AIUTI DI STATO MASCHERATI


Insomma, alla fine è accaduto: la Commissione Ue ha aperto un’indagine approfondita per valutare se il prestito ponte di 900 milioni di euro che l’Italia ha concesso ad Alitalia costituisca un aiuto di Stato. Le sensazioni sono chiarissime: la Commissione “al momento è del parere che il prestito statale costituisca un aiuto di Stato”, si legge in una nota. La stessa Commissione, infatti, teme che “la durata del prestito, che va da maggio 2017 fino almeno a dicembre 2018, superi la durata massima di sei mesi prevista dagli orientamenti per i prestiti di salvataggio”.

Ora, non è mai bello dire “l’avevamo detto”, ma – purtroppo – l’avevamo detto davvero.

Lo scorso maggio avevamo presentato un esposto alla Commissione Ue chiedendo di non autorizzare il prestito perché lo stesso costituiva un illecito aiuto di Stato.

Oggi l’Ue ha accolto le nostre istanze decidendo di fare luce sulla vicenda.

Mai come in questo caso, però, non ci soddisfa affatto aver anticipato i tempi:
la verità, infatti, è che ancora una volta lo Stato ha utilizzato soldi pubblici per salvare una società privata portata alla soglia del fallimento da una gestione scriteriata, costata oltre 8 miliardi di euro ai contribuenti italiani.

C’è poco da fare, insomma. Il prestito da 900 milioni di euro è un aiuto di Stato mascherato, avvenuto a meno di 10 anni di distanza dal precedente prestito da 300 milioni di euro concesso nel 2008 ad Alitalia poi trasformata in Cai.

Soldi finiti nelle casse vuote della compagnia aerea e subito volatilizzati: perché alla fine, Commissione Ue o meno, a rimetterci sono sempre i cittadini.

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