Category Archives: Sanità e Salute

IN ITALIA DI LAVORO SI MUORE

mannequin

È con un certo fastidio che le testate giornalistiche e il circo dell’informazione al gran completo si sono dovuti occupare del gravissimo incidente che è costato la vita a 3 operai del porto di Messina. Il “tema” del momento è il referendum, e questa tragedia gli ha scombinato i piani. A ogni modo, l’hanno fatto con la consueta superficialità: gli slogan sono sempre gli stessi (“dramma dimenticato”, “tragedia silenziosa”), e così le ricette (“fare di più”). Insomma, lo scenario è maturo per tornare allegramente a fregarci del fatto che in Italia, nell’anno 2016, si continua a morire per il pane (più che negli altri Paesi europei, peraltro).

I marittimi impegnati all’interno di una cisterna della nave “Sansovino” della Siremar, infatti, squarciano un muro di gomma: in genere, le vittime sul lavoro non fanno notizia, a meno che non succeda qualcosa di talmente atroce (come il rogo che tolse la vita a 7 operai della Thyssen-Krupp) da richiamare una certa copertura mediatica.

In generale, però, la verità – a volerla vedere – è sotto gli occhi di tutti: le “morti bianche” (espressione tremenda, ma che almeno rappresenta la natura “invisibile” di queste tragedie) non interessano. I notiziari si affannano a non parlarne, e l’irrilevanza del fenomeno sul piano televisivo riflette il generale atteggiamento della classe dirigente nei confronti di una mattanza inaccettabile, persino offensiva per un Paese civile e minimamente sviluppato. A dimostrazione di quanto detto, qualche anno fa si conteggiò il minutaggio riservato a queste notizie nei TG di prima serata. Risultato: di incidenti e morti sul lavoro si parla per lo 0,1% (zero-virgola-uno!) del totale. Zero, o giù di lì.

E pensare che quelli citati sono solo i dati ufficiali. Il fatto che i morti sul lavoro, in Italia, siano molti di più di quelli denunciati rappresenta il classico segreto di pulcinella: lo sanno tutti, ma non lo dice nessuno. Anzi, quasi nessuno: per l’Osservatorio Indipendente di Bologna, i morti sarebbero più del doppio di quelli segnalati.

Per tutti questi motivi la tragedia di Messina merita un’attenzione diversa. Abbiamo già chiesto di verificare in particolare l’attività di Comune ed enti locali, dell’Inail e dell’Ispettorato del Lavoro relativamente a controlli, verifiche e rispetto delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro.

È ora di fare luce su questa strage; senza voltarci dall’altra parte per paura di vedere.

A presto,

CR

SCANDALO VACCINI, COME LUCRARE SULLA SALUTE PUBBLICA

vaccino

La vaccinazione è sacrosanta, utile e necessaria. Dico questo subito per fugare ogni dubbio. E lo ripeto: dovete somministrare ai vostri figli i vaccini obbligatori per legge. Ma lucrare sulla salute della gente non è altrettanto sacrosanto. Il decreto ministeriale del 7 aprile 1999, “Nuovo calendario delle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate per l’età evolutiva“, dispone chiaramente che sono solo quattro i vaccini obbligatori da somministrare ai bambini e precisamente: antidifterite, antitetanica, antipoliomelite, antiepatite virale B.

Nonostante l’obbligo di legge, non è però disponibile presso le Asl un vaccino tetravalente che comprenda le sole vaccinazioni obbligatorie. Il servizio sanitario nazionale, infatti, rende disponibili solo vaccini esavalenti composti da altre due vaccinazioni facoltative, in aggiunta a quelle obbligatorie, ma che i genitori, dunque, sono costretti a effettuare. Questo costituisce, evidentemente, un trattamento sanitario obbligatorio, contrario all’art. 32 della Costituzione che garantisce, al contrario, libertà di scelta in ordine ai trattamenti sanitari non previsti come obbligatori dalla legge.

Per questi motivi, il Codacons da tempo e a difesa dei diritti dei cittadini, ha lanciato numerose battaglie giudiziarie, sia in sede amministrativa che penale, presentando tra l’altro esposti a ben 104 procure della Repubblica. Infatti, nonostante a favore dalla vaccinazione in generale, noi del Codacons stiamo portando avanti una battaglia su più fronti, sia per chiedere alle amministrazioni competenti la revoca delle autorizzazioni per le vaccinazioni esavalenti, sia per la messa in commercio esclusivamente delle quattro vaccinazioni obbligatorie, e preferibilmente in dosi singole.

