Category Archives: Famiglia

TERMOSIFONI, ATTENTI AGLI OBBLIGHI

TERMOSIFONE CON TERMOSTATO (Silvano Del Puppo, MILANO - 2009-09-15) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Cari amici,

ora che è arrivato l’autunno e la bella stagione sembra un ricordo lontano, tornano anche il problema dei riscaldamenti. Problema, si, perché oltre all’innegabile utiltà dei termosifoni, bisogna prestare attenzione ai consumi, ai controlli necessari e a tutta una serie di norme alle quali attenersi. Quest’anno, ad esempio, gli appartamenti con un impianto di riscaldamento centralizzato hanno l’obbligo di installare su ogni termosifone le valvole termostatiche e i contabilizzatori di calore.
C’è tempo fino al 31 dicembre 2016; dopo quella data il rischio è di beccarsi una multa salata che può variare dai 500 ai 2500 euro.
Con un apposito decreto, che risale a due anni fa (DL 102/2014), l’Italia ha seguito le direttive europee riguardo l’efficienza energetica, da raggiungere rendendo il consumatore più responsabile. Per mezzo della contabilizzazione individuale, ora l’utente può, infatti, gestire direttamente i propri consumi, pur vivendo in una casa ad impianto centralizzato. Niente più orari fissi stabiliti dall’assemblea condominiale! Si cambia registro, o meglio, fascia oraria, decidendo non solo quando, ma anche in quale stanza accendere i termosifoni.
Certo, maggior più sicurezza e meno fregature non annullano affatto alcune spese. Non dimentichiamo che buona parte degli edifici italiani hanno impianti di riscaldamento a distribuzione verticale (con un sistema di tubature alla base dell’edificio dal quale partono colonnine verticali lungo i vari piani), con una contabilizzazione indiretta. Cosa vuol dire? Che in queste case ogni singolo termosifone avrà bisogno della valvola termostatica per regolare la temperatura e del contabilizzatore per registrare i consumi.
Per la loro installazione il costo si aggira attorno ai 100 euro. Ci sono anche tecinici che erogano il servizio a 70 euro, ma attenzione: manodopera e prodotti potrebbero essere scadenti!
Ancor più sconsigliabile è il ricorso alle proprie mani, la tecnica “fai-da-te”: nulla di più sbagliato! Ci sono una serie di operazioni da seguire prima dell’introduzione della valvole nei radiatori, che è meglio affidare a un esperto.
Ultima precauzione: meglio posizionare la valvola sul livello 2 che sul livello 3, si avrà una temperatura al di sotto dei 20°, che riscalda adeguatamente la casa, senza morir di caldo e – il che non fa male alla tasca – senza sprecare.
Detto ciò, buon inizio autunno a tutti!

