2016, si continua a morire per il pane (più che negli altri Paesi europei, peraltro).

I marittimi impegnati all’interno di una cisterna della nave “Sansovino” della Siremar, infatti, squarciano un muro di gomma: in genere, le vittime sul lavoro non fanno notizia, a meno che non succeda qualcosa di talmente atroce (come il rogo che tolse la vita a 7 operai della Thyssen-Krupp) da richiamare una certa copertura mediatica.

In generale, però, la verità – a volerla vedere – è sotto gli occhi di tutti: le “morti bianche” (espressione tremenda, ma che almeno rappresenta la natura “invisibile” di queste tragedie) non interessano. I notiziari si affannano a non parlarne, e l’irrilevanza del fenomeno sul piano televisivo riflette il generale atteggiamento della classe dirigente nei confronti di una mattanza inaccettabile, persino offensiva per un Paese civile e minimamente sviluppato. A dimostrazione di quanto detto, qualche anno fa si conteggiò il minutaggio riservato a queste notizie nei TG di prima serata. Risultato: di incidenti e morti sul lavoro si parla per lo 0,1% (zero-virgola-uno!) del totale. Zero, o giù di lì.

E pensare che quelli citati sono solo i dati ufficiali. Il fatto che i morti sul lavoro, in Italia, siano molti di più di quelli denunciati rappresenta il classico segreto di pulcinella: lo sanno tutti, ma non lo dice nessuno. Anzi, quasi nessuno: per l’Osservatorio Indipendente di Bologna, i morti sarebbero più del doppio di quelli segnalati.

Per tutti questi motivi la tragedia di Messina merita un’attenzione diversa. Abbiamo già chiesto di verificare in particolare l’attività di Comune ed enti locali, dell’Inail e dell’Ispettorato del Lavoro relativamente a controlli, verifiche e rispetto delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro.

È ora di fare luce su questa strage; senza voltarci dall’altra parte per paura di vedere.

A presto,

CR

SCANDALO VACCINI, COME LUCRARE SULLA SALUTE PUBBLICA

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La vaccinazione è sacrosanta, utile e necessaria. Dico questo subito per fugare ogni dubbio. E lo ripeto: dovete somministrare ai vostri figli i vaccini obbligatori per legge. Ma lucrare sulla salute della gente non è altrettanto sacrosanto. Il decreto ministeriale del 7 aprile 1999, “Nuovo calendario delle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate per l’età evolutiva“, dispone chiaramente che sono solo quattro i vaccini obbligatori da somministrare ai bambini e precisamente: antidifterite, antitetanica, antipoliomelite, antiepatite virale B.

Nonostante l’obbligo di legge, non è però disponibile presso le Asl un vaccino tetravalente che comprenda le sole vaccinazioni obbligatorie. Il servizio sanitario nazionale, infatti, rende disponibili solo vaccini esavalenti composti da altre due vaccinazioni facoltative, in aggiunta a quelle obbligatorie, ma che i genitori, dunque, sono costretti a effettuare. Questo costituisce, evidentemente, un trattamento sanitario obbligatorio, contrario all’art. 32 della Costituzione che garantisce, al contrario, libertà di scelta in ordine ai trattamenti sanitari non previsti come obbligatori dalla legge.

Per questi motivi, il Codacons da tempo e a difesa dei diritti dei cittadini, ha lanciato numerose battaglie giudiziarie, sia in sede amministrativa che penale, presentando tra l’altro esposti a ben 104 procure della Repubblica. Infatti, nonostante a favore dalla vaccinazione in generale, noi del Codacons stiamo portando avanti una battaglia su più fronti, sia per chiedere alle amministrazioni competenti la revoca delle autorizzazioni per le vaccinazioni esavalenti, sia per la messa in commercio esclusivamente delle quattro vaccinazioni obbligatorie, e preferibilmente in dosi singole.

L’Aifa e il Ministero della Salute, nelle note di risposta alle diffida del Codacons, hanno sostenuto, tra le altre cose, che il vaccino esavalente Infanrix Hexa non impone spese ulteriori a carico dell’erario, poiché “il diritto degli utenti di optare per una copertura vaccinale limitata alle sole patologie per cui essa è obbligatoria è in ogni caso garantito dalla scelta di rendere disponibili singolarmente, previa richiesta alle Asl competenti per territorio, le 4 vaccinazioni obbligatorie”

Ma purtroppo questo non corrisponde alla realtà dei fatti. Al di là che le singole vaccinazioni sono disponibili solo previa richiesta alle Asl competenti, dunque allungando in modo vessatorio i tempi della vaccinazione per i genitori che preferiscano somministrare ai figli i vaccini singoli, uno dei 4 vaccini obbligatori (in particolare quello contro la difterite) non è a oggi disponibile singolarmente.