L’Aifa e il Ministero della Salute, nelle note di risposta alle diffida del Codacons, hanno sostenuto, tra le altre cose, che il vaccino esavalente Infanrix Hexa non impone spese ulteriori a carico dell’erario, poiché “il diritto degli utenti di optare per una copertura vaccinale limitata alle sole patologie per cui essa è obbligatoria è in ogni caso garantito dalla scelta di rendere disponibili singolarmente, previa richiesta alle Asl competenti per territorio, le 4 vaccinazioni obbligatorie”

Ma purtroppo questo non corrisponde alla realtà dei fatti. Al di là che le singole vaccinazioni sono disponibili solo previa richiesta alle Asl competenti, dunque allungando in modo vessatorio i tempi della vaccinazione per i genitori che preferiscano somministrare ai figli i vaccini singoli, uno dei 4 vaccini obbligatori (in particolare quello contro la difterite) non è a oggi disponibile singolarmente.

Dunque a oggi l’unico modo di vaccinare i propri figli con i 4 vaccini obbligatori è quello di… sottoporli a 6 vaccini contemporaneamente! È per questo che il Codacons presenterà anche un nuovo ricorso, all’Autorità Nazionale Anticorruzione, affinché indaghi in modo trasparente su tutto questo.

Lo scorso 17 ottobre abbiamo promosso la proiezione in prima europea del film Vaxxed, diretto da Andrew Wakefield, dopo che tale documentario era stato “censurato”: sia al Tribeca Festival di Robert De Niro, sia al Senato italiano.

Tale proiezione è stata organizzata non tanto per promuovere la tesi del film del legame tra la vaccinazione trivalente americana e autismo, tesi che non sosteniamo né abbiamo mai appoggiato, ma allo scopo di tutelare la libera espressione del pensiero e sensibilizzare cittadini e operatori sanitari sul tema dei gravissimi danni erariali (circa 114 milioni di euro annui) e del trattamento sanitario obbligatorio a cui i genitori sono costretti a sottoporre i propri figli. Come già detto costretti a iniettargli 6 diversi vaccini, tutti insieme, al contrario dei soli 4 obbligatori, possibilmente singolarmente.

E abbiamo anche lanciato un appello pubblico, che potete leggere sul nostro sito del Codacons, affinché le famiglie e gli operatori sanitari denuncino tutti i casi di presunti danni derivanti da vaccinazione, e stiamo lavorando ad una nuova azione collettiva sul tema. Perché noi continuiamo a essere favorevoli ai vacini, ai 4 vaccini obbligatori per legge, ma non alla speculazione di chi lucra sulla salute dei cittadini, e soprattutto dei nostri figli.

PERCHÈ UNA BATTAGLIA SUI VACCINI

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Cari Amici,

di sicuro lo sapete già, ma per i più “distratti” riassumo brevemente la vicenda.

Il 17/10/2016 il Codacons, in collaborazione con la società di distribuzione Wanted Cinema, ha promosso la proiezione in prima europea del film Vaxxed-from cover up to catastrophe, diretto da Andrew Wakefield, dopo che la prevista proiezione in Senato era stata improvvisamente annullata.

La ragione del nostro intervento è presto detta: si può non essere d’accordo con una tesi ma non è tollerabile, in un Paese democratico, impedire la proiezione di un film di cui non si condividono i contenuti; un serio e costruttivo dibattito sul tema avrebbe aiutato, anzi, a chiarire il quadro della situazione. Peccato che alcuni, evidentemente, non la pensino come noi: il dibattito e la conferenza stampa organizzate al termine del film sono stati purtroppo disertati da medici ed esponenti delle istituzioni, sebbene invitati. Si tratta di una vera e propria occasione persa, per fare luce su una questione così complessa.

Per trattarla brevemente vorrei fugare ogni dubbio, e chiarire un punto cruciale una volta per tutte: la vaccinazione è sacrosanta, utile e necessaria. Nessuno mette in discussione gli innegabili meriti storici di questa pratica medica, e nessuno intende proporre la tesi del film sui rapporti tra vaccino e autismo. Niente anti-vaccinisti, insomma, o seguaci di pseudo-scienziati.