A presto,
CR

INCENTIVI ALLE FAMIGLIE: DUE MODELLI VIRTUOSI, TRENTINO E VALLE D’AOSTA

sostegno-famiglia

Cari amici,

dopo giorni di polemiche contro il Fertility day e la disastrosa campagna pubblicitaria promossa dal Ministero della Salute, mi piacerebbe proporvi esempi in positivo: politiche di autentica promozione alla natalità a partire dal concreto sostegno dato alle famiglie.
Purtroppo nel nostro Paese sono solo due le regioni a spiccare in tal senso: la Valle D’Aosta e il Trentino Alto Adige, che registrano tra l’altro il tasso più alto di natalità. Rispetto a una media nazionale, che è dell’1,39, in Trentino il numero di figli per donna sale a 1,6, mentre in Valle D’Aosta raggiunge l’1,55.
Solo la provincia di Trento conta 56o organizzazioni – coordinate dall’Agenzia provinciale per la famiglia e la natalità – che offrono servizi gratuiti alle famiglie: dai libri fino alla seconda superiore alla tariffa famiglia sui trasporti pubblici, all’opzione Ski family che permette a tutti i ragazzi fino a 18 anni di usare gli impianti sciistici gratis (un’agevolazione valida non solo per i residenti).
Anche per le mamme lavoratrici è stato adottato un sistema, il “Tagesmutter”: una serie di nidi familiari con tanto di baby-sytter accreditate che svolgono la propria attività di sostegno nella casa di una mamma abilitata.
In Valle d’Aosta, invece, sperimentano con successo il prestito sociale d’onore. Come funziona? Quei nuclei familiari che proprio non ce la fanno a sostenere alcune spese, possono ricevere un prestito fino a duemila euro da restituire alla collettività attraverso 200 ore di volontariato in alcuni enti accreditati. Non il semplice baratto, ma la creazione di un circolo virtuoso di utilità pubblica.
Anche l’aspetto ludico non viene trascurato: la regione finanzia anche quelle famiglie che portano in vacanza i figli degli altri. Su dieci famiglie, ad esempio, una tra queste a turno va in ferie e coinvolge nelle attività ricreative ed educative anche i figli degli altri. Una modalità di vacanza inclusiva a finalità perdagogiche.
Non c’è bisogno quindi di andare in Nord Europa per scovare politiche familiari funzionali. Ma perché solo il Trentino e l’Alto Adige? Diversamente da come alcuni potrebbero pensare, non dipende dal fatto che siano regioni a statuto speciale, quindi con un’alta spesa pubblica pro capite.
I modelli applicati in Trentino potrebbero essere facilmente esportabili, proprio perché non prevedono costi esosi. Il problema è la mentalità: manca un’adeguata cultura politica nel resto d’Italia. E, diciamocela tutta, manca l’interesse politico a creare una rete di associazionismo e cooperatività, che non si fondi sul bieco guadagno economico, ma sul capitale umano. Troppo demodé? Visti i risultati, non mi pare.

A presto,
CR

GIOCO D’AZZARDO, A QUANDO NUOVE E DRASTICHE MISURE?

ludopatici

Cari amici,

da qualche tempo c’è un argomento che sembra passato nel dimenicatoio: il fenomeno gioco d’azzardo, che colpisce il 5,6% della popolazione italiana.
Vi riassumo gli ultimi fatti, o dovrei dire, le ultime promesse del Governo. Matteo Renzi aveva entusiasticamente dichiarato che stava mettendo a punto assieme alla sua formidabile equipe tutte le misure necessarie per togliere le slot dalle tabaccherie e dagli esercizi commerciali. E fin qui, nulla da contestare, anzi!
Resta però l’nquietante sensazione che da allora non è cambiato granché. Se abbiamo dovuto aspettare il 2012 per avere un decreto legge che finalmente inseriesse la ludopatia nei livelli essenziali di assistenza (prevenzione, cura e riabilitazione), solo lo scorso agosto è stato emanato un altro decreto per impedire il lancio degli spot dei giochi sulle reti generaliste (Rai, Mediaset, La 7, Tv8, la Nove e canali tematici indirizzati in via esclusiva o prevalente ai minori). Pubblicità, tuttavia, vietata solo in determinate fasce orarie (dalle 7 alle 22), mentre continuerà ad essere tranquillamente trasmessa in radio, su Mediaset Premium e Sky.
E mentre da Lottomatica tira acqua al proprio mulino, chiedendo meno proibizionismo e più sicurezza ai giocatori, le associazioni contro la ludopatia si ribellano alle modalità “soft” con le quali finora si è tentato di contrastare il problema. E come dar loro torto? Ridurre gli spot pubblicitari sul gioco d’azzardo è come allontanare temporanemente una gigantesca fetta di torta da un malato di diabete. Nel momento in cui l’avrà nuovamente davanti agli occhi, non potrà fare a meno di mangiarla!
L’ambiguità dello stesso dibattito politico non fa che confermare la mancanza di serietà (e di interesse) ad affrontare l’annosa questione. Una conferma di quel che sono più che semplici sospetti arriva proprio dal sottosegretario all’Economia con delega ai giochi, Pier Paolo Baretta, il quale giustifica la necessità di mantenere lo statuto di legalità del gioco ” altrimenti le entrate pubbliche subirebbero una perdita di oltre 10 miliardi, quasi un punto di Pil”. Ecco spiegato l’arcano! Non si tratta solo di lentezza del sistema giuridico!
C’è per fortuna chi si ribella: in Umbria, a seguito dell’approvazione della Legge regionale per la prevenzione il contrasto e la cura della ludopatia, è stato attivato il numero verde (80041092) a sostegno di chi soffre ne soffre.
E il resto d’Italia che fa? C’è chi agisce e chi resta in attesa che le promesse renziane si trasformino in atti concreti. Una speranza destinata a svanire al primo colpo di vento, specie se di mezzo ci sono loschi interessi di Stato!