Dunque a oggi l’unico modo di vaccinare i propri figli con i 4 vaccini obbligatori è quello di… sottoporli a 6 vaccini contemporaneamente! È per questo che il Codacons presenterà anche un nuovo ricorso, all’Autorità Nazionale Anticorruzione, affinché indaghi in modo trasparente su tutto questo.

Lo scorso 17 ottobre abbiamo promosso la proiezione in prima europea del film Vaxxed, diretto da Andrew Wakefield, dopo che tale documentario era stato “censurato”: sia al Tribeca Festival di Robert De Niro, sia al Senato italiano.

Tale proiezione è stata organizzata non tanto per promuovere la tesi del film del legame tra la vaccinazione trivalente americana e autismo, tesi che non sosteniamo né abbiamo mai appoggiato, ma allo scopo di tutelare la libera espressione del pensiero e sensibilizzare cittadini e operatori sanitari sul tema dei gravissimi danni erariali (circa 114 milioni di euro annui) e del trattamento sanitario obbligatorio a cui i genitori sono costretti a sottoporre i propri figli. Come già detto costretti a iniettargli 6 diversi vaccini, tutti insieme, al contrario dei soli 4 obbligatori, possibilmente singolarmente.

E abbiamo anche lanciato un appello pubblico, che potete leggere sul nostro sito del Codacons, affinché le famiglie e gli operatori sanitari denuncino tutti i casi di presunti danni derivanti da vaccinazione, e stiamo lavorando ad una nuova azione collettiva sul tema. Perché noi continuiamo a essere favorevoli ai vacini, ai 4 vaccini obbligatori per legge, ma non alla speculazione di chi lucra sulla salute dei cittadini, e soprattutto dei nostri figli.

PERCHÈ UNA BATTAGLIA SUI VACCINI

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Cari Amici,

di sicuro lo sapete già, ma per i più “distratti” riassumo brevemente la vicenda.

Il 17/10/2016 il Codacons, in collaborazione con la società di distribuzione Wanted Cinema, ha promosso la proiezione in prima europea del film Vaxxed-from cover up to catastrophe, diretto da Andrew Wakefield, dopo che la prevista proiezione in Senato era stata improvvisamente annullata.

La ragione del nostro intervento è presto detta: si può non essere d’accordo con una tesi ma non è tollerabile, in un Paese democratico, impedire la proiezione di un film di cui non si condividono i contenuti; un serio e costruttivo dibattito sul tema avrebbe aiutato, anzi, a chiarire il quadro della situazione. Peccato che alcuni, evidentemente, non la pensino come noi: il dibattito e la conferenza stampa organizzate al termine del film sono stati purtroppo disertati da medici ed esponenti delle istituzioni, sebbene invitati. Si tratta di una vera e propria occasione persa, per fare luce su una questione così complessa.

Per trattarla brevemente vorrei fugare ogni dubbio, e chiarire un punto cruciale una volta per tutte: la vaccinazione è sacrosanta, utile e necessaria. Nessuno mette in discussione gli innegabili meriti storici di questa pratica medica, e nessuno intende proporre la tesi del film sui rapporti tra vaccino e autismo. Niente anti-vaccinisti, insomma, o seguaci di pseudo-scienziati.

Le azioni dell’Associazione, a partire dal 2011, sono state attivate contro il vaccino esavalente: quello che viene iniettato dalle Asl nonostante il D.M. 7 aprile 1991 riconosca come obbligatori solo quattro (antidifterite, antitetanica, antipoliomelite, antiepatite virale B) dei sei vaccini inclusi nel pacchetto.

Questa situazione paradossale, infatti, rappresenta una incontestabile violazione di legge ed uno spreco di milioni di euro all’anno, ma non solo: si tratta anche di una violenza nei confronti delle famiglie che vorrebbero poter scegliere solo i quattro vaccini obbligatori. Le conseguenze per le casse pubbliche sono ovvie: dati alla mano si verifica che il vaccino esavalente viene venduto ad un prezzo pari al 20% in più rispetto ai singoli, con gravissimi danni erariali (circa 114 milioni di euro annui).

Il problema, poi, non finisce qui: tacendo sul fatto che le singole vaccinazioni sono disponibili solo previa richiesta alle ASL competenti (in questo modo si allungano in modo vessatorio i tempi della vaccinazione per i genitori che preferiscano somministrare ai figli i vaccini singoli), uno dei 4 vaccini obbligatori (in particolare quello contro la difterite) non è a oggi disponibile singolarmente.

Ritorno all’inizio: l’unico punto che abbiamo in comune con il film si esplica nella richiesta, a tutela dei cittadini, della revoca delle autorizzazioni per le vaccinazioni esavalenti disponibili e dell’attivazione di ogni procedura necessaria per la messa in commercio di vaccini singoli.