Le azioni dell’Associazione, a partire dal 2011, sono state attivate contro il vaccino esavalente: quello che viene iniettato dalle Asl nonostante il D.M. 7 aprile 1991 riconosca come obbligatori solo quattro (antidifterite, antitetanica, antipoliomelite, antiepatite virale B) dei sei vaccini inclusi nel pacchetto.

Questa situazione paradossale, infatti, rappresenta una incontestabile violazione di legge ed uno spreco di milioni di euro all’anno, ma non solo: si tratta anche di una violenza nei confronti delle famiglie che vorrebbero poter scegliere solo i quattro vaccini obbligatori. Le conseguenze per le casse pubbliche sono ovvie: dati alla mano si verifica che il vaccino esavalente viene venduto ad un prezzo pari al 20% in più rispetto ai singoli, con gravissimi danni erariali (circa 114 milioni di euro annui).

Il problema, poi, non finisce qui: tacendo sul fatto che le singole vaccinazioni sono disponibili solo previa richiesta alle ASL competenti (in questo modo si allungano in modo vessatorio i tempi della vaccinazione per i genitori che preferiscano somministrare ai figli i vaccini singoli), uno dei 4 vaccini obbligatori (in particolare quello contro la difterite) non è a oggi disponibile singolarmente.

Ritorno all’inizio: l’unico punto che abbiamo in comune con il film si esplica nella richiesta, a tutela dei cittadini, della revoca delle autorizzazioni per le vaccinazioni esavalenti disponibili e dell’attivazione di ogni procedura necessaria per la messa in commercio di vaccini singoli.

Per questo abbiamo chiesto alle famiglie di segnalarci se, dove e presso quale ASL abbiano chiesto di poter vaccinare i propri figli solo con i 4 vaccini obbligatori, e di indicarci anche la risposta ricevuta. Per farlo, basta scriverci all’indirizzo mail info@codacons.it.

Aspettiamo il vostro contributo: sono sicuro che avete capito il senso della nostra battaglia.

A presto,

CR

FERTILITY DAY? FERTILITY FLOP!

lorenzin

Cari amici,

da giorni circola un’ondata di malcontento mista a ripugnanza per gli incommentabili opuscoli sul Fertility day. Innanzitutto, già il nome dato alla giornata è di cattivo gusto. Le tematiche potranno pur essere interessanti e utili, sta di fatto che quando si parla di età ideale di concepimento e dei problemi di infertilità femminile o maschile, bisogna saperlo fare con un certo tatto, altrimenti meglio abbandonare l’impresa!
Quanto successo con le due campagne pubblicitarie, portate avanti dal Ministero della Salute, ha dell’osceno e del surreale!
Non bastava la prima brochure dove al titolo (aggressivo e irriverente): “La bellezza non ha età. La fertilità si!” si accompagna l’immagine sessista di una donna giovanissima che regge una clessidra. Ce ne voleva un’altra (in sotituzione della precedente, ricordiamolo!) dove stavolta compaiono due schiere di giovani: un gruppetto sorridente e in salute (tutti bianchi), in alto e un gruppetto (tra i quali alcuni di colore) colto in comportamenti dannosi alla salute, in basso.
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio! Dal messaggio irrispettoso della prima campagna, dove il geniale sottotesto è: “sbrigatevi, fanciulle e fanciulline, altrimenti un figlio ve lo sognate!”, la cara Lorenzin ha cercato di raddrizzare il tiro con una pubblicità razzista che sembra risalire all’epoca di Abramo Lincoln! Il risultato? Lo conosciamo tutti: censurata anche la seconda proposta!
E qui viene il bello, perché non è solo la mancanza di professionalità e l’offesa arrecata a chi non può rimanere incinta a far rabbia. A mandarmi su di giri è che per fare questa pagliacciata hanno impiegato i nostri soldi, sprecando preziose risorse che potevano essere destinate ad altri scopi. In un momento, tra l’altro, in cui si parla di tagli alla sanità da introdurre nella prossima manovra.
Continui pure il Governo, a braccetto con il Ministero della Salute, a usare indebitamente i fondi pubblici. Non credano però stavolta di farla franca, non quando a rimetterci sono le casse statali alimentate da noi cittadini!

