Category Archives: Classaction e Azioni Collettive

IL “DOPO” DIESELGATE

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Cari amici,

è passato un anno dallo scandalo che ha coinvolto la celebre casa automobilistica tedesca, la Volkswagen. Dopo quanto accaduto tutti ci aspetteremmo maggiori controlli sulle emissioni. Mi spiace deludervi: il lupo può anche perdere il pelo, ma non il vizio! Stando all’ultimo rapporto di Transport&Environment, che ha esaminato le informazioni di 230 modelli, provenienti dalle investigazioni di Francia, Germania, Gran Bretagna e da una banca dati indipendente (EQUA Index), le case automobilistiche continuano beatamente a falsare i test di laboratorio sulle emissioni. E non barano neanche di poco: perché a volte le differenze risultano enormi rispetto ai dati su consumi e inquinamento delle vetture in condizioni di guida reale.
Il podio della disonestà – stando ai dati riportati da questa istituzione – se lo aggiudicano Renault e Fiat. Per lo standard Euro 5, oltre alla Renault ci sono anche Land Rover, Hyundai, Opel/Vauxhall e Nissan. Per quanto riguarda i veicoli Euro 6, in pole position troviamo la Fiat, davanti a Renault, e poi l’Opel/Vauxhall, la Hyundai e la Mercedes.
Sta’ a vedere che quelle più pulite risultano le auto del gruppo Volkswagen? In un certo senso, è proprio così, perché tra le vetture Euro 6, che comunque emettono circa il doppio degli ossidi di azoto consentiti dallo standard comunitario, quelle meno inquinanti sono firmate Volkswagen!
Entrando nel dettaglio: come è possibile raggirare i controlli? Il rapporto spiega che le aziende automobilistiche attivano i sistemi di trattamento degli scarichi solo prima dei test, per poi disattivarli quando le auto sono in strada. Una bella furbata, davvero! Peccato che a pagarne i danni siamo sempre noi poveri automobilisti, che magari abbiamo comprato da poco una macchina, neanche poi conveniente in termini di costi, illudendoci di essere anche ecosostenibili. E soprattutto i cittadini, costretti a respirare l’irrespirabile.

Ma chi se ne importa; è il mercato, bellezza. O no?

A presto,

CR

AUMENTO DELLE BOLLETTE: “LORO SBAGLIANO, MA TU PAGHI”!

bollette

Cari amici,

quanto successo a partire dal 1° luglio – mi riferisco al rincaro della bolletta elettrica – ha dell’inaudito e del vergognoso.
Per i più distratti faccio un breve riassunto: dall’inizio del mese l’elettricità è aumentata del +4,3% e il gas del +1,9%. “Che novità!” – alcuni penseranno. Già, perché i consumatori sono così abituati alla “lievitazione” dei costi da insospettirsi solo in caso contrario!
Eppure, stavolta, qualche sospetto c’è; e non si tratta di una cosa da niente! L’Autorità per l’Energia elettrica, il gas e il sistema idrico ha giustificato (placidamente) l’impennata delle tariffe dell’energia elettrica: spiegando che ciò è accaduto a causa delle speculazioni di alcuni grossisti.
In pratica, come ha chiarito l’Authority in una nota, il monitoraggio del servizio di dispacciamento negli ultimi due mesi ha rivelato “una serie di criticità” in alcune zone d’Italia “riconducibili alle strategie anomale” adottate da diversi operatori sul mercato all’ingrosso dell’energia elettrica. Morale della favola: il comportamento illecito degli speculatori è ricaduto dritto dritto nelle tasche dei consumatori. Per la serie: “loro sbagliano, ma tu paghi”!
Ma l’Autorità per l’energia non dovrebbe svolgere attività di controllo e monitoraggio? Se le tariffe energetiche sono aumentate per effetto di condotte illecite adottate da speculatori professionisti – e non per il normale andamento del mercato – non avrebbe dovuto sospendere qualsiasi incremento dei prezzi?
Per ora ha solo ordinato la cessazione immediata delle condotte anomale ancora in corso, prevedendo “l’eventuale adozione di altre misure regolatorie”. Peccato che il gesto punitivo sia avvenuto a luci spente: senza far conoscere ai cittadini l’elenco dei grossisti accusati di azioni illecite e la lista degli operatori coinvolti.
Come consumatori, siamo abituati a situazioni da teatro dell’assurdo. Preferiremmo però non subire un’illegalità talmente palese da provocare brividi, a stento contenibili, di stizza.
Per questo grido all’Autorità: “fuori i nomi“! Non si tratta di un capriccio repentino, ma del diritto di ciascuna famiglia a sapere da chi è stata danneggiata. E non basta qualche intervento “regolatore” per appianare la situazione a mo’ di contentino. Si deve indagare sul reato di truffa aggravata e aggiotaggio, perché di questo si tratta di una truffa che, almeno finora, non mi sembra sia stata ostacolata a dovere.