A presto,

CR

POVERTÀ: CIBO PER GLI USURAI

Una persona conta alcune banconote in una banca, Pisa, 15 maggio 2012. ANSA / FRANCO SILVI

Cari amici,

vorrei dirvi che sono tempi migliori per le famiglie in difficoltà, ma purtroppo non posso farlo. E una recente indagine condotta da Eurispes lo conferma: il fenomeno dell’usura, in forte crescita, fattura 82 miliardi l’anno e colpisce 3 milioni di famiglie!
Il diabolico ingranaggio della macchina usuraia parte da un tasso di interesse che è del 10%, così che dal capitale iniziale messo a disposizione – stando alle stime – circa 37,25 miliardi di euro, si arriva a prezzi lievitati alle stelle (più di 82 miliardi, appunto).
I nuclei familiari, che non riescono a ottenere alcun aiuto finanziario dalle banche o dagli istituti di credito, spinti dalla disperazione si affidano a figure dall’aria apparentemente affidabile e professionale.
Non si può continuare a ignorare il problema, sgranando gli occhi solo davanti ai sporadici casi di arresto per usura. La maggior parte dei cravattari si trova ancora al di fuori delle sbarre e la modalità da cane segugio (“scovali e processali”) non può restare l’unica soluzione.
Il problema sta a monte: la povertà crescente nel nostro Paese (la percentuale ufficiale Istat di poveri assoluti è del 6,1%) necessita di interventi seri e mirati. Non possiamo più accontentarci dei pochi spiccioli offerti dal Governo, ossia, gli 1,5 miliardi promessi per il 2017 e il Sostegno per l’inclusione attiva, un beneficio di 320 euro al mese per 180-220 mila famiglie in difficoltà, concesso bimestralmente. Che poi sarebbero le classiche 80 euro mensili per membro, fino a un massimo di 400 euro nel caso di nuclei con 5 o più componenti. Dovremmo sbarazzarci della filosofia (fallimentare) del “contentino” ed elaborare nuove strategie per debellare la miseria.
Partiamo innanzitutto dal sistema di tassazione discriminante per le famiglie meno abienti, che facilmente si indebitano anche solo comprando un pacco di medicine in più o una bolletta leggermente più cara dei mesi precedenti.
Continuare a dare aiuti “straordinari” a favore di chi ha un reddito Isee inferiore a 3000 euro o di chi ha un figlio minorenne o disabile è un intervento necessario, ma non sufficiente. Chi ha un reddito inferiore a 5000 euro o a 6000 credete che viva meglio? Non facciamo gli ingenui con le vite degli altri, su! Non ci servono statistiche o sofisticate analisi di mercato per capire che il fenomeno dell’usura è direttamente proporzionale al sovraindebitamento. Di fronte a uno Stato incapace di gestire seriemante una situazione di calamità, cadere nelle mani degli strozzini vi sembra davvero una possibilità remota, l’ultima spiaggia?

A presto,

CR

L’ITALIA CHE NON FUNZIONA

bambino-piccolo-solo

Cari amici,

cattive notizie per noi poveri cittadini di un Paese che non spicca per governance e servizi pubblici. A confermarlo è l’ultimo rapporto della Fondazione Bertelsmann, che piazza l’Italia al 32° posto fra i 41 Paesi dell’Ocse (occidentali) per scarsa capacità di rispondere ai bisogni della popolazione.

Tra un sistema pensionistico che non tiene conto delle nuove leve, aiuti dati alle famiglie con il contagocce, un indice di povertà clamorosamente alto e investimenti a malapena percepibili all’università e alla ricerca, l’Italia rischia il collasso.