A presto,
CR

DIMAGRANTI O BUFALE?

pillole dimagranti

Cari amici,

è arrivata l’estate ed oltre a comprare creme solari e oli abbronzanti, l’altra grande nostra preoccupazione è di non farci trovare impreparati alla prova costume. Attenzione, però, alle diete (apparentemente) facili che prevendono l’assunzione di prodotti dimagranti. Non credete a slogan come “Più mangi più dimagrisci” o “Perdi un chilo al giorno”.

L’idea di risolvere velocemente i problemi di peso solo grazie al “miracolo” che questi prodotti assicurano ai malcapitati che ci “cascano” è ovviamente infondata e, soprattutto, l’efficacia di qualsiasi strategia per dimagrire non può valere indistintamente per qualsiasi soggetto in sovrappeso.

A decretarlo è l’Antitrust che solo due anni fa, nel 2014, ha bacchettato alcune pubblicità, classificandole come “ingannevoli”. Ecco l’elenco dei prodotti finiti nel mirino:

Accuslim, Af6 Super Slim, Aha Force 7, Braziol 5, Caloslim XS, Easy to Slim 5, Equibioslim, Kill Kilo, Kilo-Hunter, L.A. Looks Body Wrap, Slim Bool, Slim Effect 24 H, Slim Patch, Slimadvance, Xtra Light, Zactiva, Slim Plus, Soludrena, XantoSlim, Asparagus Lipo, Wakame, Gastrobioring, Extra Goemon, Acero di Sidro, LunaSlim, Bromelina, Ciblaction, CherrySlim, Mincimax.

Poco meno di un anno fa, invece, altre due campagne pubblicitarie hanno violato il Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale. Si tratta dei messaggi pubblicitari per promuovere rispettivamente il Green Coffee 400 hot and cold e il Green Coffee Puro, integratori alimentari. Nel primo caso lo slogan “Sovrappeso? Il gusto nuovo della linea!” è comparso sulla rivista F e nel secondo come banner sul sito GialloZafferano.it (“kg di troppo?”, “dimagrante naturale”, “favorisce il dimagrimento”, “aiuta ad eliminare i grassi e accelera il metabolismo” e “puoi iniziare a perdere peso già domani”).

Al di là delle pubblicità ingannevoli l’altro grave problema resta l’acquisto di questo genere di prodotti su internet. Di recente l’AIFA ha pubblicato un’indagine sui farmaci contraffatti venduti online. Tra i più richiesti compaiono le pillole per perdere peso (il 28%). Se consideriamo che il 99,4% dell’offerta su internet (e parliamo di medicinali di qualsiasi tipo) risulta illegale, il rischio per la salute è praticamente dietro l’angolo!

Purtroppo non si può sempre bloccare il tormentone mediatico, in altre parole, la pubblicità ingannevole non è destinata a scomparire molto velocemente. Il mio consiglio è di segnalare le informazioni palesemente illusorie o anche solo i casi “sospetti”.

A presto,

CR

PIU’ SANITA’ PER CHI PUO’ PAGARSELA!

PACEMAKER

Cari amici,

diciamocelo, la nostra sanità è sull’orlo del collasso.

Da un lato, sono sempre più gli italiani che decidono di rivolgersi a strutture sanitarie private. Tant’è che, solo negli ultimi due anni, la spesa per l’intramoenia è salita a quota 34,5 miliardi di euro.

I motivi sono facilmente intuibili: nessuna lista d’attesa infinita – che ti obbliga ad aspettare anche 500 giorni per una mammografia – ambulatori, studi medici e laboratori aperti tutti i giorni e a tutte le ore, persino nel weekend! Che meraviglia!

Morale della favola: se puoi pagare hai tutta la sanità che vuoi.

Anzi, ormai per gli italiani pagare per potersi curare è diventato un gesto quotidiano.

Dall’altro lato c’è, però, chi non può permettersi di rivolgersi alle strutture private e, scoraggiato dalle inefficienze del sistema sanitario nazionale, fa la scelta peggiore: decide, infatti, di non curarsi. E parliamo – secondo il Censis – di 11 milioni di italiani, per lo più anziani. Insomma, non proprio poche persone… Il risultato? Un peggioramento generalizzato delle condizioni di salute dei cittadini di cui sono responsabili in primis le istituzioni che, a furia di tagliare per ridurre al minimo le spese, hanno condannato a morte certa il sistema sanitario nazionale.

Di questo passo ci ritroveremo tra 10 anni con una sanità pubblica che – dicono – costerà allo stato 200 miliardi, con una spesa privata alle stelle e con una percentuale di italiani che decidono di non curarsi sempre più alta.