A presto,
CR

CHE FINE HA FATTO LA CLASS ACTION?

governo

Cari amici,


da anni mi batto per i consumatori e da anni lancio class action per tutelare i loro diritti. L’azione di classe – che in Italia abbiamo scoperto grazie a Julia Roberts nel celebre film “Erin Brockovich” – appartiene a quel genere di procedimenti che trae la sua forza dalla lotta per il bene comune, per una collettività: un’unica azione legale a favore di un gruppo di consumatori danneggiati dal medesimo soggetto (ente, azienda o chiunque sia). Mal comune, medesima lotta, insomma.

Proprio perchè è così importante, non mi stupisce per nulla che da un anno la riforma della class action rimanga arenata in Senato, dopo aver ottenuto l’approvazione della Camera dei deputati.

Una legge che restituisce potere ai cittadini/consumatori, che (finalmente!) fa uscire l’azione di classe dalla scomoda nicchia del Codice del Consumo per inserirla nel Codice di Procedura Civile (introducendo la possibilità di aderire alla class action anche in un secondo momento, dopo una sentenza) non piace a molti, e soprattutto non piace alle tante, troppe corporazioni che bloccano questo Paese. Non è un caso che Confindustria (per bocca di Squinzi) l’abbia definita “preoccupante”, e che il Governo si sia immediatamente precipitato a rassicurare gli industriali, promettendogli di “sistemare le cose”.

Ecco, in due parole, perchè la riforma resta in “stand by”, quando in Europa i principali ordinamenti hanno già una disciplina delle azioni collettive.

Noi, invece, cosa abbiamo in mano? La class action vigente in Italia (art. 140bis del Codice del consumo) fa acqua da tutte le parti, così le lobbies restano tranquille e i conti con i cittadini – alla fine – non li fa mai nessuno. Nel nostro Paese gli illeciti di massa difficilmente trovano un’adeguata soluzione, con la catastrofica conseguenza che chi compie piccoli o grandi sorprusi agisce indisturbato.

Proprio per mantenere in questo stato la class action, per depotenziarla, per evitare spiacevoli processi (e quindi risarcimenti, molto spesso, nei confronti dei cittadini truffati), in Senato non se ne parla. Le aule parlamentari vedono passare orrori giuridici, riforme da quattro soldi, leggine improponibili, ma non assistono mai a una discussione sui diritti dei consumatori. Manca il tempo? Macchè, manca la voglia. Finchè si scherza, si scherza; ma quando si parla di cose importanti, come questa, i tempi sono lunghi, diventano biblici, poi eterni. E non se ne fa niente.

C’è solo un problema: la nostra democrazia non si fonda su quel fondamentale principio costituzionale che recita: “la sovranità spetta al popolo”? Bene, allora che problema c’è a far passare una riforma a favore dei cittadini?

Non è che hanno paura?

 

A presto,
CR

Pubblica amministrazione alla riscossa!

Cari amici,

l’anno nuovo ci vede impegnati in una nuova importante battaglia, la richiesta del maxi-risarcimento a favore dei dipendenti pubblici che da anni subiscono ingiustamente il blocco degli stipendi. Ma facciamo un passo e riassumiamo brevemente la vicenda. Dal 2010 coloro che lavorano nel settore pubblico non hanno ricevuto un adeguato aumento del salario. In altre parole, a un più elevato costo della vita, calcolato dagli indicatori Istat, non è corrisposto l’aumento dello stipendio.

Solo il 24 giugno scorso la Corte Costituzionale ne ha dichiarato illegittima la sospensione. Tutto risolto, quindi? Niente affatto! Perché la sentenza non ha stabilito effetto retroattivo, ovvero, non ha imposto al governo di risarcire i lavoratori che hanno perso più di qualche “soldino” negli ultimi cinque anni.

