Aldo Grasso su “Sette” inserto del Corriere della Sera del 25 febbraio 2010
Dobbiamo ringraziare – e dare delle risposte - a chi, critico televisivo, ha avuto la cortesia di segnalare la piccola rubrica in difesa dei consumatori realizzata su materiali e casi del Codacons e trasmessa ogni domenica alle 7,30 da Raiuno nel corso di “Unomattina weekend”.
Avevamo chiesto a tutti i critici ci vedere qualche puntata e valutare e criticare contenuti e modalità (invero un po’ istrionesche) di realizzazione dei servizi.
Finora sono andati in onda i consigli su come risparmiare sulla benzina e sulla bolletta della luce, e su come difendersi dalle cartelle pazze.
Ringraziamo Alessandra Comazzi che dalle colonne della Stampa ne ha parlato, Alessandro Cavaglià che per l’AGI ha raccontato i contenuti, ma soprattutto Aldo Grasso che, unico, ha dato davvero un grande spazio, con tanto di fotografia dell’avv. Rienzi nell’inserto SETTE del Corriere della Sera di oggi.
E siccome Grasso - da cui ora ci aspettiamo anche critiche o approvazione ai “contenuti” delle puntate, per farci coraggio nell’andare avanti in una iniziativa faticosa e capire se, secondo lui, può essere utile e quanto ai consumatori - pone degli interrogativi, sentiamo il dovere di dare la “nostra” risposta ai suoi dubbi.
Dunque ecco le domande del sig. Grasso:
1)“come è possibile che la RAI affidi a un “signore” (tralascio l’eleganza di chi poteva dire “avvocato” o “presidente di associazione” poiché non tengo alla forma) un programmino se costui l’ha apertamente accusata di truffa?” (il riferimento è alle varie denunce su “Affari tuoi”) – e prosegue – “Se uno mi accusa di imbrogliare e io, invece di denunciarlo, gli affido un programma significa che, implicitamente, gli do ragione. O sbaglio?”
RISPOSTA: sbaglia sicuramente caro Grasso! Ed ecco perchè:
a) la RAI mi ha denunciato eccome, e più volte, per le accuse sulla trasmissione “Affari Tuoi”, e la Magistratura ha sempre dato ragione alle associazioni di consumatori denunciate.
E non ha accettato implicitamente proprio nulla, visto che l’8 aprile 2010 il TAR del Lazio deciderà un pacchetto di 4 ricorsi incrociati di RAI e Codacons proprio sulla tematica di quella trasmissione;
b) Ma la domanda di Grasso è retorica e si vede: egli vuol dire che il servizio pubblico (sic!!) non deve ospitare chi lo critica e denuncia.
Proprio come pensa Bruno Vespa che – denunciato dal Codacons 10 anni fa per avere portato sul palco di Porta a Porta una Ferrari con la pubblicità alla Marlboro, e sanzionata la RAI dalla Guardia di Finanza – giurò pubblicamente che MAI avrebbe invitato il Codacons se non costretto dai Carabinieri, cosa che ha fatto fino ad oggi… evidentemente con una cultura della “vendetta” verso chi fa (troppo?) bene il suo mestiere di difesa dei cittadini, che ci meraviglia che Grasso possa condividere, specie se applicata a un servizio pubblico.
Come se, viste le critiche feroci (e spesso giuste) che Grasso fa alle trasmissioni tv della RAI, mai nessun programma RAI dovrebbe invitarlo in trasmissione, o come se sia giusto vedere sempre escluso dai teleschermi un Pannella, troppo critico di tutto e di tutti, o uno Sgarbi che certo non ha peli sulla lingua. Rinviamo Grasso alla lettura delle delibere della Commissione parlamentare di Vigilanza sul pluralismo sociale e all’art. 97 della Costituzione.
2) “per questa prestazione l’avv. Rienzi (….che si esercita “PERSINO” nella critica televisiva) è pagato e a che titolo?” … “e le altre associazioni hanno diritto a una loro rubrica?”
RISPOSTA: il Codacons ha da un decennio un Osservatorio sulla qualità dei programmi TV e io, oltre a un incarico universitario in una scuola di specializzazione di giornalismo, ho scritto una decina di saggi sulla televisione e le comunicazioni e mi esercito nella critica televisiva e cinematografica.
Tutte le associazioni dovrebbero avere spazio nel servizio pubblico se sono in grado di fare bene il loro mestiere anche nella comunicazione, facendo crescere un pochino anche gli ascolti (come è capitato a me), e se fanno proposte intelligenti e accettabili dalla RAI o da qualsiasi altro “media”.
E anzi, Grasso dovrebbe apprezzare – secondo quel che lui tante volte ha scritto - che la RAI, dimostrando grande sensibilità, aumenti spazi di trasmissioni utili per la gente, secondo la missione che ha come servizio pubblico.
Rienzi non è pagato un euro per queste clip e si va a procurare e affittare i cappelli di Napoleone e i vestiti da Giulietta e Romeo che indosserà a breve.
E stavolta spero proprio che Grasso veda una delle prossime puntate, quella di domenica 28 sui diritti di chi è costretto a subire le lunghissime liste di attesa nella sanità, o la successiva, realizzata con il Presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, su come difendersi dalla pubblicità ingannevole .