Anche se il rapporto valuta positivamente le nuove manovre del Governo Renzi, vale a dire il Jobs Act e le misure fiscali a favore delle aziende, si è ancora ben lontani da una vera svolta. D’altronde, come potrebbe essere diversamente? Si parla tanto di nuova ondata riformistica ma continuiamo a percepire l’odore di acqua stantia, a imbatterci in un sistema solo apparentemente incline al cambiamento.

Si parla tanto di dare spazio ai giovani e finora le modalità più frequenti per accedere al complesso mondo lavorativo sono stage e tirocini, spesso magari non retribuiti e altrettanto spesso con scarse possibilità di successo per il prosieguo di un percorso che ha la massima durata di un anno.

Per non parlare poi di chi un lavoro ce lo ha già e non vede garantiti i propri diritti. La sorte toccata ai dipendenti pubblici, ad esempio, costretti a subire il blocco degli stipendi dal 2010! Dipendenti per i quali ci battiamo e che dovrebbero ottenere un risarcimento di almeno 10.400 euro! Non parliamo di piccoli numeri, ma di 3,2 milioni di lavoratori ai quali lo Stato dovrebbe versare più di 33 miliardi!

Vogliamo continuare a seguire la parabola delle nefandezze e delle ingiustizie? Andiamo avanti! L’indice di povertà ha raggiunto la vetta del 12,7%. Se pensiamo che la Repubblica Ceca, uno Stato che certo non vive nella bambagia, sfiora il 5,7%, ci rendiamo conto di come siamo ridotti (male)!

E chi vuole costruirsi una famiglia? Meglio che non ci pensi proprio: per sostegno alle famiglie l’Italia si colloca agli ultimi posti. Non meravigliamoci poi se il tasso di natalità diminuisce progressivamente!

Se già un rapporto fa intendere tra le righe il disappunto per i modi in cui il Governo gestisce la comunicazione, figuriamoci noi cittadini quanto siamo stanchi delle parabole “annunciste” del nostro egocentrico premier, che promette nuovi frutti. Peccato che lui non sia il buon seminatore e che del raccolto non se ne veda neanche l’ombra!

A presto,

CR

DIMMI COSA COMPRI E TI DIRÒ CHI SEI

Shopping at the supermarket

Cari amici,

per comprendere il benessere del nostro Paese, basta guardare quello che abbiamo a tavola, o ancor prima, cosa compriamo al supermercato.
Gettando un’occhiata retrospettiva, ci accorgiamo che in poco meno di 10 anni le nostre abitudini alimentari non sono più le stesse. Nielsen, l’istituto di ricerca che studia le tendenze dei consumatori, ci mostra un’Italia – ancora una volta – biforcata.
Le famiglie del Nord e del Centro spendono di più, acquistando cibo di alta qualità. In Lombardia, ma anche in Trentino, Emilia-Romagna, Liguria, Veneto e Toscana prodotti come il salmone affumicato, gli affettati e le birre rosse appartengono al repertorio (culinario) quotidiano.
La storia cambia per il Mezzogiorno, dove spesso si preferisce acquistare bottiglie di acqua naturale al posto dei meno economici yogurt magri o del latte. Certo, a riempire il carrello non aiuta l’incremento dei prezzi di molti alimenti al quale non corrisponde proporzionalmente un aumento dei redditi!
E qui bisogna aprire una parentesi: negli anni precedenti il divario tra la parte alta e quella bassa dello stivale si aggirava attorno ai 800/900 euro al mese per famiglia. Ora tra crisi economica e disoccupazione persistente il divario è decollato a 1000 euro. Non a caso i piccoli discount hanno maggior successo di pubblico, mentre i supermercati si affannano a lanciare promozioni e offerte con cadenza settimanale. “Lunga vita al low cost!”, dunque! E se “un bicchiere di vino con un panino” simboleggia la felicità, meglio che nel panino ci sia mortadella e non prosciutto crudo, essendo quest’ultimo notoriamente più caro.
C’è però anche più di un’eccezione alla regola generalizzata del risparmio incondizionato: la moda dei prodotti bio, un fenomeno che interessa l’intera penisola. Da Nord a Sud è cresciuto il consumo di prodotti integrali, a base di farro e di farina di kamut (l’asticella segna +23%). Stesso dicorso per i prodotti privi di glutine, le cui vendite sono salite fra il 20% e il 90%. Segno di un cambiamento radicale rispetto al passato, dove i prodotti più tradizionali vengono quasi quasi lasciati nel dimenticatoio per far, infine, spazio a piatti già pronti (+33%) e salumi in vaschetta (+40%). Ma come interpretare dati apparentemente contrastanti?
Oltre allo stile di vita (più frenetico e quindi meno propenso ai manicaretti impegnativi che costringono a stare ore e ore in cucina), l’altro fattore condizionante è l’aumento delle famiglie mononucleari, per cui capita (sempre più spesso) che si spendi poco, ma bene. Insomma, l’arte dell’arrangiarsi viene praticata in tutta Italia, e se c’è una cosa che ancora la crisi non ci ha tolto è proprio la virtù – laddove possibile – di mangiar sano.