Non si tratta, infatti, di trovarsi qualche euro in meno in tasca! La stessa Corte dei Conti ha calcolato che il mancato aumento del salario corrisponde alla perdita di 2.700 lordi all’anno per un dipendente ministeriale, mentre un dirigente di seconda fascia non ha ricevuto circa 8.372 euro all’anno, e, salendo ai vertici amministrativi dove la perdita ammonta a 18mila – in alcuni casi, anche 20 mila – euro lordi.

Per questo motivo abbiamo deciso di intervenire a favore dei lavoratori pubblici: in questo senso, chiediamo all’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (Aran), anche il rinnovo dei contratti collettivi per il personale pubblico dall’1 gennaio 2016. Una misura già prevista dalla Corte Costituzionale, ma che temiamo possa finire nel dimenticatoio.

Il problema non è da prendere sotto gamba, se consideriamo che il settore dell’amministrazione pubblica conta numerosi adepti. In Friuli Venezia Giulia si contano 85.600 dipendenti, mentre in Calabria il numero supera i 110.000, solo per citare due esempi. Solo facendo sentire il nostro grido di protesta potremo mettere fine a quello che è un innegabile sorpruso!

A presto,

Carlo

Riprendiamoci Roma!

Cari amici,

il 5 Novembre sarà una data da ricordare per Roma: inzia, infatti, il processo contro Mafia Capitale. Noi del Codacons ci siamo costituiti parte civile e saremo presenti in aula. Perchè? Perchè la magistratura ha già fatto la sua parte, ora tocca a noi. È giunto il momento di chiedere il risarcimento a questi signori, toccando i loro portafogli, i loro soldi, l’unica cosa che interessa loro davvero. Affari, interessi e intrallazzi di Carminati, Buzzi e compagnia bella hanno trasformato Roma nella capitale del malaffare, delle ruberie, della corruzione. E chi ne paga le conseguenze? Al solito, noi cittadini e ad un prezzo altissimo: 600 milioni di euro all’anno andati in fumo (a voler essere proprio ottimisti)!
Sì, perchè il “mondo di mezzo” ha infilato i suoi tentacoli dappertutto: nell’assegnazione degli appalti, nei finanziamenti pubblici, nella gestione dei rifiuti, nella manutenzione del verde e dei campi nomadi. Mafia Capitale era ovunque. Del resto, basta ricordarsi le famose parole di Buzzi: “ Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. Del resto, l’emergenza immigrati ha rappresentato una vera miniera d’oro per la “cupola” di Roma: i fondi pubblici stanziati per la gestione dei centri di accoglienza finivano dritti dritti nelle tasche delle cooperative amiche. Un sistema studiato a tavolino per accaparrarsi soldi pubblici, i nostri soldi! E non parlo di qualche mela marcia, ma di un’intera classe politica accusata di una lista quasi interminabile di reati: usura, riciclaggio, corruzione, estorsione, turbativa d’asta e trasferimento fraudolento di valori.
Se Roma è una città sporca, invivibile e trascurata in buona parte lo dobbiamo a loro, per questo la nostra presenza in aula è ancor di più d’obbligo!
Il 5 novembre sarà il giorno della resa dei conti: Roma deve scrollarsi di dosso la patina indegna con la quale è stata ricoperta e rinascere ancora una volta! Bisgona dare il segnale che noi cittadini non vogliamo più “ingoiare il rospo”! Perciò, riprendiamoci Roma e combattiamo insieme questa battaglia!

A presto,

Carlo

 

Italia, la patria di Godot!

Cari Amici,

non so quanti di voi abbiano seguito la questione della riforma della cosiddetta class action (la causa collettiva prevista dall’art. 140 bis del Codice del Consumo, che consente di attivare un unico processo per ottenere il risarcimento del danno subito da un gruppo di cittadini danneggiati dalla stessa azienda in una situazione omogenea) recentemente votata dalla Camera dei deputati. Temo pochi: questo genere di notizie – comprensibilmente – non attrae il grande pubblico.

Eppure, dovrebbe: è in gioco, infatti, la possibilità – per i cittadini – di dotarsi di una potente arma a tutela dei propri interessi. Anche per questo, pur mantenendo (molte) riserve, ho accolto favorevolmente il voto all’unanimità della Camera: mi sembrava che, finalmente, si imboccasse la strada giusta, e per questo ho creduto giusto mettere da parte critiche e polemiche sui limiti della legge.