E ancora ci definiscono un “paese civile”?

A presto,

CR

Quel che non va nella sanità

Cari amici,

so quanto sia seccante e ridondante parlare di malasanità, ma sono costretto a farlo, visti i recenti dati sulla miriade di errori compiuti nelle strutture ospedaliere! In ben sette anni, dal 2005 al 2012, quasi duemila sono state le “disattezioni” o – volendo essere più diretti – gli “orrori” commessi. Il caso del rene scambiato, del farmaco sbagliato o della terapia inadeguata sembrerebbero parti di un intreccio da commedia teatrale; e, invece, è quanto accaduto realmente a non pochi pazienti. malasanità
Il Simes (il Sistema informativo per il monitoraggio degli errori in sanità) ha raccolto 1.918 segnalazioni, che per lo più interessano le Unità di Medicina. Un elenco infinito di eventi avversi, di cui 753 si sono verificati nei reparti di degenza, 359 in sala operatoria e 130 in bagno. E poi, 471 segnalazioni riguardano la morte o il grave danno per la caduta della persona assistita. Ma che dire dei 159 casi di materiale dimenticato all’interno del malacapitato di turno durante le operazioni chirurgiche? Tra le segnalazioni più preoccupanti, infine, quelle relative ai casi di suicidio o tentanto suicidio, dove si contano 295 pazienti. Allarmante, vero? E la lista potrebbe continuare, ma preferisco fermarmi qui.
Mi sembra chiaro che molti errori non siano dovuti alla semplice disattenzione o a imprevisti tecinici: è il modello organizzativo di assistenza che spesso non funziona. Con questo non voglio fare di tutta l’erba un fascio: esistono delle eccellenze nel settore, ma accanto a queste, come un vicino fastidioso, ci sono anche molti sprechi e falle gigantesche che devono far riflettere (e agire) il Ministero della Salute. Non avremmo avuto questi risultati se i precedenti governi (compreso l’attuale) avessero investito nel settore sanitario, anziché dilaniarlo. Ma a quanto pare, pur di non risolvere il problema, si preferisce veder qualcun altro con la vita rovinata o, peggio ancora, nella fossa!

A presto,

CR

Medici non obiettori: mosche bianche in Italia

Cari amici,

negli ultimi giorni si è molto discusso sulla pronuncia del Consiglio d’Europa a sfavore dell’Italia in merito alle non poche difficoltà che incontrano tutte quella donne che intendono interrompere la gravidanza.

saluteCome già saprete, tutto ha avuto inizio dal ricorso che la Cgil ha presentato a Strasburgo. Il motivo del ricorso? La mancata applicazione della Legge 194 del 1978, che regola l’accesso ai servizi di interruzione volontaria per le donne. Una denuncia che, oltre all’approvazione del Consiglio d’Europa, ha suscitato un clamore inaspettato. Già, perché fino all’altro ieri sembrava andasse tutto a posto, almeno secondo il Ministero della Salute che nella relazione annuale dello scorso novembre aveva dicharato che in merito all’aborto il sistema funzionasse alla perfezione.
Da qui una domanda sorge spontanea: come mai, allora, è bastata che la Cgil si ribellasse per mettere tutto in dubbio?
Forse qualche dato può spiegarcelo: in Italia i medici obiettori di coscienza sono in continua crescita. Sempre il Ministero della Salute ci dice che siamo arrivati a sfiorare il 70%. Ma la situazione non risulta omogenea. Ci sono zone come la provincia di Bolzano (92,9%), il Molise (93,3%) e la Basilicata (90,2%) dove la percentuale è altissima.
Questo va a svantaggio di quei pochi medici (ormai delle mosche bianche) che per aver rifiutato l’obiezione di coscienza si trovano a praticare sempre e solo aborti per soddisfare la domanda.
In Molise, ad esempio, un non obiettore compie in media 250 interventi l’anno. Ci sono, poi, regioni come il Lazio o la Sicilia con picchi di 9,4 interventi a settimana per medico. Infine, ci sono territori (ancora una volta il Molise) dove le strutture che praticano l’interruzione di gravidanza volontaria sono il 30%.
La situazione appare più problematica di quanto potessimo pensare, se lo Stato non riesce davvero a garantire la libera scelta delle donne, senza discriminazione alcuna.