Per questo abbiamo chiesto alle famiglie di segnalarci se, dove e presso quale ASL abbiano chiesto di poter vaccinare i propri figli solo con i 4 vaccini obbligatori, e di indicarci anche la risposta ricevuta. Per farlo, basta scriverci all’indirizzo mail info@codacons.it.

Aspettiamo il vostro contributo: sono sicuro che avete capito il senso della nostra battaglia.

A presto,

CR

FERTILITY DAY? FERTILITY FLOP!

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Cari amici,

da giorni circola un’ondata di malcontento mista a ripugnanza per gli incommentabili opuscoli sul Fertility day. Innanzitutto, già il nome dato alla giornata è di cattivo gusto. Le tematiche potranno pur essere interessanti e utili, sta di fatto che quando si parla di età ideale di concepimento e dei problemi di infertilità femminile o maschile, bisogna saperlo fare con un certo tatto, altrimenti meglio abbandonare l’impresa!
Quanto successo con le due campagne pubblicitarie, portate avanti dal Ministero della Salute, ha dell’osceno e del surreale!
Non bastava la prima brochure dove al titolo (aggressivo e irriverente): “La bellezza non ha età. La fertilità si!” si accompagna l’immagine sessista di una donna giovanissima che regge una clessidra. Ce ne voleva un’altra (in sotituzione della precedente, ricordiamolo!) dove stavolta compaiono due schiere di giovani: un gruppetto sorridente e in salute (tutti bianchi), in alto e un gruppetto (tra i quali alcuni di colore) colto in comportamenti dannosi alla salute, in basso.
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio! Dal messaggio irrispettoso della prima campagna, dove il geniale sottotesto è: “sbrigatevi, fanciulle e fanciulline, altrimenti un figlio ve lo sognate!”, la cara Lorenzin ha cercato di raddrizzare il tiro con una pubblicità razzista che sembra risalire all’epoca di Abramo Lincoln! Il risultato? Lo conosciamo tutti: censurata anche la seconda proposta!
E qui viene il bello, perché non è solo la mancanza di professionalità e l’offesa arrecata a chi non può rimanere incinta a far rabbia. A mandarmi su di giri è che per fare questa pagliacciata hanno impiegato i nostri soldi, sprecando preziose risorse che potevano essere destinate ad altri scopi. In un momento, tra l’altro, in cui si parla di tagli alla sanità da introdurre nella prossima manovra.
Continui pure il Governo, a braccetto con il Ministero della Salute, a usare indebitamente i fondi pubblici. Non credano però stavolta di farla franca, non quando a rimetterci sono le casse statali alimentate da noi cittadini!

A presto,
CR

DIMAGRANTI O BUFALE?

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Cari amici,

è arrivata l’estate ed oltre a comprare creme solari e oli abbronzanti, l’altra grande nostra preoccupazione è di non farci trovare impreparati alla prova costume. Attenzione, però, alle diete (apparentemente) facili che prevendono l’assunzione di prodotti dimagranti. Non credete a slogan come “Più mangi più dimagrisci” o “Perdi un chilo al giorno”.

L’idea di risolvere velocemente i problemi di peso solo grazie al “miracolo” che questi prodotti assicurano ai malcapitati che ci “cascano” è ovviamente infondata e, soprattutto, l’efficacia di qualsiasi strategia per dimagrire non può valere indistintamente per qualsiasi soggetto in sovrappeso.

A decretarlo è l’Antitrust che solo due anni fa, nel 2014, ha bacchettato alcune pubblicità, classificandole come “ingannevoli”. Ecco l’elenco dei prodotti finiti nel mirino:

Accuslim, Af6 Super Slim, Aha Force 7, Braziol 5, Caloslim XS, Easy to Slim 5, Equibioslim, Kill Kilo, Kilo-Hunter, L.A. Looks Body Wrap, Slim Bool, Slim Effect 24 H, Slim Patch, Slimadvance, Xtra Light, Zactiva, Slim Plus, Soludrena, XantoSlim, Asparagus Lipo, Wakame, Gastrobioring, Extra Goemon, Acero di Sidro, LunaSlim, Bromelina, Ciblaction, CherrySlim, Mincimax.

Poco meno di un anno fa, invece, altre due campagne pubblicitarie hanno violato il Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale. Si tratta dei messaggi pubblicitari per promuovere rispettivamente il Green Coffee 400 hot and cold e il Green Coffee Puro, integratori alimentari. Nel primo caso lo slogan “Sovrappeso? Il gusto nuovo della linea!” è comparso sulla rivista F e nel secondo come banner sul sito GialloZafferano.it (“kg di troppo?”, “dimagrante naturale”, “favorisce il dimagrimento”, “aiuta ad eliminare i grassi e accelera il metabolismo” e “puoi iniziare a perdere peso già domani”).