Come non detto: nella parte conclusiva del convegno dei Giovani di Confindustria, la ministra Boschi si è affrettata a rassicurare l’uditorio, dichiarando che la legge sulla class actionha sicuramente bisogno di qualche modifica nel passaggio al Senato. Eh già, perché la riforma inquietava Confindustria (“La prima lettura alla Camera del provvedimento sulla class action è preoccupante” – ha infatti commentato il presidente di Confindustria), da sempre preoccupata di limitare qualsiasi (anche minimo!) innalzamento delle tutele dei consumatori.

Insomma: se la prima stesura era “al ribasso”, e avrebbe scontentato un po’ tutti, la seconda riuscirà probabilmente a peggiorare la situazione, ma scontenterà “solo” i cittadini (!). Se questo accadrà, e perderemo anche questa occasione per importare l’azione collettiva in vigore negli Stati Uniti e nel resto del mondo (una vera azione collettiva, capace di punire in modo reale gli operatori scorretti e di fungere da deterrente per comportamenti lesivi dei diritti dei consumatori) ne avremo la conferma: in Italia #lavoltabuona (promessa da Renzi) è come Godot. Non arriva mai.

A presto,

Carlo

AGENZIA DELLE ENTRATE: IL TAR DEL LAZIO RESPINGE IL RICORSO PER L’ANNULLAMENTO DEL CONCORSO ANCHE IN PRESENZA DÌ GRAVISSIMI DISORDINI DURANTE LO SVOLGIMENTO DELLE PROVE

SECONDO IL TAR DEL LAZIO È IMPOSSIBILE MEMORIZZARE TUTTE LE DOMANDE E TRASMETTERLE DA UNA SEDE ALL’ALTRA. IL CODACONS PRESENTERA’APPELLO

Il Tar del Lazio con le sentenze n. 4547/13 e n. 4548/13 ha respinto ieri i due ricorsi presentati dal Codacons e da numerosi candidati con cui si chiedeva di annullare le prove per il concorso indetto dall’Agenzia delle Entrate, tenutesi l’8 giugno del 2012 e, come noto, caratterizzate da una serie di disordini e fughe di notizie.

Secondo i giudici del Tar (sez. II, Pres. Luigi Tosti, Rel. Silvia Martino) non vi sarebbe alcuna prova “circa le interferenze che si sarebbero verificate fra le sedi, o, comunque circa possibili illeciti consistenti in comunicazioni dei candidati con l’esterno, volte a conoscere anticipatamente il contenuto delle prove” e che “neppure risulta verosimile che siffatti illeciti siano stati commessi considerando la cadenza temporale degli eventi.”

Tuttavia, anche il Tar Lazio ammette che ci sono stati ritardi tra le diverse prove ma li giustifica affermando che il ritardo con cui sono iniziate le prove, nelle varie sedi, non era né previsto né prevedibile, di talché non è neanche possibile ipotizzare l’esistenza di accordi fraudolenti o piani concordati per conseguire notizie da altre sedi circa il contenuto delle prove.”

Infine, secondo Tar sarebbe stato impossibile per i concorrenti memorizzare tutte le domande e trasmetterle da una sede all’altra, atteso che molti di loro erano ormai isolati dall’esterno.

Il Tar non ha tenuto minimamente conto degli illeciti commessi durante le prove, dell’uso del cellulare da parte dei concorrenti, della possibilità di comunicare verso l’esterno, del continuo via vai verso i bagni e soprattutto dell’inizio sfalsato delle prove tra le diverse sedi d’Italia, circostanze che determinano una violazione delle norme e dei principi generali inerenti lo svolgimento delle prove selettive in materia di pubblici concorsi – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Per tale motivo sarà inevitabile per il Codacons e per i candidati ricorrere in appello al Consiglio di Stato”.