A presto,
CR

AUMENTO DELLE BOLLETTE: “LORO SBAGLIANO, MA TU PAGHI”!

bollette

Cari amici,

quanto successo a partire dal 1° luglio – mi riferisco al rincaro della bolletta elettrica – ha dell’inaudito e del vergognoso.
Per i più distratti faccio un breve riassunto: dall’inizio del mese l’elettricità è aumentata del +4,3% e il gas del +1,9%. “Che novità!” – alcuni penseranno. Già, perché i consumatori sono così abituati alla “lievitazione” dei costi da insospettirsi solo in caso contrario!
Eppure, stavolta, qualche sospetto c’è; e non si tratta di una cosa da niente! L’Autorità per l’Energia elettrica, il gas e il sistema idrico ha giustificato (placidamente) l’impennata delle tariffe dell’energia elettrica: spiegando che ciò è accaduto a causa delle speculazioni di alcuni grossisti.
In pratica, come ha chiarito l’Authority in una nota, il monitoraggio del servizio di dispacciamento negli ultimi due mesi ha rivelato “una serie di criticità” in alcune zone d’Italia “riconducibili alle strategie anomale” adottate da diversi operatori sul mercato all’ingrosso dell’energia elettrica. Morale della favola: il comportamento illecito degli speculatori è ricaduto dritto dritto nelle tasche dei consumatori. Per la serie: “loro sbagliano, ma tu paghi”!
Ma l’Autorità per l’energia non dovrebbe svolgere attività di controllo e monitoraggio? Se le tariffe energetiche sono aumentate per effetto di condotte illecite adottate da speculatori professionisti – e non per il normale andamento del mercato – non avrebbe dovuto sospendere qualsiasi incremento dei prezzi?
Per ora ha solo ordinato la cessazione immediata delle condotte anomale ancora in corso, prevedendo “l’eventuale adozione di altre misure regolatorie”. Peccato che il gesto punitivo sia avvenuto a luci spente: senza far conoscere ai cittadini l’elenco dei grossisti accusati di azioni illecite e la lista degli operatori coinvolti.
Come consumatori, siamo abituati a situazioni da teatro dell’assurdo. Preferiremmo però non subire un’illegalità talmente palese da provocare brividi, a stento contenibili, di stizza.
Per questo grido all’Autorità: “fuori i nomi“! Non si tratta di un capriccio repentino, ma del diritto di ciascuna famiglia a sapere da chi è stata danneggiata. E non basta qualche intervento “regolatore” per appianare la situazione a mo’ di contentino. Si deve indagare sul reato di truffa aggravata e aggiotaggio, perché di questo si tratta di una truffa che, almeno finora, non mi sembra sia stata ostacolata a dovere.