A presto,

CR

Prodotti alimentari, la Gran Bretagna è più attenta di noi!

Cari amici,

ci vantiamo spesso di essere il Paese con la miglior cucina, eppure, quando si tratta di allerta e ritiri di prodotti alimentari c’è chi è molto più attento di noi. Parlo della Gran Bretagna, che può vantare un’ottima Agenzia per la sicurezza alimentare. La Food Standards Agency (FSA) ha da poco inziato a pubblicare un bollettino trimestrale che elenca i prodotti ritirati dal mercato o sottoposti a indagine perché ritenuti infetti. Sicurezza alimentare
Tra i motivi dei richiami compaiono gli allergeni (nel primo rapporto ottobre-dicembre 2015, su 38 casi di allerta 26 sono per gli allergeni non dichiarati), frammenti di vetro in bottiglie di birra e salsa, Salmonella in una partita di formaggi, muffe su bocconcini di pollo, insetti in muesli per bambini. E la lista potrebbe continuare.
Il sito dell’Agenzia risulta un utilissimo canale informativo per i consumatori che, grazie agli aggiornamenti in tempo reale, possono sapere tempestivamente quali prodotti sono stati ritirati e perché.
Ma a che punto sta l’Italia? Pur ospitando la sede ufficiale dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa), non possiede paradossalmente un’agenzia nazionale che si occupi di una questione così importante; mi verrebbe da dire: di vita o di morte! Qualcuno potrà ribattermi che c’è sempre il Ministero della Salute. Già, ma attualmente sul piano dell’informazione non si avvicina neanche lontanamente al sistema efficiente che vige in Gran Bretagna. Che dite, non sarebbe il caso di darci una mossa, o pensiamo di avere il bollino di qualità anche per la sicurezza solo perché abbiamo ospitato un’Esposizione Universale sul cibo?

A presto,

CR

LISTE DI ATTESA INFINITE

medici

Cari amici,

a quanto pare, la sanità italiana non vuole proprio saperne di liberarsi delle infinite liste d’attesa! Se dovete prenotarvi per sottoporvi a un esame clinico, vi dico già che i tempi di attesa potrebbero superare la soglia del quarto millennio. I dati relativi al nostro Paese sarebbero, infatti, sconfortanti. prenotazione esami clinici
Per una mammografia, ad esempio, potrebbe volerci più di un anno. Al Cardarelli di Napoli per le mammografie asintomatihe, cioè non legate a sospetti diagnostici e fuori dagli screening, la media di attesa si aggira attorno ai 478 giorni. Non vanno meglio Bari, Roma e Torino.
Ma gli esempi non finiscono qui, se parliamo di risonanza alla colonna, alla Galleria di Genova un paziente può aspettare fino a 290 giorni o 180 giorni al Civico di Palermo. E poi servono 330 giorni per una tac addominale a Lecce, 306 giorni per operarsi alle tonsille agli Spedali Civili di Brescia e 2 anni per una day surgery proctologica al San Camillo di Roma. Con le visite oculistiche e quelle ortopediche le cose non migliorano, fermo restando che non sono rari i casi in cui le strutture ospedaliere hanno sospeso le prenotazioni.
Certo, va anche detto che quando ci sono Centri di prenotazione unici come in Emilia e Toscana, gli ambulatori della Asl sono favoriti nel rispondere rapidamente. Nei policlinici, invece, i tempi sono più lunghi, lavorando soprattutto per pazienti interni, mentre gli esterni aspettano.
Ma quali sono i motivi di questa agonia? Al primo posto sicuramente i tagli alla Sanità, ma anche l’organizzazione insufficiente, i macchinari all’avanguardia inutilizzati, il prezzo troppo alto del ticket giocano a sfavore.
Dal quadretto dell’errore non fa parte Milano, dove le strutture cittadine rispondono rapidamente ai pazienti che hanno priorità, perché il medico ha scritto sulla ricetta che l’esame vada fatto entro 72 ore o 10 giorni. Il problema resta per chi chiede un accertamento in assenza di patologia.
Ma la regione che meglio si posiziona per liste di attesa sotenibili negli ultimi anni è l’Emilia Romagna, grazie agli investimenti che il governatore ha voluto destinare alle Asl. Politica visionaria? No, semplice buon senso e superamento di luoghi comuni, come chi dice (ancora) che in santà per le liste di attesa non si può fare granché.

A presto,
CR