Candidarmi o non candidarmi, questo è il problema!

Cari Amici,

mi ritaglio qualche minuto per scrivere sul mio blog dopo che, ormai da qualche giorno, non faccio altro che parlare di elezioni, di Roma, di programmi, di problemi. Il Codacons, infatti, mi ha chiesto ufficialmente di accettare la candidatura a sindaco di Roma, come espressione dell’Associazione e sulla base di un innovativo programma per “salvare” la città. Un’Associazione che si candida, come ente collettivo, è una novità assoluta nel nostro (disastrato e immobile) panorama politico.

E io? Ormai da giorni blog rienzimi barcameno, rispondo alle domande dei cronisti, degli addetti ai lavori, degli amici e degli sconosciuti, ma resto prigioniero di questo dilemma. Che fare? Chi mi conosce lo sa, il Codacons rappresenta una parte importante della mia vita: come faccio, mi dice il cuore, a dirgli di no? E poi, però: Roma è una città allo sbando, è una metropoli caotica, per molti versi abbandonata a sé stessa, di fatto ingovernabile (o quasi). Piena di questioni irrisolte, di potentati, città-trappola, che illude e consuma.. Candidarmi, mi dico, accettare l’eventualità (anche solo teorica) di amministrarla, rasenterebbe la follia: Carlo, ragiona..!

Insomma, l’avrete capito: se mi candido o no, in tutta onestà, non lo so ancora. Di sicuro l’impegno contro il degrado della città, ma anche contro il degrado di chi l’ha amministrata, il Codacons ce lo mette: noi lanciamo una base di proposte immediate per la Capitale, e se qualcuno tra i candidati (ma qualcuno conosce i loro programmi?) vorrà raccoglierla, tanto meglio. Partendo da una base concreta: basta con le promesse, gli “armiamoci e partite”, le velleità ciclopiche e i fatti nulli. Ma basta da tutte e due le parti: basta alle parole (al vento) sparse dai candidati, basta alle parole (al vento) tollerate dai cittadini. Chi ha veramente a cuore Roma sa che la Città Eterna va governata contro gli egoismi e i privilegi (e questo lo dicono tutti) ma da qualsiasi parte questi provengano. Se necessario “contro” la cultura del cittadino stesso, se questa – come capita: pensate a chi getta i mozziconi di sigaretta a terra, con il cestino a un metro! – la danneggia.

A breve, comunque deciderò se candidarmi a Roma, qui dove “tutto l’immaginabile può essere sognato, ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura”.

Appena lo capirò, io per primo, sarete i primi a saperlo.

A presto,

CR

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