A presto,
CR

BOLLETTE IN AUMENTO, UNA NUOVA STANGATA!

mid section view of a businessman using a calculator in an office

Cari amici,

spenti i termosifoni con l’arrivo del caldo se speravamo di risparmiare in energia elettrica, ci siamo solo illusi. Già, perché dal terzo trimestre in poi, precisamente dal mese appena iniziato, le bollette subiranno un aumento: del 4,3% per l’elettricità e dell’1,9% per il gas. Anche se tentano di drizzare il tiro dicendoci che risparmieremo complessivamente in un anno 70 euro, c’è chi – l’Autorità per l’energia, non una a caso! – minaccia sanzioni.
Senza neanche tanti giri di parole l’Autorità ha parlato di: “strategie anomale adottate dai diversi operatori sul mercato all’ingrosso dell’energia elettrica, sia in sede di programmazione di immissione e prelievi, sia in sede di offerta di servizi di dispacciamento”.
Qual è il motivo di questi rialzi? I fornitori hanno ridotto la quantità di energia sul mercato a fronte di un balzo verso l’alto dei costi di Terna, la società che gestisce la rete. Variazioni tutt’altro che trascurabili, tanto da far ricadere il sospetto sulle aziende elettriche. L’ipotesi è che abbiano raggiunto un accordo tale per cui i prezzi lievitano nonostante le perdite delle centrali. Ecco perché l’Authority ha dato il via a un procedimento, intimando “la cessazione immediata delle condotte anomale ancora in corso”.
A conti fatti, quanto pagheremo?
Per l’elettricità, la spesa per la famiglia-tipo nei 12 mesi compreso il periodo oggetto dell’aggiornamento sarà di circa 503 euro, con un impercettibile calo rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente, che corrisponde ad un risparmio – altrettanto insignificante – di circa 3 euro. Per il gas la spesa della famiglia tipo nello stesso periodo sarà di 1.068 euro, con una riduzione del -5,9%, corrispondente a un risparmio di 67 euro.
A mio parere il Governo dovrebbe intervenire al più presto! La pressione fiscale sui consumi legati all’energia ci piazza ai primi posti tra i vari Paesi europei. Per il gas il peso delle tasse raggiunge il 53,5% nella classe di consumo intermedia (525-5.254 metri cubi) e, addirittura, arriva al 71,9% nella classe più elevata (oltre 5.254 metri cubi, per lo più riscaldamenti centralizzati), contro una media Ue rispettivamente del 39,5% e del 45,1%.
Altro che lieve picco – come alcuni vorrebbero far credere – le prossime bollette incideranno in modo non indifferente sulle tasche dei consumatori, specie ora che a causa del forte caldo non risparmiamo certo in condizionatori!

A presto,
CR

Vittime di Equitalia

Cari amici,

quella che vi racconto oggi è una storia drammatica che ha per protagonista una famiglia di Oristano: una mamma e una figlia di 17 anni disabile.

La crisi economica ha purtroppo colpito l’attività commerciale della donna costringendola a contrarre un debito di circa 10mila euro.

Soldi che la famiglia, con molta fatica, stava cercando di restituire, avendo concordato un piano di rientro con l’Inps.

“Pagavo le rate regolarmente” – ha raccontato la signora – “invece, qualche giorno fa mi è crollato il mondo addosso”.

La società di riscossione ha, infatti, bussato alla porta della donna con l’intento di pignorarle i beni ma la casa dove vive non è la sua. “Ha iniziato a parlare di pignoramenti. Voleva farlo con i mobili, ma gli ho spiegato che quella non era casa mia, bensì di mia madre, dalla quale mi ero trasferita per poter risparmiare sull’affitto – ha detto ancora la donna – Io intanto gli mostro i cedolini delle rate pagate, tento di spiegare che sono in regola, che ho un piano di rientro, ma è tutto inutile”.

Non potendo, così, pignorare nulla, al funzionario non resta che mettere i sigilli all’auto della donna, una vecchia Renault, comprata con tanti sacrifici, che usava per portare in giro la figlia disabile.

Adesso quella ragazza di soli 17 anni, affetta da handicap grave, è costretta a vivere segregata in casa e la famiglia è appesa ad un filo: se la ragazza, infatti, dovesse star male all’improvviso, la madre non avrebbe a disposizione nessun mezzo per portarla in ospedale e aspettare l’arrivo di un’ambulanza potrebbe essere davvero rischioso.

Insomma nonostante la donna stia provvedendo a saldare il suo debito e soprattutto la legge 104 dica chiaramente che i mezzi dei disabili non possono essere sequestrati, si è trovata, di punto in bianco privata dell’unico bene di sua proprietà.