Al di là delle pubblicità ingannevoli l’altro grave problema resta l’acquisto di questo genere di prodotti su internet. Di recente l’AIFA ha pubblicato un’indagine sui farmaci contraffatti venduti online. Tra i più richiesti compaiono le pillole per perdere peso (il 28%). Se consideriamo che il 99,4% dell’offerta su internet (e parliamo di medicinali di qualsiasi tipo) risulta illegale, il rischio per la salute è praticamente dietro l’angolo!

Purtroppo non si può sempre bloccare il tormentone mediatico, in altre parole, la pubblicità ingannevole non è destinata a scomparire molto velocemente. Il mio consiglio è di segnalare le informazioni palesemente illusorie o anche solo i casi “sospetti”.

A presto,

CR

PIU’ SANITA’ PER CHI PUO’ PAGARSELA!

PACEMAKER

Cari amici,

diciamocelo, la nostra sanità è sull’orlo del collasso.

Da un lato, sono sempre più gli italiani che decidono di rivolgersi a strutture sanitarie private. Tant’è che, solo negli ultimi due anni, la spesa per l’intramoenia è salita a quota 34,5 miliardi di euro.

I motivi sono facilmente intuibili: nessuna lista d’attesa infinita – che ti obbliga ad aspettare anche 500 giorni per una mammografia – ambulatori, studi medici e laboratori aperti tutti i giorni e a tutte le ore, persino nel weekend! Che meraviglia!

Morale della favola: se puoi pagare hai tutta la sanità che vuoi.

Anzi, ormai per gli italiani pagare per potersi curare è diventato un gesto quotidiano.

Dall’altro lato c’è, però, chi non può permettersi di rivolgersi alle strutture private e, scoraggiato dalle inefficienze del sistema sanitario nazionale, fa la scelta peggiore: decide, infatti, di non curarsi. E parliamo – secondo il Censis – di 11 milioni di italiani, per lo più anziani. Insomma, non proprio poche persone… Il risultato? Un peggioramento generalizzato delle condizioni di salute dei cittadini di cui sono responsabili in primis le istituzioni che, a furia di tagliare per ridurre al minimo le spese, hanno condannato a morte certa il sistema sanitario nazionale.

Di questo passo ci ritroveremo tra 10 anni con una sanità pubblica che – dicono – costerà allo stato 200 miliardi, con una spesa privata alle stelle e con una percentuale di italiani che decidono di non curarsi sempre più alta.

E ancora ci definiscono un “paese civile”?

A presto,

CR

Quel che non va nella sanità

Cari amici,

so quanto sia seccante e ridondante parlare di malasanità, ma sono costretto a farlo, visti i recenti dati sulla miriade di errori compiuti nelle strutture ospedaliere! In ben sette anni, dal 2005 al 2012, quasi duemila sono state le “disattezioni” o – volendo essere più diretti – gli “orrori” commessi. Il caso del rene scambiato, del farmaco sbagliato o della terapia inadeguata sembrerebbero parti di un intreccio da commedia teatrale; e, invece, è quanto accaduto realmente a non pochi pazienti. malasanità
Il Simes (il Sistema informativo per il monitoraggio degli errori in sanità) ha raccolto 1.918 segnalazioni, che per lo più interessano le Unità di Medicina. Un elenco infinito di eventi avversi, di cui 753 si sono verificati nei reparti di degenza, 359 in sala operatoria e 130 in bagno. E poi, 471 segnalazioni riguardano la morte o il grave danno per la caduta della persona assistita. Ma che dire dei 159 casi di materiale dimenticato all’interno del malacapitato di turno durante le operazioni chirurgiche? Tra le segnalazioni più preoccupanti, infine, quelle relative ai casi di suicidio o tentanto suicidio, dove si contano 295 pazienti. Allarmante, vero? E la lista potrebbe continuare, ma preferisco fermarmi qui.
Mi sembra chiaro che molti errori non siano dovuti alla semplice disattenzione o a imprevisti tecinici: è il modello organizzativo di assistenza che spesso non funziona. Con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio: esistono delle eccellenze nel settore, ma accanto a queste, come un vicino fastidioso, ci sono anche molti sprechi e falle gigantesche che devono far riflettere (e agire) il Ministero della Salute. Non avremmo avuto questi risultati se i precedenti governi (compreso l’attuale) avessero investito nel settore sanitario, anziché dilaniarlo. Ma a quanto pare, pur di non risolvere il problema, si preferisce veder qualcun altro con la vita rovinata o, peggio ancora, nella fossa!

A presto,

CR