RAI: MEGA CLASS ACTION PER 17 MILIONI DI ABBONATI

DOPO IL BLITZ DELLA GUARDIA DI FINANZA NEGLI UFFICI DELLA TV PUBBLICA, CODACONS E ASSOCIAZIONE UTENTI RADIOTELEVISIVI LANCIANO UNA AZIONE RISARCITORIA

POSSIBILE COSTITUIRSI PARTE OFFESA NEL PROCEDIMENTO APERTO DALLA PROCURA SULLE SPESE DELL’AZIENDA

E INTANTO GUBITOSI E TARANTOLA RIFIUTANO DI ACQUISIRE DAL CODACONS IL DOSSIER SUGLI SPRECHI RAI. CRITICHE ANCHE VERSO I COMPONENTI DEL CDA DI AREA PD

 

La Guardia di Finanza ha effettuato nei giorni scorsi un blitz negli uffici della Rai a Roma, acquisendo carte e documentazione nell’ambito dell’inchiesta avviata di recente dalla magistratura capitolina.
Lo rende noto il Codacons, che sulle spese della tv pubblica ha presentato di recente un corposo dossier alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma, proponendo un incontro al DG Rai Luigi Gubitosi e al Presidente Anna Maria Tarantola proprio per sottoporre alla loro attenzione le spese folli dell’azienda. Richiesta rimasta finora lettera morta.
E dopo il blitz delle Fiamme Gialle Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi affilano le armi legali e lanciano una mega class action per far ottenere ai circa 17 milioni di abbonati Rai il risarcimento dei danni prodotti da una gestione economica “spavalda” dei soldi pubblici raccolti attraverso il canone: tutti coloro che hanno pagato il canone Rai negli ultimi 5 anni, possono presentare querela individuale e costituirsi parte offesa nel procedimento aperto dalla Procura di Roma, così da avviare l’iter per ottenere, qualora vi siano sviluppi dell’inchiesta e siano accertate irregolarità, il risarcimento dei danni subiti in qualità di soggetti offesi da reato (per una somma non inferiore a 552,5 euro ad abbonato, pari al canone pagato negli ultimi 5 anni).
Non c’è dubbio infatti che l’abbonato Rai risulta doppiamente danneggiato da una gestione errata dei fondi della tv pubblica – spiegano Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi – Se da un lato vi è un uso scriteriato se non un vero e proprio sperpero dei soldi dei cittadini, dall’altro vi è un peggioramento del servizio e della qualità dell’offerta televisiva, poiché le risorse vengono utilizzate in modo errato.
Per tale motivo tutti gli abbonati Rai possono scaricare il modulo pubblicato da oggi sul sito www.codacons.it (vedi link riportato a fine pagina) e ottenere l’assistenza (totalmente gratuita per chi destinerà il 5×1000 all’associazione) per presentare la denuncia/querela e costituirsi parte offesa.
Intanto il Codacons attacca duramente i membri del CdA Rai di area Pd (Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi) i quali, ingessati dai sindacati dei giornalisti, non solo non muovono un dito per combattere corruzione e sprechi, ma addirittura, vedi il caso di Colombo, attaccano ferocemente il partito che li ha nominati all’interno della Rai, senza però dimettersi dal proprio incarico. E pensare che anche a loro l’associazione si era rivolta, segnalando non solo i compensi esagerati elargiti ad alcuni personaggi televisivi (come Bobo Vieri o Gianni Rivera, questione su cui ora indaga la Corte dei Conti), ma anche l’iter assolutamente irregolare seguito per la nomina di Gubitosi, imposto dal premier Monti. Tutte questioni per le quali i due consiglieri hanno mostrato totale indifferenza.

COSTA CONCORDIA: IL 12 FEBBRAIO SI INCONTRANO A ROMA NAUFRAGHI, AVVOCATI AMERICANI E PERITI

IMPORTANTI NOVITA’ SULLA CLASS ACTION AVVIATA A MIAMI E NUOVI ESCLUSIVI ELEMENTI SUL NAUFRAGIO, TRA CUI UN INEDITO DOCUMENTO AUDIO CHE DIMOSTRA IL RUOLO DI COSTA CROCIERE

INVITATO A PARTECIPARE ANCHE IL COMANDANTE SCHETTINO

 

 