La storia ha suscitato grande sdegno e clamore e, guarda caso, da Equitalia, nel tentativo di salvare le apparenze, hanno fatto sapere che il pignoramento non è stato ancora trascritto sul registro automobilistico e che, già nei prossimi giorni, la vecchia Renault sarà restituita alla legittima proprietaria.

E così giustizia è fatta, ma a che prezzo?

Un saluto,

Carlo

Il disastro delle adozioni

Cari amici,

in questi giorni, visto l’avvicinarsi del FamilyDay, si è fatto un gran parlare di adozioni, famiglia, diritti civili e quant’altro.

A prescindere da chi abbia ragione e chi abbia torto – cosa che non spetta a me decidere – nessuno si è preoccupato di spendere una parola per i bambini, i veri protagonisti di tutta questa querelle.

Mentre i partiti si accapigliano per la cosiddetta stepchild adoption, nessuno si è degnato di riflettere anche solo un secondo sul disastroso meccanismo delle adozioni in Italia. Forse perchè i bambini non votano?

Come tutti saprete, i minori, orfani o sottratti per i più svariati motivi ai propri genitori, nell’attesa di essere adottati vivono in quelli che un tempo chiamavamo orfanotrofi: strutture con letti a castello e camerate comuni che dal 2001 conosciamo come “case famiglia”. L’idea che ha guidato questa finta rivoluzione era quella di riproporre la formula familiare, con una coppia che ospita un numero ridotto di minori, coadiuvata da addetti ai lavori. In sostanza, non è cambiato nulla!

In assenza di dati certi, si stima che i bambini parcheggiati in queste strutture siano circa 35mila, a cui si aggiungono i 400 neonati abbandonati ogni anno alla nascita.

Parliamo di bambini che di certo non hanno un vissuto facile alle spalle e che già a 4 anni hanno dovuto combattere con la burocrazia. La loro vita è fatta di cooperative, istituzioni, servizi sociali, tribunali ma soprattutto di incertezza: sanno quando entreranno in casa famiglia ma non sanno quando ne usciranno.

35mila bambini per un numero assolutamente ridicolo di adozioni nazionali: tra le 1000 e le 1300 all’anno.

Perchè? Ve lo spiego subito. Tra lasciando il fatto che l’Italia è l’unico Paese al mondo in cui per adottare un bambino devi subire un processo, il vero motivo è soltanto uno, l’unico che guida tutti i malfunzionamenti italiani: i soldi!

Ebbene sì, anche un tema delicato come le adozioni costituisce per alcuni individui un bieco affare. Un affare da 1 miliardo e mezzo di euro l’anno, o forse più.

Dovete sapere che le case famiglia sono finanziate dai Comuni. Un tariffario nazionale di riferimento non esiste, ognuno fa le cose a modo suo, ma tra vitto, alloggio, cure mediche e psicologiche, un bambino costa allo Stato dai 70 agli oltre 400 euro al giorno. Sì avete capito bene, al giorno!

Moltiplicate questa cifra per il numero di bambini che mediamente ospita una struttura e per tre anni, il periodo medio di permanenza, e il gioco è fatto!

Una casa famiglia riesce ad incassare per un solo bambino ben 150mila euro all’anno! Nel momento in cui il comune non ce la fa più – specie se di piccole dimensioni – la struttura chiude e i minori vengono scarrozzati altrove, dove c’è qualcuno disposto a pagare per mantenerli.

Insomma, per queste realtà i bambini sono una vera miniera d’oro e un’adozione in più rappresenta una retta in meno. Ecco svelato l’arcano!

E anche in questo il nostro Paese ovviamente pecca di trasparenza. Non sappiamo quanti sono i bambini adottati, quanti quelli adottabili, quanti finanziamenti ricevono esattamente le case famiglia.

E il nostro governo non se ne preoccupa affatto. Al nostro governo non interessa la sorte di quei 35mila bambini, interessa portare alla ribalta temi caldi che possano far guadagnare voti e consensi. Il tutto sulle spalle di bambini che aspettano semplicemente una famiglia.

A presto,

Carlo