A lezione di “homeschooling”

Cari amici,

Homeschoolingquante volte ci siamo sentiti ripetere che la scuola è importante? E quante volte noi stessi lo abbiamo ripetuto ai nostri figli? Beh, mi duole dirlo ma ho scoperto che c’è chi non la pensa così.

Anzi. In Italia esiste un ricco gruppo di genitori che ha deciso di non iscrivere i propri figli a scuola e di farsi carico in prima persona della loro educazione facendo “homeschooling”, ovvero “educazione e istruzione parentale”.

L’iniziativa fa capo a un portale – www.educazioneparentale.org – ideato da Erika Di Martino, un ex-maestra che, delusa sia dalla propria esperienza professionale che dall’impatto che i figli hanno avuto a scuola, ha deciso di dedicarsi all’homeschooling.

Le motivazioni che inducono i genitori ad optare per l’educazione parentale sono varie e nascono tutte da una posizione critica verso il sistema scolastico: i bambini sono nervosi, tesi, troppo competitivi, ghettizzati per problemi fisici o comportamentali, oppure – nel peggiore dei casi – vittime di bullismo.

E il tutto è assurdamente legale: l’articolo 34 della Costituzione italiana dice che “l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”, ma non si specifica l’obbligo di iscrizione a una scuola. Chi vuole educare a casa i propri figli deve semplicemente comunicarlo ogni anno alla direzione didattica territoriale. Su richiesta delle famiglie, i bambini possono poi sostenere un esame a fine anno per testare il grado di istruzione, oppure nel caso vogliano ottenere un diploma o rientrare a scuola. In Italia l’homeschooling è drammaticamente in crescita: basti pensare che al raduno annuale di homeschoolers che si tiene a giugno a Rimini, nel giro di quattro anni i partecipanti sono passati da 40 a 700.

La cosa che più mi lascia perplesso sono i metodi di educazione e istruzioni scelti dai genitori: a detta della Di Martino la matematica non si impara sui banchi di scuola ma andando a fare la spesa, la geografia viaggiando e i libri possono essere tranquillamente sostituiti dai video su Youtube. Divertente senza dubbio, interessante e stimolante, ma poco professionale. Potrò risultare obsoleto, ma la scuola è importante. A scuola bisogna andare e non solo per imparare a leggere e a scrivere, ma perché – come si suol dire – la scuola è maestra di vita. Nessun esperienza fatta con i genitori potrà mai sostituire la preparazione professionale di un insegnante e soprattutto le esperienze interpersonali che si possono avere con i coetanei. Anche quelle negative.

A presto,

Carlo

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