Martedì 12 febbraio (alle ore 9:30 presso l’Hotel NH Giustiniano – Via Virgilio 1) si terrà a Roma un importante incontro tra i naufraghi della Costa Concordia, gli avvocati italiani e americani che stanno seguendo le azioni risarcitorie in favore dei passeggeri della nave di tutte le nazionalità, e il pool di periti che a Grosseto segue le varie fasi del procedimento penale.
L’incontro, promosso dal Codacons in collaborazione con gli studi legali americani Proner & Proner e Napoli Bern Ripka Shkolnik & Associates, LLP, ha lo scopo di fare il punto della situazione relativamente alla class action avviata presso la Corte di Miami in Florida, attraverso la quale i passeggeri hanno chiesto a Carnival e Costa risarcimenti ingenti. Alla luce dell’estensione delle indagini anche nei confronti di Costa Crociere per le gravi inadempienze emerse, la class action si arricchisce di nuovi elementi che inchiodano la società alle sue responsabilità. Non solo. Nel corso dell’incontro i periti del Codacons, che seguono le varie fasi del processo a Grosseto, faranno ascoltare ai naufraghi e alla stampa un inedito documento audio, dove la voce dei dirigenti di Costa Crociere non lascia alcun spazio all’immaginazione circa il ruolo avuto dalla società nel naufragio.
Il Codacons ha deciso di invitare alla conferenza anche il comandante Francesco Schettino, che potrà così rispondere alle domande dei passeggeri presenti sulla Concordia al momento del naufragio. Già confermata la presenza del collegio difensivo del comandante, in persona dell’Avv. Francesco Pepe.
Parteciperanno all’incontro e prenderanno la parola:
Mitchel Proner Avvocato Americano

Bruno Inzitari Avvocato Italiano e Professore di Diritto Civile all’Università di Milano –Bicocca

Carlo Rienzi Avvocato Italiano e Presidente Codacons

Giuliano Leuzzi, Avvocato, componente del collegio di difesa del Codacons nel processo penale a Grosseto”.

Francesco Pepe, Avvocato e membro del collegio di difesa di Francesco Schettino

Marco Ramadori Avvocato Italiano e Presidente Codacons

Filippo Marchino Avvocato Italiano che esercita in America

Edoardo De Nicolais, esperto tecnico collaboratore del Codacons, sulle inadempienze gestionali della Costa Crociere Spa in base al D. L.vo 231/01

Bruno Neri esperto tecnico, componente del collegio peritale dell’Associazione Codacons nel processo penale a Grosseto
I GIORNALISTI SONO INVITATI A PARTECIPARE

Martedì 12 febbraio alle ore 9:30 presso l’Hotel NH Giustiniano – Via Virgilio 1, ROMA

CONCORSO AGENZIA DELLE ENTRATE: RICORSO PER CHI HA SVOLTO LA PROVA IN SICILIA

CANDIDATI DISCRIMINATI RISPETTO ALLE ALTRE REGIONI ITALIANE

 

Il Codacons è in procinto di presentare un nuovo ricorso  per tutti coloro che hanno sostenuto la prova in Sicilia relativa al concorso dell’Agenzia delle Entrate (tenutasi il 5 ottobre 2012), con votazione superiore al 24 e non sono rientrati nell’elenco definitivo degli ammessi, ma anche per chi ha riportato una votazione inferiore al 24, attesa la non contemporaneità delle prove svolte in Sicilia e in tutta Italia.
A seguito della prova – spiega il Codacons –  per ogni Regione era stata formata una griglia di candidati ammessi in via provvisoria, salvo che per la Sicilia dove è stata pubblicata quella definitiva, nella quale gli idonei riportavano punteggi differenti a seconda delle Regioni in cui avevano fatto il concorso, con la conseguenza che un candidato con punteggio superiore al 24 e quindi sufficiente a passare la prova, poteva essere ammesso in una Regione ed escluso in un’altra in cui magari i voti erano stati più alti o c’erano più partecipanti (si pensi ad esempio che in Campania l’ultimo concorrente ammesso riportava una valutazione di 27,179 mentre in Emilia di 25,852).
Ne deriva che l’aver previsto da parte dell’Agenzia dell’Entrate una graduatoria degli ammessi suddivisa per ogni Regione, invece, che su base nazionale, ha palesemente violato l’art. 97 Cost., posto che tutti coloro che hanno preso almeno 24 devono essere ritenuti idonei e non esclusi in base al solo fatto di aver partecipato al concorso in una Regione piuttosto che in un’altra.
Alla luce di ciò, tutti coloro che non sono rientrati nell’elenco definitivo della Regione Sicilia ma che hanno riportato un punteggio uguale o superiore al 24/30 possono agire ora con il Codacons per far valere le proprie ragioni contro una prova selettiva con criteri discriminatori e in palese violazione dei principi contenuti nell’art. 97 della nostra Carta Costituzionale. Il nuovo ricorso del Codacons darà la possibilità di agire anche per chi non ha riportato un punteggio pari al 24.
Per partecipare al ricorso dell’associazione sarà sufficiente seguire la procedura indicata sul sito www.codacons.it